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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(Gennaio 2007)   

Carissimo Claudio,

ho letto con vero e vivo piacere la tua recensione sulla danza liturgica. Non nascondo anche la mia partecipazione e la mia condivisione a quanto scrivi. Non ci crederai, ma il tuo scritto è giunto proprio mentre stavo facendo alcune riflessioni riguardanti la liturgia cristiana.

Esausta di chitarre, canti mezzi "figli dei fiori" e liturgie che sembrano "meeting" di pacifisti, oltre che portata, come ben sai, da certi interessi per il canto gregoriano, a ricercare la genuinità di gesti e suoni liturgici, mi sono messa a riflettere su determinati aspetti ormai definiti impropriamente (e, aggiungo io, tristemente) "coreografici" della celebrazione. Ricordo che una delle prime cose che mi ha colpita quando ho iniziato a studiare un po' più sulserio il canto gregoriano è stata la serie di lezioni sulla...postura del corpo. L'attenzione al rapporto corporeità-sonorità, esaminata non solo dal punto di vista dell'effetto esecutivo dei canti (altro discorso che meriterebbe uno sviluppo a parte...), ma tenendo presente un'autentica antropologia cristiana, che vede nel rapporto anima-corpo l'essenza espressiva della preghiera e che i monaci ben conoscevano, ha portato, inevitabilmente, la riflessione sulla liturgia. Ricorderò sempre che una delle più belle lezioni che ho mai vissuto (nel senso più pieno di questo termine) è stato quando, invece di usare tante spiegazioni, il Maestro ci ha portati direttamente nel chiostro dell'Abbazia, ponendoci uno dietro l'altro, proprio come i monaci, in cerchio, a cercare di percepire il suono della voce dell'altro nella schiena (e per voce non si intendeva certo l'urlo sguaiato di certi canti attuali...). Altra cosa che mi ha fatto condividere e crescere nella convinzione dell'inevitabile legame di corpo e spirito nella liturgia è stata la lettura meditata del testo di A. de Souzenelle, “Il simbolismo del corpo umano”, sempre su consiglio di questo meraviglioso insegnante. Ora, anche io, come insegnante, prendo sempre più consapevolezza di quanta confusione ci sia nel comprendere una gestualità e una ritualità che dovrebbero richiamare alla mente e al cuore del fedele la vera identità dell'uomo testimoniata da Cristo. E anche come da questa perdita d'identità scaturiscano altre "confusioni" legate alla visione della persona, al rapporto uomo-Dio e così via... L'accostamento tra liturgia cristiana e altre danze rituali, soprattutto con il mondo indiano, può costituire motivo di stupore e dare l'impressione di un certo sincretismo solo se si è dimenticata l'antropologia autentica di una preghiera autentica, personale e, soprattutto, liturgica. Gestualità, danza, canto sono le stesse arti con cui Dio ha dato vita alla Creazione: la Bibbia stessa lo dice (e qualunque Testo Sacro degno di questo nome). Se la liturgia è incontro tra il mondo Celeste e quello terrestre, credo, anzi, sono convinta, che le forme con cui l'uomo si esprime nella preghiera liturgica sono il richiamo al Sommo Creatore, al Sommo Architetto che tutto ha disposto con Sapienza, che tutto ha dato perché la sua creatura trovi la Vera Via, la Verità e la Vita.

Un abbraccio da Trieste!

Valentina Dordolo

Cara Valentina

La tua lettera giunge a gradito commento della nostra recensione sul particolare lavoro di Roberta Arinci, relativo alla introduzione della danza sacra di matrice indiana, nella liturgia cristiana. I lettori interessati possono andare nella sezione “recensioni”, sottosezione “musica-danza-eventi” per esaminare l’articolo da cui parte questa piccola serie di riflessioni.

Chi ci legge può non saperlo per cui, dietro tua autorizazione, spiego che sei laureata e ricercatrice in teologia, che insegni nella Università e che, fra le tue varie pubblicazioni e molteplici attività, sei anche l’autrice del testo “Il Mistico Silenzio di Serafino di Sarov” da noi pubblicato. Inoltre fai parte del coro del Maestro Paolo Loss a cui ti richiami quale tuo insegnante di Gregoriano.

Poiché trattasi di un argomento che, come mi aspettavo, ha destato reazioni diverse, ritengo assai interessante il tuo commento.

Il problema della ingessatura dei partecipanti alla liturgia cristiana o, al contrario lo “scatenamento” di vari… scalmanati che, con la liturgia hanno poco a che fare, ha provocato varie reazioni che vanno dagli anatemi Lefevriani alle… furie di alcuni parroci che hanno scambiato la chiesa e ahimé, perfino la Messa, per un evento rock, superando, quando possibile, analoghi eventi in casa protestante. Ora, come tu sai, noi abbiamo sempre sostenuto che la mortificazione del patrimonio liturgico cattolico avvenuta negli anni passati (ed ora, grazie a Dio…e a Benedetto XVI, in forte recupero) abbia rappresentato una ferita gravissima nel cuore della Chiesa. Per questa ragione tale argomento è stato oggetto di numerosi articoli, apparsi sulla nostra “blasonata” ma ben poco letta rivista (vedi soprattutto quelli di Epimeteo e anche qualcosa del sottoscritto).

Indubbiamente i “gradi di libertà” possibili in una liturgia sacra sono pochi. La musica, come dicevano Platone e Pitagora, può agire a tanti livelli e determinare reazioni emozionali che hanno poco a che vedere con l’attenzione destinata al Sacrificio che avviene al centro della liturgia cristiana.

Ma, sempre rifacendoci agli Antichi (Pitagora, Platone, Proclo, Giamblico, ecc.), esistono “modi” (e il gregoriano ne è forse l’esempio più eclatante) per utilizzare il suono e il canto e per convogliare l’anima verso la meditazione, la concentrazione, elevandola ineffabilmente a maggior gloria di Dio. E lo stesso, a mio avviso, avveniva una volta con la danza liturgica, che non vuol dire eseguire gesti scomposti, ma coinvolgere in modo corretto, disciplinato, codificato e attento ogni parte della creatura nella lode al Creatore e, per i Cristiani, nella celebrazione del Suo Figlio morto ma, soprattutto, risorto sulla terra e asceso ai Cieli. E, per chi si dichiara Cristiano, mi sembrano questi sufficienti motivi di gioia ed estasi.

C.L.


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