Riceviamo dal nostro socio Paolo Galiano questa lettera che denuncia una gestione materialistica, edonistica ma soprattutto “economica” del mondo estetico, asservita alla promozione di contenuti improbabili nascosti dietro una forma piena di intellettualismi e priva di cuore.
Una forma che ritroviamo nell’oggettistica di consumo, riproposta anch’essa ossessivamente come forma d’arte, volubile e mutevole ad ogni stagione.
Per cui tutto è arte: l’orologio le scarpe, il vestito, le mutande, l’auto; tutto è “creativo”. Nel senso che se uno si sveglia la mattina e dipinge il suo gatto di blu e riesce a promuoverlo in qualche esposizione mediatica… ha fatto un’opera creativa, anzi: un’opera d’arte.
Ma oggi, aggredire i “capisaldi” dell’Arte moderna, quella che uscita dall’affascinante periodo futurista e simbolista anteguerra, è ormai precipitata nell’esaltazione dei cerebralismi individuali, vuol dire demolire buona parte di tutto ciò che viene “spacciato” come opera d’arte dal dopoguerra in poi.
C’è tutto un universo, basato sul denaro che ha investito e investe sui cerebralismi di una creatività desacralizzata. E’ un universo che si autocelebra e “decide” il “valore” di un’opera sulla base della furbizia di un commerciante. Tale mercificazione ha ucciso la capacità tecnica, ha ammazzato l’armonia a favore dell’illusionismo mediatico. Tutto diventa “effetto speciale”.
Queste considerazioni battono su un tasto assai dolente ma che apre un filone su cui abbiamo discusso tante volte, soprattutto a livello di opere pubbliche che non abbiamo temuto di definire… abominevoli, affidate ai mostri sacri dell’architettura “progressista”.
Vedi ad esempio i seguenti link:
E questa che segue è la prima lettera, alla quale abbiamo risposto augurandoci che i nostri lettori vogliano contribuire con altri commenti, anche in totale disaccordo con le nostre opinioni.
 
Caro Claudio

Ieri sono stato con Maria a vedere al Palazzo delle Esposizioni la mostra dei quadri moderni del Guggenheim: Maria mi rimprovera da tempo perchè non l'ho mai portata a New York mentre io ci sono stato e voleva vedere almeno questo famoso Guggenheim. Biglietto: 12,50 + 11 euro, tanto per la precisione, visto che l'arte è per il popolo.
Da ieri ho gli incubi notturni e la mia domanda è "Cosa si ha da intendere per arte?" (domanda retorica).
Un quadro tutto verde scuro con una piccola (2 centimetri) parte dipinta in basso con disegni incomprensibili: forse il "pittore" non voleva sprecare una tela già dipinta e venuta male e l'ha riutilizzata?

Un quadro tutto verde con piccoli puntini bianchi: titolo Fiori bianchi. Ma dove? nei puntini?
Un groviglio di linee curve e rette di vario colore (e manco colori affascinanti) di Pollock (questo nome nun me’ pozzo scuorda'): titolo Senza Nome. E vorrei vedere che avesse un nome!
Una foto di un giovane che tiene la cavezza di un toro: non è una foto, è un dipinto "olio su tela", come specifica la didascalia. Ma non faceva prima a metterci una foto? nella stessa sala una Buick del '71 e un distributore di palline di chewing gum, e sono dipinti e non foto. Dipinti? o foto perfettamente nitide?

E infatti un'altro "pittore" espone dodici foto formato 18x12 e le accompagna con una lunga lettera dattiloscritta dove spiega che sono stati colti i momenti transeunti del tempo e dello spazio. Cosa che, secondo me, fa qualunque foto. Peccato che questo "quadro", come molti altri, sia stato acquistato con i fondi di un'agenzia statale per l'arte di New York. E ci lamentiamo noi di dove vanno a finire i soldi dei contribuenti!
Un altro è intitolato "Un tuffatore che si butta nell'Econo-mist" (penso un pietoso gioco di parole mist = nebbia): a parte che il tuffatore non si vede, cosa c'entrano una serie di rossetti per signora ed un tostapane elettrico con il tuffatore? forse il tuffatore della tomba sannitica dipinta è un po' più aderente.

Ma il più bello di tutti è un quadro  intitolato Water: fondo nero e sopra in bianco la definizione di water tratta da un dizionario. Questo è il quadro più emblematico della mostra, da water a water closed il passo è breve: e quello è il luogo più adatto per questi "quadri".

Scusa lo sfogo, prendilo come una "Lettera al Direttore". Però viene da ridere pensando che l’uomo più cattivo fra i cattivi, cioè il male assoluto che più assoluto non si può, magari soltanto per quanto riguarda questo genere di arte, un puntino di ragione forse ce l’aveva, quando la chiamava "arte degenerata"?
A questo punto, provocazione per provocazione, viste le recenti polemiche sul “razzismo” di Dante potremmo sostituire la "Divina Commedia" con il "Mein kampf"? in fondo sono tutti e due razzisti ed omofobi... per lo meno a sentire quanto asserisce Valentina Sereni, presidente di Gerush92 in una intervista all’Adnkronos (tutta da leggere).
 
