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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Pubblichiamo, dopo molto tempo, uno stimolantissimo intervento di un lettore (la lettera è firmata).
Il titolo che abbiamo dato a questo intervento è assai diverso da quello proposto, che era "Dio si è fermato a Ginevra" ma sono certo che il lettore non si dispiacerà del cambiamento.

Egregio Direttore,

ecco che mentre il mondo si fronteggia con nuove guerre fredde, crisi finanziarie globali, e uragani hanno lasciato la loro scia di distruzione nell'altro emisfero, abbiamo finalmente la nostra rivincita di esseri umani sempre in preda a deliri di onnipotenza. Che sarà mai la fame nel mondo in confronto alla ricerca del Bosone di Higgs? E perchè noi poveri e mediocri esseri umani ci affanniamo a fare collette per il terzo mondo e a mandare  SMS di € 1,00 per una scuola nel Burkina Faso, mentre ci sono progetti ben più ambiziosi che spostano il fine ultimo dell'umanità ben più in là di una manciata di riso o di un antibiotico per la dissenteria?

Potrò sembrare qualunquista Direttore, ma certe sindromi scienziatiche stridono troppo con quelle che sono in realtà le urgenze dei tempi e la dicono lunga sulla mentalità di certa scienza e certi baroni.
Un anello di 27 Km sotto Ginevra  con i suoi 15 anni di lavori non è costato poco, così come non sono venuti gratis 3000 scienziati da tutto il mondo (anche se credo che molti ci sarebbero arrivati a piedi pur di essere nel numero) e tutto questo a che ci porta? Ci spiegano che lanceranno i protoni a "quasi" la velocità della luce, li faranno scontrare per cercare di riprodurre per un brevissimo istante la situazione che si è, forse, avuta nei millesimi di secondo successivi al Big Bang. Come a dire: mi manca tanto così per imitare Dio, ma ci sto lavorando. Ammetto la mia ignoranza, ma vorrei che qualcuno mi spiegasse i fini pratici di tali esperimenti, rassicurandomi che questa non è l'ennesima Torre di Babele che finirà per accartocciarsi sui suoi costruttori. La ricerca della "particella di Dio"  suona come una sfida all'Assoluto lanciata da scienziati che vorrebbero ridurre l'odiatissima idea dell'esistenza di un Principio Primo a fenomeno riproducibile e sottomesso alla volontà umana. Colmo della beffa: dopo i trionfalismi dell'inaugurazione, già un settore dell'anello si è bloccato per un cortocircuito dei magneti: dovranno ripararlo, riportare l'area alle basse temperature adatte agli esperimenti e ciò porterà via diversi mesi. Nel frattempo, gli scienziati giocheranno.... a bocce per tenersi in allenamento.

Quest'affannoso tentativo di spiegare l'Universo escludendo l'intervento di un Ente Creatore è diventata una malattia di questa scienza totalmente agnostica che sotto sotto ancora si trastulla con il "caso e la necessità", evitando di farsi una semplice e legittima domanda: ma quella volta chi ha premuto il bottone?

Lettera firmata

Caro lettore
L'argomento è di quelli che coinvolgono i "massimi sistemi" e, per aiutare me stesso a rispondere, mi permetto di cambiare prospettiva e di riformulare la domanda, articolata e intelligente che abbiamo ricevuto, in una sola frase: cosa ci facciamo con l'acceleratore più grande del mondo? Caro lettore. Noi come sa, evitiamo gli argomenti con impatto sociopolitico ma questo, pur essendo quanto di più materiale sia immaginabile, ha un risvolto etico e spirituale che non può lasciare indifferenti. Dentro la domanda del nostro lettore ce ne è anche un'altra: Dove vanno a finire i miliardi che il mondo stanzia per la sedicente "ricerca scientifica" e soprattutto cosa si ricerca... con la ricerca?
Quale è la percentuale di soldi destinati alla ricerca su terribili malattie o sulle "energie rinnovabili" (tanto di moda) che non si perde nei meandri degli uffici, delle burocrazie, degli enti, dei gestori, delle clientele.
Insomma quanti sono i soldi che finiscono in apparecchiature e risorse umane che LAVORANO effettivamente ed entusiasticamente intorno ad un determinato progetto? Quale è la ricerca cosiddetta "libera" e quale è quella "applicata"?
Purtroppo, caro lettore non ci sarà mai un "Striscia la notizia" che sia in grado di penetrare in tale maglie. Sono tanti i soldi che girano, ma proprio tanti e il percorso di tali soldi è complicatissimo, per lo meno lo era finché, trent'anni fa, me ne interessavo anche io (ma sospetto che non sia migliorato).
Si da il caso che anche il sottoscritto ne abbia fatta un pochino di ricerca: di tutte e due i tipi "libera" (è un eufemismo) ed applicata, molto tempo fa. L'impressione che ne avevo avuto è che la prima (quella libera) servisse soprattutto ai professori universitari per aggiudicarsi la cattedra. La seconda che servisse soltanto per sovvenzionare alcune imprese in crisi, oppure per cercare, nuovi dispositivi tecnologici che producessero urgentemente grana. Potrei entrare in macabri dettagli o in avvilenti cinismi ma se tra i nostri lettori c'è qualche autentico ricercatore saprà che non sto dicendo balle.
Dal punto di vista tradizionale dovremmo domandarci cosa si cerca, per chi si cerca e perché si cerca?
Ma se qualcuno vuole ricercare qualcosa seriamente, al di la dei soliti canali universitari, ha la possibilità di farlo?
Possono esistere, al giorno d'oggi, un Leonardo, un Paracelso, cioè degli individui che per amore di scienza cercano qualcosa connessa alla elevazione dell'uomo, che non sia rigidamente guidato dal mercato e dall'orientamento prefissato dai laicissimi gestori della "scienza"?
La risposta è semplice: NO.
Perché se ci prova viene estromesso dai circuiti di "finanziamento", viene ghettizzato dalla accademica, scientifica e galileiana comunità laica, viene guardato come uno stregone da portare al rogo. Oggi, signori e signori, si ricerca solo in "equipe" di migliaia di persone, intruppate in un CERN o in qualsiasi altro organismo globale. L'unione fa la forza e in tanti si possono cercare milioni di corbellerie senza che la responsabilità sia di nessuno. Oggi anche la ricerca è "spettacolo", e si nasconde dentro le piramidali acconciature della Montalcini o tra i peli della barba di Odifreddi o tra i denti della Haak. Tutti occupatissimi a dimostrare l'inesistenza di Dio o, come nel caso di Zichichi, a dimostrare l'esistenza di se stesso.
Ma se qualcuno scoprisse la cura per una malattia, e se per caso detta cura costasse pochissimo siamo sicuri che potrebbe comunicarlo al mondo?
E se l'acqua utilizzata come propulsore attraverso la scissione (i primi motori ad acqua li ho visti e provati 40 anni fa) funzionasse davvero, siamo certi che la cosa andrebbe bene a chi estrae petrolio?
E se i pomodori potessero nascere e svilupparsi senza uso di sostanze chimiche siamo sicuri che le multinazionali dei fitofarmaci li lascerebbero passare?
E se l'industria del Biologico non fosse a sua volta diventata un business incontrollabile, siamo sicuri che nei supermercati ci sarebbe il "Bio", l'equo-solidale ecc.?
Questo, caro lettore, è un problema di fondo, che non ha a che fare soltanto con l'economia globale ma che sottintende il disfacimento etico del nostro universo.
E' arrivata ormai da tempo, l'era dei mercanti, e insieme a quella, l'era della mortificazione del lavoro artigianale, della ricerca individuale e dei principi spirituali.
Mio nonno, tanti anni fa, scavava nel Palatino insieme a Giacomo Boni "ricercando" le vestigia romane. Un giorno gli chiese se valeva la pena scavare ancora in prossimità del tempio di Giano. Boni rispose che era assai meglio cercare e ripristinare la Vita sotto la superficie della terra piuttosto che distruggerla e dimenticarla. Può essere una risposta arcana su cui riflettere. Era una risposta di 80 anni or sono.

C.L.

Commenti dei Lettori

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La segnalazione del lettore pone l’accento su un dato oggettivo ed incontrovertibile: l’essere umano si confronta da sempre e per sempre con il divino. Il rifiuto di denominarlo “Dio”, probabilmente cela (oppure palesa) la propria personale impreparazione ad accettare due momenti topici dell’esistenza umana: la chiamata alla vita ed il suo abbandono. Nell’uno come nell’altro caso nessuno, infatti, è libero di determinarlo. Forse alcune scoperte scientifiche potrebbero far credere di essere indipendenti in questi due momenti citati, ma la realtà quotidiana ha già contenuto e ridimensionato certi facili entusiasmi, più vicini al delirio che alla gioia.
Alberto De Luca

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Che cosa ci facciamo con l’acceleratore più grande del mondo?

Ma una risposta esiste? O, come il Bosone di Higgs, è solo un’entità ipotetica? Anche noi, come Higgs, vorremmo formulare qualche ipotesi di lavoro, che non ci varrà la costruzione di un acceleratore, ma solo qualche sbadiglio annoiato.

Innanzitutto chi paga per la costruzione dell’acceleratore?

I Governi, che in uno sforzo collettivo stanziano per la ricerca svariati fantastilioni di euro.

Ma perché fanno questo?

Nominalmente, essi sperano un giorno, alla luce di qualche nuova scoperta di
a) illuminare intere città e far rombare i motori dei SUV con l’economica e pulita “spremitura” di qualche Bosone di Higgs, o altra particella con nome pittoresco
b) scoprire di nascosto un nuovo metodo per disintegrare la Corea del Nord stando comodamente seduti nella sala dei bottoni facendo finta di occuparsi di Tetraquark
c) dimostrare finalmente in modo inconfutabile che Dio non esiste.

Personalmente tutti e tre gli scopi non mi trovano d’accordo.
Se sono i Governi a pagare, i soldi provengono dalle tasche dei contribuenti, che non sono stati però interpellati. Si dà per scontato il fatto che il cittadino, non avendo la più pallida idea di che cosa stiano combinando gli scienziati, sia d’accordo, in linea di principio, sul fatto che la ricerca porterà a maggiori benefici per tutti.

Implicitamente abbiamo tutti detto “SI” alle seguenti domande: “Lei è d’accordo di spendere X fantastilioni di euro per costruire l’acceleratore e mantenerlo in funzione mentre un gruppo di strapagati scienziati, a tempo indeterminato, giocano a fare e a disfare universi, buchi neri, facendo esplodere campi di elettrofotoprotobarioni? Lei è d’accordo che questi fantastilioni vengano spesi a Ginevra e non, che so, in Basilicata? Lei è altresì d’accordo che vengano spesi per cercare un Bosone e non magari una cura per la malaria (che uccide fra atroci sofferenze, insieme alla mancanza di acqua e la fame, l’80% delle persone che muoiono sul pianeta)?”

Chi, in un pubblico consesso, osasse dissentire, verrebbe tacciato di essere un retrivo, uno che non guarda avanti. Se dicesse: “No, io veramente non sono d’accordo. Niente acceleratore se prima non avremo risolto altre questioni più urgenti (l’approvvigionamento idrico nelle zone desertificate; la fornitura di mezzi di sussistenza alle popolazioni in difficoltà, che in questo modo non sarebbero costrette a venire a mendicare a casa nostra; una soluzione all’effetto serra causato dalle emissioni che provengono dall’inquinamento, che sta distruggendo il pianeta; una cura per la malaria, per l’AIDS)”, nella migliore delle ipotesi passerebbe per un visionario idealista.

Come quando ci si azzarda a criticare un’insulsa opera d’arte contemporanea o, ancora peggio, un prodotto dell’architettura contemporanea. Provate a esprimere l’opinione che la costruzione di una torre alta un chilometro è un’aberrazione, che anche solo se si pensa all’impatto ecologico di una tale struttura, essa è immorale: in un tempo dove molti di noi cercano di risparmiare energia e riciclare, costruire un edificio che non può essere abitato, se non a costo di un incredibile dispendio di risorse (per la climatizzazione, gli ascensori e gli impianti per far salire acqua e gas nelle case), è profondamente sbagliato.[1] Ma se lo dite, sarete accusati di essere degli intolleranti, dei bigotti filistei.

