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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(Novembre 2006) 

Caro direttore,
Sono una libera cercatrice, come ormai mi definisco, delusa dalle sette, dalle strumentalizzazioni, dai calderoni che affliggono la spiritualità di questo inizio secolo (per la verità, anche quello appena abbandonato è stato abbastanza scardinato e avvilente...).
Ma è difficile essere liberi cercatori, oggi. La libertà di ricerca confligge con questa società che cerca di mettere tutto in scatola, preferendo alle ricerche sui miti le confezioni di minestra Campbell (e qualcuno capirà l'allusione del nome). Questa società che si ostina a ingabbiare tutto e tutti, oppure a lasciare l'essere umano alla deriva in un'illusione di libertà in cui la gabbia viene sosituita da  un'accozzaglia di cose diverse affastellate l'una sull'altra.
Insomma, o gli "-ismi" o le varie "New Age".
Siamo messi maluccio. Siamo ormai quei "transfughi dell'essere" di cui scrive il filosofo Emile Cioran.
Che fare?
Essere liberi significa essere soli. Essere soli fa male.
Ma a questo delirio di imperante superficialità preferisco la solitudine.
Soprattutto per quanto riguarda i sentieri spirituali.
Ha mai visto chi frequenta oggi le classi di Yoga, ad esempio?
Supersititi di Woodstok con ciondolino indiano, zitelle frigide che si innamorano del maestro, nuovi fricchettoni delusi dallo yuppismo...
Ecco, ci terrei a dire, e può suonare antipatico, che non sono nè brutta, nè frigida, e che quando c'era woodstock non sapevo ancora parlare.
E che preferisco rimanere a casa piuttosto che fare l'aspirante yogin in questo modo.
Insomma, credo che la sua attività sia utile a quei "pendolari dell'anima" che non riescono a farmarsi in nessuna stazione perché ogni stazione o è fasulla oppure chiede pedaggi economici, ideologici e quant'altro.
Si avverte, in Simmetria, la tendenza (pericolosa, in questa società) a evadere dalla gabbie cercando di attraversare popoli, terre e tradizioni solo per mezzo del sottilissimo filo d'Amore che le collega. Cercando quindi di indagare l'unione, mettendo in luce affinità e non differenze. Come invece oggi le religioni amano fare.
Ho l’impressione che le ricerche di Simmetria derivino da un approccio profondo, unitario, sapienziale e Antico, ma allo stesso tempo che usiate anche gli strumenti della modernità (un sito, ad esempio) senza irrigidirvi in cristallizzazioni aprioristiche che decretano spesso la morte di quella Tradizione che alcuni cercano invece di conservare. L'uguaglianza nella differenziazione apparente in fondo è il grande mistero di vita.
Ma quanto è difficile da percepire! Eppure, forse, è tutto lì, il segreto. Conservare adattando è quanto alcuni hanno cercato di fare, ma non sono stati capiti. Gli altri, invece, hanno stravolto, assemblato, estrapolato e integrato senza criterio. Nel mezzo è la giusta Via.
E a una viandante come me pare, ogni volta che mi imbatto nei testi da voi proposti e negli articoli della vostra rivista, di annusare l'odore "di buono" che hanno i bambini.
Ecco, insomma, volevo complimentarmi e dirvi che mi fate sentire… molto sola in questo difficile pellegrinaggio.

Alina Padawan

Cara Alina Padwan
Prima di tutto complimenti per il divertente pseudonimo “stellare” che ha voluto adottare, e poi un grazie per le cortesi condivisioni. Con-dividere: sembra già un risultato… galattico (in linea con il suo pseudonimo) e capisco perfettamente perché il suo condividerci la faccia sentire… sola.
Oggi il cammino di ricerca e di studio di chi fa sul serio è sempre più deserto, nonostante la folla di pseudo ermetisti, pseudo spiritualisti e pseudo-tutto che assediano il palcoscenico della spiritualità mediatica.
Ovviamente Simmetria non offre Vie, ma indicazioni e testi per andarle a cercare, o quantomeno per orientarsi un po’ meglio. Ma non sia troppo drastica con i fricchettoni! Forse in mezzo allo yoga… alla pera e alla pesca contrabbandati per Yoga, c’è ancora qualcuno che cerca di reperire i mezzi e i metodi per uscire fuori dalle sabbie mobili di questo oceanico fast food che è il nostro mondo. Ovviamente utilizza quello che trova come probabilmente, in passato, sarà accaduto anche a lei; e forse c’è anche qualcuno che, indossato un costume ascellare alla Fracchia, annaspa in cerca di una ciambella che non odori di età acquariane, di profeti stellari, di trasmissioni iniziatiche via internet, ecc. ecc..
Offrire quel poco di aiuto che si può dare per un possibile riscatto, quantomeno intellettuale, forse non è una brutta idea: con l’avvertenza che spesso, per aiutare qualcuno a non affogare, si rischia di affogare in due. Del resto in questa era internettizzata e globalizzata non ci sono alternative: O ti chiudi in un eremo o cammini nel guano di pinguino, indossando stivali a gamba lunga, e cercando, ovviamente di non sparare verità preconfezionate e sensazioni forti. E’ quello che cerchiamo di fare dal nostro angoletto simmetrico. Niente effetti speciali, niente “scoop”: lei se ne è accorta e lo ha apprezzato. Di nuovo grazie. Ci seguiti a venire a trovare, ogni tanto. Tra esseri soli, ci faremo sicuramente… compagnia. Noi cercheremo di ampliare le nostre sezioni e di proporre a coloro che come lei non gradiscono le marmellate del supermarket, libri, articoli, interventi che non siano riciclaggi sterili ma idee fuori della mischia. Da condividere con chi le sa ascoltare o forse… con chi le ha già dentro di se.

C.L.


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