(a cura di Milena Galletti). Ed Argo pp120. ISBN 88-8234-153-4, € 12,00

 
altAnche se il nostro spirito mazziniano è sempre stato carente, in questo caso ci occupiamo di uno splendido testo dedicato ad un patriota salentino. Un medico, Gennaro Simini, che, perseguitato dal regime borbonico si rifugia a Corfù ed in seguito approda in Albania insieme a molti altri conterranei. Il libro, in parte autobiografico, in parte ricostruito con una paziente opera negli Archivi di Stato da parte della curatrice, fa emergere questo uomo colto, intelligente, profondo e generoso e la sua assoluta indipendenza di pensiero congiunta ad una passione al di fuori di qualsiasi settarismo. In questa biografia, che, in alcuni tratti, assume l’aspetto di un vero e proprio romanzo, impariamo a conoscere un personaggio generoso, che presta la sua arte medica e la sua filantropia sia ad amici che a nemici giurati, sia nel suo paese che in Albania, territorio tra i meno curati dall’impero ottomano, dove si guadagna un credito professionale ed umano straordinario. La sua figura, col passare degli anni, viene esaltata dai notabili albanesi e dallo stesso pascià di Scutari al quale il Simini aveva salvato la giovane figlia. Dei medici viennesi, giunti a Scutari per un consulto, restarono stupiti dalle sue doti professionali e sia la comunità cristiana che quella musulmana ne utilizzarono l’abilità e lo ricambiarono sempre con grande affetto e stima. Nello stesso tempo egli intratteneva rapporti con gli altri patrioti italiani e anche con lo stesso Mazzini. La sua vita diventa estremamente avventurosa e, ad un certo punto, tempo finisce per trovarsi invischiato in vendette trasversali tra esponenti italiani di fedi diverse. Ma la sua figura ne esce sempre in maniera cristallina, generosa in quanto, a suo rischio e pericolo, lo troviamo impegnato appassionatamente nella difesa dei diritti dei più deboli.
Una volta realizzata l’unità d’Italia, Simini torna a Lecce, accolto trionfalmente. Si reca successivamente a Torino dove lo stesso Vittorio Emanuele lo invita ad occupare cariche prestigiose.
E qui troviamo l’atto che ci fa maggiormente apprezzare la figura di questo medico e ne mostra l’autentico amor di patria, lontano da ogni servilismo. Egli rifiuta infatti qualsiasi carica e dichiara che solo “il santo amor di Patria” l’aveva spinto a lottare per la libertà. E, con questa frase, nella quale, a nostro avviso, mostra la sua netta separazione dall’esercito dei patrioti dell’ultim’ora, emersi dal caos che segue gli anni della unificazione, ritorna a Scutari, dove morirà nel 1880, in seguito ad una polmonite contratta per esser andato a cavallo curare di corsa un paziente in una notte gelida. Il testo prosegue con le vicende della famiglia Simini, tutte, in un modo o nell’altro collegate all’imprinting fornito da questo straordinario progenitore. E non possiamo non apprezzare il formidabile lavoro di Milena Galletti nel ricostruire le fasi di una storia assai complessa, la lucida prefazione di Franco Cardini, e la postfazione di Roberta Simini che, commossa, ricorda la nascita di questo bel libro e ci fa pensare quanto siano ancora attuali i versi foscoliani che ci ricordano come “a egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti”; e sicuramente Gennaro Simini fu uno dei forti.
C.L.  

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