1012 Ironia MaestroL’ironia e il Maestro

Seguito a riportare in queste note, alcune conversazioni con il Grande Uomo scomparso, a cui devo tanto; il maestro discreto e attento. Queste conversazioni risalgono a molti anni dopo rispetto a quelle che ho riportato nei tre articoli precedenti:

Cosa è il Maestro (1ma parte): La sfortuna del Maestro (di C.Lanzi)

Cosa è il Maestro (2da parte): La solitudine del Maestro (di C.Lanzi)

Cosa è il Maestro (3za parte): Il Viaggio del Maestro (di C.Lanzi)

Anche questa chiacchierata (che ho un po’ semplificato) si svolse di notte sotto le stelle: Non eravamo in montagna, ma al mare. Una breve “vacanza” di qualche giorno, dedicata a lunghe passeggiate diurne sulla spiaggia e a intense riflessioni davanti ai riflessi delle onde fra le dune della macchia mediterranea. Io, ormai, avevo smesso di essere “giovane” e lui stava preparandosi al Viaggio più lungo.

A: Caro M, come tu mi hai insegnato, viviamo in un mondo di eccessi, di manifestazioni estreme in cui, paradossalmente l’eccessivo ed il superfluo rendono non più percepibile il raffinato, il delicato, il gentile, l’armonico, il discreto.
E quando tutto è eccessivo, nulla sembra più eccessivo: perché l’eccesso è, apparentemente, diventato normale.
E quando tutto è diventato normale vuol dire che la discriminazione è morta per cui tutto è uguale a tutto. La difesa di un’idea o di una teoria diventa perciò un fatto meccanico, meramente speculativo, intellettuale.

M: Si; il contatto fra gli uomini ha quasi completamente smesso d’essere cardiaco. E quando le menti si scontrano sui loro elaborati ne deriva solo disarmonia, conflitto. Non più conflitto fra principi perché i “principii” non possono confliggere. Ma fra... le teologie dei principi. Le umane e intellettuali teologie. Espressione che potrebbe sembrare una contraddizione in termini.
Infatti, dove il cuore non partecipa alla percezione di se stesso e dell’Altro, muore l’umiltà di colui che comprende la sua piccolezza, la sua miseria.

A: E se muore la percezione della propria limitatezza muore anche l’ironia e con l’ironia muore la compassione, sbaglio?

M: No, non sbagli affatto: viviamo in un mondo che vuole ridere sguaiatamente e forzatamente in continuazione senza saper più sorridere. Sorridi se vedi il ridicolo in te stesso, se apprezzi l’altro e se comprendi, con dolcezza e pietà, l’immane sproporzione fra il tuo commensurabile e l’incommensurabile che ti circonda.

A: Dunque un mondo dove la prepotenza di colori forti nelle espressioni verbali, nelle manifestazioni esteriori di qualsiasi tipo, negli “effetti speciali” che contraddistinguono un vivere sempre più virtuale, rende tutto grigio, tutto ovattato, proprio perché dove tutto è frastuono non ci sono più differenze.
Come si riperquote questo nel tentativo di conservare dei contesti cosiddetti “tradizionali”, spirituali, iniziatici?

M: In una assoluta, tragica, mortificante assenza di ironia.
Centinaia di paludati, togati, grembiulinizzati, laurati (non laureati), che si prendono continuamente e ossessivamente sul serio! Non lo vedi? Sono cadaveri fatti da corpi e anime molto più giovani di te e soprattutto di me. Ma sempre di cadaveri si tratta. Centinaia di mentecatti schierati per aumentare l’ignoranza universale. Pagliacci che fanno i filosofi, i maestri di pensiero, gli alchimisti, i teologi “d’assalto” e che si gloriano di ottenere migliaia di “mi piace”. Riciclatori professionali di idee altrui che hanno fatto del “copia e incolla” un’arte.

A: Come li riconosco?

M: Sono tutti indicibilmente e volgarmente seriosi. E nella loro seriosità alimentano quello che definirei il sistema entropico che tutto globalizza e tutto rende uniforme.
Una demenziale cultura progressista ha portato verso l’ipotesi che si possa far tutto e, ogni tanto, qualcuno si accorge che non è vero. Ma essendo stati bombardati dal relativismo globale dove l’unica performance riconosciuta è il successo, è facile pilotare l’appecoronamento dei falsi cercatori di verità in questa direzione. Basta proporre concetti parascentifici o parafilosofici rendendoli appetibili e digeribili attraverso la cosiddetta “intelligenza facile”.

A: Cosa vuoi dire ora con la espressione “intelligenza facile”??

M: Chiamo intelligenza facile quella facoltà acquisita per plagio o per culturale imitazione, che estrapola spocchiosamente sentenze dalla memoria, e crede di farle proprie semplicemente ripetendole, ma non capendole mai profondamente nella loro ontogenesi. Le capisce ma non le ama.
Hai fatto caso a quanti palloni gonfiati, alla ricerca del successo, riciclano nelle loro pagine immagini, foto, discorsi e perfino intere frasi, prelevate da conferenze o da libri di altri, stravolgendone integralmente il senso? E’ proprio in questo modo che si produce un imbarbarimento delle idee, che vengono sempre più depauperate della loro profondità ontologica e del sorriso che le ha prodotte.

A: Sorriso come...produttore di idee? Con questo vuoi dire che la maggior parte di costoro, che copiano e incollano idee o che semplicemente le trangugiano, pur di alimentarsi di certezze, si prende potentemente sul serio: perfino quando scherza? Aiuto. Chissà quante volte l’ho fatto anch’io.

M: Si.Non possono più sorridere di se stessi e neanche degli altri. Perché se si prendessero un po’ in giro dovrebbero accettare di poter sbagliare. E questo non possono più permetterselo perché la Paura ha ormai costruito per loro il castello della Falsa Sapienza (che poi è vicino a quello della Superbia). E li finisce tutto.

A: Da qui parte la polemica tra Francescani e Domenicani (ripresa in malo modo da Umberto Eco) sulla possibilità o meno di una risata di Dio?

M: Ma no. Quella è un’altra cosa. Caro amico mio noi siamo immersi in una risata cosmica, anzi ne siamo il prodotto....vedi? Mi viene da ridere a pensarci (e infatti si mise a ridere). Andiamoci a dormire un po’ sopra. La notte è fonda e le stelle si accorgeranno se abbiamo conservato o meno la capacità di sorridere.

E così ce ne andammo a dormire. I nostri incontri “filosofici” finivano sempre così. Avevo la sensazione che si fossero interrotti sul più bello, ma, nei giorni successivi mi accorgevo sempre che avevano aperto una quantità di finestre superiori a quelle da cui mi sarei mai potuto affacciare.

Commenti  

# Dalmazio Frau 2017-02-05 08:05
Questo mi garba, però tu tieni il naso rosso e io il cappello a sonagli ;)

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