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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Riccardo Minasi-Violino

In vendita insieme alla rivista Amadeus (2006)

Ci capita, ogni tanto, di segnalare delle opere musicali “fuori del comune” e questa lo è. Lo è per la qualità dell’esecuzione e per la straordinaria molteplicità dei significati e della potenza dell’opera. Poiché non tutti i nostri lettori conoscono Biber, ci permettiamo di ricordare che Heinrich Ignaz Franz von Biber (12 agosto 1644 – 3 maggio 1704) è stato soprattutto un famosissimo compositore e un violinista ineguagliato. Nacque a Wartenberg, in Boemia (oggi Stráž pod Ralskem, Repubblica Ceca). Probabilmente studiò presso i Gesuiti e la sua formazione musicale e religiosa risentì sicuramente di tale “imprinting” culturale. Biber lavorò alla corte del principe Johann Seyfried Eggenberg a Graz e poi anche alle dipendenze del vescovo di Olmütz (oggi Olomouc), Karl II von Liechtenstein-Kastelkorn, a Kroměříž,

Nell'estate Karl II inviò Biber dal grande liutaio Jacobus Stainer per acquistare nuovi strumenti per la Cappella. Ma, forse per disaccordi con il suo mecenate, il compositore deviò per Salisburgo dove cambiò “datore di lavoro” entrando a servizio dell'arcivescovo Maximilian Gandolph von Khuenburg. Karl II se la prese al punto che non liberò Biber dai suoi obblighi fino al 1676.

Comunque Biber restò ugualmente a Salisburgo per il resto della sua vita ed ebbe un successo straordinario. Riuscì finalmente a pubblicare la sua opera nel 1676, e ad esibirsi di fronte all'Imperatore l’anno successivo. Forse in seguito a tale incontro divenne prima sostituto maestro di cappella al Duomo di Salisburgo e poi, finalmente, maestro di cappella nel 1684. Nel 1690 fu fatto nobile dall'Imperatore, con il titolo di Biber von Bibern.

Quattro, dei figli di Biberg, diventarono a loro volta musicisti: Anton Heinrich (1679–1742) e Karl Heinrich (1681 –1749; Karl, nel 1743 prese il posto di maestro di cappella a Salisburgo che era già stato del padre. Le figlie Maria Cäcilia e Anna Magdalena entrarono in convento. A Magdalena fu affidata la direzione del coro e della cappella dell'Abbazia di Nonnberg.

Biber fu noto per il suo virtuosismo, e per la capacità di raggiungere facilmente la 6° e 7° posizione (cosa complessa per molti violinisti). Fu inoltre un maestro nell’impiegare le doppie corde in intricati passaggi polifonici, e nell’esplorare le varie possibilità della “scordatura” (accordatura non convenzionale dello strumento) che consente di ottenere particolari “effetti”. In questa tecnica si ispirò forse ad alcuni compositori italiani, austriaci e tedeschi, tra quali Biagio Marini, Marco Uccellini e soprattutto Johann Heinrich Schmelzer. Forse quest’ultimo fu il maestro di Biber, e colui che lo condusse ad un livello tecnico e ad una capacità interpretativa che non ebbe più paragoni. Il musicologo Charles Burney lo definì il più grande compositore per violino del XVII secolo. Dopo una colpevole dimenticanza per tutto l’ottocento, nel corso del XX secolo, la sua musica venne progressivamente riscoperta (soprattutto le 15 Sonate del Rosario o dei Misteri), largamente eseguita e finalmente registrata.

La particolare registrazione a cui facciamo riferimento lascia entusiasti e commossi.

Non è molto frequente che un’opera musicale venga dedicata “ai santi quindici misteri del rosario”. E’ certo che la composizione fu incoraggiata dal vescovo di Salisburgo, grande promotore della diffusione della recita ritmica dei “misteri” e che, nel 1674 divenne membro della “confraternita del Rosario”, struttura forse assai più complessa di quanto non possa sembrare dal nome. Il Rosario, come sanno molti dei nostri lettori, è una “summa” straordinaria di “sapienza mariana” e non può essere confinato nella semplice “devozione”. Per tale ragione questa opera di Biber è permeata di ispirazione religiosa senza scadere mai nel facile pietismo.
E l’esecuzione che abbiamo ascoltato è conforme se non superiore alle attese. Minasi suona in un modo straordinario. Siamo di fronte a una musica “barocca” che, per essere eseguita richiede un violino “barocco” dove è possibile effettuare la tecnica della “scordatura” ma… dove bisogna essere in accurata sintonia con ciò che si sta eseguendo. 

Il violino richiede una abilità eccezionale per l’esecuzione e, siamo certi che anche un orecchio non particolarmente esercitato potrà notare come la scordatura modifichi il suono dalla confidente serenità delle cinque sonate dei Misteri Gaudiosi (L'Annunciazione etc.) ad un riflesso angoscioso dei cinque Misteri Dolorosi (La Crocifissione etc.) alla impalpabilità sottilissima dei cinque Misteri Gloriosi (La Resurrezione etc.).

La riconfigurazione del violino ha, ovviamente, un aspetto anche simbolico. Per esempio le due corde centrali del violino sono incrociate nella sonata La Resurrezione. dove ovviamente la “croce”, assume i valore trasmutativi conseguenti alla sua “elevazione” (argomento di cui abbiamo parlato più volte in questo sito).
Sono stati fatti alcuni studi sul simbolismo numerico e alchimico dei tempi, dei numeri e della successione delle note, nelle complesse esecuzioni di Biber, che fanno ipotizzare con grande probabilità collegamenti dell’autore con movimenti ermetici della sua epoca.
Al di la dell’aspetto esoterico su cui si potrebbe comunque riflettere a lungo, i due CD che fanno parte di questo delizioso cofanetto, vanno ascoltati con stupore e “rispetto”, Segnaliamo, oltre alla Resurrezione, già citata e relativamente più nota, la “contemplativa” Sonata che da inizio alla Pentecoste, e infine la straordinaria Passacaglia che, fuori dalle 15 sonate, lascia interdetti sia gli esperti di musica barocca che i neofiti.

Note su: Riccardo Minasi. 

E’ nato a Roma nel 1978, ha svolto un'intensa attività concertistica sia come solista sia in qualità di primo violino concertatore con gruppi quali l'Accademia Bizantina (OttavioDantone), Concerto Italiano (Rinaldo Alessandrini), Il Giardino Armonico (Giovanni Antonini),La Risonanza (Fabio Bonizzoni), Le Concert des Nations (Jordi Savall), Elyma (Gabriel Garrido),La Sfera Armoniosa, AffettiMusicali di Basilea, Musica Aeterna, Collegium 1704, HelsinkiBaroque Orchestra, Orchestra Sinfonica dell'Ente Lirico di Cagliari, Orchestra Sinfonica di SanRemo, collaborando inoltre con il Concerto Vocale di René Jacobs, l'Ensemble 415 di ChiaraBanchini, il duo pianistico di Katia e Marielle Labèque e in duo con il liutista Luca Pianca. Nel2003 ha eseguito per Musica e poesia a San Maurizio l'integrale delle Sonate del Rosario di Biber.Suona un violino di A. H. Amati, Cremona 1627.
Ma soprattutto, Minasi, è un musicista che suona con il cuore, con le mani e con la testa. E nonostante sia bravissimo, non si atteggia (anche se potrebbe)… ma suona davvero! Scusate la banalità e il commento al di fuori degli standard e della compostezza ma di questi tempi, questa cosa ci emoziona.  

C. L.

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