E’ uscito nel Marzo del ’05, il libro di Ernesto Roli dal titolo “La caduta dell’ impero ittita e la guerra di Troia – Omero nell’ Egeo”, pubblicato da Palombi Editore.

Questo studio su un argomento così poco noto, apre nuove interessanti prospettive sulla scomparsa di questo antichissimo popolo anatolico, legandolo inequivocabilmente alla omerica guerra di Troia.

Lo studio del Roli, infatti, getta qualche sprazzo di luce su una regione poco studiata e su una parte di storia poco nota; quella che abbraccia il periodo che va dalla fine del XIII sec. agli inizi del XII sec. a. C.. In questo lasso di tempo, secondo lo studioso, sono da collocarsi avvenimenti storici importantissimi, che sono da considerarsi la causa delle principali trasformazioni politiche del mondo antico. Questi avvenimenti, oltre la caduta di Creta e di Micene, sono essenzialmente il crollo dell’ impero ittita, con la distruzione della loro capitale Hattusas e la migrazione dei così detti “Popoli del Mare”, che arrivano a minacciare persino l’ Egitto. In questi ultimi episodi il Roli ravvisa la vera guerra di Troia, cantata in seguito da Omero nei suoi poemi. Nocciolo dello studio del Roli è, in effetti, la questione di che cosa si debba realmente intendere con Troia.

L’ autore cerca, infatti, di dare una risposta alla domanda: chi sono gli Achei e chi sono i Troiani della tradizione? Meglio ancora: cosa si deve intendere con questi due termini? Ora se si prova a rispondere a questa domanda sulla scorta di Omero, la risposta è semplice. Gli Achei sono i Greci che vivono nel Peloponneso, in altre parole i Micenei dell’ archeologia, e i Troiani sono gli abitanti di quella città chiamata Ilios o Troia da Omero, situata sulle coste della Troade e scoperta da Schliemann nel 1870. Questa però, secondo il Roli, non è una risposta storica, bensì una risposta poetica, sentimentale, emotiva, convenzionale. Molti storici, in effetti, oggi nutrono seri dubbi che la città scoperta da Schliemann sia effettivamente la Troia omerica. Ilios, infatti, non corrisponde alla descrizione che Omero ci da della città: grande, opulenta e circondata da possenti mura.

Per dare invece una risposta storica, bisogna indagare se nei poemi omerici esiste o no quel “nucleo storico” di cui tanto si parla tra gli studiosi e in che cosa consiste. In poche parole bisogna vedere se i poemi omerici contengono una parvenza di storicità, al fine di poter affermare che non tutto è invenzione del poeta greco. Questo nucleo storico è stato ipotizzato da alcuni e respinto decisamente da altri. Questi ultimi hanno affermato, infatti, che i poemi omerici non sono altro che il frutto della fantasia di Omero. 

Il nostro autore invece, ha risposto a questo problema, affermando che nei poemi omerici esiste, in effetti, questo “nucleo storico” e che esso va ricercato nella storia egeo-anatolica degli ultimi decenni del XIII sec. e dei primi decenni del XII sec..

Alla domanda di cui sopra, egli ha risposto pertanto come segue: gli Achei sono gli Egeo-Cretesi e i Troiani sono gli Ittiti. Troia è Hattusas, capitale dell’ impero ittita. A questa prima domanda ne consegue un’ altra. Come mai Omero usa due nomi, Troia e Ilios, per indicare la città fatidica? La risposta è che si deve parlare conseguentemente di due città diverse con due nomi diversi, Troia (Hattusas) e Ilios (Vilios); quindi di due guerre, unite sapientemente da Omero nei suoi poemi. Naturalmente queste affermazioni vanno dimostrate.

