di Dalmazio Frau

Il titolo del breve - ma denso - saggio di Riccardo Rosati per i tipi di Solfanelli, potrebbe indurre qualcuno a ritenerlo ostico e pesante: “Museologia e Tradizione”; nulla sarebbe più errato e lontano dal vero perché il libro è senza dubbio uno dei migliori testi che di recente abbiano affrontato il difficile tema dei musei nel nostro paese in un’ottica del tutto originale e soprattutto “controcorrente”, ovvero assolutamente nel solco della Tradizione.

Trovo conforto e sottoscrivo quanto Rosati sostiene con dovizia di particolari, dettagli, fonti e soprattutto quella “passione”, quella sacrosanta vis polemica che chiunque si occupi in maniera competente di questi argomenti deve avere. Le “denunce” degli scempi perpetrati e perpetuati nel corso di decenni dalle forze politiche nel campo dell’arte, della cultura e quindi dei beni museali viene ben stigmatizzata non mancando di informare il lettore sulla reale portata della quantità – e qualità – della ricchezza contenuta nel nostro paese troppo spesso negletta e misconosciuta.

Un bel saggio, semplice ma non superficiale, che dovrebbe essere letto per prima da tutti coloro che – illusi – credono di far cultura e di saperne qualcosa, a cominciare dagli amministratori e dai politici per terminare con i giornalisti e con gli stessi “artisti” contemporanei tanto bramosi di esporre le loro “installazioni” in un Maxxi o in un Macro o anche in un Magi.

Il testo spazia dall’antichità ad un interessante excursus nelle raccolte di arte orientale delle quali l’Italia ha il primato e che certo pochi conoscono per soffermarsi soprattutto sulla corretta valorizzazione del miglior museo d’Europa: i Musei Vaticani.

Dovrebbe inoltre divenire “baedeker” degli insegnanti d’arte nelle scuole superiori dimostrando lor come il Museo non sia soltanto uno spazio di raccolta e accatastamento di opere d’arte o manufatti salvati dallo scorrere del tempo, quanto un “luogo dell’anima”, un “tempio dello spirito del Bello e della Bellezza” per lo più oggi trasformato in un negozio di “gadget” e sciocchi souvenir destinati ad un pubblico distratto, ignorante e disinteressato alla conoscenza ma non all’essere  “a la page”.

Rosati spiega finalmente perché certe opere è giusto stiano in un museo anche se non appartengono a quella nazione e perché invece certe altre – e non certo la Gioconda come qualcuno ancora pensa – non debbano essere riportate nella loro patria originale ammesso che essa esista. Insomma molte false leggende e idee sbagliate qua vengono finalmente destituite di fondamento e ripristinata una corretta visione e conoscenza delle cose.

 

Riccardo Rosati: Museologia e Tradizione

Presentazione di Claudio Tedeschi

Postfazione di Gianfranco de Turris

Solfanelli Editore - Chieti

Pagg 128 – Euro 11,00

ISBN 978-88-7497-868-7

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