Introduzione alla Mimopedagogia
A cura di Antonello Colimberti.
Libreria Editrice Fiorentina – 2011
 
altPadre Marcel Jousse rappresenta un vero e proprio apporto “rivoluzionario” nel campo della pedagogia: molto più, a nostro avviso, di quanto non sia potuta essere la Montessori. Parlare di un libro di Jousse è assai difficile in quanto la comunicazione verbale era l’elemento centrale sia del suo insegnamento come delle sue proposte. Antonello Colimberti, etnomusicologo, che ne ha curato con grande acume l’introduzione, osserva, sulla scorta di W. Benjamin e di M.Bachtin, che il metodo pedagogico di Jousse, stravolge l’approccio “ex cathedra” e tutti i criteri normalmente definiti scientifici. Proprio nell’approccio agli ascoltatori il sistema di Jousse appare innovativo e “non inquadrabile”: l’esperienza infantile, ancora lontana dalla alfabetizzazione, richiama per Jousse il potentissimo approccio mnemonico che contraddistingueva il “raccontare” proprio delle generazioni europee fino a tutto il 1800 (assai poco alfabetizzate anche in età adulta) ma in grado di ricordare fiabe, poemi epici, poesie con una precisione e completezza descrittiva che oggi stiamo perdendo quasi completamente.
La “cultura” porta alla classificazione e alla chiusura dell’esperienza nelle gabbie delle definizioni. E in tal modo, per Jousse, uccide la globalità dell’apprendimento.
Da queste elementari considerazioni attraverso un percorso originale ben sintetizzato da Colimberti, inizia una navigazione nei significati “mimici” della lingua, ed inizia lo studio del rapporto fra gli aspetti musicali, il gesto e la forma. Ciò che veniva recitato o cantato fino a un centinaio di anni or sono, era in realtà un’”algebra” nella quale trovavano posto il movimento, la parola, il segno scritto, riuniti in una sola formula.
L’esperienza corporea totale si dilata ben al di la’ dello scientismo dogmatico nel quale vengono confinati l’insegnamento e l’apprendimento.
Con tale provocazione (che condividiamo profondamente) Jousse “mina” l’arterosclericità dottrinaria nella interpretazione dei testi, soprattutto quelli classici, o peggio ancora quelli dei profeti, dei maestri, e dello stesso Gesù: già, come si sarà mosso, come avrà parlato, come avrà cantato Gesù. Quale sarà stato il suo “stile orale”? Bella domanda.
Però, nel suo entusiasmo che alcuni hanno voluto vedere come “primitivista” (alla Rousseau, per intenderci) Jousse propugna senza remore l’utilizzo di qualsiasi strumento innovativo nella comunicazione con e verso l’infanzia. (In ciò, a nostro avviso, non aveva ben chiaro quali drammatiche distorsioni del messaggio primitivo sarebbero potute derivare dalla manipolazione di determinati strumenti e tecnologie). Uno dei problemi, a nostro avviso, di coloro che si sono ispirati a Jousse senza però averne la statura umana e spirituale, è stato proprio quello di scolarizzare un sistema che, per sua natura è…descolarizzato. Ma questa è la nostra opinione.
Un libro straordinariamente interessante, da leggere con attenzione, denso di proposte innovative e direi immediate proprio per essere svincolate dalle consuete categorie della didattica.
Claudio Lanzi

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