di Catherine Barry - edito da Rizzoli 2009.

Il sottotitolo, che richiama vagamente un certo clima “femminastro” più che femminista c’entra, a nostro avviso, come i cavoli a merenda. In realtà si tratta di una raccolta di interviste che la Barry ha rivolto al Dalai Lama sul ruolo femminile. Ovviamente se uno viene intervistato su tale argomento parlerà di tale argomento ma non è una lettera, non è un messaggio o una “missione” come appare dal titolo.

E’ invece un libro che, se letto fra le righe, fa scorgere una situazione mondiale terribile: e questo è sicuramente il merito del libro. Il Dalai Lama è, come sempre, profondo e pacato, anche se in questo testo il taglio “giornalistico” tende a semplificare e a “pilotare” le risposte. Non riporto i contenuti del libro in quanto chi conosce e soprattutto pratica un poco di ascesi buddista, troverà, espresso in modo assai lineare, il pensiero sul ruolo femminile, alla luce del “tracollo” dei ruoli maschili.

Ma c’è una parte del libro, ed esattamente l’ultimo capitolo, per la quale abbiamo deciso di recensire e segnalare il testo. Alcune frasi ci hanno decisamente colpito:

“….La “Via di Mezzo” (parla il Dalai Lama) da me intrapresa non ha prodotto alcuna reazione positiva da parte della Cina. Ecco perché per quanto mi riguarda, io abbandono. Non penso di ritirarmi completamente ma, per il momento, non posso più assumermi una diretta responsabilità nei negoziati con il potere centrale cinese. La mia fiducia nel governo cinese va esaurendosi. La repressione nel Tibet è sempre più dura e non posso far finta che vada tutto bene. I tibetani vengono condannati a morte……

La nostra politica in Cina ha fallito ma il movimento tibetano resterà non violento. Si tratta di un aspetto non negoziabile sul quale sono tutti d’accordo.

Malgrado le sconfitte, credo ancora nella possibilità di un dialogo con la Cina su un’eventuale autonomia del Tibet, perché, come in tutti i conflitti, l’unica soluzione è il dialogo e senza trattative non ci può essere progresso…..”

Io credo che su tali frasi dovremmo meditare a lungo perché, nella loro asciuttezza e semplicità ci ricordano come le prevaricazioni del più forte passino sempre in secondo piano, e come la “ragione” storica sia sempre dalla parte dei vincitori. Vale per ogni guerra, per ogni vittima, per ogni vincitore.

Sentire: “ecco, per quanto mi riguarda io abbandono” dovrebbe far vergognare un po’ tutti. Da quelli che esportano le democrazie, ai pacifisti saltellanti che, mangiando nutella, sono passati beotamente, dal libretto di Mao all’arcobaleno tibetano.

C.L.

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