Tesori d’ambra nei musei dell’Emilia Romagna.
A cura di Beatrice Orsini
Ed. Compositori, € 28
 
E’ un libro bellissimo; e ci fa piacere recensire, come al solito, delle opere fuori dagli schemi usuali.
Questa resina fossile e “magica” per eccellenza ha dato luogo ad una serie di oggetti cultuali a partire dal paleolitico. Il suo colore mielato, le sue proprietà piezoelettriche, i suoi misteriosi animali e vegetali inclusi nella resina, imprigionati da tempi immemorabili, la sua provenienza, in parte dal nord Europa e in parte dall’Asia; tutte queste cose contribuiscono a fare di questo materiale, grezzo o lavorato, uno degli elementi d’uso ornamentale e magico tra i più affascinanti dell’intero pianeta.
Il libro si avvale di una serie di contributi importanti e di collezioni provenienti da mezza Italia.
Le relazioni principali sono di Paola Goretti, Beatrice Orsini, Elisabetta Landi, Vanno inoltre segnalate le presantazioni di Ezio Raimondi, Luigi Malnati e Laura Carlini.
Il titolo deriva in buona parte dal modo con cui Apollonio Rodio ricorda le sorelle di Fetonte nonché figlie di Apollo, le Eliadi. Il loro pianto per la morte del fratello le trasforma in pioppi (alberi poi connessi sia al culto dei defunti che alla resurrezione). Le lacrime si trasformano in olio ambrato e profumato e, secondo Apollonio “Le lacrime correvano sopra le acque, come fossero gocce d’olio. Di là entrarono nel profondo corso del Rodano che si getta nell’Eridano”.
L’analisi condotta dalla Landi ci porta attraverso la incredibile proliferazione d’interpretazioni che il mito ha avuto nella letteratura latina e ci aiuta a comprendere come questi oggetti color miele, con tante varianti dal rosso all’arancio, avessero universalmente una valenza solare. La Landi ci mostra inoltre le sinergie tra i culti d’origine nordica e quelli d’origine mediterranea e medio-orientale, creando una specie di atlante mitologico dell’ambra, sostanza magica per eccellenza che affascina l’uomo del paleolitico e quello d’epoca storica.
Assai interessanti sono le considerazioni relative all’uso magico-taumaturgico dell’ambra e ai paralleli con la fisiologica alchemico-spagirica che ha seguito l’ambra dal medioevo fino a tutto il rinascimento, con l’impiego naturale del “freddo” fiume Eridano, e la conseguente coagulazione della resina e della sua virtù propriamente apollinea. Altrettanto interessanti sono le rilevazioni iconografiche in cui il mito delle Eliadi e la leggenda di Fetonte sono stati  variamente rappresentati. Ne ricordiamo solo una tra le decine rammentate nel bell’articolo: quella relativa al lavoro di Santi di Tito per il famoso “studiolo” di Francesco I° de’ Medici. Si tratta di un’opera che risente fortemente del recupero che l’accademia Ficiniana andava facendo in quegli anni, della sapienza medievale sui “lapidarii” e sull’uso magico, apotropaico, terapeutico e filosofico delle “pietre”. E’ un pannello insolito, di cui poco ci si occupa e che, nel lavoro della Landi, viene presentato insieme ad altre 47 tavole che, praticamente, raccolgono le rappresentazioni fondamentali del mito nell’arco di due millenni.
Altrettanto bello è il repertorio che raccoglie opere di 31 siti museali sparsi per tutta l’Emilia.
Affascinante è anche la raccolta delle fonti letterarie che Beatrice Orsini ha posto al termine dell’opera: Andiamo da Senofonte, a Erodoto, al fondamentale passo di Ovidio (Metamorfosi II), fino a Giovenale. Della stessa autrice citiamo una premessa esaustiva di carattere biologico e geografico che aiuta il lettore ad orientarsi su tale misterioso elemento d’origine vegetale e chiarisce opportunamente le differenze tra l’electrum egizio (particolare fusione metallica) e quell’electra che per i greci venne ad indicare l’ambra..
C. L.

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