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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(Marzo 2007)

Gentile Claudio Lanzi,
 Nell'ingorgo dei miei impegni ho trovato il tempo e la lucidità per leggere la recensione che mi ha segnalato nella sua del 28 gennaio.
Le rispondo un pò a braccio e come le sue parole me lo suggeriscono:

1 - negli studi di don Gilberto Pressacco e in una sua memorabile lezione (l'anno prima della morte) tenuta durante i Seminari Internazionali di Canto Gregoriano di Rosazzo, Udine,  ho imparato due cose che mi girano per la mente e per il corpo frequentemente:

 a) la predicazione del Cristianesimo ad Aquileia è arrivata da Alessandria (tradizione Marciana), portando con sè delle tradizioni, anche liturgiche, di cui si è persa ogni traccia. Ne sono esempio la notte di preghiera e di danze prima della Festa di Pentecoste.

 b) traccia di questa tradizione,  a suoi tempo uscita dalla liturgia, secondo don Gilberto, si trova nella tradizione popolare e, scambiata per ballo di streghe, fu sottoposta al giudizio dell'inquisizione al tempo di Giorgio Mainerio (1535-1582) prete, musicista e trascrittore di danze popolari tra le quali la cosidetta "schiarazula mirazula". Il Mainerio fu coinvolto nel processo.

 2 -lo scandalo dei cristiani di fronte al ballo dipende soltanto dal fatto che i loro corpi si sono dimenticati di sè stessi e dal fatto che ogni desiderio del corpo debba passare attraverso il giudizio di una regola o di un ragionamento. Le allego una frase di Alexander Lowen sulla spiritualità del corpo, tra le molte che uso nei miei corsi, a questo proposito:

“appena a 26 anni, accompagnato da quella che oggi è mia moglie, sono entrato in un teatro ed ho visto un balletto. fino ai 24 anni ero stato in un seminario. Il mio corpo era analfabeta di fronte a quella bellezza. Mi sembra che per tanti cristiani si ripeta quella situazione”.

Il messaggio che ci viene dall'essere spiriti incarnati ed essere cresciuti come fratelli di un dio incarnato, dovrebbe farci capire che questa è la strada alla quale siamo chiamati: vivere fino in fondo la nostra incarnazione per partecipare completamente al compito di far evolvere tutto quanto siamo, secondo il progetto di cui progressivamente diventiamo consapevoli.
Parte di questi discorsi si trovano nei miei scritti (articoli) in riferimento a voce e canto 

“Il corpo rigido diminuisce la sensibilità della persona e diventa sempre più simile ad una macchina. Al tempo stesso l’attività cerebrale aumenta e il senso del Sè comincia a essere basato sui soli processi mentali: il corpo diventa poco più di un apparato per il trasporto della testa e la messa in atto dei suoi pensieri. Nelle persone di questo tipo non c’è molta vita e neppure molta spiritualità”.
( Alexander Lowen: La spiritualità del corpo; pag. 140 )

con un abbraccio fraterno a presto.
Paolo Loss

Caro Paolo Loss
La ringrazio per averci scritto, oltretutto rispondendo gentilmente ad una mia richiesta.
L’argomento “danza e liturgia”, aperto dalla mia piccola recensione alla iniziativa di Roberta Arinci, che ha introdotto una modalità di danza rituale indiana all’interno di una chiesa (v. sezione recensioni) sta mobilitando molti fra i nostri soci ed amici. In questa rubrica troverà altri tre interventi sul medesimo oggetto. Avere il contributo di più “addetti ai lavori” ci aiuta a prendere atto che si tratta di un problema sentito fortemente non soltanto da noi “vecchi e beceri tradizionalisti” ma anche da molti altri ricercatori della tradizione, della “mousikè” e della “prisca liturgia”.
Tradizione viva, come ho detto in tanti interventi e anche negli editoriali nel nostro sito, non è mai tradizione sclerotica. Far risuonare l’anima, il corpo… e non solo… il cervello, è l’unico modo per rendere attivo ciò che ci è stato tramandato e per non far naufragare l’ascolto e la pratica in una stanca ripetizione mnemonica. Ovviamente c’è sempre il rischio… di scatenare il corpo in un edonismo sterile, in modo assai simile a quando si scatena …la mente nelle sue elucubrazioni narcisiste. Per questo sia l’uno che l’altra devono essere educati. E ci vuole una disciplina seria e tradizionalmente corretta. Ne abbiamo parlato molto nel nostro “Ritmi e Riti” e nei nostri corsi.
Per tale ragione le sue parole ci fanno sentire in una piacevole e rassicurante compagnia.
Informo i nostri lettori che Paolo Loss oltre ad essere un musicista e un autentico cultore del gregoriano, è anche direttore di uno splendido coro. Il suo contributo è perciò assai importante e, chi vuole approfondire il vasto campo di interessi da lui curati può riferirsi al sito (
www.paololoss.it).

C.L.

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