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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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===Jean Varenne, Il Tantrismo. Miti, riti, metafisica, Mediterranee, Roma 2008
===Franz Altheim, Deus Invictus. Le religioni e la fine del mondo antico, Mediterranee 2007
 
Nel gennaio del 2008 è stato pubblicato il libro di Jean Varenne, Il Tantrismo, il n. 82 della prestigiosa collana “Orizzonti dello Spirito” delle Edizioni Mediterranee. Presentato da Alessandro Grossato, il testo si aggiunge ai tanti altri pubblicati nella collana che continua a mettere a disposizione del pubblico italiano alcuni degli autori europei più significativi nell’ambito degli studi storico-religiosi e di orientalistica.
Jean Varenne è stato un autore prolifico. Qui ricordiamo solo la versione di alcuni importanti Brahmana, quella in due volumi dei Veda e una pregevole grammatica sanscrita. Varenne non è uno sconosciuto al pubblico italiano. Sono già apparsi nel nostro paese la sua traduzione delle Yoga Upanishad, una conferenza tenuta a Torino sulla cosmologia vedica poi elaborata e diventata un importante libro sul medesimo argomento, il profilo di Zarathustra, la presentazione al libro di Evola sul buddhismo, varie voci in volumi a più mani che toccano il mondo indiano, etc.
Questo studio sul tantrismo assume un valore speciale per il particolare punto di vista che Varenne ha privilegiato. Presupponendo l’analisi dei circa venti volumi dei Tantrik Texts curati dal Woodroffe il libro si sofferma sulla dimensione “femminile” della spiritualità indù, il vasto mondo che si è sviluppato accanto ai grandi culti shivaiti e vishnuiti, ma che ha determinato moltissimi aspetti del modo indù di accostarsi al divino. L’autore elenca in molte parti del suo libro alcune delle dottrine tantriche più significative (il ruolo della donna, i rituali iniziatici, la funzione dei mandala nel rituale iniziatico, il segreto iniziatico, i riti sessuali, la metafisica tantrica, il simbolismo della kundalini, il rapporto con la cosmogonia tradizionale, etc.), ma colpisce la sua volontà di riportare il tantrismo in un ambito propriamente ortodosso. Il fatto è significativo. Nessuno ignora i tentativi di molti orientalisti di ricondurre questa speciale corrente spirituale al fondo pre-vedico dell’India, a quel complesso spirituale che gli invasori vedici avrebbero marginalizzato, ma che poi a poco a poco avrebbe riacquistato la primordiale forza e in epoca storica sarebbe diventata una corrente di primaria grandezza. Invece di soffermarsi su questi aspetti, il Varenne dà gli elementi per ricondurre il tantrismo al vasto mondo della spiritualità indù, alla sua capacità di riverberare una quantità infinita di forme spirituali, di convertire il cuore stesso delle molteplici “Vie” di realizzazione spirituale che si sono sviluppate nel sub-continente.
Il libro è molto interessante e si consiglia vivamente la sua lettura, ma vorremmo segnalare anche  l’insistenza eccessiva nel volere fare del tantrismo buddhista niente più che un aspetto del tantrismo indù. E’ una tesi molto discutibile che non tiene conto che anche nel jainismo sono emerse forme spirituali riconducibili ad una fenomenologia propriamente “tantrica”, con una sua autonoma dottrina e una metafisica non riconducibile che molto approssimativamente all’Induismo. Ma quello che è più importante, il buddhismo tantrico scaturisce da un fondo dottrinale diverso da quello indù; suppone un sistema meditativo che non è omologabile a quello classico indiano. Neanche a quello dei siddha dell’India tamil. Gli stessi cinque chakra principali, per es., sui quali insistono molte forme meditative del Vajrayana, suppongono una metafisica non assimilabile a quella che ha elaborato i sette chakra della fisiologia mistica del Laya-yoga.
