Cielo e Terra poesia simbolismo, sapienza nel Poema Sacro di Silvano Panunzio - pp 290 - euro 25 - ed Metapolitica 2009

Silvano Panunzio è un autore scomodo; perché è cattolico, perché non è accondiscendente verso alcuna “corrente” filosofica e neanche politica. Le sue idee possono essere più o meno condivise ma sono sicuramente vivacemente innovative e piene di cavalleresco coraggio spirituale. Panunzio non fa parte della tribù del “copia e incolla” che caratterizza questo secolo di copisti. E da personaggi come lui, che vedono la vita da un’ottica completamente diversa dall’ufficialità buracratica, che possono venire nuove ispirazioni.
E credo proprio che questo libro su Dante, anche se può creare qualche brivido accademico sia un’innovazione. Ma una viva innovazione tradizionale.

Panunzio inizia dalla visione di Papini su Dante poeta, uomo normale e uomo religioso e si affianca a Papini nella critica a questi tre aspetti senza sminuire affatto la grandiosa concezione dantesca. Dante non è un santo, né un profeta, né un evangelista e neanche sempre “artista”. Spesso l’architettura del Poema dantesco è ostica, e il suo spazio tempo è una scelta complessa. Dice Panunzio: “Ci sono due stati: lo stato infernale ed una libera scelta dell’anima”.

Il contrappasso dantesco è una terribile invenzione, che precipita improvvisamente nella storia medievale, introducendo quel “Purgatorio” che sarà poi origine di tante diatribe, e anche dell’esplodere del fenomeno delle indulgenze. Ma Panunzio affronta queste e tante altre “esagerazioni” del poema ponendo bene in evidenza che se si sfugge alla triplice lettura (letterale, simbolica e anagogica) si rischia di fraintendere l’intero messaggio dantesco.

La chiave principale per intenderlo globalmente – dice Panunzio- è di tener presente che, al di la della bellezza e delle sublimità poetiche e letterarie, il Divino Poema consta di un reale viaggio iniziatico e ci dona un breviario dell’ascesa celeste dell’uomo

Nella seconda parte del volume Panunzio esamina l’apporto fondamentale di Gabriele Rossetti. Il tema è assai complesso e l’analisi rossettiana viene confrontata con gli apporti di Valli e di tutti coloro che, in un modo o in un altro, hanno cercato di interpretare il centro della metafisica dantesca: Chi è Beatrice? Indubbiamente Rossetti sconvolge l’approccio melenso e cattedratico di secoli di letture dantesche e svela il segreto dei fedeli d’amore che, a se stessi dicevano “Donne che avete intelletto d’amore”. E mostra come Dante voli ben più alto della visione dei Fedeli stessi.

Il libro è un’ode a Dante e a Rossetti, suo sapiente commentatore, e nel corso delle analisi apre porte assai misteriose, che per tanti anni sono state semplicemente socchiuse.

C. L

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