Cerca nel sito

poliedro home2

 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

Login (per commenti o acquisti)

Registrazione Newsletter

Se il secolo XVI è un’età complessa dalle mille sfaccettature, lo è ancor di più il suo scorrere nella città di Roma.

Gli ultimi bagliori del Medio Evo sono svaniti nel fulgore purpureo dei Borgia e poi nell’acre odore della polvere nera che da Castel Sant’Angelo si estende sull’Urbe durante il Sacco del 1527. Il Mondo è cambiato, l’Europa è devastata dalle guerre fratricide dei Luterani contro i Cattolici, uno scisma ha separato l’Inghilterra dal Papato, ovunque cavalca l’orda macabra del Cavaliere Pallido. Eppure, come spesso avviene, nei momenti di più profonda crisi, risorge lo splendore e il desiderio di vita, quel momento chiamato per convenzione “Rinascimento” non termina ma si espande, nonostante le rovine e le distruzioni ovunque diffuse.

Rapidamente anche Roma risorge dalle profonde ferite lasciate dai Lanzichenecchi, e con lei gli uomini, religiosi, laici e tutti coloro che l’abitano. È sempre una città di lussi necessari, con un altissimo livello di povertà, violenza, malcostume e corruzione, fisica e morale, eppure è la fucina dell’Arte e della Meraviglia, del Bello divino divenuto prova attraverso la Bellezza artistica della sua stessa esistenza. L’Arte Sacra non è morta con il Medio Evo, ma ancora si manifesta in modi nuovi e nuove forme nel fluente Cinquecento. 

Gli anni passano e il secolo “solve in favilla”, si supera la sua metà e insperate figure emergono dalla folla, mentre altre si spostano altrove in cerca sempre di Madonna Ventura.

Cellini ha lasciato la corte papale per quella francese, Michelangelo porta a termine le sue opere in Vaticano prima di andarsene anche lui… ne hanno viste di cose i loro occhi!

Così in questa babele di prostitute e ruffiani, ladri e sicari prezzolati; preti, ierofanti e popolo minuto, tra artisti in cerca di ricchezza e gloria e bottegai d’gni sorta, silenziosamente all’inizio, senza far rumore, si muove un giovane uomo venuto da Firenze. Se la Città del Fiore è la culla del Rinascimento è poi a Roma che tutti i grandi vengono a splendere e poi a morire.

Quest’uomo è una delle più straordinarie figure di mistico che l’Occidente cristiano abbia avuto e risponde al nome di Filippo Neri. Il suo essere “santo” lo pone vicino all’altro gigante della Cristianità: Francesco d’Assisi con il quale condividerà non soltanto l’altissima estasi della conoscenza del Vero Amore, ma la capacità di essere realmente umile nel divenire un “Giullare di Dio” e la comprensione per ogni creatura vivente.

Così Filippo va, senza dubbio alcuno, annoverato come uno dei santi più bizzarri della storia della Chiesa, tanto da meritarsi anche l’epiteto di “santo della gioia”. Egli è colto, insolito, originale quanto dotato d’ironia e umorismo anche durante la pratica della confessione infatti sono note le sue peculiari penitenze date non soltanto agli altri ma anche a sé stesso per non dimenticare d’essere uomini.

La sue capacità di Misericordia, la sua generosità gli valse d’esser chiamato dal popolino “Pippo Bono” da quella stessa gente che conosceva la sua gatta e il piccolo cane da lui chiamato Capriccio che lo accompagnavano nelle sue “cerche” attraverso i vicoli di Roma, fino ed oltre il limite delle Mura Aureliane. Inoltre teneva con sé alcuni uccellini che, durante il giorno volavan liberi per far ritorno alla sera nei loro nidi sulla finestra della sua camera.  

Segni, simboli reali, di ciò che effettivamente era Filippo. Il “Mistico”, che ebbe il cuore ingigantito fino a divergere il suo costato dall’infinito Amore di Dio, aveva con sé un gatto, simbolo di quelle forze antiche, lunari, fatte di fumo e ombre che liberamente aveva scelto di seguire i suoi passi e il loro contraltare rappresentato dal cane. La Luna ed il Sole, la Notte ed il Giorno, la Libertà e l’Obbedienza, e intorno gli uccelli, che nel linguaggio simbolico altro non sono se non gli Angeli e dunque gli Stati Superiori dell’Essere.

La sua Carità e Misericordia verso il prossimo ne fece quello che era, un “alchimista” delle anime e dello Spirito, con la sua continua lotta alla Vanità che tanto dominava la città e il mondo, allora non più di oggi, sapendo quali potentissime forze “magiche” fossero l’animo allegro e un cuore sorridente anche nei momenti più cupi, e un uomo come lui, cresciuto con le Laudi di Jacopone, non poteva che amare la Musica, sopra ogni altra arte. È sua l’invenzione di ciò che si conosce come Oratorio. Durante le preghiere Filippo inseriva degli intermezzi cantati, facendo sì che L'Oratorio si trasmutasse ben presto in un vero e proprio “laboratorio alchemico” dove gli “elementi” erano le parole sacre e le musiche ed i canti unite insieme.

È la sua figura minuta ma gigantesca che cambia la città, cercando di cambiarne i cuori tormentati. La sua capacità di discernere il Vero dal Falso, il Bene dal Male, la sua attività di esorcista e quindi i suoi contrasti con il Demonio, libero e mai così a casa sua come nella Roma del secondo Cinquecento.

