Egregio Direttore,

mi permetto per un attimo di uscire dal campo della dotta disquisizione  che caratterizza l'ambiente di Simmetria per portare alla sua attenzione una piccola riflessione su argomenti più pedestri e, ahimè, di cronaca recente.   Mi riferisco ai recenti avvenimenti dell' Università La  Sapienza. Lei forse non ci crederà, ma hanno visto la statua della Minerva, da anni sul suo piedistallo nel piazzale dell'Università, quale simbolica barriera all'ignoranza, agitarsi, mollare lancia e scudo e, sollevate le vesti, scivolare frettolosamente giù dalla colonna e fuggire silenziosamente via, tanto silenziosamente che ancora oggi in pochi se ne sono accorti,  troppo impegnati a fare picchettaggi antifascisti . Senza entrare nel merito degli ultimi pestaggi tra estremismi, anche se ci sarebbe molto da dire, vorrei invece parlare dell'Università  e nel caso specifico di quella di Roma, e della sua funzione di faro di insegnamento e cultura. Ecco, è proprio qui il problema, caro Direttore: possiamo ancora chiamare l'Università il luogo di un patrimonio di conoscenza "universale" come il suo nome vorrebbe suggerire? Il luogo dove le  migliori teste del paese si confrontano a tutto campo, fanno la "cultura" della nazione e plasmano le nuove  classi dirigenti alle quali ci dovremmo fiduciosamente affidare? Mi sorge un dubbio. Ma non è forse questa l'università che ha prima invitato e poi impedito al Papa di accettare l'invito a parlare? Ma non è la stessa che ha, a suo tempo, invitato a tenere banco un'anima immacolata di nome Oreste Scalzone, condannato per attività sovversiva, banda armata e quant'altro,  ricevendolo con corsie rosse e profusione di inchini? E leggo  oggi che questa stessa sede di cultura si  trova in mezzo alla bufera per avere democraticamente permesso  un'assemblea dei collettivi che aveva urgenza di confrontarsi sulle foibe per definirle "giusto regolamento di conti".e poi ha negato lo stesso diritto a chi, di opposta fazione, voleva parlare sullo stesso argomento. Ma quanti pasticci fanno questi rettori? Una volta si trovano di fronte a "democratici" mandarini della facoltà di Fisica che non accettano lezioni dal Vaticano (infatti, possono darle solo loro)  e rifiutano persino di sentirle per paura di esserne sporcati. Poi vengono "democraticamente" minacciati e sequestrati dai loro studenti perchè hanno dato il permesso ad una assemblea che questi custodi della libertà non volevano proprio si svolgesse. Comincio a sospettare che l'Università sia il bastione principale non della sapienza e della cultura, ma, al contrario, la tana di una politica appiccicata su una gretta ignoranza e intolleranza. Caduta la finzione del punto di riferimento per  belle menti d'Italia ora l'Università è l'ultimo, speriamo, baluardo di una minoranza spocchiosa e arrogante per tanto tempo cammuffata da un fine intellettualismo progressista ormai sconfitto dalla storia. Intanto i danni sono stati fatti, gli studenti hanno ricevuto da questi cattivi maestri, chiusi dei loro logori stereotipi, quell'antidemocratico imprinting e continuano sulla strada dell'intolleranza intellettuale. Se i vecchi tromboni, gli Odifreddi di turno, molto propriamente definiti "i nipotini scemi di Voltaire", continueranno a plasmare menti così  Dio solo sa quanto tempo ci vorrà per riportarli ad un'apertura mentale appena decente. Intanto mi domando:dove è scappata la sapienza?

A.F.

Caro lettore:

che io sappia La Sapienza, ormai da una cinquantina d’anni,  è in terapia intensiva al vicino ospedale universitario Umberto I° (con il quale confina). Le sono state riscontrate tracce di stupri collettivi (pardon, dei collettivi), rettor-coliti politico-ulcerose, bronchiti per eccesso di Odifreddi (quando tossisce fa Haack e quando starnuta, invece di etcì, a volte fa Ecò), e così via.   Ma poiché in tale ospedale nessuno vuol prendersi la responsabilità di staccarla dai robot-tomizzati che la tengono in vita artificialmente, ci si affida ormai ai noti e famigerati protocolli terapeutici. Le vengono perciò applicate, tre volte al giorno, prima e dopo ogni telegiornale, delle pomate di dettami costituzionali, delle flebo massicce di laicità, una intera batteria missilistica di supposte di democrazia, delle efficaci purghe di conflitto etnico e di sviluppo biosostenibile, e infine, meraviglia delle meraviglie, dei blandi clisteri di transessualità.

La poveretta, ovviamente, sta morendo ma non glie ne frega nulla a nessuno.

Quello che conta è il mantenimento delle baronie, è la riduzione dell’Università ad un trampolino di lancio per escalation politiche, è la spartizione di posti e di finanziamenti, è l’occasione per laureare “ad honorem” il comico o il giornalista in linea con questa potente “fucina” di ignoranza. Caro lettore: tu speri che cambi? Boh? Io me lo auguro ma non ci credo.

Però mi piace ricordare che la parola Università dovrebbe essere connessa alle seguenti altre:

Universo, universali, universalità, uno. Ma stiamo scherzando?

CL

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