altA volte anche una interpretazione attuale della cultura classica può essere forte e piacevole; e invece di sbrodolarsi nell’autecelebrazione artistica “moderna”, in cui l’autore non fa altro che mostrare se stesso e le sue paranoie attraverso discutibili “installazioni”, può apparire fortemente evocativa di forme, forze e principi immutabili.

Questa è l’unica concessione al moderno che, come noto, siamo in grado di fare.

Con stupore e ammirazione abbiamo perciò il piacere di presentare i lavori di Giovanni Maria Arone che ha la fortuna di essere cresciuto in terra di Crotone, e cioè in contatto con quelle forze che accolsero la scuola pitagorica di cui si è innamorato, informando di tale passione le sue sculture. Forse per questo, lavorando delle pietre provenienti da varie zone del mediterraneo, rispetta con puntualità rapporti, forme e armonie della geometria pitagorica e, con grande attenzione, inserisce ogni suo lavoro in quella ritmica musicale basata sulle progressioni e sulle proporzioni che originano l’antropometria classica che, a sua volta, ha informato di se tutta la storia dell’arte greca romana e poi medievale e rinascimentale d’Occidente.

 

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altIl nostro amico propone figure costantemente collegate al messaggio euritmico di Pitagora e attualmente ospitate nell’omonimo museo (a Parco Pignera, Crotone). Ci hanno stupito gli elmi achei, che Arone perfeziona con il fuoco, come mostrano alcune suggestive immagini. Ci sono piaciute molto le sovraincisioni nello scudo del Guerriero Krimisano (opera realizzata nel 2010 su commissione del comune di Cirò Marina). Insomma: questo è un caso, uno dei pochi in verità, in cui si può dare spazio alla tensione del mondo attuale senza rinnegare la tradizione, senza “interpretarla” con guazzabugli angoscianti, ma riproponendola secondo gli schemi eterni in cui l’“artista”, grazie a Dio, scompare dietro le potenze degli dei, dietro i suoni e il respiro della lira di Orfeo. Complimenti sinceri. C. L.

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