Paolo G

Commenti  

# Amministratore Commenti 2012-03-25 21:48
Chapeau! No, non conosco il francesce semplicemente mi ha aiutata il traduttore google (fa figo). Gioiosa domenica allo staff di Simmetria. Non conosco l'arte ne tantomeno l'italiano, mi basta esprimere quello che il cuore mi suggerisce a proposito di Paolo rimasto deluso dalle varie opere esposte al Roma e che ha avuto la sfortuna, di “ammirare”. E sto anche sudando, (mi capita... quando davanti a me anche se non materialmente visibile o palpabile ho un 'interlocutore in questo caso di tastiera con una cultura di gran lunga superiore alla mia....Bè intervengo da lettrice.
Spesso accade nei mercatini, fiere di paese, di imbattersi in quelle bancarelle dove non puoi fare a meno di "ammirare" dipinti come "Seminatore al tramonto" che vanno a mescolarsi a scritte come "copiata dall'originale di Van Gogh".
Ma cosa vuol dire? Quando Van Gogh dipinge e scrive: "Sento il bisogno di produrre fino ad essere schiacciato moralmente e svuotato fisicamente, proprio perchè non ho altro mezzo per equilibrare le spese". Ma ti rendi conto Paolo! O come Canaletto che ...lui si, dipinge dal vivo. Riesce persino ad immortalare la temperatura dell'aria nei suoi dipinti. Ma quello che mi appare più sconvolgente è...è che in un era ormai in balia della tecnologia come questa, tutti e dico proprio tutti, possono proporre qualsiasi oggetto come “arte”: basta secondo me, (anche perchè ormai si viaggia su questo fiume a grandi costi), dare diciamo un piccolo incentivo in una qualche galleria perchè venga esposto un qualsiasi disegno, e metterci accanto un nome del tipo "BARBICHE" (come firma d'autore) -quanto ti adoro traduttore- e voilà il gioco è fatto.
Mi piacerebbe sapere se Van Gogh o Canaletto o Raffaello dipingevano con i colori e con gli strumenti del 22° secolo. Comunque Paolo, parlo, scrivo ascoltando il mio cuore: se siamo arrivati in un'era dove un puntino bianco in uno sfondo nero può rappresentare la luce nell'universo, o un fiocco di neve nella notte o....e perchè no, magari il punto G,...bè io sarei a favore dell'abbattimento di musei per dare spazio ad area ludica per cani. 
Messieurs chapeaux!
A Simmetria, grazie per avermi dato la possibilità di intervenire malgrado la mia ignoranza in materia.
Carola
# Amministratore Commenti 2012-03-25 21:49
Caro Paolo,
rinviando ad altro momento la risposta sulle assurdità del “razzismo dantesco” che mi ha lasciato a bocca aperta, mi limito a proporti una esibizione d’insipienza artistica: la mia. In realtà io mi diverto molto quando entro alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Ci sono degli oggetti e delle composizioni che mi piacciono; non me li metterei mai in casa, ma alcuni mi stupiscono, altre ancora sono frutto di una tecnica notevole, qualcuno ha un aspetto “decorativo” che colpisce. Quello che non comprendo è perché si chiamino “arte”. Mi spiace ma, al pari di un oceano di altri uomini e altre donne…non lo capisco. Per lo meno se vogliamo rispettare la semiologia del termine Arte (che significa armonia, ritmo, ordine) credo proprio che tali espressioni della cosiddetta creatività umana dovrebbero essere definite in altro modo.
Per tale ragione, esaurita la mia visita alle Gallerie d’arte Moderna e ad alcune mostre che non manco mai di vedere per tenermi al corrente, provo l’impellente bisogno di rifugiarmi in un museo o in una chiesa che esponga opere con una età superiore… ai duecento anni. Questo, mi consente di nuovo di accostarmi alla Bellezza filtrata attraverso le mani dell’uomo, ma soprattutto al Sacro, senza il quale la Bellezza diventa un’opinione.
In alternativa me ne vado in mezzo alla natura, dove la Bellezza…è priva di filtri.
Si da il caso che il problema dell’arte moderna o post moderna, o tecnologica o comunque la si voglia chiamare (che si estrinsechi nella scultura, nella pittura, o nella musica, o in altro) contrariamente a quanto da sempre accaduto con l’Arte impropriamente detta “classica”, determini spesso e volentieri, violenti mal di pancia e a volte disgusto, sia nell’uomo cosiddetto “comune” che nell’esperto, nel filologo e nel critico, colto e preparato.
A volte genera autentico fastidio e repulsione.
Ma mentre l’arte di alcuni secoli or sono veniva ricercata e apprezzata nel suo svolgersi “eterno”, quella moderna viene imposta dall’alto, dalla critica, dalla politica asservita alla “moda” cioè all’effimero, al transitorio, al mutevole.
Mi è capitato spesso di pensare che l’intellettuale al vernissage di tendenza, con il cocktail in mano, la “r” moscia dentro la bocca e gli occhiali con i bordi colorati, faccia spesso finta, dentro di se, di apprezzare ciò che gli viene proposto.
Parlo di quegli intellettuali che parlano in “critichese stretto” quel linguaggio assolutamente vuoto di contenuti e pieno di parole complesse mescolate fra loro, sul tipo: “la semantica entropica dell’esistenza” il “flusso del post consumismo nell’afflato di nicchia”. Insomma di bestialità del genere son piene le riviste d’arte moderna.
Ora poiché si è scoperto che tale “arte” piace a pochissimi (escluse le banche e i i musei che ci investono sopra come fossero diamanti e “creano” artisti così come “creano” i fondi d’investimento fasulli), ne deriva che, costituzionalmente il sistema globalizzato ha deciso che bisogna “educare” questi imbecilli di studenti ad apprezzarla fin da piccoli.
E allora i ragazzi si sforzano di capire il parto psicotico dell’artista e ripetono perplessi le parole che hanno sentito al museo.
E allora degli sprovveduti come me e come te, usciti dal paleozoico e quindi refrattari al modernismo si domandano:
“Ma perché cavolo devo andare a vedere una cosa che mi dà fastidio, anzi, a volte mi fa proprio schifo e che per tentare di capirla devo avere una guida vicino che mi spiega i tormenti social-esistenziali dell’Autore e le su estrinsecazioni fulminanti?”
E ovviamente sia a te che a me viene barbaramente da rispondere, sulla base della nostra ignoranza cronica per la “modernità”:
“Ma a me, che cosa me ne frega delle sue elucubrazioni oniriche e delle sue intuizioni terrifiche se, alla fine, l’oggetto rappresentato, per quanto io cerchi di digerirlo mi appare fatalmente e ineluttabilmente BRUTTO”?
Direbbero i maoisti di una volta che meritiamo anni di rieducazione nelle risaie, al fine di imparare ad apprezzare i frutti della rivoluzione culturale. E sorge, subdola e strisciante un’altra serie di domande:
Perché quest’arte (che a mio avviso arte non è) che appare a tutti come il prodotto degli incubi di uno psicoanalista border line,viene, in genere, commentata e criticata proprio in chiave meramente psicoanalitica o sociale?
Ma cosa è questa delirante presunzione che, attraverso l’assemblaggio dei prodotti delle nostre già sufficientemente deturpate società, vuole mostrarsi a tutti i costi?
Perché io devo contemplare un cesso in un museo se posso vederlo benissimo a casa mia?
L’arte ha dunque smesso di voler aprire l’anima alla bellezza, alla poesia, all’armonia, al ritmo?
Direi proprio di si e questo lo sappiamo forse a partire dalla fine dell’Impressionismo o, se vogliamo, dal crepuscolo del Romanticismo.
Ma forse non c’è più un’ anima da aprire….
E se questo è vero, cioè che l’anima…è morta e c’è rimasta soltanto la psiche sono…cavoli amari. Perché diventa un bel problema definire il Bello. Anzi diventa forse addirittura inutile pretendere di cercarlo.
Infatti, se il Bello è diventato un termine assolutamente relativo, tanto vale che ognuno esponga pure le sue latte, i suoi copertoni, le sue foto di letame e i suoi rottami: e se li goda onanisticamente da solo.
L’unica cosa che mi sembrerebbe opportuna e che non si pretenda di estendere, anzi “imporre” tale godimento anche al prossimo utilizzando fiumi di denaro per tale opera.
Io sono sempre più convinto d’essere limitato e stupido in quanto, contrariamente a ciò che viene proposto, per quanto riguarda il “godimento” sono rimasto ad idee barbariche e tradizionali. Insomma mi piace la cioccolata, il canto degli uccelli, il vento della primavera...l’amore di una donna…insomma, tutte cianfrusaglie appartenenti al paleozoico dal quale provengo.
Dobbiamo, per così… dire metterci d’accordo. Se il bello è rappresentazione anarchica dell’esistere beh… vuol dire che il bello… non mi piace più.
E non capisco perché sia necessario rappresentarlo in modo collettivo in quanto mi sembra che l’esistenza si rappresenti già abbastanza bene da sola, senza bisogno del genio che la sintetizzi a suo modo, e soprattutto pretenda di condividere la sua distorsione distorcendo anche me e invadendo i miei spazi.
Ovviamente se la gente non apprezza i copertoni, i water ed altre consimili opere filosofico-solipsist e, mi sembrerebbe assai più meritevole limitare la celebrazione o l’apprezzamento dell’”opera” agli amici dell’artista, che titillano l’orgoglio del singolo e si autocelebrano gli uni con gli altri: Un po’ come fanno in certi ambienti universitari, dove i docenti fanno convegni tra di loro, si celebrano, copiano e criticano, e, in tal modo, sentono di appartenere alla “nicchia” della scienza o della cultura in un’elogio orgasmico dell’autoreferenza.
Forse non è più vero che l’arte deve far dire “bello” a chi la guarda o la sente? Forse deve far dire: “Cazzo quant’è brutto” “Accidenti come mi colpisce questa schifezza”?
L’arte deve essere un’ordalia intellettuale dove la masturbazione cerebrale di un singolo diventa una contagiosa masturbazione collettiva?
Porca miseria, se è così mi trovo, mio malgrado a condividere in pieno la definizione del capo del nazismo (“arte degenerata”) anche se spero, per questo, che nessuno mi consideri nazista.
Non so. Di arte ne ho vista tanta, orientale e occidentale, l’ho studiata e l’ho amata moltissimo; molto dal punto di vista estetico, spirituale e simbolico, ma mi rendo conto di far parte di un mondo in caduta libera e non mi ritrovo con quel mostro di statua di Papa Giovanni, piantato alla stazione Termini di Roma, che nessuno ha il coraggio di rimuovere nonostante le critiche pesanti e disgustate piovute da ogni dove,
Non mi ritrovo con le chiese di cemento di Meier e non sopporto gli orrori di Fuksas e manco quella terribile “supposta” di Pomodoro dietro il palazzo di Nervi all’EUR. Ma ai politici piacciono.
Cioè piacciono perché non capiscono un tubo di armonia e di arte, oppure perché hanno studiato alle stesse scuole post-sessantottine degli “artisti” che promuovono?
A questo proposito, caro Paolo, ti rimando alla nostra rivista appena uscita, dove tale argomento viene ampiamente e acutamente trattato.
Nella scuola, dove tutti i bambini disegnano spontaneamente una casetta con il tetto e il comignolo, gli insegnanti spiegano loro, seguendo i libri di testo, che le case non si fanno più così, ma devono essere realizzate da strutture “ardite” moderne. Ma i bambini grazie a Dio se ne fregano e seguitano a disegnare le casette nello stesso modo. Bisogna assolutamente che qualche critico vada a rieducarli.
I bambini ateniesi di fronte ad una statua di Fidia non dovevano essere indottrinati, plagiati, social-networkizzati per dire “accidenti che bello”. Veniva loro…naturale perché le statue erano effettivamente belle. E non c’era bisogno di Longino o di Vitruvio per spiegare i canoni della bellezza. Se ne accorgeva chiunque..
Un’arte che va continuamente “spiegata” mi crea qualche perplessità.
La Gioconda o la Cappella Sistina, al di la del battage pubblicitario e delle schiere di pecore che vanno a pascolarci intorno (leggi turisti), sono straordinariamente belli, inducono alla meditazione, alla riflessione e suscitano nell’animo un’armonia, una gioia, un sorriso: un equilibrio, uno stupore che lascia un senso di profondità e che invita a tornare e a scoprire il messaggio spirituale contenuto nella forma così raffinata.
Perché questo non deve più accedere? Cosa c’è di brutto nell’apprezzare Chopin o Mozart o il gregoriano e nel non sopportare Berio?
Sono 70 anni che frequento mostre di arte antica e moderna. Ma quando vado ai musei Capitolini mi commuovo. Di fronte ai Dioscuri sento rispetto, amore e reverenza, di fronte a una tela tagliata di Fontana…no. Sarà grave?
E non cito i modernissimi perché non ce la faccio.
Ora esistono degli artisti che hanno confezionato barattoli d’aria, barattoli di merda (merda d’autore ovviamente) o hanno semplicemente fotografato escrementi. E hanno vinto dei premi per tale sforzo (perché quanto meno, lo sforzo per produrre tali opere ci sarà sicuramente stato). Esistono centinaia di scultori e pittori che non sanno assolutamente scolpire né dipingere e se dovessero ritrarre una patata dovrebbero chiedere aiuto al figlio: però, ohibò, sono artisti.
Ma che cavolo vuol dire artista?
Non lo so più.
Ci sono delle ruote di acciaio minacciose, alte più di due metri, lasciate sul pendio di Villa Glori, di fianco ai Parioli. Un buontempone romano, qualche tempo fa ci ha scritto sopra un “murales” con la frase: “Ma che cazz’è ‘sta robba?”
Ecco…vorrei saperlo anch’io.
Purtroppo mentre il Comune non cancella le migliaia di scritte imbecilli sui muri delle nostre case, questa scritta sapiente, l’ha cancellata.
C.L.
# Amministratore Commenti 2012-03-25 22:34
Credo di non essere una persona superficiale, così mi sono sentito in dovere di andare ad informarmi su Pollock e la corrente artistica definita come "action painting" ed ho trovato al primo colpo questa interessante nota di un critico che ritengo utile portare a tua conoscenza:
(dal sito blog.libero.it/Leragionidelmare/6406408.html , blog del 2009)
"Pollock amava stendere la tela sul pavimento o sul muro e dipingere, voleva un supporto che si opponesse al suo modo di dipingere, sviluppando una tecnica che venne definita la tecnica del dripping in italiano sgocciolatura, utilizzando pennelli induriti, bastoncini o anche siringhe da cucina. La tecnica inventata da Pollock di versare e far colare il colore è considerata come una delle basi del movimento dell'action painting Il suo modo di operare è stato il motivo di distacco sia dall'arte figurativa sia dall’uso del pennello e del cavalletto, in seguito inizia a dipingere con tutto il suo corpo."
Visti i suoi quadri, la domanda che si pone è: "quale parte del corpo avrà usato come pennello?
Paolo G
# Amministratore Commenti 2012-03-25 22:40
Riceviamo dall’amico dott Ambesi questa interessante rielaborazione di un suo articolo (che conoscevamo) e che rappresenta una forte messa a punto sulle funzioni del “critico”.
http://www.simmetria.org/contenuti/articoli/137-arte-e-tradizione/729-le-virtu-ignote-della-faziosita-critica-di-acambesi.html
# massimo mendeni 2012-03-26 08:45
Mi sento un'altro "limitato e stupido" proveniente dal paleolitico... Evviva il Cretaceo (superiore naturalmente).
P.S. I dinosauri, quella si che era ARTE.
Max
# Karl jelinek 2012-03-26 17:01
Come non essere d'accordo, come fanno a chiamarla arte?- chiamiamola semplicemente per il suo vero nome: Propaganda.
Propagandare la "cultura" USA post-bellica nell'europa devastata del dopoguerra.
C'è un libro molto interessante per chi conosce l'inglese, Who paid the Piper? CIA and the Cultural Cold War, Chi pagava il Pifferaio? La CIA e la Guerra Fredda culturale di Frances Stonor Saunders
La Saunders afferma che i primi promotori furono lo stato americano insieme alla CIA dove in segreto finanziavano etichette di sinistra per la diffusione della nuova arte e a seguire le fondazioni filantropiche dei vari Rockefeller, ideatori e proprietari dei musei americani moderni più prestigiosi.
Gli americani che nascono con una cultura e arte sterile si sono dovuti inventare l'arte moderna per mostrare al mondo la grandezza della libertà americana.
E' "l’arte" al servizio dell'ideologia di oggi, quella mondialista.
Almeno Il male assoluto aveva riconosciuto come arte le bellezze del neoclassicismo, e non i pisciatoi o le zuppe di Campbell.

Karl
# Antal Nagy 2012-03-26 18:18
Parte 1

Innanzi tutto condivido in pieno i malumori del Dott. Galiano, ma al di là delle considerazioni personali che si potrebbero fare in merito alla storia dell'arte, riferendomi a quella brusca e repentina ribellione nata proprio per sovvertire le regole accademiche in materia artistica vive e vegete fino all'ottocento, mi chiedo cosa mai abbia portato qualitativamente alla nostra società tanta energia sprecata inutilmente in più di un secolo di sperimentazioni e ossessioni per il crear scandalo a tutti i costi? Perchè è questo di cui si tratta alla fin fine. A ben vedere, ciò che in questo periodo vien chiamato ancora col termine improprio di “arte”, a mio modestissimo parere, dimostra quanto la spinta di quella vecchia onda sovvertitrice non tenda ancora all'esaurimento, ma anzi prenda sempre più forza, e come in una stanza in cui tante persone impegnate a parlarsi addosso per farsi ascoltare sono costrette sempre di più ad urlare, il risultato è che i termini per gettar scandalo nell'animo dei contemporanei si siano dovuti alzare necessariamente di livello, allora nelle mostre contemporanee vi si possono trovare cadaveri veri propri riempiti di resina e messi in qualche posa buffa, animali vivi torturati per una cosiddetta installazione, o perfino paesaggi interi in cui un individuo esponente della cosiddetta Land Art ha deciso di apporre la propria firma visibile anche da distanze chilometriche ( costasvarotsos.blogspot.it/2009/03/la-morgia-1996-97community-of.html ; it.wikipedia.org/wiki/File:Cretto_di_Burri.jpg ) , violentando così i sentimenti di coloro i quali ostinatamente non vogliono capire questi interventi degni dei peggiori regimi totalitari.
Parliamoci chiaro, senza lo scandalo ed il disappunto che l'arte moderna vuole continuamente suscitare, quest'ultima starebbe già al camposanto.
# Claudio Lanzi 2012-03-27 09:26
Sta arrivando una pioggia di commenti e d'interventi assai mirati. Li stiamo inserendo progressivamente. A quanto pare è un tema che riunisce buona parte dei nostri lettori in una legione di "infastiditi" anzi direi quasi di "indignados". Bene, può essere che qualche esponente delle funzioni pubbliche e private preposte all'Arte se ne accorga e, quanto meno, si domandi perché ciò che viene proposto a livello museale... crei tutte queste perplessità.
Claudio Lanzi
# Amministratore Commenti 2012-03-28 10:49
All’ottima lettera del Prof. Galiano, nonché agli analoghi interventi di Claudio Lanzi e di Ambesi mi sentirei di suggerire anche il fondamentale articolo “I gestori dello snobismo” di Blondet pubblicato nel sito Effedieffe, riservato agli abbonati, (se qualcuno vuole posso fornirne una copia cartacea).
Quanto all’argomento sullo stato dell’Arte, avendo personalmente una formazione musicale, potrei fornire un contributo al dibattito parlando inevitabilmente anche della musica, e in special modo di quella contemporanea. Argomento vastissimo.
La musica - un po’ a ragione e un po’ a torto - è da sempre considerata una forma di espressione a sé, distinta dalle altre.
“Sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all'alba?”. Se, come asseriva Seldmayr in “Perdita del centro”, l’arte è un sintomo che rivela gli états d’esprit di un’epoca, e ne sono convinto, la musica occupa effettivamente un posto in primo piano perché connessa con il ritmo del nostro respiro e della nostra anima, facendoci partecipare inevitabilmente alla danza del tempo. In questo senso, l’arte - la musica - non mente.
Se l’argomento si restringe alla critica della funzione “museale” della musica, cioè alla vecchia concezione della sala da concerto in cui lo spettatore assiste all’esecuzione di un brano, allora non posso non ricordare il film di Alberto Sordi “le vacanze intelligenti” in cui, se non ricordo male, si passa da una visita alla biennale di Venezia all’ascolto di un concerto di musica “contemporanea”, entrambi tanto “sconcertanti” (nel vero senso della parola) quanto esilaranti per l’assurdità di far partecipare della gente semplice e comune a eventi “artistici” riservati all’elite intellettuale “degenerata”, (riutilizzo lo stesso efficace aggettivo).
Sempre in questo ambito mi procurai anni fa un pamphlet del francese Benoit Duteurtre, “Requiem pour un’Avangarde”, in cui si passava in rassegna tutta la musica del secondo ‘900, focalizzandosi soprattutto sul compositore direttore Pierre Boulez, per sottoporlo coraggiosamente ad una critica sincera ed impietosa. Ovviamente il libro in Italia non è stato mai tradotto e ho dovuto ordinarlo direttamente in una libreria francese.
E’ troppo lungo esporre le tesi condivisibili di quel piccolo saggio e non mi dilungo.
Quello che però mi interessa argomentare è il problema attuale della fruizione della musica : a) se da una parte questa necessita – e qui risiede in parte l’esclusività di tale forma di espressione - di un esecutore (definibile come interprete) che sappia trasmettere ( o meglio, attualizzare) il messaggio sonoro aldilà del pezzo di carta e delle proprie inespresse sensazioni, b) dall’altra c’è il fruitore di quel veicolo sonoro che deve essere capace di recepirne il significato e far vibrare intimamente i suoni che gli arrivano all’orecchio..
E’ in questi termini che provo personalmente un senso di disappunto e di scoramento.
Mi spiego, con ordine: (a) nel mondo moderno l’esecutore e studioso di musica “colta” quasi sempre non è più in grado di maneggiare le fonti della musica del passato perché utilizza un approccio meccanico, viziato dal sentire moderno, anche quando intellettualmente fa sfoggio di grande erudizione; in parole povere, non è qualificato correttamente e non comunica niente.
b) il pubblico, pervaso ahimé dal comune sentire, è convinto che il linguaggio della musica sia estremamente difficile se non incomprensibile, e anch’esso ha progressivamente perso gli strumenti per mettersi in contatto con la vera musica. Sono fermamente persuaso che non sia vero, è solo un problema di mancato apprendimento, direi scolastico, e in senso lato di pessima educazione. La musica in questo è omogenea ad ogni altro tipo di linguaggio, basta avere l’interesse e la voglia di apprendere, e l’incantesimo dell’incomprensibili tà svanirà progressivamente. A questo si aggiunga il vero disastro di avere escluso da qualsiasi programma di istruzione lo studio della storia della musica, dimostrandone così la reale compartecipazione di questa alle vicende umane e alla sorte comune di tutte le altre arti, e allora il quadro dell’ignoranza, voluta e programmata, sarà completo.
Ma, c’è un altro particolare non da poco da meditare. Mai come nella nostra epoca siamo invasi in ogni istante della nostra giornata dalla musica: mezzi di comunicazione, auricolari, intrattenimenti audiovisivi, etc. E questo cosa vuol dire? La “gente” vive con la musica e poi ti dice: ah ma io non ne capisco niente! Senza rendersi conto che più che viverla ne è vissuta passivamente (si pensi all’ossessività diabolica del ritmo, il cosiddetto “beat” martellante).
Perché dico questo? Ma perché la musica non è ovviamente più quella delle sale da concerto, la musica classica e quella contemporanea sono, per molti aspetti a ragione, ormai ritenute morte. Non bisogna mai scordarsi della frattura avvenuta nel ‘900, fra i vari generi di musica. Li vogliamo enumerare?
Abbiamo la musica classica, a cui si abbina quella sacra e liturgica, ma poi c’è quella popolare, quella pop, quella leggera, e soprattutto il jazz fino alle recenti tendenze in cui si tentano più o meno fortunate fusioni e sincretismi. Sono tutte brutte disarmoniche, innaturali, finte, commerciali (usiamo tutti gli aggettivi che vogliamo..)? Potremmo anche risolvere la questione definendole e giudicandole con una solo parola: non sono più arte! Rispondo con un forse che si forse che no, ma non mi accontento, perché se è vero che le forme di arte e di espressione dell’animo umano “rivelano” un‘epoca, trascendendo le singole concrete manifestazioni, allora tutti questi generi di “altra musica” possono risultare estremamente significativi, non foss’altro che per rivelare l’abisso di alienazione e di perdizione in cui è piombato il consesso umano. In questi termini non di rado mi è capitato di sentire ad esempio musica contemporanea “colta” non del tutto inutile perché, se vi associavo un certo tipo di visione se vogliamo del tutto disarmonica o dissonante, in realtà mi comunicava interiormente tutta una serie di connotazioni, che mi svelavano l’accordo con l’ambiente circostante, sia esso interiore dell’angoscia moderna, sia esteriore, cioè del contesto spaziale visivo in cui era immersa; in questo senso era “ben fatta”, era cioè significativa, poiché mi comunicava qualcosa di “metafisico”. L’obiezione a questo punto potrebbe essere di tipo estetico: stiamo parlando di musiche belle o brutte? Anche qui si dovrebbe distinguere. Una volta mi sentii rivolgere un’affermazione significativa: un tempo c’era Mozart, d’accordo, ma adesso qual è il Mozart dei nostri tempi? Ma certo: sono i Beatles! Affermazione sacrilega, pensai inizialmente, ma poi col tempo imparai ad apprezzare le perfezioni insite anche in una semplice e perfetta linea melodica (come ad esempio Yesterday o Michelle del suddetto gruppo). E qui sorge il mistero della classicità, o delle classicità delle varie epoche della storia (dell’arte): è indubbio che negli anni’60’ ’70, abbiamo assistito a qualcosa che si può definire come un picco epocale…Taglio corto: voglio dire che volenti o nolenti non abbiamo chiesto noi di vivere in un’epoca di decadenza, anzi ormai apocalittica, e dobbiamo quindi arrangiarci, cercando chi può di “rievocare” la musica sacra del passato per ristorare la sete di armonia e di bellezza, o cavalcando la tigre di un espressività da cercare altrove col lanternino…
La musica oggigiorno, avendo perlopiù smarrito lo slancio verso l’assoluto. penso sia ormai “ridotta” (siamo quindi in presenza di una forma di riduzionismo) ad essere colonna sonora del tempo: qual è la musica che immaginiamo essere più consona, che so, andando in autostrada, o sulla spiaggia, o in una serata affollata di estate in mezzo alla folla? Purtroppo non è più quella di Mozart o di Bach, o il Gregoriano, è una constatazione inevitabile; semmai si potrebbe pensare alla musica di derivazione “minimalista” (una musica chiaramente postmoderna, da day after, ma il discorso si fa troppo lungo).
Quello che mi indispettisce soprattutto, è il confronto della musica con le altre arti, visive o letterarie quando si parla di patrimonio artistico: quando sento dire: uh che bello entrare in questa cattedrale, che perfezione quel quadro di Raffaello, che atmosfera magica, che senso di sacro; e poi, all’ascolto di un canto gregoriano, di un brano polifonico di Palestrina o di Bach, ci si sente appunto commentare: ah! io di musica non capisco niente, mi annoia, è troppo difficile! La gente evidentemente non sa, non ha più i mezzi, non vuole più effettuare uno sforzo per rapportarsi all’assoluto attraverso il linguaggio della musica (direi sincronicamente e diacronicamente).
Termino il mio prolisso intervento allineandomi con quanto affermato da Galiano, e cioè di giudicare spesse volte inutile e incomprensibile l’ascolto dei cosiddetti compositori di musica contemporanea, alla stregua delle visione delle arti figurative esposte nei musei. Consiglio invece di dare più attenzione all’ascolto delle musiche delle colonne sonore dei film, per le ragioni da me esposte: là il discorso potrebbe farsi più interessante (se non meno assordante!)
Andrea Bonfanti
# Amministratore Commenti 2012-03-28 10:53
Cari tutti,

