ed Mulino. pp 190 ISBN 978-88-15-12216-2
 
altIl testo di Barbara Frale rappresenta una luminosa eccezione nell'oceano di libri, articoli, e romanzi apparsi sull'argomento "Templari".
Noi, in genere, nel nostro piccolo spazio, non segnaliamo mai libri già "famosi" ma in questo caso facciamo una piccola ma convinta eccezione. Crediamo infatti che i nostri numerosi lettori, appassionati dell'argomento, scopriranno un testo di rara completezza ed efficacia. In queste pagine abbiamo avuto più volte l'occasione di segnalare  il "fastidio" provocato da tutta quella letteratura misteriosofa, in grado d'inventarsi le balle più clamorose a proposito delle origini del mito dei famosi monaci-cavalieri. La Frale affronta anche questo argomento con una pacatezza ed un distacco che le fanno onore. 
Il suo bel libro mette ordine, in uno stile scorrevole, semplice e piano, la successione degli eventi: dalla nascita della confraternita, con Baldovino II e Hugues de Payns fino alla tragica fine di De Molay e di de Charny. Si avventura in modo avvincente nei meandri di due fra i più complessi secoli di storia europea e soccorre una visione articolata e vasta, non deturpata da quel "laicismo" che cerca in ogni anfratto del passato, un'occasione per aggredire il cristianesimo, ed il cattolicesimo in particolare.
Il libro spiega in modo semplice ed efficace l'ideale cavalleresco e guerriero e anche come tale ideale diventasse conciliabile con una professione di fede, non solo alla luce delle parole di Bernardo, ma anche nell'ambito della particolarissima ascesi dei primi due secoli dopo il mille di cui il testo offre una efficace sintesi.
In tale ottica viene per così dire "rivoluzionato" il famigerato processo che ha introdotto una "concorrenza" fra il famoso telo della Sindone e il Baphometto. Tale ipotesi ha creato non poca apprensione in quegli ambienti esoterico-giacobini che ...s'infastidiscono al solo pensiero che la Sindone possa sostituire o affiancarsi ad un simbolo assai più "pagano" e "liberista".
Insomma, la prima volta che la Frale esordì con delle considerazioni d'ordine linguistico sulla reale "possibilità" che tale oggetto facesse parte del corredo dell'Ordine stesso, e potesse, per tale ragione, rappresentare un momento di un iter "iniziatico" degli appartenenti alla confraternita, si è scatenata contro di lei una piccola rivolta "progressista".
All'inizio anche noi restammo stupiti di questa levata di scudi. Sinceramente, senza entrare nei meriti della questione linguistica, ci sembrava che una "ira" di tal fatta fosse quanto meno fuori luogo ma poi, comprendendo un po' meglio la questione, tutto è apparso più chiaro.
Non è un problema filologico, e neanche semantico. E' che una certa sottocultura "laica" parallelamente a quella neopagana, inorridisce all'idea della sostituzione. Secoli di illuminismo hanno rinforzato un fideismo scientista che conduce alla "condanna" aprioristica di qualsiasi pensiero che disturbi gli idoli della nuova fede. Il Baphomet, per tante ragioni storiche e metastoriche (come mostrato in altri nostri articoli) fa parte di tale corredo "intoccabile".
Per la stessa ragione, la puntuale documentazione della Frale sulla "assoluzione" dell'Ordine del Tempio, e sulla sua completa reintegrazione nell'ambito della comunione cattolica è apparsa a molti altrettanto scandalosa anche se suffragata da documenti inoppugnabili,
Ohibò, hanno gridato i nostri maestri del pensiero laico. E adesso come facciamo? I templari non sono dunque le vittime di una repressione oscurantista voluta e avallata da Clemente V e preparata dal terribile conflitto temporale fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello? Per la miseria, nel 1308 l'inchiesta di Chinon assolveva completamente lo Stato Maggiore del Tempio e lo reintegrava nei sacramenti!! La scoperta degli "Atti" nell'Archivio Vaticano ha creato una vera e propria rivoluzione. Come piegare tale evento ad una nuova impostazione "laica" del processo ai templari? Date tempo al tempo, e vedrete che i nostri laicissimi commentatori mediatici ...ci riusciranno, con o senza l'appoggio dei vari Dan Brown a fare da cassa di risonanza romanzesca agli "orrori" del medioevo cattolico.
Risulta, a tale proposito, straordinariamente interessante il corredo documentale, estratto in buona parte dagli Archivi Vaticani, e il particolare esercizio "statistico" sulle confessioni estorte ai membri dell'Ordine.  Ne risulta (cosa già suffragata in altre ricerche della stessa Frale e di altri autori) che i famosi atti di "disprezzo" verso gli emblemi più importanti della fede, nonché le dichiarazioni di disponibilità" verso rapporti "contro natura", erano vere e proprie "prove" di coraggio e fedeltà imposte al neofita (che ovviamente non avrebbe dovuto mai praticarle), e che non esisteva alcuna tendenza alla bestemmia o al vilipendio, né alcuna propensione verso forme di omosessualità. In un bellissimo paragrafo la Frale osserva che "L'idea di appartenenza ad un gruppo elitario sul piano militare e sociale, era collegata alla consapevolezza di doverne difendere l'immagine morale: il gruppo non poteva permettersi di infangare la sua preminenza con comportamenti devianti rispetto a quello stesso codice che lo distingueva. In sostanza, la classe cavalleresca sentiva d'avere un proprio onore da tutelare, l'ideale che è espresso in maniera chiarissima nella tradizione epica del XII secolo."
Questo non vuole affatto dire che, all'interno dell'Ordine, come di qualsiasi altra struttura, non possano aver albergato deviazioni o forti dissonanze rispetto ai principi esposti nella "Regola". Anzi vengono richiamate in più occasioni, le testimonianze di Cavalieri traditori o le conseguenze di comportamenti arroganti come quello del Gran Maestro Ridefort che portarono a clamorose sconfitte o a terribili stragi come quella di Hattin nel 1187, in cui sia gli Ospitalieri che i Templari vennero massacrati dal Saladino. Dopo poco l'esercito d'oltremare perse oltre al regno di Gerusalemme, la reliquia più importante, quella che aveva guidato combattimenti e processioni per più di cento anni: la "Vera Croce".
 