Non si può dire neanche che, a fronte dei fantastilioni di Euro spesi, è brutto il MaXXi di Roma, un blocco di cemento armato per il quale hanno abbattuto un viale di alberi che davano ombra, ossigeno e frescura. Al suo posto: una bella spianata di cemento, con al centro un enorme bozzo di cemento armato sghembo e senza finestre, che al più presto verrà ricoperto di graffiti (strano che i figli e nipoti di quest’epoca di architetti egocentrici, “che vogliono a tutti i costi lasciare il segno”, siano degli imbrattatori…).

Che c’entra questo con il CERN e l’acceleratore? C’entra, perché quando si spendono fantastilioni di Euro pubblici si pretenderebbe che ci sia davvero, alla fine, questo miglioramento che tanto è costato (a scapito di altre cose davvero utili che si potevano fare). Ma invece no, puntualmente ci ritroviamo davanti a un peggioramento. A una nuova arma (le tecnologie delle comunicazioni, delle telecamere, dei satellitari e dei satelliti servono innanzitutto per spiare la gente), a un nuovo non-luogo asettico e squallido, a qualche altra schifezza invereconda. E perché succede questo? Perché l’ideologia del progresso che informa tutte queste spese folli, non ha come scopo il bene comune e delle future generazioni, ma l’opera in sé e il ricavo economico immediato. La costruzione del nuovo museo ha come scopo la costruzione del nuovo museo, che una volta ultimato non interesserà più a nessuno (chi se ne frega se ci andranno100 persone al giorno a dir tanto, e che di notte, negli anfratti fra una spianata di cemento e l’altra, ci si faranno le pere).

La costruzione dell’acceleratore ha come scopo la costruzione dell’acceleratore. Mentre lo costruiscono ci guadagnano tutti. I soldi fluiscono copiosi nelle tasche giuste. Poi, appena lo mettono in moto, ops, si rompe. Altri anni, altri soldi. Mica deve funzionare, mica deve produrre qualcosa. Deve solo essere in costruzione e produrre scoperte secondarie utili ad interessi economici e non. Di cui i punti b) e c) sono quelli più importanti. Il punto b) perché il potere militare rappresenta un altro pozzo senza fondo di possibili risorse, il punto c) perché, senza un ente morale superiore a imporre regole e paletti, si potrà continuare in questo modo scellerato per sempre.
Se la gente si svegliasse e pretendesse che i propri quattrini venissero spesi in modo più morale, per incrementare la giustizia, la fratellanza e il benessere di tutti, il gioco finirebbe.

Io non sono fra quelli che vedono una regia occulta in tutto questo, ma il tutto non è frutto del caso. La costruzione del mega acceleratore, che non si sa se, e quando e cosa produrrà, è frutto dello Zeitgeist. Quelle che potrebbero sembrare stupidità e miopia, non volute attivamente da nessuno (quando rimiriamo sbigottiti l’ennesima cattedrale nel deserto che casca a pezzi dopo 5 anni, o sentiamo di un acceleratore che si scassa dopo pochi giorni dalla messa in moto), sono invece scelte dei Governi pilotate da un inconscio collettivo che pensa che sia giusto così: i soldi devono girare, hai visto mai che poi davvero scoprono qualcosa di utile, magari una qualche fonte di energia magica che ci faccia continuare una vita di allegro sperpero alla faccia di chi muore di fame. E poi mica è colpa mia se quelli sono sfigati, si dessero da fare, meglio spendere per un acceleratore che regalare i soldi a gente che sta buttata lì nella polvere e non c’ha voglia di far niente e che una volta finiti i soldi starebbero da capo a dodici.
Speriamo che, già che ci sono, dimostrino anche che Dio non esiste, perché se esiste non è certo molto contento di quello che vede.

Se Dio esiste e non è contento di come tratto il pianeta e chi ci vive, io dovrò cambiare vita. Se devo cambiare vita, non potrò acquistare un SUV cilindrata 6000, non potrò comprare un appartamento al 250° piano vista deserto ad Abu Dhabi (le risorse idriche e energetiche per mandare avanti il quale una sola settimana, basterebbero a un villaggio africano di 300 persone per un anno). Insomma, meglio pagare, con silenzio assenso, 3000 scienziati che dimostreranno che il Bosone di Higgs esiste (evviva!) e finalmente, una volta per tutte, che Dio invece no.

"Quando Indra pretende l’ennesimo ampliamento al suo già fin troppo sontuoso palazzo, l’esasperato architetto Vishvakarman va da Brahmā, che siede su un trono di loto che sboccia come in sogno dall’ombelico di Vishnu addormentato. Gli chiede di dare al Re degli dei una lezione di umiltà. Brahmā chiama allora in causa Vishnu in persona, che, travestito da fanciullo brahmino, si presenta l’indomani al palazzo di Indra. Questi lo accoglie e gli chiede che cosa desidera. Il fanciullo gli dice che vorrebbe saperne di più sul meraviglioso palazzo che Indra sta facendo costruire. Prima di lui nessun altro Indra ne aveva costruito uno uguale.