non posso che ritenermi assolutamente d’accordo con voi e sentirmi infinitamente sollevata.
Sì, sollevata, perché in tanti anni ho trovato ben poche persone che condividessero il mio punto di vista sulla cosiddetta arte concettuale: ho sempre pensato che la si potesse definire non so, come un passatempo “creativo”, come uno sfogo di disturbi mentali, nel caso migliore, una decorazione un po’ “sui generis”. Ma di sicuro non Arte. Sono stata spesso tacciata di superficialità, di essere prevenuta e addirittura “bigotta”. Così ho deciso di dare una chance a questa pseudo-arte: sono andata alla biennale di Venezia e l’ho trovata come una specie di parco giochi di cattivo gusto. Sono andata a vedere anche dei vernissages, sia in Italia che in Francia, e l’unica cosa decente che vi ho trovato è stata il buffet, quando c’era. Ma sono andata oltre: ho perfino fatto uno stage in una Galleria d’Arte Contemporanea nel cuore Parigi. E qui ho proprio toccato il fondo...e, come spesso accade in questi casi di abiezione, ho ricevuto l’illuminazione. Vi racconto un piccolo aneddoto relativo alla mia tragicomica esperienza come “gallerina” , come mi sono sentita chiamare: ho dovuto allestire una piccola esposizione per il vernissage di una mostra con le opere di due giovani artisti. Dopo aver pulito, sistemato la galleria ed allestito lo spazio espositivo, accolgo gli artisti, che all’ultimo minuto mi portano le ultime opere da esporre. Mi giro, vado a sistemare le luci. Torno nella sala principale e trovo un cumulo di immondizie puzzolenti proprio al centro della galleria, che avevo appena finito di pulire. Sconsolata, prendo i guanti e la scopa, ma il mio capo mi ferma sconvolto: stavo per buttare “L’Opera Effimera”, pezzo forte dell’esposizione. Trattavasi di un agglomerato di rifiuti, raccolti dall’ “artista” strada facendo, del valore di 2000 euro (prezzo di esordio, valido solo per la prima serata). Pochi giorni dopo ho lasciato la Galleria per andare a fare uno stage al Louvre, dove sono stata felicissima di catalogare vasi polverosi nel magazzino del Museo, sentendomi una privilegiata perché non solo durante la giornata potevo studiare e maneggiare pezzi unici, nascosti al pubblico, ma perché la sera, uscendo dal dipartimento, dopo la chiusura al pubblico del museo, potevo rimanere in estasi per preziosi minuti davanti alla Nike di Samotracia o a meno noti vetri incisi della tarda antichità, dove un anonimo artigiano ha voluto raffigurare le storie della Bibbia.
Non dimenticherò mai quegli istanti. Mi fa uno strano effetto pensare che questi artisti sono rimasti anonimi e spesso in gergo archeologico li chiamiamo artigiani, o artifices, negando loro l’attributo di “artista”, che spesso viene invece regalato a chi raccoglie l’immondizia per strada e la espone. Non è forse questo un sacrilegio? Un’azione blasfema? Spesso mi è stato detto di essere troppo legata alla mia formazione archeologica per poter “capire” l’arte concettuale. Sarà vero, non lo so... Però preferisco essere incapace di capire, perché mi sembra che questo “capire” si trasformi spesso in una sterile ostentazione di una cultura fittizia, costituita non da studio e passione, ma di una verbosa auto-esaltazione: mi riferisco ai tanti personaggi che infestano con il loro egocentrismo le gallerie d’arte contemporanea, borbottando parole altisonanti con la erre moscia (come dice Claudio) senza capirne il significato, ma, sentendosi inspiegabilmente superiori agli altri.
Bè, io non baratterei quel che io, impolverata e stanca dopo ore di studio di vasi etrusco-corinzi, ho provato da sola davanti alla Nike di Samotracia con nessuno scintillante vernissage: qualcosa di simile ad un rapimento mistico e sensuale (qui cito Battiato!). E se è stata colpa dell’Archeologia, bè io la ringrazio!
E preferisco capire le iscrizioni greche sulle ampolle ad eulogia del V secolo piuttosto che “capire” questa pseudo arte, che nessuno capisce proprio perché non ha niente da dirci!

Chiudo invitando a una riflessione: le mostre d’arte contemporanea costano moltissimo e non danno molto, una visita a Santa Maria Sopra Minerva è gratuita e regala una statua di Michelangelo quasi sconosciuta, un affresco di Melozzo da Forlì, un ciborio medievale reimpiegato come arco di accesso ad una cappella, un Cristo del Perugino, gli angeli suonatori di Filippino Lippi, e la tomba del Beato Angelico... E proprio non riesco ad inserire questi nomi nella stessa categoria (= Arte) di un Fontana o di un Cattelan...

L’Arte suscita venerazione, ammirazione, un pizzico di invidia per l’abilità tecnica (tekne in greco vuol dire proprio questo, Arte)...e avvicina a qualcosa di più alto... A cosa ci può avvicinare la già citata deiezione organica d’autore? Tutt’al più al water, che è il posto che le spetta!
Francesca Romana Valente
# Antonello Colimberti 2012-03-29 11:59
Caro Claudio e cari lettori, in attesa di offrirvi un merviglioso saggio di un musicologo francese che offre una visione chiara e stimolante della storia della musica dell'occidente e dei suoi destini, mi permetto di rimandare al sito www.ilcovile.it/news/archivio/00000157.html dove trattai il tema della musica contemporanea in risposta al un articolo del giornalista Pietrangelo Buttafuoco.
Antonello Colimberti
# Claudio Lanzi 2012-03-30 11:41
Si: sul saggio ci stiamo lavorando e siamo in attesa di alcune piccole aggiunte da parte del dott. Colimberti.
Forza Antonello, è realmente un'opera straordinaria e simmetria sarà lieta di pubblicarla.
C.L.
# Andrea Pennacchietti 2012-03-29 12:16
Carissimi tutti,
pur non avendo alcuna conoscenza specifica in campo artistico vorrei contribuire anche io.Non entrerò quindi nel "campo tecnico",mi limiterò a fare un'analisi sul "perchè" l'arte è ridotta così.
Non può essere altrimenti,anch'essa è figlia dei tempi.I mecenati di oggi (gravissimo quando sono politici che investono soldi pubblici) non hanno più un anima,o meglio,se la sono venduta a Mammona. Poco importa la ricerca del Bello,dell'Armonia,d elle proporzioni...l'Arte,in tutti i suoi campi,oggi è solo uno strumento per far cassa ma soprattutto per soddisfare i disegni dei "burattinai". Costoro,non è necessario citare nomi di persona o di gruppi o di lobbies,già da secoli,progettano la distruzione di ogni società tradizionalmente intesa,religiosament e strutturata,vertical mente concepita.Il Nuovo Ordine Mondiale sta ormai stringendo la corda intorno ai nostri colli,ci vuole affamare in tutti i settori della vita sociale.Vuole creare un unico pensiero globale.Vuole distruggere ogni anima poichè essa è pericolosa!Televisio ni,cinema,musica,can to,ballo,pittura,scu ltura,architettura,e tc. devono solo servire per diffondere il vuoto di una cultura nichilista.Servono a svuotare ancor di più le anime di tutti noi,già abbondantemente inquinate da decenni di consumismo.Emozionar e un anima è pericoloso per queste lobbies di potere,così come promuovere le bio-diversità.Dobbia mo essere completamente innocui per loro,esseri non pensanti,lobotomizza ti. L'Arte è uno strumento eccezionale per destabilizzarci definitivamente,poic hè va diretta al cuore attraverso i vari sensi...ed è proprio questi che vogliono cambiare.A breve non riusciremo più a distinguere nulla,sarà tutto uguale e vuoto,finto e falso e la cosa più grave è che non c'è nessuna figura umana in grado di sovvertire tale scenario.Orate
# Amministratore Commenti 2012-03-30 10:10
Caro Direttore

Che piacere leggere quanto scritto dal Sig. Galiano. Non sono assolutamente un'esperta di arte, come sai. L'arte l'ho sempre "ascoltata" e "guardata". Davanti ai dipinti di una Cappella Sistina ho provato commozione e la sensazione di esser coinvolta, anzi di far parte degli affreschi. Davanti alle opere di Raffaello mi perdo. Ma davanti a certe "monnezze" moderne invece mi arrabbio. E se io di arte davvero non so niente, mi conforta sapere che il mio pensiero è condiviso da persone che invece dello studio del sapere e dell'arte hanno fatto la loro ragione di vita! Oggi si tende solo a stupire, perchè non c'è più tempo e voglia per capire. Dopo il water arriverà lo "sciacquone" quale sinonimo di sapienza?

Ornella Migliozzi
# Claudio Lanzi 2012-03-30 11:39
La concordanza fra i commenti di esperti, o comunque di soggetti che operano nell'arte e quelli di semplici fruitori, che cioè subiscono la volontà di coloro che allestiscono mostre e musei o che, ancor peggio, intervengono a gamba tesa sulla struttura estetica delle città, è consolante.
Vuol dire che sia gli uni che gli altri, nei confronti di determinate opere, sentono accapponarsi la pelle.
Ora va bene essere spremuti come limoni da uno stato strozzino, va bene essere massacrati da un sistema economico onnipotente, va bene essere vessati e controllati come in un lager ma almeno un briciolo di contatto con la normalità della natura lasciatecelo.
Se un celebre artista invertì le parti del corpo e costruì un "opera" (premiata) con il sedere al posto della testa, possiamo sicuramente pretendere che il sedere non pretenda di parlare e che la testa non produca cagate. Ma forse ...è chiedere troppo
C.L.
# Claudio Lanzi 2012-03-30 13:29
Credo sia importante segnalare il libro "Cosa insegnare?", di Mazzola e Gierthych, che tratta degli orrori genetici e degli orrori urbanistici, ai molti lettori che, in pochissimi giorni, hanno visitato questo intervento. Possono sembrare due cose distanti ma siamo certi che coloro che lo leggeranno scopriranno le assonanze. Alla pretesa di aggredire l'ordine "naturale" delle cose si affianca la prevaricazione estetica e funzionale. Sarà un caso?
C.L.
# Amministratore Commenti 2012-03-31 12:38
Ciao Claudio

Sto leggendo il magnifico testo di Giovanni Reale “Le nozze nascoste o la primavera” dedicato al quadro di Sandro Botticelli e accompagno la lettura con splendida musica del cd allegato di Elisabetta Sgarbi, quando, in un attimo di pausa, apro il sito di Simmetria scoprendo della visita di Paolo Galiano al simil-Guggenheim capitolino.
Mai contrasto d’animo fu più evidente e stridente
Aggiungo poi che qui siamo nell’ambito “laico” perché se andassimo nel “religioso” moderno lo sconcerto aumenterebbe vertiginosamente e questo non solo perché in alcune rappresentazioni le “madonne” somigliano inequivocabilmente a donnine piuttosto disponibili o perché siano rappresentate completamente nude alle soglie del parto e quindi durante le doglie, ma perché vi sono stati artisti, ascritti alla pasoliniana adorazione, che hanno ritenuto normale rappresentare l’Ultima Cena come si trova descritta nel copia incolla qui in basso. Il “bello” di questo articolo è che, come si dice, se non fosse tragico sarebbe comico (ci si stupisce dello stupore dei cattolici e poi della loro indignazione!!!)
“Una storia incredibile che riguarda il dipinto “Ultima Cena” di Alfred Hrdlicka, definita dall’artista un’orgia omosessuale, opera restaurata da Pier Paolo Pasolini.
Il Dimmuseum di Vienna, Museo della Cattedrale cattolica, ha in corso fino a maggio una retrospettiva sull’artista Alfred Hrdlicka, uno dei più importanti del paese. Tra le varie opere esposte c’era anche il dipinto incriminato che è stato rimosso in seguito alle pesanti polemiche che si sono scatenate contro il quadro, il direttore del museo Bernhard Boehler e il cardinale Christoph Schoenborn. Infatti il dipinto ritrae gli apostoli in atteggiamenti sessuali (si masturbano tra di loro) che non stati graditi evidentemente dal pubblico cattolico.
Gli organizzatori si sono dichiarati sorpresi della reazione e non volevano offendere nessuno. Allo stesso tempo non rinnegano la scelta fatta, dato che, come dice il direttore: crediamo che Hrdlicka abbia le credenziali per rappresentare le persone in questo modo così carnale, così drastico. E la visione di Boehler che l’arte serve anche a questo, a creare discussioni e aprire dibattiti, è indiscutibile.
(le sottolineature e le evidenziazioni sono le mie)
Un'altra chicca è questa che puoi leggere qua sotto meno forte della precedente ma comunque significativa

Il Museo delle Icone (ovviamente Sacre) di Francoforte sul Meno (Germania) nasce nel 1990 da una fondazione del Dottor Schmidt-Voigt, un medico che nel 1988 possedeva una collezione di 800 icone, che vanno dal XVI al XIX secolo. Questa donazione è stata in seguito arricchita da altri lasciti.
Dal 15 novembre 2010 è stata inaugurata una mostra terminata il 28 febbraio 2011 e presentata ufficialmente nel modo seguente: “Il Museo delle Icone di Francoforte si rallegra particolarmente di poter ospitare una mostra unica nel suo genere, dedicata a Marilyn Monroe, la star più popolare del XX° secolo, divenuta un’icona mediatica, in occasione del suo 85° compleanno [da quando si festeggiano i compleanni dei defunti?!]. L'immagine della star scelta anche per la presentazione del catalogo, mostra il volto di una donna distrutta psicologicamente, dalle pupille nere e torbide, di chi sa che è arrivato al capolinea, difatti fu scattata sei settimane prima della sua morte, un suicidio che per la verità sarebbe ancora tutto da chiarire: verrebbero coinvolti i nomi di personaggi mondialmente conosciuti, alcuni già deceduti, e si aprirebbe una botola il cui fetore satanico farebbe un clamore tale, da fare scoppiare uno scandalo che darebbe la stura a una lunga serie di nefandezze ancora attuali.
Sulla poveretta, cristianamente parlando, la cui vita è stata sin dall'infanzia attraversata da problemi psichici ereditati probabilmente dalla madre morta in manicomio, è meglio stendere un velo pietoso...

Non possiamo invece esprimerci così sugli organizzatori della mostra, men che meno sulle autorità ecclesiastiche, anche se il loro silenzio-assenso dato il luogo scelto, ovviamente non a caso, tristemente non ci meraviglia più.
Non dimentichiamo mai che “portae inferi non praevalebunt” anche se sentiamo il lezzo infernale che ci ammorba sempre di più e dovremo affrontare delle prove durissime, come già avviene per molti cristiani nel mondo. “ Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Giov. 15, 20. Leggiamo spesso il discorso della montagna, questo ci darà forza.

Ora però dico: perché stupirsi? Sarò magari un tradizionalista cipressino, come disse un tuo sapido lettore, ma a me tutto questo sa di fase estrema del Kaly yuga e quindi: non è meglio auspicare che questa fase di depravazione giunga fino in fondo, visto che ormai non v’è più nulla, ma proprio nulla da salvare oltre le nostre coscienze (che per fortuna mi paiono sveglie) e la si faccia finalmente finita con il mondo moderno?
Lasciamo quindi che il vasetto con l’escremento d’autore infine si spacchi e la fetida sostanza si sparga per l’universo mondo (cosa che sta tranquillamente accadendo), sarà il segno inequivoco dell’inizio della “grande solidificazione” e quindi della fine del ciclo e per conseguenza sarà il tempo della realizzazione della “promessa” (in qualsiasi modo tradizionale la si voglia intendere).
Non pensi o altrimenti, non pensate?

Antonio Bonifacio
# Amministratore Commenti 2012-03-31 13:21
Il commento del dott. Bonifacio ci fa capire come, una volta raggiunto il fondo del pozzo, sia ancora possibile raschiare al disotto della melma.
Purtroppo quello che riesce assai difficile da digerire e l'acquiescenza di coloro che "dovrebbero" occuparsi di arte sacra, anzi, di preservare il sacro. E non importa che siano cattolici, buddisti, ebrei o altro!
E mi urta moltissimo dar ragione a Bonifacio... ma purtroppo ce l'ha, eccome!
Una marea di escrementi maggiore è realmente difficile immaginarla visto che si espande tipo "tsunami" ben al di fuori del Guggenheim.

C.L.
# Amministratore Commenti 2012-03-31 13:44
Approfitto per aggiungere una segnalazione di Stella Vordemann su l'ultima follia architettonica in atto che fa venir voglia di cambiare pianeta. C'è un link ad un sito che val la pena di leggere, per poi svenire.
C.L.

fidesetforma.blogspot.it/2009/06/il-nuovo-cubo-di-botta-sambuceto-e.html



# Amministratore Commenti 2012-04-02 09:14
Riceviamo questa piccola e divertentissima testimonianza da Elisabetta Moroni. Mi sembra il modo più leggero anche se emblematico per incorniciare questa serie d'interventi su un argomento che, purtroppo, non testimonia solo lo "stato dell'arte", ma lo stato mentale della nostra tecnicissima ed economicissima "civiltà".


Quale Arte? Chiedetelo alle pecore.
Cari amici di Simmetria,
ho letto con vivo interesse e massima condivisione i commenti a seguito della lettera del Dott.Galiano sullo "stato dell"Arte" Non voglio aggiungere altre voci al già folto e competente numero di commenti che comunque sposo in pieno. Vorrei fare un intervento più leggero (se possibile) con un aneddoto che può essere illuminante sul successo di questo tipo di "capolavori".

Alcuni anni fa io e mio marito, presi da un'insana curiosità (insana, sì, assolutamente) trovandoci a Copenhagen abbiamo deciso di andare a visitare il Museo di Arte Moderna "Luisiana" a pochi chilometri dalla capitale. Il posto è suggestivo, il museo si trova sulla costa, una grande villa che si affaccia sul mare del Nord, su un costone quasi a strapiombo sul mare e...la bellezza finisce qui. Non ricordo niente di particolarmente bello delle opere esposte (ahimè, sono un'ignorante e assolutamente istintiva nei riguardi dell'Arte Moderna), in compenso mi sono ritrovata, alla fine di un corridoio, in una sala completamente vuota. All'inizio pensai di essere finita in un'area in attesa di allestimento, ma dei suoni e squittii strani mi fecero girare verso la parete alle mie spalle dove vidi un piccolo schermo con immagini in movimento e cartellino con didascalia a spiegazione . Sullo schermo un' ometto nudo e flaccido barcollava e girava su se stesso in una danza demente. Tutto quello che ho potuto capire dal cartellino debitamente affiancato era che quell'essere era "l'artista" che esprimeva nella danza la sua opera.....Ritratto dell'artista da ubriaco!! Dietro di noi un seguito di turisti che si fermarono a soppesare l'opera un po' perplessi, ma doverosamente intenti a mostrare un'aria da intenditori.
A quel punto il nostro unico desiderio era quello di uscire da quel museo degli orrori e stavamo accelerando il passo verso la conclusione del percorso quando Vittorio, mio marito, si ferma come folgorato e comincia a guardare con aria intellettual-trasogn ata una porta. Ma non una porta qualunque, si badi bene, era LA porta, di quelle porte a due battenti in metallo grigio e maniglia antipanico con sopra la scritta EXIT, l'uscita di sicurezza del museo. A quel punto ci mettiamo in due a studiare l'opera, indicando ed annuendo con aria di profondo interesse e condivisione le fattezze di quelle ante e quelle cerniere dipinte di grigio. E' bastato poco perchè attorno a noi si fermasse un gregge di pecore a fissare la stessa porta, chi con piglio da intenditore, chi cercando nel frattempo di trovare nel catalogo accompagnatorio qualche commento e spiegazione al capolavoro. Evidentemente non sapevano cosa pensare, ma mai avrebbero ammesso di non apprezzare qualcosa che, stando in un museo, aveva automaticamente il valore di un capolavoro, anche se assomigliava troppo a una banale porta d'emergenza.
E.M.
# Amministratore Commenti 2012-05-02 18:41
Riceviamo un'altra lettera di un "addetto ai lavori"; la cara amica Architetto Daniela Angiulli, che costruisce case bellissime e realmente ecologiche. In questo caso fa piacere essere in tanti!! C.L.

Ho letto l'articolo di Mazzola nel libro "Cosa insegnare" ...nonché i commenti sul tuo sito...credo abbiate già detto tutto in maniera egregia! Sicchè più che aggiungere mio commento posso solo dire che mi trovate perfettamente d'accordo!
Anzi a proposito dell'arte...mi viene in mente un aneddoto al Museo Correr ...mostra del futurismo e non ricordo bene cos'altro (son passati un pò di anni!) ...però ricordo bene la scena con mio padre...io fresca di studi sulla storia dell'arte, (ero ancora studente all'università), davanti un quadro astratto...vista la faccia perplessa di mio padre...cercavo disperatamente di convincerlo sulla bellezza di quel quadro...ma ancor di più sul "significato"...che lui non poteva capire perchè....mia terribile e presuntuosissima conclusione...ignora va la filosofia e tutto quello che dietro a quel quadro si celava!...così gli riempì la testa con una assurda (questo lo dico oggi..all'epoca mi sembrava perfetta!) dissertazione atta a giustificare il quadro...e le avanguardie in genere!
Mio padre incassò il colpo e mi rispose con un pacato "sarà....ma a me non dice nulla"...mi portò ad esempio quadri del passato di tipo figurativo (si riferiva a tiziano ecc.)...e banalmente concluse..."anche se non so nulla di quello che l'autore aveva in mente e del suo pensiero filosofico ....quei quadri parlano da soli....questi proprio non li capisco!"
Oggi penso che in parte aveva ragione...il mercato della cosiddetta "arte" è veramente allucinante...e la mia testa da quel dì, per fortuna, ha cominciato a ragionare in maniera diversa dai testi accademici....al punto che il mio "divorzio" dall'università è stato inevitabile!
Il tutto è cominciato da quando ho abbracciato l'architettura bioclimatica ...quella della tradizione...non quella del business di oggi!....ahimè già ai tempi della tesi...e l'ho pagata! Ma sono contenta...continuo a viaggiare contro corrente ...certa che prima o poi arriverò comunque alla mia meta! ;)
# Dalmazio Frau 2012-08-02 18:08
Oggi le Accademie sono troppo spesso luoghi dove non si insegna quasi più l’arte alla”maniera degli antichi”.
Dove troppo spesso, con la connivenza di governi a dire poco distratti, ci si dedica alla distruzione sistematica di quei pochi allievi graziati con il dono del Talento, ritenuto orrido retaggio di età passate, superate e sepolte.
Lo stesso valga per la scuola superiore: Licei Scientifici dove il corso di educazione artistica è dato sovente in mano ad architetti incapaci di applicare una tecnica pittorica o anche di disegnare senza ormai essere aiutati da un computer.
Il Brunelleschi e il Sangallo gente simile li avrebbero fatti bastonare dalle loro maestranze.
Gli Istituti d’Arte, che dovrebbero creare fior di artigiani, producono sbandati incapaci, sempre perché incompetente è quasi sempre il docente.
I Licei Classici poi, orribilmente quanto in modo inspiegabile, dedicano pochissimo tempo all’Arte e alla sua comprensione.
E pensare che l’insegnamento della Filosofia prevedrebbe un’Estetica che affianchi un’ Etica.
Stiamo perpretrando un gigantesco e costante suicidio culturale e non ce ne rendiamo conto.
Del resto l’Arte è ormai considerata l’inutile balocco dei “mercanti” e delle “imprese”, un’ennesima applicazione del “libero mercato”.
Ai mecenati abbiamo sostituito gli imprenditori. Complimenti.

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