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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Recensione

Christophe Andruzac

René Guénon nel pensiero Cattolico

Isbn 99152-00-0

€16,00

 

Per le Edizioni Simmetria è uscito un breve testo su Guénon, tratto a sua volta da un volume importante di Christophe Andruzac: La contemplation métaphysique et l'expérience mystique. Il testo è commentato da Aldo La Fata che ne ha curato la prefazione. 

Il tema proposto è assai interessante in quanto sappiamo tutti come la vexata questio sulla "anticattolicità" o meno di René Guénon abbia scatenato la fantasia (ma a volte anche il livore) di numerosi esponenti delle varie correnti tradizionaliste europee. Ovviamente, soprattutto in Italia, viene spontaneo fare dei paralleli con Evola che ha sviluppato una teoria dell"individuo assoluto" assai lontana da quella di Guénon. Ma l'opera di Guenon, a cui è sicuramente debitore tutto il pensiero tradizionale dello scorso secolo, si amplia verso gli aspetti più sottili della metafisica vedantina e abbraccia molti stilemi della folgorante via dello "zen" come del sufismo islamico. Per cui, subito dopo la morte dell'autore sono fiorite decine di opere di commento alla metafisica guenoniana. Alcune con lo scopo di studiare in dettaglio l'immenso lavoro compiuto dal francese, altre decisamente e specificamente "polemiche" e soprattutto dense di pregiudizi causati dalla scarsa conoscenza delle radici filosofiche orientali di Guénon. Andiamo perciò dalle critiche del cardinale Daniélou, a Marie Davy che mantiene un giudizio assai obiettivo e distaccato, a Jean Tourniac o ad Angelo Terenzoni aderenti al pensiero guenoniano. Il testo riporta molte "opinioni" di tali autori e propone anche le critiche di Jacques Maritain o di P. de Lubac in cui appare evidente come il contrasto fra una intransigente ortodossia cattolica e una metafisica "vedantina" come quella di Guénon conducano a posizioni teologicamente irriducibili. La lettura di tale piccolo testo è a nostro avviso assai interessante in quanto può mostrare come partendo da giudizi (o forse pre-giudizi) dottrinali, sia assai difficile non solo un dialogo ma anche una sincera comprensione di un pensiero che non è fatto di dogmi apodittici ma soprattutto di approfondimento intellettuale e poi contemplativo. Cosa che trascende e supera la logica e la dialettica.

Commenti  

# Antonello Colimberti 2015-02-18 18:23
Senz'altro da leggere. Quanto al contrasto fra ortodossia cattolica e metafisica "vedantina" esistono varie soluzioni. Un delle migliori che conosco è quella di un autore che si firma semplicemente come "Moine d'Occident". Titolo del volume: "Doctrine de la Non-dualité (advaita-vada) et Christianisme". Sottotitolo: "Jalons pour un accord doctrinal entre l'Eglise et le Vedanta". Prefazione: Jean Tourniac. Editore: Dervy-Livres, Paris 1982. Particolare: il libro è uscito "avec la permission des supérieurs".
Saluti, Antonello Colimberti
# Claudio Lanzi 2015-02-18 19:20
Molto interessante è anche il lavoro di Siddhesvarànanda (Pensiero Indiano e mistica carmelitana); meno conosciuto (accademicamente) di altri ma, a mio avviso, pieno di suggerimenti di "mistica comparata".
E' il punto di vista di uno yogi che incontra ...San Giovanni della Croce.
# Antonello Colimberti 2015-02-19 08:50
E non dimentichiamo però Swami Abhishiktananda, ovvero il monaco benedettino francese Henri Le Saux!
# Claudio Lanzi 2015-02-19 09:11
Si, anche se ho sempre avuto una grande perplessità nei confronti del monachesimo che va a fare yoga: Credo che soprattutto la mistica benedettina disponga di una tale riserva di metodi ascetici, di tecniche e di possibili incontri con la metafisica che le "mescolanze" (sempre a mio modesto avviso) rischiano di inquinare. Insomma credo che il lavoro di un laico che va a sperimentare l'advaita vedanta sia assai meritevole, mentre credo che un monaco (e questo fu il caso di Le Saux) finisca sempre in un conflitto, non solo dottrinale ma realmente "ontologico".

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