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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Il naufragio di Giasone, la (s)fortuna delle Argonautiche di Apollonio Rodio nella cultura moderna de contemporanea Stefano Dentice di Accadia con introduzione di Anna Maria Del Bello ed. LACo  2009 Vico S. Geronimo alle Monache 37 NA

E’ nostra abitudine recensire libri non comuni, che difficilmente trovano spazio nella editoria di massa ma che rivestano un carattere scientifico e filosofico fuori dell’ordinario. Questo è uno di quei casi. Nella bella prefazione di A. M. Del Bello vengono affrontati dal punto di vista tradizionale, i principi attraverso i quali il racconto appare un’esegesi simbolica delle tappe di una corretta Via Iniziatica. Dice Del Bello: “In quest’ottica la storia di Giasone e del Vello d’Oro non sarebbe altro che la versione greca dell’antichissimo mito dell’Uomo Cosmico…”  ma, prosegue la Del Bello, “se raffrontiamo i vari livelli tra il viaggio di andata e quello di ritorno, ci accorgiamo che l’Eroe principale di questa saga perde gli aurei e solari attributi regali per divenire l’archetipo dell’homo inutilis”.  Infatti anche nella versione di Euripide il vero personaggio è Medea. Apollonio è dunque consapevole della fine di un ciclo umano e forse sente la sua era come fine di questa umanità che ha ristretto le sue aspettative nei confini delle passioni: e il confronto con la nostra era ne risulta ancora più scoraggiante.

Piene di sagacia, sono le considerazioni che Stefano Dentice di Accadia ci porta a fare, inseguendo le vicende del romanzo di Apollonio lungo la storia, fino ai nostri giorni.

Ci ricorda come il mito transiti dalle Metamorfosi ovidiane ai romanzi del tardo Medioevo in cui la storia di Medea e Giasone viene arricchita di infiniti particolari ma perde l’erudizione della versione di Apollonio.

Nel XV secolo diventa affascinante la versione di Lefèvre in cui Giasone deve difendersi dagli “attacchi” d’Amore seguendo una consuetudine del tempo, mentre nel romanzo di Fillastre il centro della storia diventa il vello d’Oro e i personaggi scompaiono. Porta bene in evidenza Dentice d’Accadia che il Vello è necessario agiograficamente a legittimare l’Ordine de la Toison d’Or istituito da Filippo il Bello. Infinite altre varianti riprendono il mito durante il medioevo. Assai divertente è il capitolo dedicato alle Argonautiche cortesi, inaugurate da Benoit con il Roman de Troie. Una serie di romanzi fino a tutto il 1600 descrivono le vicende in chiave cavalleresca ma (e questo non è stato osservato) anche in chiave alchimica.

Importante è la riscoperta dell’erudito Gianrinaldo Carli di Venezia che esamina le argonautiche ponendo Apollonio quale autore “minore”.

C’è poi una parte dedicata alle fortune moderne del racconto di Giasone in cui si succedono una serie di interpretazioni materialistiche e sociali con strane sovrapposizioni fra la caccia all’oro negli Stati Uniti e le ricerca del Vello . Segue una interessante digressione sull’uso del termine Argonauti, con riferimenti puntuali a quanto presente sui siti web, di gruppi, associazioni ecc. che si sono ispirati alla vicenda in oggetto e al nome dei suoi personaggi.

C.L.

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