Indra rimane interdetto. Nessun altro Indra? In che senso? Quali e quanti mai sono questi altri Indra? E allora il fanciullo gli spiega che la vita di un Indra dura 7 eoni e il periodo di 28 Indra dura un giorno e una notte di Brahmā. La vita di Brahmā dura 108 anni divini. Anche i Brahmā sono infiniti, uno sussegue l’altro, l’uno tramonta e l’altro sorge, a ogni battito di ciglia di Vishnu. Ma non solo, vi sono infiniti universi che esistono contemporaneamente e ognuno contiene un Brahmā, un Shiva e un Vishnu…Indra è senza parole, quando d’un tratto entra una colonna di formichine e il fanciullo si mette a ridere: “Guarda, quelli sono tutti piccoli Indra, che invece di comportarsi con compassione hanno pensato solo a sé stessi…”
La storia continua, ma il succo è che Indra d’un tratto si rende conto di essere solo un’essere insignificante. Egli si pente e cambia vita.
Stella Vodermann

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Ciao Direttore
ho ricevuto il notiziario di Simmetria e ho letto con moltissima attenzione il primo intervento lettera ed il tuo commento su “Giacomo Boni e la ricerca del Bosone”. Sono perfettamente d'accordo. E' allucinante e profondamente triste pensare quanto la maggior parte di noi, esseri umani e, in particolar modo i cosiddetti ricercatori, alla fine non .... ricerchino proprio niente, se non la vanagloria. Ed è ancora più angosciante (per me che sono mamma, ma anche per te, credo) temere che il mondo che vivranno i nostri figli possa essere più brutto di così
Riferendomi sempre alla mia funzione di “mamma” spero prima di tutto che mio figlio abbia quell'intelligenza e sensibilità che lo aiutino a capire che la ricerca è prima di tutto interiore, tanto da accorgersi quanti inganni ci sono dietro queste fantomatiche "ricerche", fondazioni, onlus. Lo hai espresso benissimo tu. Il mio commento non aggiunge nulla di più.
Per quanto riguarda l'idea di Dio, un giorno Flavio mi ha detto : "io" vuol dire “me”, ma la "D" per cosa sta a fare? Ecco, io non ho saputo rispondere... Per me (non so se un giorno lo stesso sarà lo stesso per lui), Dio è la possibilità che mi è stata data di vivere....
Ornella
 
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Caro Direttore,
Leggendo le indiscutibili considerazioni esposte, che denunciano la decadenza spirituale ma anche il degrado umano e sociale in cui siamo caduti, me ne sono rimasto un pò in silenzio, amareggiato, a meditare.    E quando mi sono alzato, dalle domande proposte da Simmetria per renderci consapevoli della gravità degli attuali orientamenti scientifici, (domande la cui risposta è evidente per chiunque abbia una qualche autentica, seppur limitata coscienza della multidimensionalità del reale) mi sono sorte, per immagini, altre domande.   Mi sono chiesto se per caso noi, che ci poniamo sul fronte di coloro che ancora vogliono affermare l'esistenza del "Divino", (per non parlare di Dio, che è una parola ormai da usare con estrema prudentia), ci siamo mai chiesti veramente se per caso le radici, cioè le cause di questo stato di cose, non derivino anche (se non in buona parte) proprio dal nostro fronte, quello che si dice "religioso" o "tradizionale".    Facendo fede al fatto che alcuni di noi sono studiosi di "esoterismo", (per lo meno in teoria) sarebbe auspicabile l'uso di certi strumenti che vanno a cercare appunto le cause del "male" dietro le apparenze, al fine di concettualizzare una "terapia" che possa agire non come un farmaco antibiotico che per ammazzare i batteri "cattivi" uccide anche i "buoni", ma vada a curare il problema - individuale e sociale -  con la conoscenza dell'origine del problema stesso.    Se io giudico una coppia di gay che vanno a sposarsi, oppure una donna che abortisce, oppure due giovani che divorziano dopo un anno di matrimonio, senza andare ad indagare la loro storia, chi sono i loro "padri", qual è la loro realtà originaria, dove e come hanno vissuto la loro prima infanzia e con chi, perché dunque hanno reagito alla vita in quel modo, di certo non sono un "esoterista".  Se indagando nell'animo di quelle coppie omosessuali o di quelle ragazze disperate che abortiscono senza ormai neanche accorgersi di quale ferita si infliggono nel profondo,  scoprissi che l'80% di loro sono nati e cresciuti in famiglie cattoliche o comunque "religiose", spesso anche osservanti, la cosa si farebbe più interessante.   Il fatto che questa mia semplice "supposizione" si avvicini alla realtà più di quanto immaginiamo, è supportato da un'altra osservazione altrettanto semplice per quanto complessa ce la mostri la storia ufficiale:  il mondo "laico" è figlio della "religione" occidentale. Se è vero quel detto che "l'albero si vede dai frutti", ebbene, ecco i frutti della religiosità occidentale.  Molti scienziati e grandi riformatori che hanno segnato la storia in questa ingannevole fase dell'umanità, esteriormente ascendente ed interiormente discendente, come Einstein, Marx o Freud, sono di origine ebraica.   I genitori e gli educatori di queste generazioni di "illuminati della quantità", erano tutti religiosi: ebrei, cattolici, protestanti o altro.  Ora, se nel Medio Evo l'attuale concetto di "laico" non esisteva, è ovvio che le generazioni che hanno dato avvìo a tale distacco dalla religiosità sono state figlie di codesti "religiosi" che con la Religio non avevano già più nulla a che fare se non per uso di potere.   Ma la "conoscenza delle cause" che più interessa il nostro studio riguardo a queste domande proposte da Simmetria è da ricercarsi a mio avviso in tempi molto più recenti.  Alla "globalizzazione degli scienziati", che si uniscono in un ente astratto che divora enormi quantità di denaro per dimostrare al mondo che "dio non esiste", si oppone la "globalizzazione dei religiosi", che non avendo incarnato neanche una briciola di quella ascendenza luminosa che era propria dei sacerdoti di un tempo, quando parlano di Dio volendone affermare l'esistenza, non fanno che sortire l'effetto opposto, cioè la reazione che è il laicismo.   Chi non ha la forza o le qualità per affrontare una ricerca di tale portata, che alla fine rimane una possibilità unicamente individuale, finisce spesso per fare di tutte l'erbe un fascio, abbracciando ideologie come quella che afferma che "la religione è l'oppio dei popoli", ma che in realtà non fu che essa stessa una nuova "religione".  Ma se il rifiuto di questo "fungo velenoso" venisse indirizzato a quegli enti che hanno reso tale la più preziosa risorsa dell'umanità, cioè la spiritualità, forse si potrebbe iniziare a curare quel "male" che oggi ci affligge.   Se ci applicassimo a "vedere" oltre i nostri preconcetti, su quanta parte di responsabilità hanno le cosiddette "religioni ufficiali", chiesa cattolica in primis, nella generazione dell'attuale stato di cose, credo che quel dito puntato sui nuovi cavalieri del ...Bosone, ce lo potremmo rivolgere in noi stessi, pronunciando quella fatidica formula:  mea culpa.   
Francesco Smurra
 
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Corrigere humanum est

Vorrei esprimere alcune considerazioni sul tema del “bosone”, lanciando delle piccole provocazioni, che personalmente amerei definire più che altro “stimoli”, che spero verranno accolte.
Data la mia sostanziale ignoranza sul tema, mi piacerebbe soffermarmi non tanto sul bosone e sugli avvenimenti accaduti al CERN, quanto sulla tematica inerente scienza, spiritualità e Verità.

