Cerca nel sito

poliedro home2

 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

Login (per commenti o acquisti)

Registrazione Newsletter

Nuccio D’ANNA, Il Gioco cosmico, Tempo ed eternità nell’antica Grecia, Edizioni Mediterranee, Roma 2006, €17,50

Proseguendo i suoi studi sul mondo ellenico e sulla sua spiritualità, Nuccio D’Anna ha pubblicato un testo che segna una vera e propria tappa nel campo della Storia delle Religioni. Diversi eruditi avevano affrontato il problema, ma senza arrivare a compilare un testo che ne toccasse i punti essenziali. Come il lettore ben sa, uno dei punti fondamentali per capire l’homo religiosus arcaico tocca la sua capacità di rapportarsi col mondo, con la vita, col cosmo. Come, perché e quando l’uomo primitivo ha organizzato la sua percezione della vita sociale arrivando a formalizzare un diritto sacro che doveva statuire il suo rapporto con gli dèi e con gli altri uomini, capace di trasformare la vita associata in un’immagine della comunità celeste ? Come, quando e perchè ha trasformato le arti e i mestieri in uno strumento di trasformazione interiore e in un simbolo dell’attività demiurgica divina ? Come, quando e perché ha organizzato lo scorrere del tempo in un calendario sacro che doveva interpretare il complesso rapporto dell’uomo con il cosmo e con le potenze divine che lo reggono ?

Nuccio D’Anna ha tentato di rispondere all’ultima domanda e ha spiegato come in Grecia si è arrivati ad interpretare il tempo, l’eternità, lo scorrere e il divenire. Una quantità innumerevole di simboli, di raffigurazioni cominciano a parlare e rivelano un significato cosmico che la vecchia esegesi positivistica non riusciva a comprendere. Segni, cerchi, parole-chiave, simboli semplici come il punto, il cerchio o la croce, lo swastika e una quantità svariata di miti rivelano significati cosmici e indicano movimenti stellari che nessuno poteva sospettare.

Nuccio D’Anna comincia gradatamente. Dopo aver segnalato alcuni elementi essenziali della percezione del tempo come divenire (“la ruota della generazione” delle dottrine orfiche) si sofferma sui vocaboli che in Grecia hanno significato il tempo. ‘E un’analisi attenta, rigorosa che dà alle parole un fondamento spirituale e non si arresta al semplice significato semantico. Sulla scìa di Julius Pokorny le parole sono ricondotte alle eventuale divinità di riferimento, ai simboli e ai rituali che ne arricchiscono il significato. Un capitolo ricchissimo è quello che tratta dei cicli cosmici e del Grande Anno che apre prospettive di ricerca nuove ed interessanti. Non è solo l’India che possiede una complessa speculazione sulle età del mondo, anche la Grecia rivela una ricchezza e una capacità di raffigurazione che diventa sempre più profonda ove si cerchi di individuare il significato di simboli cosmici altrimenti senza significato. Il mondo arcaico, l’orfismo, il pitagorismo, Platone, gli stoici svelano la complessità della loro concezione del tempo e dell’eternità.

Il libro di D’Anna si pone in perfetta continuità rispetto ad un Mircea Eliade, ad A.K.Coomaraswamy, a Franz Böll e a tutti i ricercatori che hanno fatto uscire dalle nebbie della leggenda il significato del tempo e il rapporto rituale che l’antico elleno aveva ritenuto di instaurare. Per usare le parole dello stesso D’Anna, “la nascita del calendario coincide con la presa di coscienza del significato cosmico della vita umana e con la possibilità di tradurre in simboli la relativa esperienza spirituale. Non si trattava di annotare una successione temporale, ma di scandire i ritmi liturgici che ne traducevano il significato sacro”.

Libri come questo aiutano ad abbandonare la vecchia abitudine positivistica di considerare il mondo antico una curiosità archeologica e spingono a scoprirvi l’anelito vitale, l’essenza spirituale che ne ha retto la durata e i ritmi. Sono i valori che lo hanno reso ricco di una vitalità che attraversa i secoli ed illumina l’uomo moderno incapace di guardare oltre le apparenze del divenire.

Flavia Corvaia di Altomare

 

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti