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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Inizia un altro ciclo della rivista Atrium, sempre sotto la responsabilità di Giulio Maganzini ma, questa volta, con la direzione editoriale di Alberto Cesare Ambesi che sostituisce il validissimo amico Massimo Marra.
Il nuovo numero, presenta una serie di saggi di Maria Roberta Cappellini, Armando de Francesco, Francesco Marino, Mirco Manuguerra e Giulio Maganzini.
La nostra brevissima recensione citerà solo alcune frasi che possono stimolare la curiosità dei lettori:

Del testo della Cappellini, dedicato ai “giardini dell’anima”  evidenziamo una frase, tratta da Hillman: “è necessario uscire dalla camera mortuaria della psicologia per ricominciare a far “anima” e, diciamo noi…ha proprio ragione. Il recupero del senso dell’anima è un problema tutto “moderno” e che sta dando luogo a molti equivoci new-age, dai quali la Cappellini cerca di trarsi fuori egregiamente.

Dal testo di De Francesco dedicato a Swedemborg questo scienziato-musicista-filosofo particolare, al confine spesso fra teosofia e massoneria, traiamo la citazione “ “la donna nasce per l’amore e l’uomo, essere volto tutto per l’intendimento) al quale essa si unisce per essere amata a sua volta, è nato per ricevere questo amore”. De Francesco pone poi interessanti confronti con Bohme e accenna allo sterminato tema dell’angelologia.

L’articolo di Marino ci ricorda come molti autori abbiano studiato il simbolismo pitagorico presente nell’opera di Dante e afferma che “se si vuol compiere della Commedia una lettura in chiave compiutamente pitagorica, occorrerà dedicare altrettanta attenzione alle corrispondenze numeriche e all’armonia musicale che troviamo presente nel Purgatorio e nel Paradiso). Marino ci ricorda come la lettura dantesca sia una miniera inesauribile e come anche Zolla si sia soffermato sull’importanza della ritmica e della musicalità espressa e occulta nelle terzine di Dante.

Managuerra propone un interessante lettura allegorica dell’Ulisse dantesco: per Dante “Conoscenza” non è cosa  che valga da sé qualsiasi prezzo, l’Etica di Dante impone una conoscenza totalmente asservita al progresso civile dell’Umanità. Ma non può esserci progresso se non c’è pace universale” e prosegue poi illustrando la sottile mediazione che la struttura allegorica della Commedia, propone fra la visione filosofica Platonica e quella Aristotelica.

Maganzini affronta infine il tema della morte, secondo l’asettica lettura moderna che la esorcizza e passa in rassegna la visione “egizia” e quella generalmente “ermetica” trattando in modo assai particolare il problema del capovolgimento dell’adepto e delle operazioni cosiddette “contro natura”.

Auguri sinceri da parte di Simmetria per i prossimi numeri.

C.L.

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