di Ettore Maria Mazzola

The University of Notre Dame School of Architecture
Società Internazionale di Biourbanistica
Gruppo Salìngaros
 
Accogliamo con piacere questo nuovo articolo di Ettore Maria Mazzola che prosegue con vigore la serie di denunce assai circostanziate contro le varie "forzature urbanistiche" che aggrediscono il nostro territorio. 
Lo scempio delle città e delle campagne (vedi le decine di articoli da noi dedicati in questo sito a tali denunce) ormai lo sappiamo, non ha confini; ma mentre la follia palazzinara degli anni 60 poteva avere un senso, quantomeno speculativo, negli anni ottanta in Italia, abbiamo "riscoperto" i grattacieli, soppiantando e superando, in verticale, l'orrore delle megastrutture orizzontali tipo Corviale, tipo "le Vele" o simili. dove il cemento armato e la plastica (che sono le cose meno naturali e meno durature finora prodotte nella storia dell'edilizia) stanno sterminando non solo i paesaggi ma stanno incidendo pesantemente sull'inquinamento, sulla sicurezza, sull'equilibrio sociale ed ambientale. Tali scelte ci sembrano assai simili a quelle di alcuni sindaci, che facevano finta di avallare un pensiero "verde", girando in bicicletta e riempiendo le strade di rotaie e di "piste ciclabili", dove in realtà non... "ciclava" nessuno e dove le auto venivano strozzate in budelli  impraticabili. Tali scelte che intasavano e intasano tuttora il traffico anziché alleggerirlo, inquinano, deturpano e producono danni inenarrabili ma fanno molto "trend"; sono simili a quelle dei grattacieli, in quanto restringono gli spazi vitali di ognuno di noi ammucchiandoci all'interno di enormi generatori di rifiuti e forse trattano noi stessi, un po' come rifiuti. C.L.
 
Il “ciclo di vita” LCA (Life Cycle Assessment) dei materiali per l’edilizia, è quella “valutazione che analizza gli impatti sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto”, ovvero un qualcosa che considera tutto ciò che avviene, dall’estrazione di un materiale al suo trasporto in fabbrica, dal suo processo di trasformazione, al trasporto e messa in opera in cantiere, dalla fase d’uso alla demolizione, trasporto e processo di trattamento finale dei rifiuti.
 
alt
 
Se questo è vero, come lo è, risulta molto difficile poter definire “sostenibile” un edificio la cui tecnologia e materiali siano il risultato di un processo industriale, destinato ad avere vita breve. Cosa ben diversa è invece il caso di un manufatto costruito con tecniche e materiali naturali locali, e a chilometri zero. Purtroppo però, la manipolazione dell’informazione – operata dalle aziende produttrici di prodotti per l’edilizia “bio”, così come da parte delle aziende produttrici di sistemi di produzione energetica alternativi – fa sì che si faccia un largo abuso del termine “sostenibile”. Ciò che ne consegue è che, sotto l’egida delle facoltà di architettura e ingegneria, si tenda a far credere che davvero un certo tipo di edilizia possa risultare “bio” … perfino che i grattacieli possano essere “sostenibili”.
 
Ora, indipendentemente dall’evidenza logica che suggerisce come un edificio di produzione industriale non possa essere sostenibile quanto si voglia far credere che sia, ci sono altri dati, purtroppo non pubblicizzati nelle riviste di settore, che ci raccontano il come e il perché un determinato modello di edilizia risulti deleterio per l’ambiente e per l’economia.
Prendiamo per esempio i dati sconcertanti resi noti dalla Agenzia Europea per l’Ambiente nel 2010, relativamente all’Impatto Ambientale dei Settori Produttivi.
 
alt
 
Le stime– in crescita –  che emergono dalle conferenze scientifiche sull’argomento, ci dicono che l’incidenza in termini di fabbisogno energetico dell’edilizia industriale – della quale i grattacieli possono considerarsi il simbolo principale –  attuale è pari al 36%, (a fronte del 31% dell’industria e del 31% del trasporto), mentre le emissioni di CO2 dell’edilizia sono pari al 34,5 % (a fronte del 32,5% dell’industria e del 30,5% del trasporto).
 
Dalle stesse stime risulta che l’intero settore edilizio è responsabile del 50% dell’energia consumata a livello Europeo, di cui il 36% è imputabile al fabbisogno energetico in fase d'uso degli edifici, mentre circa il 14% è causato dal settore industriale legato all’edilizia.
Oltre a ciò va considerato che gli edifici comportano un notevole consumo di materiali ed energia sia in fase costruttiva che durante il loro uso e la loro dismissione: il settore edilizio consuma circa il 40% dei materiali utilizzati ogni anno dall’economia mondiale e produce circa il 35% delle emissioni complessive di gas serra, senza contare i consumi di acqua e di territorio, nonché la produzione di scarti e rifiuti dovuti alla demolizione … ma da noi c’è chi continua a costruire grattacieli ed edifici vetrati, presentandoli anche come “sostenibili” … magari inventandosi anche l’improbabile “bosco verticale”!
La logica suggerirebbe quindi di rivedere l’intero patrimonio immobiliare realizzato nell’arco dell’ultimo secolo, piuttosto che proseguire imperterriti nella produzione di edifici energivori e inquinanti!
C’è un ulteriore aspetto intorno al quale si dicono un sacco di menzogne.
I sostenitori del grattacielo che hanno influenzato la scellerata decisione del sindaco di Roma di istituire la “Commissione Grattacieli”, hanno argomentato che questa tipologia risulterebbe necessaria alla riduzione del consumo di territorio, ergo che la stessa sarebbe una tipologia rispettosa dell’ambiente. Una balla clamorosa questa, che può esser creduta solo da parte di coloro i quali vivono con le fette di prosciutto sugli occhi.
A discolpa dei creduloni c’è da dire che, dalle “avanguardie” ad oggi, passando per i fautori del “modernismo”, si vive in un regime pseudo culturale che vede una autoproclamata élite colta essere l’unica a poter prendere delle decisioni urbanistico-architettoniche, decisioni che la “massa del popolo ignorante” deve solo subire senza proferire verbo.
Si rifletta sul fatto che i grattacieli, per poter funzionare, necessitano di infrastrutture che consumano enormi superfici. In assenza di un sistema di strade e parcheggi, opportunamente dimensionato per ricevere gli enormi flussi di traffico che questi “concentratori di esseri umani” generano, i grattacieli non potranno mai essere sostenibili. Come la mettiamo dunque con la teoria della riduzione del consumo di suolo?
 
houston_2.jpg
2007-06-29_001-b_aerial.jpg
 
longbeach.jpg
 
holden-building.jpg
Autostrade urbane, parcheggi sterminati e parcheggi multipiano indispensabili per l’esistenza di edifici concentratori di esseri umani quali sono i grattacieli
 
Un ulteriore studio, eseguito dalla AGU (America Geophysical Union)[2], dimostra come una realtà urbanistica caratterizzata da edifici alti ed un eccesso di superficie asfaltata, qual è quello del modello urbanistico che si vorrebbe importare a Roma, presenta un effetto drammatico sul clima locale.
 
diagramma superfici asfaltate e non.jpg
 
La ricerca, concentrandosi sulla zona di Houston, suggerisce che lo sviluppo urbano verticale e diffuso viene ad alterare i modelli meteorologici, al punto da agevolare l’accumulo di inquinanti durante la stagione calda, poiché ne impedisce la migrazione verso il mare ad opera della brezza. In pratica, lo scienziato Fei Chen, del National Center for Atmospheric Research a Boulder in Colorado, autore principale di questo studio, ha potuto affermare che "se la città continua a crescere, indebolirà ulteriormente i venti estivi, incrementando drammaticamente l'inquinamento atmosferico”… e allora, come la mettiamo con la presunta “sostenibilità” di questo modello urbanistico-architettonico?? Inutile aprire il capitolo aria condizionata, dalla quale questa tipologia risulta direttamente dipendente!
Ma veniamo ad un’altra problematica legata alla tipologia disumana del grattacielo: la sicurezza!
Tutti noi abbiamo ancora nella nostra mente le orrende immagini dell’attacco alle Twin Towers di New York. Certo, qualcuno potrebbe obiettare, che c’entra il terrorismo con i grattacieli? A questi si potrebbe semplicemente rispondere che, se non ci fossero edifici simbolo di un sistema bacato, edifici all’interno dei quali risultano assiepate migliaia di anime, probabilmente a nessuno verrebbe in mente di ordire un simile massacro. Ma non è questa la sede per affrontare il tema di questo simbolo del consumismo, né quello della follia terrorista. L’argomento però serve a riflettere sul fatto che questa tipologia edilizia, in caso di un semplice incendio, può causare la morte di tantissime persone … senza contare i decessi “a media-lunga scadenza” dovuti all’inalazione delle sostanze volatili che si sprigionano quando certi eventi vanno a colpire edifici costruiti in questa maniera.
 
voc_terrpr_us_cov_time_911_towers.jpg
Shangai skyscraper burning.jpg
11 settembre 2001 –  New York attentato alle Twin Towers: Circa 3000 vittime
16 Novembre 2010 – Incendio  Grattacielo a Shanghai
53 morti – oltre 70 feriti

 

Si noti che, un edificio del genere, se danneggiato nelle sue strutture, non ha molte possibilità di essere salvato, ne consegue che il danno economico successivo risulta essere di proporzioni immani, aprendo a diversi scenari, da quelli di matrice catastrofista, a quelli spudoratamente affaristici; non è un caso se l’origine dolosa sia stata seriamente considerata ogni qualvolta questi eventi abbiano colpito degli edifici fallimentari che, ancora prima del loro completamento, o subito dopo, sono andati in fumo in circostanze misteriose, suscitando molti dubbi e interrogativi sulla possibile origine dolosa tesa a far rifiatare i costruttori in procinto di fallimento mediante l’incasso delle somme assicurate. Non pochi dubbi sono sorti intorno agli incendi del Mandarin Oriental Hotel del nuovo Centro Direzionale di Pechino, oppure di quello del costruendo grattacielo più alto d’Europa a Mosca. Due disgrazie che sono sembrate molto opportune, essendo accadute quando gli edifici risultavano “liberi da esseri umani”. Qualcuno potrebbe obiettare che queste possano essere solo illazioni, e probabilmente è vero, ma nessuno può sgombrare la mente dal tarlo del dubbio in simili circostanze, e il motivo del dubbio deriva dall’esistenza di lunghissimo elenco di fallimenti economici legati alla tipologia del grattacielo.

Pechino grattacielo Rem Koolhaas in fiamme 2009.jpg
moskow skyscraper burning 2012.jpg
9 febbraio 2009 –  Pechino incendio del Mandarin Oriental Hotel all’interno del nuovo centro direzionale CCTV di Rem Koolhaas: Fortunatamente nessuna vittima perché era inutilizzato
 
2 aprile 2012 – Mosca: Incendio al grattacielo più alto d’Europa: nessuna vittima perché era in costruzione, 14 occupanti messi in salvo
Infatti, affrontando lo scomodissimo argomento economico, potremmo limitarci a suggerire ai lettori di fare una rapida verifica nel web, digitando nel motore di ricerca le parole magiche “grattacieli abbandonati”, o “abandoned skyscrapers” … rimarranno sommersi da informazioni che danno molto da riflettere sul perché, in fin dei conti, qualcuno possa esser giunto a dubitare sull’origine di certi eventi disastrosi.
imagessathorn-unique-cartoon-small1.jpg
Il fantasma della crisi economica del 1997 incombe ancora. Vignetta satirica tailandese dopo il fallimento del Sathorn Unique Tower edificio simbolo della presunta modernizzazione

 

Nell’infinito elenco di immagini, storie e dati economici sconvolgenti, generati da questa ricerca nel web, c’è un’immagine che può essere presa come il simbolo dell’ammonimento verso determinate scelte: l’immagine satirica tailandese che ricordava, agli incauti “modernizzatori” tailandesi, quello che fu il fallimento economico generato dalla costruzione della Sathorn Unique Tower.

Del resto in Italia, nella cronaca del 13 gennaio 2012 del Corriere della Sera, risulta essere stato pubblicato un articolo interessantissimo … ovviamente sfuggito al sindaco di Roma ed ai suoi consiglieri vogliosi di grattacieli. Il cappello all’articolo diceva: La Repubblica Popolare ospita da sola più di metà dei palazzi più alti in costruzione nel mondo. L’ultima inaugurazione: il cantiere per il China Zun. Mentre il titolo ammoniva: La frenesia cinese da grattacielo «È il sintomo del crac in arrivo» - Studio inglese: le bancarotte precedute dai boom edilizi Gli analisti della Barclays Capital tracciano paralleli storici. Per esempio: l'Empire State Building e la crisi del '29.
 
