Arte moderna e arte contemporanea in un lavoro di Gabriella Rouf.

 

C’è un bellissimo articolo a nome di Gabriella Rouf, uscito sul Covile n° 869 (www.ilcovile.it) che, per gentile concessione riportiamo in allegato. In tale articolo si fa piazza pulita, con una precisione, una limpidezza ed una efficienza encomiabili, di molti luoghi comuni intorno alla cosiddetta “Arte Moderna” e “Arte Contemporanea”.

Simmetria ha pubblicato molti interventi (Frau, Mazzola, Lanzi) su questa “stortura” lessicale, su questo accaparramento commerciale di una manifestazione sacra (quale è sempre stata l’Arte), da parte di una cultura laicamente imbarbarita dalla filosofia del “marketing”. Una cultura che ha fatto dell’arte un “prodotto” e ciò ovviamente ha consentito di nobilitare un’insieme di lattine di coca cola ad opera d’arte, un mucchio di chiodi in un barattolo ad opera d’arte, una esposizione di natiche ad opera d’arte. Tutto è arte purché qualcuno decida che lo è.
E il fatto che esista un’arte  “moderna” (che vuol dire di moda, cioè transitoria, sfuggevole e forse irreale) dovrebbe far pensare quelle orde di critici autoreferenti che proclamano il “valore” commerciale (a volte astronomico) di tali opere. L’Arte non è mai stata né moderna né antica. Dovrebbe essere tale per dei valori universalmente riconoscibili che evidenziano non solo l’abilità di chi compone e crea, ma la gioia di chi osserva e partecipa a questo lavoro, la elevazione dell’anima di chi ne fruisce, l’apertura mentale e cardiaca di chi osserva stupito.

Ma non è un caso se l’arte “moderna” nasce unitamente ai grandi sistemi di mercato contrapposti, eppure tanto simili, quello capitalista e quello comunista. Nasce insieme alla psicoanalisi e alla falsa interpretazione del relativismo einsteiniano. Nasce insieme alla fuga dalle campagne e al predominio dell’industria colossale dei prodotti “in serie”. Nasce insieme alla finanza mondiale che, così come crea falsi mercati finanziari (e le bolle economiche su prodotti fisicamente inesistenti), nello stesso modo può creare qualsiasi leggenda consumistica, investendo sul “cantante” sull’”artista”, definito tale a forza di milioni di euro.  Nasce con l’ingresso a gamba tesa dell’”ego”, della realizzazione personale nel mondo dell’effimero, dell’inseguimento esasperato del successo, del rutilante e del mediatico ad oltranza.

E questa, cari amici, è una stortura psico-filologica mortifera.

In quanto mentre è forse legittimo dire che l’Arte (con la maiuscola per favore!) può entrare in ogni opera, da quella artigianale a quella industriale, attribuendo eleganza, e bellezza a ciò che viene realizzato, non è invece legittima l’usurpazione al contrario. E cioè stabilire che qualsiasi accozzaglia di colori o di oggetti o di suoni, purché messi insieme da qualcuno che il mercato ha definito “artista”, sia realmente un opera d’Arte.

Perché potremmo dire anche che ogni assemblaggio di oggetti sottoposti alla fisica è scienza, perfino  due elastici o due fermagli allacciati fra loro purché questo lavoro lo abbia fatto qualcuno che sia stato proclamato scienziato; oppure potremmo dire che tutto è  filosofia, appiccicando fra loro pensieri coerenti o perché no, anche incoerenti, purché il cretino che lo sta facendo sia definito filosofo; oppure che tutto è legge, inventandoci un codice civile basato esclusivamente sui diritti delle formiche dell’Amazzonia, purché chi lo mette insieme sia un giudice conclamato.

 

Questo sistema è sicuramente figlio di quel relativismo ad oltranza che porta a parcellizzare e rendere opinabile l’estetica, l’etica, il bello, il buono, la sessualità e la stessa vita,  asservendoli all’edonismo del momento, alla masturbazione mentale legittimata da questo ego antropofago e psicoanalizzato ad oltranza che, per sentirsi libero, mangia tutto e digerisce tutto in un solo immenso… “stomaco finanziario”.

Bene: leggetevi questo articolo della Rauf.

La nostra è solo una piccola premessa ad un lavoro splendido. A quello che dovrebbe essere un vero e proprio “manifesto” per il ripristino di valori credibili. Ma di manifesti ne sono stati fatti fin troppi. Oggi c’è bisogno di poche cose. Poche ma chiare.

Complimenti alla Rouf dalla redazione di Simmetria e dal sottoscritto.

C.L.

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