E se al suo fianco si muovono, in maniera differentemente potente, la figura del “Guerriero di Dio” Ignazio da Loyola e quella insolita e divertita di Felice da Cantalice, un frate cappuccino le cui azioni riporterebbero alla mente l’agire “folle” di certi monaci taoisti, dimostrando come nella Roma di allora, l’Oriente lontanissimo e antichissimo, senza saperlo, si univa in una sublime sintesi all’estremo Occidente in un cerchio perfetto. Negli stessi feroci, mutevoli anni, la Cristianità vede altri mistici risplendere, ognuno con le sue proprie peculiarità, come Giovanni della Croce e Teresa d’Avila. Sono loro la forza spirituale che anima quella reazione che fu la Controriforma, è soprattutto il pensiero di Carità di Filippo Neri a controbilanciare la rigidezza e l’intransigenza morale dei nuovi papi e del Concilio di Trento dal quale nascerà la Chiesa Riformata. In una città che vedeva spesso tutti i Cardinali partecipare ai funerali solenni delle cortigiane, si decide di relegarle in un ghetto e tassarle crudelmente. Insomma la Chiesa passa da un estremo all’altro in breve tempo, dalla più ampia tolleranza del Medio Evo e del Primo Rinascimento a quell’ordine voluto da Sisto V, che è poi lo specchio dell’ordine spirituale di un anziano Filippo; e vien da domandarsi se egli fosse stato vivo quando venne condannato Giordano Bruno se, proprio in nome della Misericordia, non avesse cercato di salvarlo. Ma quando il Frate Mago salì al rogo, Pippo Bono era morto da cinque anni..

Ma è durante il suo ultimo anno di vita terrena che certamente è a Roma, il giovane pittore che verrà conosciuto con il soprannome di Caravaggio.

Dopo la sua morte, Filippo Neri, ottenne immediata fama di santità presso il popolo e tra questi uno dei suoi seguaci più insospettati fu proprio Michelangelo Merisi che si formò religiosamente presso gli Oratoriani.

Ma se la lezione del mistico cantore viene appresa da Caravaggio e nascosta nel suo dipingere prostitute e giovani dei bassifondi nelle vesti di sante e apostoli, il suo astro folgorante arde per breve tempo sebbene con il doppio dello splendore e il ricordo e la raffigurazione di San Filippo Neri è legata invece al grande avversario pittorico del Merisi, quel Guido Reni da Bologna, che farà rifulgere di luce i dipinti della prima età barocca.

Dunque l’aspetto mistico dell’influenza spirituale del santo è nascosto, velato si potrebbe dire, in Caravaggio quanto manifesto nell’opera di Reni che ne diviene in tal maniera il reale antagonista pittorico, percorrendo una via che lo condurrà alla “dissoluzione della forma e del colore” trascendendo l’immagine stessa in un voluto “non finito”.

Guido Reni così si ricollega direttamente alla maniera di Raffaello e obnubila definitivamente il pittore lombardo con il passare degli anni. I cieli da lui dipinti non sono quelli fatti d’ombra solida del Merisi ma restano imperturbabili nella loro luce colorata, nel voler cercare di trasmutare la materia in pensiero, la realtà materiale in essenza intangibile; ogni cosa deve divenire luce trasferendo così sulla tela proprio quell’esperienza mistica dei mistici che egli non ha conosciuto ma ha comunque dipinto.

Ecco dunque la commissione che gli viene affidata: realizzare l’estasi proprio di Filippo Neri appena canonizzato e che è ancora possibile vedere nella Chiesa Nuova della Congregazione dei Filippini che è Santa Maria in Vallicella, attualmente nelle stanze del convento, essendo stato sostituito da una copia in mosaico in età recente.

Guido dipinge il santo dell’allegria non come egli era realmente da giovane, quando cadde in estasi nelle catacombe di San Sebastiano e un globo di fuoco gli implose nel petto, non lo raffigura come un povero tra i poveri, vestito di semplice tonaca in giro per la suburra cittadina, ma come un sacerdote nell’atto di dir Messa, con i paramenti sacri del rito tridentino, addobbato di quell’oro e di quel damasco scarlatto che Pippo Bono non portò mai. Però l’estasi, la Visione insostenibile di Dio è perfettamente resa. Filippo guarda di là dal mondo, oltre la tela, oltre chi guarda il dipinto stesso.

Ancora legata ad uno dei primi siti ove Filippo visse e operò è la pala d’altare che troneggia nella chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, sempre a Roma. In quel luogo, unico nell’Urbe dove ancora viene celebrato il rito romano in forma extraordinaria, in soli ventisette giorni, Reni dipinge la raffigurazione occidentale della SS. Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Un’opera geniale, un capolavoro assoluto del Primo Barocco, uno splendore che riverbera dottrinalmente, simbolicamente e… sì, anche esotericamente, il Mistero della Trinità Divina. Pennellate assolutamente perfette su un grande telero, stese dalla stessa mano che ha dipinto l’Arcangelo Michele che incatena Lucifero, nella chiesa di Santa Maria della Concezione. La Trinità da lui composta è geometrica perfezione, armonia, equilibrio. Il bilanciamento perfetto di un dipinto che pare muoversi di vita propria alla luce delle candele e al canto sacro dei sacerdoti e dei chierici di allora come di oggi e al suo aspetto meramente religioso – essoterico -  si aggiunge una delle prove inconfutabili che Dio esiste e può essere conosciuto: la Bellezza dello Spirito attraverso l’Arte dell’uomo.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti