(Gennaio 2007)  

Egregio Direttore,

Ho avuto occasione di consultare il suo sito e verificare la serietà degli argomenti trattati.  E’ questo il motivo per cui ritengo che lei sia il giusto interlocutore per segnalarle un episodio televisivo di impressionante superficialità.

Mi è capitato di vedere due puntate su RAI 1 della trasmissione  “Il Filo di Arianna Notte” condotto da Lorenza Foschini avente per titolo i Libri Sibillini, titolo molto attraente per chi ama il mondo classico. In realtà, dopo una breve introduzione sulla storia dei libri sibillini, di come siano stati trasmessi, (parlando quindi della romanità dei primordi ai tempi di Tarquinio Prisco) l’argomento principe sono stati gli scavi che il Prof. Andrea Carandini sta conducendo in tutta l’area del Foro Romano.

Tra l’altro spero bene che queste due puntate, che ho visto in una notte insonne, siano state trasmesse anche in precedenza e a orari più accettabili, perché ritengo che l’argomento sia di notevole importanza visto che mai, dopo gli scavi di Giacomo Boni al Foro Romano, si era andati tanto avanti nei risultati delle ricerche.

La prima domanda che mi pongo è come mai si sia deciso di procedere in certe direzioni e quali siano stati gli strumenti e le indicazioni per tali scavi. Nulla da eccepire, ovviamente, sui risultati degli scavi e ho seguito con grande interesse l’itinerario percorso fra le recenti scoperte.

Però ho notato che, nella trasmissione non è stato fatto alcun accenno al Boni e si parla genericamente degli scavi effettuati intorno agli anni venti. A mio parere il valente archeologo meritava di essere ricordato.

Ora veniamo alle mie perplessità.

Forse c’è un tentativo di voler ridare prestigio alle civiltà del passato ma sempre con una mentalità che tende a distorcere la verità storica.

La conduttrice della trasmissione, per esempio, che si deve ritenere competente degli argomenti che sta trattando, chiede agli esperti intervenuti perché ancora in età di Roma Repubblicana, pervenuta a livelli di civiltà raffinatissimi, si fosse data tanta importanza alla vita rituale.  

Comprendo che la Foschini giochi il ruolo  del “pubblico” che potrebbe essere ignorante in materia ma le risposte apparentemente esaustive danno un immagine del mondo sacro in senso dispregiativo. Per esempio viene portata avanti l’idea che il mondo rituale si avvalesse di reminiscenze primordiali, come i sacrifici umani i cui resti, a detta di Carandini, sono stati trovati sui muri di fondazione di Roma .

E come è possibile che con queste reminiscenze “tribali”, come dice l’archeologo, Roma da piccolo villaggio (tutto da dimostrare che fosse così, visto che fonti classiche parlano di altre Rome precedenti alla Roma di Romolo) sia diventata il centro di un impero?  Proprio in forza di questi riti bantu (come dice il professore) che si sono perpetuati fino all’epoca di Augusto?Ritengo sia doveroso affrontare questi argomenti con una visione più ampia e approfondita per dare allo spettatore, o interlocutore di massa chi esso sia, le informazioni appropriate. Non entro in merito riguardo la competenza degli esperti ma l’impressione che possono dare alcune frasi dette durante la trasmissione è che il mondo romano fosse avvezzo a compiere abitualmente questi sacrifici e che questi fossero parte integrante della ritualità romana per oltre sette secoli di storia. E perché invece non si è affrontato l’argomento della sacra ritualità romana causa primaria di tanto prestigio e splendore, grazie al contatto autenticamente vissuto con gli Dei protettori della città per cui viene ancora oggi chiamata Roma Eterna? Auspico che le stesse fonti classiche di cui si serve il Prof. Carandini per fare le sue ricerche, siano materia di studio anche di altri esperti che possano verificare in prima persona la veridicità storica non solo dei luoghi da scoprire ma anche degli usi, costumi e vita  dell’antico romano, dettati dal rito, strumento di contatto con gli Dei.

 

La ringrazio per la sua attenzione

 

Maria

 

Carissima Maria.

