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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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In questi ultimi giorni le ricerche per concludere il secondo libro su San Galgano mi hanno portato a scoprire un sito web piuttosto interessante: www.continuitas.com, sicuramente utile per tutti coloro che si interessano di Antropologia Culturale e di Storia delle Religioni.

>Il sito si chiama “The Paleolithic Continuity Theory” (PCT) e pubblica online e senza bisogno di password di accesso una serie di articoli illustranti tale teoria, estratti da riviste scientifiche di buon livello, i cui Autori appartengono a diverse Università europee: li accomuna lo studio del fenomeno Indoeuropeo sotto diversi aspetti, non solo storico ma anche linguistico e religioso, fenomeno però visto in una prospettiva diversa rispetto a quella a cui siamo abituati.

La teoria dell’“invasione indoeuropea dall’est” è sempre stata un caposaldo della storiografia: il gruppo della PCT, lungi dal negare l’esistenza del mondo indoeuropeo come vorrebbero fare da alcuni anni a questa parte diversi scrittori italiani e non (citiamo per tutti il Semeraro), ne afferma la presenza in Europa fin dal Paleolitico superiore (almeno 20.000 anni prima di Cristo secondo le cronologie più basse) come fenomeno autoctono e non conseguente ad invasioni dall’est o dall’ovest. Si tratterebbe quindi dei primi abitanti dell’Europa, provenienti verosimilmente da quello che si ritiene oggi la sede di origine della specie Homo, l’Africa centro-orientale.

Per semplificare al massimo il complesso discorso: l’Homo Sapiens presente nel territorio europeo a partire dal Paleolitico (quindi ci si riferisce almeno all’Uomo di Cro Magnon se non addirittura a quello di Neanderthal) costituirebbe già una razza identificabile come Indoeuropea, suddivisa in tre popolazioni, una occidentale corrispondente ai “popoli dei Megaliti”, poi “popoli dei Vasi a Campana” (come sono noti alla Paleoantropologia e all’archeologia della preistoria), una localizzabile nell’Europa centrale (popoli delle “Asce da combattimento” e dei “Campi di Urne”) ed una orientale (“popolo dei kurgani” delle steppe eurasiatiche, da cui deriveranno in epoca storica gli Sciti e poi i Sarmati), cioè quel ramo indoeuropeo che viene abitualmente collegato alle ondate di invasori che dall’est si diffusero in tutta Europa nell’Età del Bronzo (circa 2000 a .C.) sottomettendo le popolazioni autoctone.

Le conseguenze di questa teoria vanno oltre l’aspetto meramente storiografico perché includono anche conseguenze sull’origine del sacro e della religione, della magia sciamanica e del complesso mito-rituale: ad esempio il celtismo, non proveniente dall’est nel I millennio a.C. ma originario della regione franco-ispanica e discendente dalle culture megalitiche, sarebbe all’origine sia della “materia di Bretagna” sia più in genere della poesia trobadorica, mediante la trasmissione di concezioni spirituali e religiose provenienti direttamente dal Paleolitico. La stessa ritmica della poesia epica sarebbe a sua volta derivante dallo sciamanesimo primordiale indoeuropeo.

Mi sembra utile per tutti gli interessati alla materia dare un’occhiata al sito.

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