Inizio citando Popper:
“Evitare l’errore è un ideale meschino” (Popper, La teoria del pensiero oggettivo, cit., p. 242)

E’spesso stato rimproverato alla scienza, dalle sedi del pensiero Tradizionale e “spiritualista”, il “peccato” di arrogarsi l’ultima parola sulla Verità, o meglio, di costituire essa stessa l’ultima parola sulla verità, una sorta di Logos razionalista che è solito seppellire sotto un coro di risa tutto ciò che si pone come alternativa ad esso. Ma sentiamo cosa pensa proprio il padre della scienza contemporanea:
“Noi non sappiamo niente – questo è il primo punto. Di conseguenza, dobbiamo essere molto modesti – questo è il secondo punto. Che non diciamo di sapere, quando non sappiamo – questo è il terzo punto.Questa è all’incirca la concezione che io vorrei volentieri rendere popolare. Ma non è che ci siano troppe speranze.” (K.R.Popper, “La posizione epistemologica della teoria evolutiva”, in “Tutta la vita è risolvere problemi”, p. 134).
E’ ben nota la concezione del filosofo riguardo alla “falsificabilità” di ogni teoria scientifica. Egli, “distaccatosi sia dall’empirismo sia dal razionalismo, […] non ammette fonti privilegiate di verità e giudica deleterio perseguire idolatricamente la certezza e l’oggettività della scienza”. E ancora: “La conoscenza umana è, per sua natura, intessuta di pregiudizi, sogni, speranze.” (K.R. Popper, “Le fonti della conoscenza e dell’ignoranza”, introd. di D. Antiseri).
Possiamo dunque non tentare di dimostrare che qualcosa è “vero”, ma possiamo attivare degli strumenti critici e di pensiero per trovare una falla in quella teoria, per dimostrarne la falsificabilità. Dico falsificabilità, e non falsità. Perché secondo questa concezione, se una teoria è falsificabile non significa che è falsa, ma solo che è incompleta. L’approccio scientifico popperiano prevede quindi la possibilità di andare sempre avanti, migliorare, affinare gli strumenti di ricerca, tenendo sempre conto delle teorie precedenti, che non costituiscono affatto “errori ingenui del passato”, ma i mattoni su cui può poggiarsi la ricerca futura.

A questo punto mi perdonerete se mi permetto di fare questo accostamento, ma tale approccio somiglia, a parer mio, a quello del Viandante che si trova sulla Via. E perdonatemi ancora se faccio notare che, a differenza di quello che è (o che dovrebbe essere,in teoria) l’approccio scientifico moderno, l’approccio Tradizionale, per sua natura, appunto, “trasmissorio”,non prevede tali “possibilismi”( quale insegnamento tradizionale o spirituale ha mai previsto la propria “autocritica”, se non a prezzo – nel migliore dei casi- di scismi, e di versamento di sangue – nel peggiore-?); compreso il beneficio del dubbio sul fatto che esista o meno un “Ente creatore”. Intendiamoci, non mi troverei in questa sede se intendessi fare l’avvocato del Diavolo (sic!) contro il “chiuso mondo” del tradizionalismo. Ma scienza non viene forse da quello “scire” che viene definito come “sistema di cognizioni acquisito collo studio e colla meditazione” (Dizionario etimologico), dunque, come diceva Il Poeta, con “virtute e conoscenza”? Ancora, la colpa di chi vuole “riproporre” le condizioni della “Genesi” mediante esperimento scientifico, non è la stessa colpa dell’alchimista, del mistico sufi, indu o cristiano, la colpa di voler “reincontrare la propria origine” o, come direbbe qualcuno, di “ricongiungere l’inizio con la fine”. Si è chiesto che senso pratico abbia l’esperimento.Che senso pratico ha snocciolare il rosario, recitare un mantra, danzare in circolo? Sarebbe auspicabile che la scienza donasse un po’ della sua “critica razionale” allo Spirito, e che esso donasse alla scienza un po’ del suo Sacro Fuoco. Sarebbe il caso, letteralmente di tenere il piede in due staffe, anzi, di tenere entrambi i piedi in due staffe distinte, consentendoci così di rimanere in equilibrio durante la “nostra cavalcata”, senza tentare di evitare(e di deridere) gli errori che – parafrasando un noto cantautore – per nostra natura normalmente incontreremo.

