Cerca nel sito

poliedro home2

 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

Login (per commenti o acquisti)

Registrazione Newsletter

(Febbraio 2007) 

Caro Claudio
Trovo sia la recensione che i successivi commenti apparsi su "lettere al direttore" molto interessanti e credo che si potrebbe approfondire ulteriormente il tema del movimento nella preghiera, cristiana e  non.

So che rifuggi le contaminazioni e ne conosco i motivi, condividendoli. Penso anche però che, per tutti quelli che sono "contaminati", perché non hanno avuto modo di confrontarsi con simili informazioni, creare momenti di riflessione che definirei di "ponte" possa essere assai utile. Credo che l’irrigidimento in casa cattolica sia dovuto alle maschere, agli abiti, alle armature che ci hanno fatto mettere addosso da secoli per sembrare più belli, forse perché la bellezza pura di un corpo che si muove o sta fermo come il Signore liberamente l’ha fatto, faceva paura. Il Re è nudo! Penso che queste sovrastrutture servano ad imbalsamare ciò che nasce libero, a sviluppare compiacenza acritica, a rendere più semplice la gestione del mondo. L’uguaglianza che in tal modo si propina e l’imitazione reciproca che si attiva, immobilizzandoci, offuscano lo splendore dell’unicità, l'armonia e la perfezione del movimento, mosso dal soffio dello Spirito. 

Posto questo,appoggio moltissimo il sussulto che muove l’articolo! Se invece di impettirci per celebrare i nostri riti o per pregare ci spogliassimo per lasciarci attraversare da ciò che avviene durante il rito, forse riusciremmo a non dimenticarci che esistiamo.

Emanuela

Cara Emanuela

Apprezzo molto le tue riflessioni sul rapporto fra la purezza, la contaminazione rituale e la bellezza del corpo (soprattutto perché tu parli sia da musicista che da psicologa) e mi sembra che il confronto sulla danza liturgica in alveo cristiano, si stia facendo molto interessante.

Una delle maggiori difficoltà è rendere compatibile la libertà con l’ordine, la gerarchia con lo spontaneismo.

Gli eccessi, da un parte o dall’altra, sono sempre terribili e portano o all’anarchia dell’anima (eccesso di spontaneismo) o alla mortificazione (eccesso di codificazione). Sia in un caso che nell’altro il soffio dello spirito si fa impercettibile, una volta perché sovrastato dallo “tsunami” degli psichismi e dal disordine, un’altra perché schiacciato dal formalismo asfittico privo di sostanza e d’amore.

C’è da dire che un’anima veramente libera non precipita nell’anarchia, e riesce ad esser libera in qualsiasi prigione formale. Ma parliamo, appunto, di un anima libera (!), quindi assolutamente pura.

E’ una parola! Platone dedica tutto il mito della caverna al raggiungimento di tale libertà.

E la libertà, strano a dirsi, si ottiene passando con pazienza attraverso le regole e la disciplina prima che attraverso la forma. Stravolgere la forma e fare un po’… ognuno come gli pare, è stato il risultato (a nostro avviso avvilente) del periodo che va dal 1960 al 2000.

Ma in altri periodi, quando nel rito, purtroppo, erano restate solo le regole e la forma, si è rischiata… la fuga di massa dai luoghi di culto. Perché una regola senza amore perde ogni forza.

Per cui, cara Emanuela, pensa un po’ che strano: passiamo tutta la vita ad imparare regole e, nello stesso tempo, a cercare il modo per evitare che ci schiaccino. E ciò vale per le regole sociali, ma, sotto un certo aspetto, anche per quelle spirituali. Trovare la vera libertà che anima la regola è forse la chiave di volta. Così, ad esempio, accade nel tiro con l’arco, dove lo spirito s’impossessa della freccia e dell’arciere quando la perfezione formale del tiro è tale da esser diventata sostanza. Così accade nel canto gregoriano dove la voce diventa perfetta quando, con infinito studio ha appreso il senso del modo, del respiro, del tempo, e canta in maniera piena di Grazia, indipendentemente dalle regole che ha faticosamente appreso. Per la stessa ragione ritengo che escludere la espressività corporea dalle possibilità liturgiche (all’interno di una disciplina rigida) sia un grosso limite. E riscoprirla possa rappresentare un grosso, entusiasmante… e rischioso vantaggio.

C.L.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti