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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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E’ proprio vero, questo è il tempo delle tenebre, il kali yuga del kali yuga, di fronte al quale ogni resistenza è vana, se non per un temerario ed eroico titanismo attraverso il quale operare una definitiva catarsi. O forse, come già detto da altri, sarebbe più opportuno mettersi da un lato, in attesa, e contemplare il volgersi del grande secolo per affrettarne la fine.
Il Principe del mondo procede trionfante per la vittoria sull’uomo e si accinge a collocarsi di fronte a Dio per vantare i suoi meriti, con la presunzione di chi ha dimostrato la sua ragione, pronto pertanto a pretenderne il trono; e porta già le insegne del trionfo sulla quella odiata, misera creatura privilegiata, fatta a immagine e somiglianza del suo creatore.
Queste parole nascono dall’incontro casuale con uno dei geni acclamati della filosofia e della pedagogia contemporanea, tal Michael Foucault (spazzato via dall’AIDS alcuni anni or sono) ed in particolare con il suo capolavoro Historie de la sexualité, Paris 1984; né avevo mai avuto l’onore di abbeverarmi alla sapienza incommensurabile di B. Sergent, autore, tra l’altro, dei celeberrimi L’homosexualité dans la mythologie grècque, Paris 1983 e il non meno fondamentale pilastro della conoscenza che ha per titolo L’homosexualité initiatique dans l’Europe, Paris, 1986. Nei volumi è poi citata e riportata una bibliografia di riferimento sterminata che le mie forze non riescono neppure a citare. Per fortuna, una sintesi puntuale ed esauriente di tutto ciò che la geniale sapienza del nostro tempo ha saputo veicolare sui moderni e più avanzati principi della pedagogia moderna, la potete trovare nell’arrembante volumetto di un’ illustre mente nostrana, docente di Diritto romano e Diritto greco antico presso l’Università degli Studi di Milano, professoressa Eva Cantarella, fiore all’occhiello di numerose università straniere, tra cui la New York University. Riporto il titolo del suo prezioso saggio che oggi costituisce la bibbia delle mie più avanzate convinzioni: Secondo natura (un titolo genialmente diabolico!), il cui senso è ampiamente chiarito dal sottotitolo: la bisessualità nel mondo antico, prima edizione del 1988; oggi reperibile in terza edizione per i Saggi BUR, 2008.
L’incontro di cui parlo, e che è all’origine di questo articolo, ha inizio in una classe terza del Liceo in cui l’autore dell’articolo insegna. Sulla lavagna permanevano le tracce della precedente lezione di pedagogia: vi erano diligentemente elencati, in grafia chiara e ordinata, alcuni punti essenziali della moderna interpretazione della paideia greca. Un punto, tra gli altri mi ha dolorosamente colpito. Lo riporto integralmente:
tra i sistemi pedagogici dell’antica Grecia vi era la pratica dell’omosessualità, con funzione educativa, atta a favorire l’armonico sviluppo dei giovani.
Ne ho chiesto ragione alla classe. La mano scrivente era proprio quella della mia collega di Pedagogia – materia onorevole – donna a me coetanea, con più anni di anzianità di servizio, prossima al pensionamento. Ho chiesto chiarimenti. Ha riconosciuto subito di non essere stata precisa nella terminologia e che invece di omosessualità avrebbe dovuto scrivere pederastia. Non riuscendo a cogliere la finezza, che per me peggiorava ulteriormente la situazione, ho appena osato replicare che sarei stato ben felice se avesse potuto indicarmi le fonti delle sue asserzioni per poter partecipare anch’io a tanta diffusa sapienza, sottolineando il fatto che questi scontati e universalmente conosciuti assiomi scardinavano le mie incrollabili certezze e tutto ciò che sino a quel momento aveva rappresentato un mio punto di riferimento morale. L’emancipata ed aggiornata “pedagoga” mi ha fornito alcuni riferimenti testuali (non riuscendo a scegliere, così su due piedi, tra l’enorme massa di documenti dai quali avrebbe potuto attingere): il Simposio di Platone!
Tutto qui? Così elucubrando, mi imbatto in un altro collega di Pedagogia, giovane, aitante, palestrato, dalla piacevole cadenza campana. Chiedo ragguagli e approfondimenti testuali, certo di trovare in lui un’indignazione partecipe e comprensiva. Conferma le parole della collega con le indicazioni sul Foucault che ho citato sopra. E però, da pertinace perditempo, mi precipito in libreria, una di quelle più fornite, vero supermercato del libro, ove si rischia fatalmente di spegnere l’ardente desiderio di unirsi al coro dei tanti grafomani del mondo: Feltrinelli, a largo Argentina. Chiedo del Foucault: una sfilza di pubblicazioni sorprendenti, in gran parte sue ma anche di altri esimi studiosi, tutti con le stesse linee ideologiche. Non un solo testo con interpretazioni diverse! Ne sfoglio alcune, leggo qua e là, mi perdo nella massa sterminata delle citazioni testuali e delle bibliografie: rimandi, richiami, conferenze internazionali, articoli, saggi e saggetti, lezioni cattedratiche, corsi monografici e interviste.
Ed io che sono solo un eterosessuale!
Man mano che procedo nel gorgo delle letture e approfondisco la sapiente disamina del tutto, mi afferra la consapevolezza che da circa un secolo (ma anche più) la cultura accademica e scientifica del mondo occidentale si è sempre più e definitivamente concentrata (ed è manipolata) nelle mani di omosessuali, pedofili, perversi filosofi e pedagoghi senza scrupoli, tesi maniacalmente a giustificare, normalizzare, per poi imporre il sovvertimento di tutti i valori così detti tradizionali; tesi alla minimalizzazione delle distanze tra bene e male, in nome di una supposta libertà di coscienza e di scelta; vera bomba atomica in grado di annientare tutti i presupposti della nostra civiltà e della nostra stessa umanità.
Questa è dunque la grande rivoluzione del pensiero occidentale e di tutta l’umanità dei nostri tempi. Eccole le tenebre annunciate nella letteratura apocalittica.
Mi soccorre un vecchio (per esperienza e sagacia) impiegato che sceglie per me un libercolo di riferimento, tanto per approcciare con ordine e calma la confusa questione: il titolo, illuminate, è quello citato sopra, quello della Eva Cantarella.
Michel Foucaul, Eva Cantarella; mi prende la stramba e superstiziosa idea di interpretarne il simbolismo onomastico: Michel è certamente antifrastico (riferito all’arcangelo Michele che uccide il demonio-drago), Foucault non so cosa significa in francese: forse ha a che fare col fuoco e le fiamme dell’inferno? In quanto ad Eva, non c’è bisogno di aggiungere molto: stiamo ancora pagando le conseguenze della trasgressione della più celebre omonima!
Apro il testo, lo sfoglio: trovo subito, nell’introduzione, quanto scritto alla lavagna dalla collega di Pedagogia:
Ad Atene l’omosessualità (che come è ben noto [ma io non lo sapevo] era in realtà pederastia, vale a dire amore tra un adulto e un ragazzo) occupava un posto di rilievo nella formazione morale (sic!) e politica (arisic!) dei giovani, che apprendevano dall’amante adulto le virtù (arcisic!) del cittadino (pag. 8 del testo citato).
La cattedratica, per non essere fraintesa - magari qualche anima candida avrebbe potuto pensare che si trattasse di amore platonico, un corteggiamento di intenzioni e non di fatti - a pag. 9 aggiunge:
Le fonti filosofiche sono tutt’altro che facili da interpretare: talvolta sembrano esaltare l’aspetto spirituale del rapporto e biasimare le manifestazioni fisiche d’amore. Ma le fonti letterarie, i graffiti e l’iconografia (triplosic!) segnalano con sicurezza che questi rapporti erano parte integrante della pederastia, e che questi rapporti comportavano anche la sodomizzazione, e non solo il coito intercrurale, come ha recentemente sostenuto Dover.1
 
(Devo ammettere che quando citano questi nomi di studiosi stranieri, tedeschi soprattutto ma anche di lingua inglese e francese, sono afferrato da un profondo sgomento riverenziale, nonché da un senso di minaccia imminente per il mio delicato anello sfinterico!).
L’illustre studiosa afferma che il suo studio procede per capire le regole del diritto (è la sua competenza) relative non solo alla vita privata ma alla vita politica (dalla quale, ad esempio, erano esclusi coloro che si erano prostituiti) facendo riferimento all’etica sessuale. Tali problemi, aggiunge, erano presenti nel mondo romano, dove l’omosessualità era meno pubblicizzata ma largamente diffusa; e non era un prodotto di importazione greca ma un costume indigeno con analogie con l’omosessualità greca. In Grecia si sodomizzavano i bambini liberi, a Roma gli schiavetti.
E del resto: …”Il giovane romano veniva educato, sin dalla più tenera età, a essere un conquistatore… imporre la propria volontà, assoggettare tutti, dominare il mondo: questa la regola di vita del romano. E la sua etica sessuale, a ben vedere, altro non era che un aspetto della sua etica politica. Sottomettere ai propri desideri le donne, per un romano, era troppo poco. Per soddisfare e dimostrare agli altri la sua sessualità esuberante e vincente, egli doveva sottomettere anche gli uomini: sempre che, beninteso, questi non fossero altri romani. Come avrebbe potuto un ragazzo, che avesse dovuto subire in giovane età un altro uomo, diventare, da adulto, un maschio invincibile e dominatore? Ecco perché i romani usavano sodomizzare gli schiavi (e, se capitava, i nemici sconfitti), e non i giovani liberi. (pag. 10).
Incredibile! La Cantarella afferma tutto ciò con una tale sicurezza e disinvoltura che non osiamo assolutamente metterlo in dubbio; né ci sogniamo di chiederle qualche riferimento o fonte più precisa.
Ma qualora questi deliri fossero veri – e però non lo sono, come possiamo ampiamente dimostrare – dovrebbe spiegarci, la Cantarella: come hanno fatto allora i Greci (chiedo scusa ma io, essendo sempre all’antica, i nomi di popoli li scrivo maiuscoli), educati secondo le sue certezze inconfutabili, sin dalla più tenera età, a subire le particolari attenzioni degli adulti, a diventare, da grandi, i guerrieri delle Termopili, gli eroi di Maratona, e via dicendo? Non si contraddicono – forse - queste affermazioni? Perché la sodomia non inibiva (ma anzi le esaltava) nei giovani greci le virtù guerriere e in quelli romani invece le avrebbe inibite? Ma la Cantarella non bada alle incongruenze e procede sicura nelle sue verità.
A chi ama una penosa e lunga sofferenza, lascio il tempo e il gusto di leggere il resto dell’introduzione; io mi fermo qui perché m’accorgo, che preso da narcisismo scribendis, mi sono spinto troppo oltre con le parole. L’intenzione, nel buttare giù queste pagine, è partita dall’indignazione [come scrive Giovenale, autore della famosa seconda satira contro i bagascioni (Si natura negat, facit indignatio versum) sat. I, vv. 125 – 126] ed era solo era quella di confutare quanto affermato dalla Cantarella, attraverso l’analisi linguistica, semantica, contenutistica dei testi antichi proposti nell’ incredibile pubblicazione a cui faccio riferimento. Impresa improba per me da solo, che ho studiato bensì le lingue antiche e qualcuna anche oso insegnarla, ma che non sono attrezzato al punto di poter sostenere uno scontro alla pari con una siffatta turba di cattedratici. Mi chiedo tuttavia cosa hanno fatto sino ad ora le tante intelligenze di uomini per bene che per fortuna ancora ci sono; perché hanno accettato, senza replicare, questo dominio inarrestabile della falsità e della menzogna, questa congiura mondiale tesa alla distruzione di tutti i valori – soprattutto della categoria del bene e del male - sino a rendere possibile tutto, accettabile tutto, in attesa della distruzione completa di ogni forma di civiltà? Parlo degli esegeti, dei filosofi, degli studiosi dell’Istituto Biblico, della Gregoriana, i Martini, i Fisichella, i Ravasi, i Kung, e tanti altri studiosi di fama mondiale.
In questo inspiegabile (ma forse comprensibile) silenzio, la mia voce sembra un patetico vagito.
Mi limiterò pertanto a riportare solo alcuni esempi tratti dal libercolo in questione, con l’ardente desiderio che qualche altro, dopo me, da vero specialista, possa seguire questa iniziativa, per amore della verità e della giustizia, per amore delle generazioni future, per i nostri figli e nipoti, per un mondo migliore e una rinascita spirituale dell’umanità.
 
La tesi della Cantarella, e dei tanti omosessuali che hanno messo mano ai testi classici per dimostrare la normalità delle pratiche omosessuali nel mondo antico, tale da essere addirittura introdotta nei sistemi educativi collettivi, parte dall’analisi dei testi. Ciò che ho scoperto, andando a verificare i testi citati, è stata la voluta, costante, metodica manipolazione di questi testi, con traduzioni falsate, omissioni di frasi, vere e proprie deformazioni delle parole, frutto non di ignoranza ma di voluto travisamento, per far dire ai testi ciò che si voleva fosse detto, cambiando il senso delle parole in modo subdolo e spesso inavvertito dai lettori. E’ stato così che la parola pais, paidòs, che nel greco antico indica indistintamente il fanciullo e la fanciulla, al di sotto dei dodici anni (e comunque anche lo schiavo e la schiava), è stato inteso solo e unicamente in senso maschile. Si dirà: ma che importa? Maschio o femmina è lo stesso! La Cantarella parla infatti di bisessualità; si riferisce solo al maschile perché le pare scontato il riferimento al femminile. Non è così: si parla solo di omosessualità e pederastia. Tutti i testi procedono solo in questa unica ed ossessiva interpretazione. Va da sé che se invece di tradurre ragazza, traduco ragazzo, la tesi dell’omosessualità è subito dimostrata. Senza neanche rendersi conto delle macroscopiche cantonate sulle quali si sorvola con una leggerezza incredibile. La Cantarella, nel suo profluvio di citazioni che rendono omosessuali tutti i poeti, tutti gli scrittori tragici e comici, tutti i filosofi e gli oratori greci, tutti i generali e gli uomini politici, dei ed eroi dell’Olimpo e dell’epos, non si accorge neppure di assurdità di questo tipo: nel citare un verso di Anacreonte, lirico greco d’amore, ci propone questa traduzione: Offri mio caro, le tue tenere cosce: (Anacreonte, frammento 43). Una traduzione più giusta sarebbe: Apri, mio caro, le tue tenere cosce. La sostituzione del verbo è chiaramente adattata al fatto che l’apertura delle cosce è pertinente ad una femmina, a meno che non si intenda una più prosaica fellazio. Per cui a noi sembrerebbe ovvio che il poeta si rivolge a una fanciulla e non a un fanciullo: Apri, mia cara, le tenere cosce. Può dunque interpretarsi in un modo o in una altro. Perché dunque scegliere l’interpretazione maschile? E del resto la Cantarella, per giustificare questa scelta commentando una frase che Plutarco attribuisce a Solone (Plut, Sol, 1): Finché, nel fiore dell’età, desiderando i ragazzi [leggi i fanciulli, nel senso sia maschile che femminile ndr] si brama la dolcezza delle cosce e delle labbra afferma tranquillamente che le cosce che un greco desiderava erano quelle di un ragazzo e non di una ragazza! Libera e gratuita affermazione questa, ricavata non si sa da quale fonte (e pertanto anche Solone era pederasta!). Ben incongruenti questi antichi Greci se è vero (ed è vero) che proprio Solone istituì la pena di morte per l’adulto che si fosse introdotto, senza essere autorizzato, in un ginnasio, dove i giovani (maschi e femmine) praticavano sport. Questa è una delle perle tra le tante, presa solo a titolo di esempio, e neppure tra le più significative. Per togliere qualsiasi altro dubbio vorrei aggiungere: con la parola pais i Greci indicavano il fanciullo in senso collettivo, includendo sia maschi che femmine, come in italiano la parola uomini intende sia quelli di sesso maschile che femminile (ed anche i gay, ovviamente!).
Ho voluto cominciare così solo per dimostrare come sarebbe molto semplice contestare punto per punto e verso per verso l’interpretazione della omosessualità e pederastia (che la Cantarella considera la stessa cosa, ed anche chi scrive; tra l’altro ritengo di collocare alla stessa stregua anche la pedofilia; ma forse non è ancora maturo il tempo per farlo) e della loro valenza nel panorama culturale del mondo antico.
Nel dare inizio alla lettura del testo della Cantarella, sono rimasto davvero deluso – e da ciò ho giudicato tutto il testo – dalla banalissima diceria da cui prende spunto il lavoro della suddetta, proprio in prima pagina, ovvero della indiscutibile omosessualità della poetessa Saffo. E del resto le mie alunne, di ogni ordine e grado, che quasi nulla sanno di poeti e letterati antichi, di una cosa non dubitano e sono certe: che Saffo fosse stata lesbica! Non vorrei perdere tempo su questa ignobile calunnia che la povera poetessa dell’isola di Lesbo si è trovata appiccicata attraverso i secoli. Basterebbe leggere i pochi versi che di lei ci sono rimasti (poco più di un centinaio, appartenenti forse ad una quarantina di componimenti), giuntici per lo più per tradizione indiretta e qualcuno anche su illeggibili frammenti papiracei, per rendersi conto dell’assoluta infondatezza della diceria. Sarebbe sufficiente leggere ciò che i suoi contemporanei affermavano di lei, madre e figlia devota, moglie irreprensibile, definita dai suoi ammiratori, la santa, per vergognarsi di gettare fango e discredito sugli animi nobili. Ciò che vorrei invece controbattere sono le tesi finali della Cantarella che prendono spunto da passi del Simposio, dai miti antichi (!) e da alcuni graffiti di Thera.
La tesi dell’accademica è riportata in nuce nelle pagine 21 – 24.
Per quanto provi un profondo senso di disgusto nel riportarle mi è tuttavia necessario per confutarle.
Riporto testualmente le sue parole con insignificanti omissioni che non ne alterano il testo e che ognuno potrà controllare:
Per la Cantarella le origini dell’omosessualità vanno ricercate nel mondo omerico: più precisamente nel passaggio tribale della società greca, in cui l’organizzazione della comunità era basata (in primo luogo) sulla divisione per classi di età. Il passaggio di un individuo da una classe all’altra era accompagnato da una serie di riti (erano iniziazioni, esattamente come i riti misterici) siffatti: l’iniziando deve passare un periodo di tempo lontano dalla collettività, vivendo al di fuori del vivere civile, spesso allo stato di natura… un periodo di segregazione, accompagnato da un simbolismo di morte. Al termine di questo periodo rinasce a nuova vita, come membro della classe superiore. L’esistenza di miti di passaggio, nella Grecia precittadina, dopo essere stata messa in evidenza da studiosi come… [segue una sfilza di nomi stranieri] è stata recentemente confermata dalle ricerche di … [altra sfilza di nomi stranieri] e l’amore omosessuale tra un uomo e un ragazzo, a ben vedere, anche in Grecia (esattamente come presso altre popolazioni allo stato tribale) affonda le sue radici proprio in questi riti [segue una lunga serie di citazioni culminanti tutte nel libro del B. Sergent da me citato all’inizio di questo scritto].
Anche noi, come tutti, eravamo a conoscenza dell’esistenza dei riti di iniziazione in tutte le civiltà antiche e tradizionali, ma confesso di non aver capito il nesso che lega i riti di iniziazione con le pratiche omosessuali. Come avviene questo passaggio? Dove, come, quando si dice che questi riti consistessero in pratiche omosessuali?
 
Continua la Cantarella:
Nella Grecia precittadina, i ragazzi apprendevano le virtù (!) che avrebbero fatto di loro degli adulti durante il periodo di segregazione, vivendo in compagnia di un uomo, al tempo stesso educatore e amante. Ecco le remote origini della pederastia greca.
Tutto quanto si afferma è assolutamente privo di fondamento e frutto di deliranti illazioni.
Ma poi lei stessa, in un attimo di lucidità, aggiunge:
Ma su che prove può basarsi una simile affermazione, o quanto meno su quali indizi?
(Visto che non ci sono le prove, accontentiamoci degli indizi).
In primo luogo su numerosi miti (incredibile!) come quelli che adombrano gli amori omosessuali di Zeus e Ganimede, di Dioniso e Adone, di Poseidone e Pelope, di Apollo e Admeto, di Ercole e Giasone… che hanno la struttura di riti iniziatici… E in questo contesto l’amore omosessuale svolge sempre la funzione essenziale di strumento pedagogico, capace di trasformare il ragazzo in un uomo.
Come possiamo spiegare alla Cantarella le banalità che conosce anche un bambino? Come introdurre una persona prevenuta, alla lettura corretta di un testo esoterico, come spiegare quale debba essere l’adeguata capacità di interpretazione filologica ed antropologica del mito e del simbolismo di cui è intessuto?
Ma non è tutto. La Cantarella non conosce tregua e aggiunge: racconta Strabone, riportando Eforo, che a Creta (pure i Cretesi, mio Dio!) gli uomini adulti, detti amanti (erastai), usavano rapire(verbo usato in maniera impropria e distorta) gli adolescenti da loro amati (eromenoi) per condurli con sé fuori città, per un periodo di due mesi, durante i quali intrattenevano con loro rapporti minutamente regolati dalla legge, che stabiliva i reciproci doveri (sì, ma quali? La Cantarella non ce li dice ma ci lascia supporre che attinessero al modo e all’uso di pratiche sodomite); e al termine di questo periodo, prima di far ritorno in città, gli amanti regalavano all’amato un equipaggiamento militare (incredibile ma vero!) (segno dell’ingresso di questi nella comunità degli adulti).
E poi ha l’impudenza di aggiungere (ma evidentemente delira e non si rende conto di ciò che scrive): A Sparta i ragazzi, a dodici anni, erano affidati a degli amanti, scelti tra i migliori uomini (?) in età adulta, e da questi imparavano ad essere veri spartiati.
Osservo semplicemente, in merito a quanto riportato, che la parola erastai, che la signora traduce senza esitazione alcuna come amanti, in greco prima di tutto significa amico, sodale devoto, compagno d’armi, e poi anche amante. Come si fa a non capire la distinzione tra compagno d’armi e compagno di letto?
E dunque Achille era compagno d’armi o amante di Patroclo? E Alessandro Magno che rapporti aveva con l’amico del cuore?
Oreste e Pilade? Eurialo e Niso? Ulisse e Diomede? Orazio e Mecenate? Dante e Cavalcanti?
E perché allora non pensare che anche Davide fosse stato l’amante di Saul e poi di suo figlio Gionata, oltre che marito della loro figlia e sorella Micol?
Ma perché la Cantarella non cita mai la storia e il mito ebraico? Eppure le parole del canto di Davide mi sembrano molto più esplicite di ciò che canta Omero riguardo ad Achille!
 
2Samuele 1, 25 - 26
Gionata, per la tua morte sento dolore,
l’angoscia mi stringe per te,
amato mio Gionata!
Tu mi eri molto caro.
Il tuo amore era per me prezioso
Più che amore di donna.
 
La Cantarella, che (per fortuna) nulla capisce di cameratismo guerriero, ama infangare Achille e Patroclo ma non osa toccare quelli di altre etnie. Confonde amore d’amico per amore sessuale, insinua, insulta, insozza, stravolge per giustificare la sua vergogna! Ammucchia Greci e Romani, popoli antichi e Cristiani ma non osa neppure sfiorare gli Ebrei e i… Musulmani!
 
Ma non si ferma qui. Ha il coraggio di porsi una candida domanda (pag. 23):
Ma perché mai in Grecia la sodomizzazione era considerata parte del processo di formazione dell’uomo adulto?
La risposta è eccezionale:
il rapporto sessuale sarebbe stato considerato necessario in quanto capace di trasfondere nel ragazzo le virtù virili, attraverso lo sperma dell’amante: e, in effetti, i greci non di rado, per indicare questo tipo di rapporti, usano il verbo eispnein (in-spirare) e, come sinonimo di amante, i sostantivi eispnelos e eispnelas (in-spirator).
Quindi quando Dio in-spira il soffio vitale in Adamo, in realtà l’ha inondato di sperma. Fantastico!
Non riesco a controllare le parole per un commento! Penso solo di aver finalmente “profondamente” capito il senso dell’invocazione di Dante ad Apollo, nel primo canto del Paradiso, nel suo rito di iniziazione:
 
O buon Appollo, all’ultimo lavoro
fammi del tuo valor siffatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro…
Entra nel petto mio, e spira tue
Sì come quando Marsia traesti
De la vagina delle membra sue.”
 
Inutile sottolineare il senso metaforico di “vaso”, con chiaro riferimento al buco del culo, e di “vagina”, traslato forse per il medesimo, per assimilazione ad altro orifizio femminile. Dunque Dante si aspetta da Apollo un abbondante travaso di liquido seminale!
 
La sodomia era insomma:
presupposto sociale indispensabile per la nascita di un individuo che, a partire da quel momento, avrebbe assunto il ruolo virile nella sua pienezza (!): vale a dire avrebbe abbandonato il ruolo passivo e avrebbe assunto il ruolo del marito con le donne, e quello dell’amante con i ragazzi.
Che dire?
 
Passo al secondo punto delle prove della Cantarella: i graffiti di Thera.
Non ci sarebbe neppure da perderci tempo ma non vorrei sembrare di eludere la prova. Come ci riporta la Cantarella, sul finire del secolo scorso, su una parete di roccia, a non più di 70 metri (dico settanta!) dal luogo nel quale sorgeva il tempio di Apollo Karneios, nell’isola di Thera, odierna Santorino, sono state scoperte una serie di iscrizioni databili tra l’età geometrica e il VI sec. a. C., che riportano frasi riferibili ad amori pederastici. In una di esse si legge chiaramente: Qui Krimon ha sodomizzato il suo pais (maschio o femmina?), il fratello (?) di Bathycles. La studiosa le interpreta non come semplici iscrizioni oscene ma come iscrizioni rituali, volte a celebrare il compimento di cerimonie iniziatiche. In nota, le citazioni in merito a tali iscrizioni, non ben chiare, mi impediscono di verificarne il testo greco. La cattedratica non li riporta e ciò non solo ci induce qualche dubbio sull’autenticità di quanto scrive (mi risulta che si tratta di graffiti in lineare e non in greco e pertanto molto più antiche dell’età da lei indicata) ma non posso aggiungere altro per mancanza di adeguata documentazione. Ammesso e non concesso che fossero chiare, decifrabili e vere: sarebbe dunque questa la prova? Ma se tra qualche secoletto qualcuno ritrovasse le copiose scritte dei gabinetti dei nostri motel sulle autostrade, magari nell’area di Servizio Sant’Ambrogio, penserebbe a riti di iniziazione con tanto di misure e numeri di cellulare? Bella prova, questa, spettacolare.
Arriviamo finalmente al Simposio, cavallo di battaglia della Cantarella (e di tutti gli studiosi onorevoli a cui si è rifatta) a sostegno e conferma inappuntabile delle sue tesi.
Partiamo da pag. 36 del testo della Cantarella:
Che Platone, quando parla di Eros, intenda prevalentemente per non dire esclusivamente(!) l’amore omosessuale è cosa nota. E una prima, inconfutabile conferma viene dal Simposio. Esistono due tipi di amore, dice infatti Pausania in questo dialogo: il primo è quello ispirato da Afrodite Pandemos, ed è l’amore “volgare”; esso è, infatti, l’amore che ispira gli uomini dappoco, che amano indifferentemente le donne e i ragazzi, e che amano più i corpi che le anime.
 
Mi fermo qui per una prima, importantissima confutazione.
La traduzione del passo è stata gravemente e dolosamente manipolata, e questo dovrebbe bastare per tutte le altre interpretazioni che ne conseguono, anche se mi prenderò il vezzo di perderci ancora un po’ di tempo.
Il passo in questione, Simposio 181b, dice esattamente così:
“L’amore che ci proviene da Afrodite Pandemia (la parola significa visibile a tutti, che appartiene alla massa o che riguarda il corpo) è veramente volgare e agisce a caso. Ed è proprio quello che amano gli uomini di poco conto: essi per prima cosa amano le donne non meno che i fanciulli (che contemporaneamente significa anche fanciulle) e di questi poi amano i corpi invece che le anime” (infatti l’espressione mallon e, in greco, non significa più che ma invece di. Come si vede il senso è completamente diverso! Fedro (mi pare) dice che i buoni pedagoghi curano le anime dei loro allievi, i cattivi pensano invece di abusarne sessualmente.
 
Da questa traduzione dolosamente errata, ne seguono le conclusioni della Cantarella:
E’ difficile desiderare affermazioni più esplicite: corteggiare i ragazzi non è dunque male in sé. E’ male solo se il corteggiamento è ispirato da un desiderio puramente fisico (bontà sua!).
 
Un’altra citazione, solo per sottolineare la tragicità delle manipolazioni, e poi chiudo. Andiamo più avanti, sempre nel Simposio, al discorso di Aristofane al passo 191e. Il grande comico di Atene sta proponendo l’antico mito dell’Androgino. Al passo citato dice:
Traduzione in corso oggi:
Quanti derivano dal taglio di un maschio, vanno alla ricerca del maschio, e finché sono fanciulli, poiché sono piccole parti del maschio, amano il maschio e godono di giacere e di starsene abbracciati con un maschio e sono questi i migliori tra i fanciulli e i giovinetti, perché sono per natura i più coraggiosi.
 
Un vero enigma dato che avevamo sempre considerato più virili e coraggiosi coloro che amano le donne e non i maschi, coloro che erano virili e non chi aveva subito violenza anale, consenziente o no. Ma il problema si risolve facilmente traducendo in modo corretto e non falsificando come è stato fatto.
 
Traduzione letterale e corretta:
Quanti derivano dal taglio di un uomo virile, cercano le attività virili, e fino a quando sono ancora fanciulli, dato che sono piccole parti di un uomo virile, prediligono gli uomini e piace loro stare a banchetto con gli uomini e frequentare gli uomini. E sono questi i migliori tra i fanciulli e i giovinetti, perché sono per natura i più coraggiosi.
 
Va dunque notato ciò che è stato fatto per manipolare il testo:
  • la parola uomo virile (ovvero uomo virtuoso, coraggioso, guerriero) è stata tradotta con maschio (termine riferito particolarmente all’ambito sessuale)
  • l’espressione prediligono gli uomini virili è stato tradotto con amano il maschio
  • e piace loro stare al banchetto con gli uomini è stato tradotto godono di giacere
  • e frequentare gli uomini è stato tradotto con starsene abbracciati con un maschio
 
Per concludere:
Secondo le tesi oggi correnti nella cultura occidentale, tesi elaborate da illustri omosessuali ampiamente citati nel brogliaccio della Cantarella, l’omosessualità, la pederastia (e naturalmente la pedofilia) erano pratiche sessuali normali, con funzioni chiaramente educative, praticate ampiamente nel mondo antico per il quale non esisteva distinzione di sesso alcuno: omosessuali, bisessuali, eterosessuali, multisessuali, asessuali: tutto uguale, tutto lecito, tutto normale, un vero paradiso di libertà dalla schiavitù e dai preconcetti. Ma poi sono giunti i tempi della repressione e della violenza, operata soprattutto dalla Chiesa cristiana e cattolica che, al servizio di un potere sessuofobo e maschilista, si è mossa prima di tutto per schiacciare e mortificare il sesso femminile (ma non erano tutti omosessuali e bisessuali?) e poi tutti gli esseri umani indistintamente, seguendo un progetto che non mi è ancora ben chiaro come sia nato, perché sia nato e da parte di chi, ma che certamente verrà trionfante alla luce. Il che poi cozzerebbe contro l’assodata convinzione che preti, monache, santi e asceti d’ogni tempo e d’ogni genere sono stati degli acclarati pedofili e pederasti; e lo sono tutt’ora.
Andrebbe invece ribadito (ma a che serve?) che prima che il mondo fosse illuminato dalla Parola di Gesù Cristo, nel mondo antico, della Grecia e di Roma, i valori morali erano radicati su quelle che la teologia cattolica chiama virtù cardinali: prudenza, fortezza, giustizia e temperanza; e non si erano ancora adeguatamente messe in luce le virtù teologali: fede, speranza e carità, meta e cammino del nostro divenire cristiani. Le virtù cardinali, fondamento dell’etica naturale dell’essere umano, possedevano certo sfumature diverse da popolo a popolo e da epoca ad epoca, pur mantenendo un saldo sostrato comune. Anche la sfera dell’educazione e della vita sessuale aveva delle differenze rispetto a quella dell’era cristiana: mancava ad esempio l’idea del peccato, come fu elaborata dai pensatori cristiani tardo ellenistici e romani. Per i Greci e per i Romani, ad esempio, l’indecorosità di un comportamento sessuale, per quanto riprovevole, non comportava la dannazione dell’anima. Ciò non toglie, come è ampiamente attestato, che la pratica omosessuale fosse derisa e disprezzata e quella con i bambini fosse punita con la morte.
Quanto poi alle iniziazioni sessuali, omo ed etero che si voglia, se vi sono state e quando vi sono state, ma va documentato e provato, hanno riguardato solo gruppi di sub-religiosità deviate e fuori legge, e pertanto né ammesse, né tollerate.
Nessun popolo guerriero ha mai praticato iniziazioni di tipo sessuale e nessun padre avrebbe mai affidato il proprio figlio, perché fosse violentato sessualmente, al suo migliore amico perché diventasse un guerriero.
E’ vero tuttavia che sempre, in ogni tempo, ci sono state corruzioni e degenerazioni; che si siano continuamente e nascostamente perpetrate pedofilie, stupri, corruzioni di minorenni, incontri omosessuali e con animali, incesti e perversioni, ma sempre condannati e quando possibile puniti.
Non si possono confondere le pratiche sessuali compiute talvolta o spesso, non lo so, tra coloro che vivono in ambienti comunitari (caserme, carceri, monasteri, ecc.) come se fossero normali espressioni di omosessualità naturale o lecite pratiche di iniziazione e di formazione educativa: anche i Templari vennero accusati di omosessualità, ma alla fine dagli atti dei processi il fatto si è ridotto, come scrive la Frale, a quella percentuale che si troverebbe in qualunque società maschile (e non escludiamo ovviamente quelle femminili) ma senza costituire un canone imprescindibile per appartenere a questa società.
Devo aggiungere un’ultima, drammatica considerazione: quando, dove, come è iniziata l’opera di travisamento dei testi antichi? Possibile che nessuno abbia mai alzato una voce autorevole per confutarli e demistificarli? Cosa faceva ad esempio la Chiesa, ove non mancavano fior di studiosi e specialisti, per opporsi?
Mi viene un sospetto che non posso – per ora – suffragare con prove certe e che scrivo solo per aprire una via a possibili verifiche. La Chiesa non aveva alcun interesse a demistificare o suffragare tali testi; anzi! Non possono essere stati gli Apologeti e i più autorevoli rappresentanti della Patristica coloro che, per gettare fango sul paganesimo da poco sconfitto (o in procinto di essere sconfitto) dalla nuova realtà cristiana, e che certo si trovava in una crisi etica e sociale di vaste dimensioni, coloro che hanno tentato, con tutti i mezzi, leciti o meno leciti, di metterne in luce la decadenza morale, spirituale, culturale, presentando così il cristianesimo come l’alternativa per la creazione di una nuova società sana e morale?2 Se così fosse ci troveremmo col drammatico e beffardo paradosso che, dopo un paio di millenni di distanza, le posizioni si sono completamente capovolte e che i frutti raccolti a seguito di un’azione mendace, tendenziosa e mistificatoria si sono rivelati velenosi e distruttivi per coloro che li avevano dissennatamente seminati.
1 K. Dover, Greek Homosexuality, London 1978.
2 E’ ormai noto a tutti come già San Girolamo, nella sua Vulgata, abbia pesantemente manipolato i testi greci dei Vangeli per attribuire a Gesù e agli Apostoli, qualità e trascendenze di comodo.

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