Errare è umano, dunque, ma “è ancora più tipico dell’uomo individuare ed eliminare gli errori[…] e da ciò ben si comprende che la razionalità (intesa come “l’attitudine all’eliminazione dell’errore attuata in modo critico e cosciente”) non è un dato di fatto, è un << compito che gli uomini devono realizzare>>” (Popper, “Le fonti della conoscenza e dell’ignoranza”, introd.).
Priscilla inzerilli

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Caro direttore,
ho letto tutte le argomentazioni in merito al recente esperimento svoltosi a Ginevra scaturite dalla lettera che ha inviato un lettore del ns sito.
Ti confesso che quando ho sentito al telegiornale la notizia riguardante l'esperimento, le mia anima di ex ricercatore ha subito drizzato le antenne, presa dalla curiosità di conoscerne l'esito ma subito dopo aver ascoltato il commento di presentazione del giornalista che ha etichettato la cosa come un tentativo di alcuni scienziati di riprodurre in laboratorio qualcosa di simile alla creazione dell'universo, sono rimasta inorridita! Che l'essere umano vada soggetto spesso a delirio di onnipotenza è un fatto ormai assodato: quello che non mi spiego è come, nonostante le "tranvate" che quasi sempre seguono questo delirio, molti uomini non riescano ad essere immuni da questo atteggiamento mentale. Mi si risponderà certamente che è tipico dello scienziato e del ricercatore in genere non fermarsi di fronte a nulla (figurarsi poi se questo soggetto è un "non creazionista"); ma io ritengo che, anche senza tirare in ballo la fede in un Creatore, quale spartiacque, per così dire, dei due atteggiamenti, lo spirito che dovrebbe muovere un ricercatore è "l'onestà intellettuale" e l'umiltà nell'approccio a campi inesplorati, e sopratutto lo stupore, tutte modalità comportamentali ormai in estinzione. Che nel mondo della ricerca il "fisico" sia un presuntuoso per DNA è un fatto ormai acquisito (e te lo dico io che con i fisici ha avuto a che fare per anni), quindi il poveretto è carente di natura dell'umiltà necessaria al vero scienziato; se poi è un non creazionista....apriti cielo!
Sulle considerazioni morali di come vadano impiegati i soldi e quale sia la disciplina da favorire nei finanziamenti, non credo si giungerà mai a dare risposta, perchè in 35 anni di lavoro nel massimo (una volta, ahimè ora non più) ente di ricerca italiano, ho visto professori sbranarsi per pochi milioni di lire: medici, ingegneri, biologi, fisici, e umanisti; così come li ho visti sbranarsi sul dilemma se sia meglio favorire la ricerca di base o quella applicata, e addirittura sulla classificazione di progetti di ricerca in base a queste due grandi categorie....Anche qui è sempre una questionedi onestà: tutto è importante se è veramente fatto per il bene della società: e anche qui potrei addurre casi con nomi di aziende e di ricercatori che hanno lavorato veramente per l'amore della conoscenza ed il bene della collettività ed altri cercare finanziamenti per progetti "carta straccia" o riciclati da altri già finanziati. Molte delle tecnologie che ci rendono più semplice la vita sono il frutto di ricerche prima di base e poi applicate che ricercatori spesso nell'ombra hanno portato avanti con tenacia e nonostante gli ostacoli a loro frapposti spesso dai loro stessi capi. Concordo con la lettrice che dice che non si può prescindere dal passato e dalla nostra formazione nel valutare il presente ma ritengo tuttavia che in nessun caso l'uomo possa arrogarsi il diritto di uguagliarsi a Dio, sia se non ci crede e tanto meno se ci crede. Il risultato di una ricerca non è nè buono nè cattivo di per sè: l'aggettivo può se mai riferirsi ai suoi potenziali usi e di qui la responsabilità va ai nostri governanti. Infine un sassolino nello stagno! Senza voler diminuire la responsabilità delle categorie summenzionate, mi chiedo quanto sia la percentuale di responsabilità di una "comunicazione" pressappochista, di parte, e spesso di basso profilo, quale quella che oggi domina il mondo dell'informazione; nel campo della scienza può avere effetti nefandi: chissà magari il fatto che al CERN volessero riprodurre la creazione è solo una cattiva interpretazione di un giornalista da strapazzo come tanti ne ho conosciuti quando lavoravo!
Daniela Forte

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Caro Direttore,

prima di ogni altra considerazione, credo sia importante capirsi sul significato delle parole; anche il termine “ricerca”, come per la quasi totalità dei vocaboli, può essere inteso in diversi modi ed ovviamente le riflessioni che ne conseguono possono essere molto diverse.

Una prima accezione del termine “ricerca” è in senso strettamente tecnico: è alla luce di questa prospettiva che si parla di sviluppo tecnologico che, malauguratamente, si confonde con lo sviluppo civile che invece, a mio avviso, nulla ha a che fare con esso, anzi, a volte, è a questo di intralcio, per non aggiungere altro…
In questo senso, la ricerca, detta “libera”, deve essere svolta a trecentosessanta gradi prima di poter conoscere quali frutti potrà dare; a riprova di ciò si consideri che, quasi sempre, i premi Nobel sono stati attribuiti a scienziati per scoperte da loro compiute venticinque o più anni prima, stando con ciò a testimoniare come di queste non si possano valutare, nel bene e nel male, immediatamente le conseguenze.

Un’altra accezione del termine “ricerca” fa riferimento allo sviluppo della conoscenza, ma meno materiale; dobbiamo dire grazie alle scoperte fatte nel campo della fisica quantistica che, nonostante le strenue opposizioni “baronali” e di potere, oltre che mentali, abbiano cercato di limitarne la conoscenza, ormai stanno demolendo le più stantie visioni ottocentesche di un mondo stabile se non immobile e ci hanno avvicinato di più ad una concezione che già si trovava esplicitata negli antichi testi sacri orientali e cioè che tutto è apparenza, la materia è pura energia, il nostro è un mondo spirituale e che l’essere umano deve rinunciare a certezze monolitiche che lo isolano sempre di più dal contesto rendendolo sordo ai cambiamenti e alla trasformazione; ognuno di noi, al contrario, deve accettare di trovarsi in un mondo che richiede la nostra collaborazione per la sua esistenza e che il pensiero è creativo; tutto questo ha il sorprendente risultato che, per alcuni scienziati, stando alle loro dichiarazioni, dovrebbe essere paradossale, di avvicinarci di più al divino.

Arrivando all’argomento in questione, quindi, non mi sento di condannare totalmente certe ricerche il cui esito è tutto da valutare: l’importante infatti, come tutti gli strumenti di cui l’uomo dispone, non è nella loro bontà o cattiveria, ma è nel modo in cui si utilizzano e valorizzano e questo ha a che fare con il livello di civiltà raggiunto che non dipende ovviamente da quanto è il PIL di una nazione, ma da quanto rispetto, dignità e valore si accorda non solo ai propri simili, ma tanto più ai nostri dissimili intendendo per questo tutto ciò che è compreso nel nostro contesto, ma ancora più importante, secondo me, nel rimanere aperti e in ascolto di tutte le meraviglie che ancora stanno aspettando che ci accorgiamo di loro;  quindi, ben oltre quello che riusciamo a percepire con i nostri limitati sensi che, si sa , riescono a cogliere solo l’otto per cento circa di quello che ci circonda.