Per prima cosa bisogna tenere presente che la stessa mitologia greca parla di ben due guerre di Troia (Laomedonte e Priamo), in secondo luogo il semplice confronto archeologico tra la Ilios ufficiale e Hattusas, secondo l’ autore, depone a favore di quest’ ultima. Hattusas, infatti, è una grande città, ricca, famosa e capitale di un vasto impero, Ilios in realtà è una modesta città in questo momento; inoltre i Micenei non costituiscono certo una potenza in grado di minacciare stati anatolici. Pensare ad una guerra tra due realtà storico-politiche di scarso rilievo (Ilios e Micene) è ridicolo. Pensare che Micene possa organizzare una grande coalizione per vendicare l’ onore di un re per il rapimento della sua donna, storicamente è ridicolo, poeticamente invece no. I Micenei non hanno le potenzialità militari, politiche ed economiche per attaccare Troia (Ilios).

Allora cosa si deve intendere realmente con la “guerra di Troia”? Sono gli stessi Ittiti e poi gli Egiziani a fornire le risposte.

Gli Ittiti, infatti, citano spesso lo stato di Ahhijawa che gli studiosi in un primo momento hanno identificato con gli Achei (Greci) del Peloponneso, mentre successivamente con le “colonie” acheo micenee sulle coste anatoliche. Il Roli invece colloca questo stato a Creta, ed è dell’ avviso che esso si debba identificare con gli Achei della tradizione, ma ritiene che essi non siano originariamente Greci, bensì Egeo Luviti.

Sempre da fonti ittite è citato quale “uomo” degli Ahhijawa un certo Attarsijas, che gli studiosi hanno avvicinato ad Atreus, re di Micene, ma che in realtà, secondo il Roli, non è altro che Odysseus, re di Itaca. Gli Ittiti ci parlano inoltre di continue guerre tra loro e alcuni intraprendenti stati occidentali esistenti sulla costa egea dell’ Anatolia. Oltre ad Ahhijawa, si parla di Assuwa, Arzawa, Alasija, ed altri. Questi stati hanno lo scopo di arginare

l’ espansionismo dell’ impero centrale verso l’ occidente. Ruolo che sarà poi delle città greche della costa, nei confronti dell’ impero persiano.

In questo contesto sono sempre le fonti ittite a fornire la prova definitiva dell’ esistenza della “Guerra di Troia” ai loro tempi e che cosa si deve realmente intendere con essa. Dagli archivi di Hattusas, le ultime tavolette in possesso degli archeologi, parlano dell’ ultimo re ittita Suppiluliumas II (1190-80) e delle sue imprese. In questi documenti si parla di guerre da lui sostenute contro la così detta “Alleanza Occidentale” e della conquista da parte sua dell’ isola di Alasija; dopo di che è la fine. Tutto tace. Solo gli Egiziani (Ramses III, nelle iscrizioni del Medinet Habu) affermano chiaramente che Hattusas è stata distrutta dai “Popoli del Mare”. Ora Alasija come si è detto è un’ isola, che gli studiosi identificano però con Cipro. Ciò è un grave errore, perché in realtà Alasija è Rodi. Essa è l’ isola contesa da Cretesi (Achei) e Ittiti (Troiani), pretesto che in Omero diventa Elene (Elena), la bella principessa rapita dal troiano Paride, figlio di Priamo. L’ isola rappresenta una formidabile testa di ponte tra occidente e oriente, tra la civiltà cretese e quella ittita. Le fonti ittite, infatti, come si è detto, parlano spesso di guerre tra loro e gli Ahhijawa per il possesso delle coste anatoliche e delle isole egee. Poi cosa è successo? La risposta la danno gli Egiziani.

Le fonti egiziane dal canto loro parlano delle “Congiure degli Stranieri”, in seguito alle quali i “Popoli del Mare” invadono l’ Anatolia, conquistano Alasija e distruggono Hattusas, tentando poi di penetrare in Egitto. Gli “Stranieri” in realtà sono i Cretesi (Achei) e sono loro che organizzano una “Grande Coalizione” per ricuperare Alasija, invadere l’ Anatolia e distruggere Hattusas. Tutti questi avvenimenti secondo l’ autore non sono altro che la “Prima guerra di Troia”.