A parte queste brevi considerazioni sugli argomenti più noti e vicini alle polemiche sulle qualità dei membri dell'Ordine, notiamo come la Frale abbia supportato sia le indagini sul processo di Chinon sia le varie "mosse" di Filippo il Bello e di Bonifacio VIII per delegittimarsi reciprocamente, con una documentazione efficace e soprattutto, commentata con equilibrio per ogni posizione. Si comprende bene come Clemente V avesse sempre sperato di salvare l'Ordine dalla valanga di accuse preparate dal re, e come il colpo di mano di quest'ultimo e la carneficina finale, avessero trovato i più alti membri dell'Ordine perfettamente legittimati nella loro appartenenza alla compagine cattolica.
Per il resto appaiono luminose e folgoranti le descrizioni delle esperienze "crociate" dell'Ordine del Tempio, strabilianti la disciplina e il coraggio che riuscirono a renderli non solo temibili ma indiscutibili, nelle loro scelte strategiche.
Forse non è mai esistito, in occidente, un sistema cavalleresco paragonabile, per compattezza e rigore, a quello dell'Ordine. 
Proprio per tale ragione il libro della Frale ci ha portato ad azzardare un parallelo fra gli ordini monastici e guerrieri dell'occidente e gli ordini guerrieri giapponesi (assai più recenti), Anche se in un contesto spirituale e civile completamente diverso, in entrambi i casi possiamo parlare di una storia di tipo comunque medievale, con rapporti e regole di gerarchiche relativamente simili: in entrambi i casi il valore e i codici d'onore precedevano la salvaguardia della propria vita. E questo è forse il mistero che, nelle nostre laiche memorie, appare purtroppo più lontano dalle nostre abitudini.
C.L.

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