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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Come promesso, aiutati dai nostri amici lettori proseguiamo a proporre lo strano modo con cui l’architettura affronta oggi il sacro, e anche del modo con cui certa urbanistica si occupa della funzionalità dell’edificio, e forse è un pochino estranea ai contenuti e agli scopi del medesimo. Questo modo di trattare l’ambiente in cui viviamo a noi, e non solo a noi, crea alcuni disturbi sensoriali, ma forse è colpa della nostra arretratezza. C’è da dire, a nostro conforto, che tanti giovani che contribuiscono con segnalazioni e foto, che man mano porteremo in luce, hanno chiesto agli “abitanti” di determinate magioni religiose (= parroci) se si trovavano bene in tali spazi. La risposta è stata sempre che la riforma liturgica conciliare ha creato una “nuova” chiesa (sic) e che loro (stiamo parlando di preti) non si riconoscevano in quella precedente al Vaticano II. Ciò fa finalmente intuire anche a noi che, in 2000 anni di storia, l’istituzione religiosa cristiana è stata liturgicamente imperfetta e che, finalmente, con la trasformazione assembleare post conciliare, abbiamo aperto nuove frontiere dello spirito.

Nonostante i nostri sforzi per raggiungere tale nuova percezione del sacro, dobbiamo ammettere che certe strutture dell’architettura religiosa ci danno i brividi, e ci fanno continuamente dubitare della realtà di ciò che vediamo. Un tempo ci facevano perfino arrabbiare, ma eravamo giovani anche noi, e volevamo cambiare il mondo; oggi tutto ciò ci fa sorridere con una punta di cinismo, nella consapevolezza che René Guénon era un inguaribile ottimista, e che la sua catostrofica visione del precipizio spirituale, morale e materiale, in cui ci stavamo cacciando è ampiamente superata dalla realtà.
Comunque, se qualcuno, teologicamente e liturgicamente più preparato di noi, vorrà spiegarci in qual modo l’ascesi del fedele trova sviluppo in tali nuove forme architettoniche, saremo lieti di ascoltarlo e ospitare eventuali precisazioni.
Vedi gli articoli "Distruggere l'armonia e stravolgere il Sacro" e "Roma Antica e l'Oleodottum" pubblicati su questo sito e l'interessantissima recente intervista televisiva con il Prof. Ettore Maria Mazzola sull'argomento delle "Periferie abbandonate"
 
Questa volta proponiamo una serie di foto che mostrano la già presentata chiesa di Acilia nella sua efficace completezza. Le foto 1-2-3-4 sono relative al piramidale esterno; la foto 5 ci mostra la spiritualità dell’interno. Non ci è necessario commentare. Immaginiamo, con una punta di apprensione che, a monte di questa realizzazione, ci siano un parroco, un vescovo, un cardinale che approvano tali soluzioni. Per cui mentre dobbiamo inchinarci di fronte alla sapienza religiosa di chi, certamente, ne sa molto più di noi, ci troviamo purtroppo costretti a gettare alle ortiche i nostri studi sulle proporzioni, sul rapporto simbolico fra gli oggetti, sugli orientamenti, sui colori, sulle geometrie sacre. Insomma dobbiamo ammettere che San Bernardo, San Gregorio, S. Alberto Magno, erano degli sprovveduti.
 
Ma per proseguire nella stessa direzione mostriamo anche un’altra “chiesa” (foto 6). Questa volta la struttura portante è assai più ardita e complessa. Dal sito, di dominio pubblico, sappiamo che trattasi di un edificio situato nel quartiere Malafede di Roma (il nome sarà un caso?) e anche questa è dedicata al povero Padre Pio di Pietralcina (diciamo povero in quanto il buon frate si è beccato anche la sconcertante e faraonica struttura di Renzo Piano nella quale è stato trasferito dalla piccola chiesa in cui era stato sepolto). Viene spiegato che tale oggetto è particolarmente conforme allo spirito del Vaticano II (e noi non abbiamo ragione per dubitarne). Tale spirito emerge di certo dalla funzionalità della canonica (foto 8). Per ribadire questa conformità l’altare (piccolino) è posto sulla parete più lunga. Foto 9, foto 10. La proporzione tra le lunghezze delle pareti è nella misura di ½ (misura che ricorda altre proporzioni ma non quelle consigliate da quel pressappochista di San Bernardo).
In realtà l’opera è decisamente piacevole allo sguardo (diciamo sul serio). E’ solo sulla sua funzione che abbiamo delle notevoli difficoltà interpretative. La prima volta che l’abbiamo vista abbiamo infatti pensato che si trattasse di uno stand per un evento fieristico, con quelle grandi luci esterne e i funzionali spazi interni e abbiamo detto: bello! Dobbiamo anche dire che la M della facciata (che ricorda simpaticamente Mc Donald) ci ha tratto in inganno e ci ha fatto pensare al peggio. E invece, grazie a Dio, è una chiesa. Ma, per sospettarlo, ci siamo dovuti entrare.
Non è semplicissimo, studiando gli interni, capire come si svolge la funzione religiosa (che, comunque, crediamo e speriamo sia ancora la Messa) ma anche questo ci sembra secondario. La cosa che invece ci riesce assai difficile a comprendere (foto 11 e foto 12) è cosa siano quelle strutture per parcheggiare le bici che compaiono sul fondo, e che arrivano a fianco dell’altare; sono infine abbastanza sconcertanti quegli armadi a muro che si vedono in fig 12. Ecco qui ci siamo realmente fermati, incapaci di afferrare il rapporto fra design e funzione e fra ascesi spirituale e cemento armato (funzione che sicuramente esiste ma che purtroppo ci sfugge).
 
Sempre grazie a Dio c’è un sito:
nel quale viene spiegato che questa è una “sala liturgica” (insomma, ci si può celebrare qualsiasi cosa, da un incontro sindacale ad un concerto) e vengono inoltre fornite delucidazioni sulle modalità di realizzazione ed esecuzione della medesima. Credo (lo dico per i nostri lettori meno preparati) che con “sala liturgica” si intenda quello che, una volta, quei brontosauri come il sottoscritto, chiamavano chiesa. Va bene: quante storie. Basta saperlo.
Del resto, se in tale in “sala liturgica” la gente ci si trova bene, trova la sua anima, si incontra con la transustanziazione del Cristo nell’Eucarestia, e si avvicina al Silenzio interiore, all’afflato dello Spirito Santo, così come ad esempio può accadere in Santa Sabina o ai Quattro Santi Coronati, criticare sarebbe ingiusto e stupido. Sono io che, nella mia ristrettezza, non vedo la similitudine e non trovo questo afflato.
 
C.L.
 
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