Ovviamente, infine, non posso che essere d’accordo con quanto ho letto e con le critiche all’attuale modo di affrontare i problemi; ma vorrei gettare un seme di riflessione, un motivo seppur debole di ottimismo: ben sappiamo che se non ci fosse la notte non potremmo accorgerci del giorno, se non ci fosse l’ombra non percepiremmo la luce, se non ci fosse il nero, il bianco non potrebbe risaltare… e che il momento più buio è quello che precede l’alba… forse che questo periodo, così cialtrone e caotico, ingiusto e spesso ottuso, servirà a fornirci quello scossone, quel trauma utile a poterci risvegliare?
Rossana Tanassi

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L'uomo quando pensa di avere una  particolare tecnologia crede di poter governare le leggi della natura...... purtroppo senza umiltà. Gli esempi li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. La possibilità  poter correggere qualche nota "stonata" nella truttura del DNA, studiare la reazione dell'uranio per poter fare bombe o centrali nucleari  per non saperne gestire poi le conseguenze. Sicuramente ci sono stati scienziati che sono andati al di la della loro scoperta ed   intuendone le conseguenze rinunciarono al loro lavoro a volte anche scomparendo; a questi ignoti va il nostro riconoscimento.
"l'uomo è come  il musicista saprà pur leggere ed intepretare tutto il pentagramma della sinfonia di beethoven ma  non saprà mai perchè e cosa ha spinto l'autore  a creare una siffatta  armonia
"
S
andro Giuliani

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Ho letto questo articolo e voglio condividerlo. Per maggiori informazioni sulle ricerche più idiote del mondo accademico mondiale, si puà visitare il sito www.ignobel.org

Premiato italiano che ha studiato percezione patatine

Roma. In attesa dei serissimi premi Nobel, arrivano quelli da ridere: gli IgNobel. Con una cerimonia nella prestigiosa e austera cornice dell'università di Harvard (Usa, Massachussetts), sono stati assegnati gli ironici riconoscimenti a studi e ricerche improbabili e alternative, che si sono guadagnati le pagine di riviste scientifiche affermate e di prestigio. La 18esima edizione, organizzata dagli 'Annali della ricerca improbabile' (Air), una rivista specializzata "in ricerche che fanno ridere la gente, e poi la fanno pensare". Quest'anno, ad aprire la lista dei premiati c'è un italiano: Massimiliano Zampini, dell'Università di Trento, che insieme a Charles Spence dell'Oxford University (GB) ha condotto uno studio sulla percezione delle patatine. Nella ricerca, pubblicata sul 'Journal of Sensory Studies' e premiata con il 'Nutrition Prize', Zampini e Spence hanno dimostrato che basta modificare elettronicamente il crock di una patatina per farla giudicare più fresca e croccante di quanto non sia in realtà. L'Ig Nobel per la Medicina è andato invece a Dan Ariely della Duke University, per aver dimostrato su 'Jama' che i placebo più cari sono più efficaci di quelli a buon mercato. Insomma, anche per le pillole 'fasulle' vale il principio che chi più spende meno spande. A Deborah Anderson, della Boston University School of Medicine, e ai suoi colleghi di Taiwan è andato invece il premio per la Chimica, per aver testato in laboratorio una leggenda metropolitana. Quella che indica nella Coca Cola un anticoncezionale insolito ma di sicura efficacia: in effetti, le prove di laboratorio pubblicate sul 'Nejm' e su 'Human Toxicology' hanno dimostrato che la Coke è un potente killer del seme maschile, specie la versione 'Diet'.E ancora, il premio per la Biologia è andato a Marie-Christine Cadiergues, dell'Ecole Nationale Veterinaire di Tolosa (Francia), per la scoperta - su 'Veterinary Parasitology' - che le pulci che 'vivono' su un cane possono saltare più in alto di quelle che stanno su un gatto. L'Ig Nobel per l'Economia è andato, invece, a Geoffrey Miller, dell'University of New Mexico (Usa), per la scoperta che il momento del ciclo influisce sul fascino femminile. Sembra infatti che, nella fase più fertile del mese, le mance delle ballerine di lap dance schizzino alle stelle, come si può leggere su 'Evolution and Human Behavior'. Il premio per le Scienze cognitive è andato a Toshiyuki Nakagaki dell'Hokkaido University (Giappone) e Agota Toth dell'Università di Szeged (Ungheria), per la ricerca sulla capacità di organismi ameboidi di risolvere i puzzle, pubblicata su 'Nature'.Non è finita. La carrellata non poteva dimenticare gli altri riconoscimenti, come quello per la Pace andato a uno studio elvetico sulla dignità delle piante, e quello per la Letteratura allo studio "deliziosamente scritto" sull'esperienza dell'indignarsi, (dall'evocativo titolo 'You Bastard'). Ma merita una citazione speciale l'Ig Nobel 2008 per l'archeologia. Il premio è andato infatti al brasiliano Astolfo G. Mello Araujo, dell'Università di San Paolo, che ha misurato quanto il corso della storia - o almeno il contesto di un sito archeologico - possa essere alterato dall'azione di un armadillo. Un animale che scava tunnel sotterranei in grado di modificare la collocazione dei materiali archeologici, e creare così una certa confusione al momento di datare i reperti.

---------------  Considerazioni…simmetriche

Innanzitutto ringrazio tutti gli amici che sono voluti intervenire sull’argomento.

Vi domanderete perché ho voluto infilare Giacomo Boni, il grande archeologo degli scavi del Foro Romano e del Palatino in questa diatriba.