A dimostrazione di ciò il Roli prende in esame due nomi rappresentativi per aiutare a capire meglio il problema.

Il primo è Troia (gr. Troie). Nessuno studioso si è posto sino ad ora il problema da dove venga questo misterioso nome usato per la prima volta da Omero. La risposta è semplice. Ora se si prova ad arcaicizzarlo, esso rende *Tosie, che non è altro che la deformazione attraverso i secoli e in bocca greca, con la caduta della Ha-, di Hattusa, la capitale degli Ittiti.

Per quanto riguarda il secondo nome, esso è quello dell’ ultimo re degli Ittiti, che come si è visto si chiama Suppiluliumas. Ebbene, secondo il Roli, costui non è altro che l’ ultimo re di Troia, Priamos. Se si cerca di sintetizzare e di grecizzare il nome del re ittita, da Suppiluliumas si ha, infatti: *Supiliumas, poi *Spliumas, il cui nome rotacizzato diventa *Spriumas. Con la caduta della S- iniziale, rimane *Priumas, cioè Priamos.

Gli studiosi a questo punto del problema si chiederanno: e la città scoperta da Schliemann nella Troade, cioè Ilios, che ruolo ha? La risposta è che essa appartiene alla “Seconda guerra di Troia”.

Troia VII A (nella terminologia archeologica moderna riferibile a Ilios) cade e viene fondata al suo posto Troia VII B1. Questo avvenimento, secondo l’ autore, corrisponde all’ “arrivo” di Teucro. E’ la mitologia greca a dirlo. Tutti gli autori greci sostengono, infatti, che Teucro è di origine cretese. Egli (o meglio profughi cretesi) trasporta pertanto il nome di Ilios da Creta nella Troade, rifondando così una precedente e sconosciuta città. Wilia, in effetti, è il nome di una città cretese, secondo fonti egiziane.

Ora però alla domanda di quale fine abbia fatto Ilios, cosa si risponde? La risposta è semplice. A Troia VII B1(Ilios) succede Troia VII B2, la quale decade lentamente e poi viene distrutta

intorno al 1020. Ciò corrisponde alla “Seconda guerra di Troia”. Essa è distrutta da coloni greco-eolici che contendono agli abitanti superstiti il dominio sulle coste dell’ Anatolia.

Questa seconda guerra, poco nota, ma che comincia a delinearsi solo ora, dati i recenti scavi archeologici a Troia (Ilios), fornisce ad Omero lo spunto per glorificare la nascente potenza greca, assommando nel suo poema due città, due nomi, due guerre. La prima è quella reale, quella vera, quella di grande portata (Troia-Hattusa, 1180), la seconda è quella modesta e occasionale, di poco conto (Ilios, 1020), sapientemente fuse insieme da Omero a scopo propagandistico, per esaltare le gesta dei coloni e delle genti eoliche che avevano in Achille il loro eroe.

Attraverso questa lettura degli avvenimenti storici il Roli risponde implicitamente alla domanda sul perché gli storici greci non citono mai, ovvero non conoscono, né Hattusa, grande capitale di impero, né la civiltà ittita. La risposta, infatti, è che essi la conoscono attraverso gli avvenimenti della Guerra di Troia.

In questa maniera il Roli conferma  inoltre, che lo scenario bellico troiano della tradizione omerico-virgiliana è prettamente egeo-anatolico.

ERNESTO ROLI: “LACADUTA DELL’ IMPERO ITTITA E LA GUERRA DI TROIA – OMERO NELL’ EGEO”.
 “PALOMBI EDITORI”, VIA TIMAVO, 12. (00195)  ROMA. Tel. 06/32.14.150. 
 ROMA, MARZO 2005.

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