Qualche mese prima, sul finire del 2007, nella stessa collana “Orizzonti dello spirito” le Edizioni Mediterranee avevano pubblicato un testo molto atteso di Franz Altheim, Der unbesiegte Gott, qui tradotto come Deus Invictus. Questa nuova versione italiana interamente rifatta ha il pregio di contenere anche due studi di valore che ne fanno un libro prezioso. Precede il testo di Franz Altheim un importante e fondamentale profilo del prof. Giovanni Casadio dell’Università di Salerno che per la prima volta in Italia prospetta il volto umano, culturale e storiografico del grande storico tedesco e a parer nostro costituirà senz’altro un punto di riferimento per quanti vorranno accostarsi agli scritti di Altheim. L’opera dello studioso berlinese esce così dalle nebbie dell’indeterminato cui in Italia l’aveva costretta la storiografia storicistica e mostra la sua capacità innovativa, l’aver mostrato la possibilità di fare storia non fermandosi ai singoli fatti storici, ma di mostrare l’importanza delle forme spirituali dei popoli, la loro incidenza negli accadimenti umani, la forza innovativa che ha assunto l’apparizione di religioni nuove, la loro capacità di determinare la vita dei popoli, le trasformazioni che hanno comportato nella storia umana.
Una lunga post-fazione del prof. Luciano Albanese dell’Università di Roma inquadra lo studio di Altheim nell’ambito delle religioni solari della tarda antichità e mostra i legami che hanno le nuove “forme religiose” (tentate da Aureliano sotto il segno del deus sol invictus e poi realizzate da Costantino con il Cristianesimo) con il mondo europeo succeduto all’età antica.
Il suo famoso trattato sulla religione romana, il libro sul tramonto del mondo antico, quello sul rapporto fra romanzo e decadenza erano conosciuti almeno da una parte degli studiosi italiani di fenomeni spirituali. In Italia, comunque, erano apparsi anche altri scritti meno menzionati e ormai dimenticati: due voci sull’Iran scritte per “I Propilei”,  due interventi per l’”Archivio di Filosofia”, due articoli per “Studi e Materiali di Storia delle Religioni”, altri nel “Diorama filosofico”. Tuttavia, da noi la sua opera è sempre rimasta ai margini della storiografia religiosa ufficiale ed accademica. Sono pochi gli studiosi che osano dichiarare di conoscere le sue opere. Un ostracismo d’altri tempi ha impedito che potessero essere pubblicati i suoi libri fondamentali, le molteplici analisi del mondo romano, gli studi sugli Unni, sugli Arabi, sull’Asia “iranica”, su Alessandro, sulla lingua latina, sulle rune, sull’aramaico o l’importante Finanzgeschichte.
Per questi motivi, l’operetta di Altheim qui riproposta con cura encomiabile, anche se non è una delle più importanti delle studioso tedesco, costituisce una vera e propria opportunità culturale per l’asfittico storicismo italiano. Il libretto di Altheim comincia delineando la presenza del dio del sole nelle regioni siriache, presso le popolazioni arabe di quel tempo, soffermandosi sulla sua capacità di permearne fortemente la spiritualità e tutto il complesso religioso. Poi delinea la figura di Elagabalo e il suo effimero tentativo di introdurre a Roma divinità orientali e rituali che sembravano inassimilabili rispetto alla severa religiosità romana. Il tentativo di Elagabalo si sviluppa in concomitanza di eventi estremamente importanti. La nascita di tutta una serie di “religioni del libro” con testi sacri che ne racchiudono la sapienza, l’apparizione di romanzi come le Etiopiche di Eliodoro nel quale diventa predominante il dio solare, la filosofia di Porfirio, l’instaurarsi della dinastia illirica a Roma e il tentativo di Aureliano di ordinare le infinite forme religiose tardo-antiche attorno al culto del sole, tentativo che secondo Franz Altheim sembrerebbe aver indirizzato l’azione di Costantino e la centralità del Cristianesimo nella sua riforma religiosa. 
Questi due ultimi libri della collana “Orizzonti dello spirito” (che erano stati preceduti da Bernard Sergent, Celti e Greci. Il libro degli Eroi; Nuccio D’Anna, Il Gioco Cosmico. Tempo ed eternità nell’antica Grecia; Serge Hutin, Lo Gnosticismo, incentrati su un tipo di ricerca storico-religiosa solitamente marginalizzata in Italia) mostrano un tipo di analisi che non si ferma ad una storiografia asettica e priva di prospettive spirituali, ma tende ad individuare i fondamenti spirituali di un determinato evento storico, a farne emergere la “forma” più interna, il sostrato essenziale che ha determinato la vita dei popoli.   

Nuccio D’Anna

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