Grazie ad un caro amico ho visto alcune registrazioni delle trasmissioni della Foschin ma non quella da lei citata. Per cui parlo solo per sentito dire, e questo è già un difetto grave da parte mia; però, commentando le sue parole, qualcosa posso sbilanciarmi a dirla e mi scuserà, ma inizio subito col rimproverarla aspramente.

Lei parla di Roma arcaica e di sacralità Ma come si permette? Maria, lo sa che questo, oggi, è turpiloquio? e mi meraviglio perché lei è una signora! Sacro e riti si possono dire solo nelle trasmissioni che parlano di fantaconoscenza, di dischi volanti, di templari folli, di maddalene scatenate. Insomma in quei luoghi che parlano male del cristianesimo e che assommano il sacro ad “occulto”, stregonesco, misteriosofico e simili.

Ma non lo sa che tutto quello che c’è stato di sacro, prima del Risorgimento è solo barbarie? Perbaccolina, l’unica cosa sacra esistente sulla terra è l’articolo primo della costituzione. Il resto è un optional.

Non lo sa che i Romani antichi erano cattivissimi, mangiavano i bambini e frustavano continuamente gli schiavi e, in particolar modo gli ebrei, peggio di quanto non avessero fatto gli egiziani, altro popolo cattivissimo che più cattivo non si può, che invece un millennio prima li stritolavano voluttuosamente sotto i massi delle piramidi.

Per cui lei si stupisce se Carandini ha decretato che qualche bel sacrificio di sangue veniva fatto proprio sulle mura arcaiche. Ma è normale.

Lei deve sapere che secondo esperti semiologi comunali, Evandro non vuol dire uomo saggio, uomo buono, ma è una contrazione molto forte dal latino-sannitico che suona: “ e, va a morì amm. brutto figlio n’drocchia”, proprio perché faceva continui sacrifici umani. E quelle ossa sotto le mura sono sicuramente di Remo che, come sanno anche i bambini è stato ammazzato da Romolo perché si divertiva a saltare sopra il pomerio.

Ma lei crede ancora alla leggenda delle biblioteche romane, delle terme, di Alessandria d’Egitto, della Pax Romana? Sappia che è robaccia politica, utilizzata in epoche sospette. E sappia che tutti gli autori classici che da duemila anni hanno guardato a Roma con sconfinata ammirazione, proprio per la sua presunta sacralità  e “eternità” lo hanno fatto o sotto coercizione o sotto l’effetto di allucinogeni che, è dimostrato, erano l’occupazione principale dei romani. Insomma, ma non l’ha visto “Quo vadis”, “Spartacus” ecc. ecc.? Cara Maria. Ma dove vive?

E se ha ancora dei dubbi, se li faccia togliere da quegli illuminati componenti dell’amministrazione capitolina. Essi sanno molto bene cosa vuol dire area sacra!! Guardi quel capolavoro di urbanistica della struttura intorno all’Ara Pacis che ha fatto venire la gastroenterite perfino a Vittorio Sgarbi. Vede? Ci siamo. Ora finalmente l’Ara Pacis non si vede più è diventata un “area museale” e assomiglia ad un obitorio.

Lei non ha capito nulla. Il principio sapiente della moderna e costituzionale neo-ritualità capitolina, è quello dividere Roma in aree museali (pensi che bella parola ha inventato l’assessorato!). Essi, gli assessori, forse ispirati appunto da Museo, hanno deciso che bisogna portare scolaresche annoiate dentro queste aree, turisti disperati, in fila per sei col resto di due, a sbadigliare dietro “percorsi guidati”, storicamente divisi, con delle belle iscrizioni che spieghino “storicamente” tutto ed evitino qualsiasi accenno alla sacralità del rito e alla reale grandezza spirituale di Roma.

Lei parla di Giacomo Boni. Eh, lei parla di qualcuno che è stato molto vicino alla mia famiglia tanti anni fa e il ricordo mi commuove. Ma vede, Boni scavava in un periodo in cui non c’erano ancora le aree museali.  

Riti? Sacro? Contatto con gli Dei? Ma che parole sono mai queste!

La abbraccio e mi scuso per l’amara ironia

 

 


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