Perché Giacomo Boni era amico di mio nonno e perché condivideva con lui, con Padre Bertier (grande domenicano egittologo oggi quasi dimenticato) e non con molti altri,  le …ricerche sulla Via Sacra e sui misteri del Foro. Cosa c’entrano gli scavi con la ricerca del Bosone? C’entrano, perché anche in quei luoghi, vicino al Fico Ruminalis, le origini della sacralità italica venivano riscoperti insieme ai principi del diritto. Il mistero di oggetti e di monumenti che parlavano per simboli sacri. Anche quella era una ricerca scientifica: con strumenti tecnici assai poveri ma con strumenti umani ricchissimi.

Nel caso dello…scavo archeologico per la ricerca del bosone abbiamo invece strumenti tecnici ricchissimi. Ma gli strumenti umani?

Ecco dunque il problema di fondo:

La scienza parla oggi un linguaggio fondamentalmente matematico. Per tale ragione viene normalmente discussa fra matematici, o fisici, secondo un sistema crittografico che a volte è del tutto autoreferente (non lo dico io ma lo dicono i matematici).
Ma (lo sosteneva anche Einstein… che non era uno sprovveduto) qualsiasi principio scientifico può essere spiegato (anche se magari non può essere applicato o realizzato) senza l’uso di algoritmi.
E non si tratta di fare “divulgazione” ma di tradurre in termini logici ciò che è logico.
Per cui, di fronte alla cibernetica, all’elettronica, al nucleare, ecc., è assai difficile mettere bocca, non tanto perché molti non conoscono la matematica, quanto perché l’universo logico, di tali branche della scienza richiede molta attenzione, molta logica e molta pazienza.

Molte di tali virtù sono state delegate ai computer ma l’intelletto umano dovrebbe (dico dovrebbe) sapere sempre ciò di cui si sta occupando.
Aver tradotto i principi scientifici in algoritmi ha permesso di condurre alcuni “ragionamenti” in modo assai veloce e del tutto indipendente dalla reale comprensione dei passaggi tra un ragionamento e il successivo.

Faccio un esempio semplicissimo, comprensibile a tutti.

Se io mi domando quanto fa 3x4, la matematica, utilizzando la memoria e l’algoritmo, perviene ad un risultato veloce. Per ottenerlo in modo comprensibile da tutti potrei, ad esempio, mettere in fila, per quattro volte, tre palline. Poi proverei a ricontarle tutte e mi accorgerei che in tutto sono 12. La tabellina del 3 e del 4 mi vengono invece in soccorso e semplificano il procedimento.

Ora il discorso con il bosone è un pochino più complicato.
Per capirci qualcosa dovremmo parlare di fisica atomica per giorni e non tutti ce la farebbero a seguire la successione dei ragionamenti necessari per comprendere di che si tratta.
Ognuno di noi ha il telefonino, ognuno di noi ha l’automobile e ognuno di noi ha la luce, il gas, l’acqua corrente ecc.. Ognuno di noi prende l’aspirina o qualcosa del genere quando ha il raffreddore e, se si sente male, va dal medico e si fa fare le analisi del sangue. Ognuno di noi si fa il vaccino e non si prende più la polio, la malaria, il vaiolo, ecc. Ognuno di noi va a vedere la gara di formula uno e dorme su un materasso “ortopedico” e poi si lava il corpo con il bagnoschiuma, i capelli con lo shampoo antiforfora e se li asciuga con il phon, poi prende l’aereo, il treno, e la sera si rincretinisce davanti al televisore, e poi si cucina una bistecca conservata da due mesi grazie al freezer, ecc. ecc..

Tutte queste cose sono possibili grazie alla tecnologia degli ultimi 50-80 anni.

Molte di queste cose inquinano (sia per realizzarle che per conservarle, che per consumarle), molte di queste cose impigriscono
Ma tutte queste cose sono comodissime e pochi di noi sono disposti a rinunciarci, compresi quelli che fanno casino per “abbattere” l’inquinamento, per la pace nel mondo, contro le discriminazioni razziali, contro i G8, i G7, G20 ecc., con tutte le belle parole che fanno fare la figura del buono a chi le dice.

Queste cose di cui ci avvaliamo, si dice che siano frutto di ricerca.
In realtà è una ricerca che (se facciamo alcune eccezioni sporadiche) è dovuta principalmente all’impiego di tecnologia massiccia, di enormi mezzi finanziari, di sinergie aziendali che “finalizzano” tali ricerche allo sviluppo di futuri “prodotti”. Sono un prodotto una pomata per i calli, un laser per microchirurgia, un fitofarmaco,  e un videogioco. E allora, per tornare al primo intervento, ci domandiamo: che sia il termine stesso “ricerca scientifica” che è sbagliato?

Ricerca di cosa? Ricerca di chi? Mi permetto di ricordare che scienza è una parola che ha un grande significato etico-religioso. Deriva da scire che a sua volta deriva dall’indoeuropeo ska che vuol dire tagliuzzare, e poi discriminare, giudicare, scegliere. Accidenti che responsabilità!! E per scegliere e discriminare non basta aver preso una laurea in fisica. Forse ci vuole anche uno ius che deriva dalla sapienza, anzi Sapienza (avete presente l’omonimo libro biblico o, per gli allergici al filone giudaico cristiano, la Prajnaparamita?). O no?

Ma credo sia importante domandarsi se qualcuno sia disposto a rinunciare a queste “comodità” pur sapendo che ogni prodotto ha i suoi INEVITABILI scarti, ogni prodotto “produce” mondezza, ogni prodotto può avere usi civili o militari. Alcuni “prodotti” (dai braccialetti… ecologico-energetici in rame, alle Madonnine… di plastica con l’acqua benedetta, alle chiese-stadio massoniche di Renzo Piano per celebrare Padre Pio, ai video con i profeti-imbonitori americani, alle trasmissioni televisive sul cranio bucato di Tutankamon, alla macchina che fa le TAC o la risonanza magnetica, al computer con cui scriviamo) sono oggetti o mezzi realizzabili e condivisibili tramite la tecnologia chiamata diversamente “ricerca”.

Ci piace?

Un grazie a tutti

Claudio Lanzi  

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