Grattacieli e crisi finanziaria.jpg

 

 

L’articolo facendo una panoramica delle mega-architetture promozionali realizzate in giro per il mondo, intendeva ammonire contro l’emulazione di determinati modelli, raccontandone gli effetti collaterali. Si tratta di cose note, ed ignorate, da tempo: certe operazioni promozionali del presunto benessere e della modernità, nascondono altre cose molto meno piacevoli.
L’elenco dei fallimenti economici relativi ai grattacieli realizzati in giro per il mondo è davvero vasto. Per brevità limitiamoci ad elencare solo alcuni esempi:
La Book Tower (1916-28) di Detroit, alto 145 metri, abbandonato dal 1988 a causa del fallimento dei proprietari causato dal mancato pagamento degli interessi bancari … Stessa sorte è toccata ai nuovi proprietari che non hanno mai potuto utilizzarlo, fallendo nel 2007; l’Hotel Nacional – São Conrado Beach, Rio de Janeiro (1968 – ’72) – arch. O. Nymeier. La cui proprietà è fallita nel 1995 per non esser riuscita a pagare il debito contratto con la Interunion Capitalization. L’edificio risulta tutt’oggi abbandonato; l’Iberostar Hotel di Copacabana, 37 piani, abbandonato dal 2008. Edificio che ha avuto diversi periodi di chiusura per ragioni economiche, fino alla chiusura definitiva, per fallimento, nel 2008; lo Staybridge Skyscraper, Chicago. Mai terminato per problemi economici dei promotori della costruzione, abbandonato dal 2008; la Oceantower di South Padre Island – Mexico. 31 piani. Abbandonata in fase di costruzione nel 2008 per presunti problemi strutturali e demolita per implosione nel dicembre del 2009. I costruttori avevano ottenuto un prestito di $ 75 mln, e ora ci sono circa $ 125 mln di danni geologici da sanare! La Buffalo Central Terminal (1929). Alta 69 metri. Abbandonata dal 1979 per motivi di sicurezza causati dall’invecchiamento del cemento armato delle strutture; la Waterfront Tower di Chicago. Un condominio di 90 piani la cui ristrutturazione sospesa e mai completata nel 2001 per difficoltà economiche e conseguente fallimento dell’impresa; la Trust Tower di Cleveland (1968 – 71) – arch. Marcel Breuer. Abbandonata dalla fine degli anni ’80, nel 2005 è stata acquistata, insieme con i 5 edifici adiacenti, per $ 21.7 mln. dalla Cuyahoga County per essere demolita; Il Fontainebleau Resort di Las Vegas – Nevada, USA. Mai terminato e abbandonato dal 2009. Prima della sospensione dei lavori erano già stati spesi 2 miliardi di dollari, ulteriori 1.5 miliardi di dollari sono stati spesi nel tentativo di terminarlo, poi però c’è stato il fallimento del costruttore. Successivamente la Carlo Icahn lo comprò all’asta per $156 milioni, ma a causa della crisi non è mai stato utilizzato e, nel 2010, c’è stato il fallimento della Carlo Ichan! Lo Szkieletor di Cracovia, Polonia (1975 – 81).  Szkieletor significa  lo scheletro, nome con cui è stata ribattezzata l’opera incompiuta di 92 metri. Doveva essere la sede della Naczelna Organizacja Techniczna ma non venne mai portata a termine per fallimento generato dall’inutile costosissima impresa; la Sathorn Unique Tower, Bangkok – Tailandia. Il grattacielo della vignetta di cui sopra. Abbandonato nel 1997 per fallimento. L’edificio è stato definito un monumento di quasi 50 piani alla “bubble economy”; il Ryugyong Hotel di Pyongyang, Corea del Nord (1987). 105 piani per 330 metri. Abbandonato nel 1992 per fallimento dei costruttori, nonostante l’intervento diretto dello stato!! Già ribattezzato dalla rivista di architettura Obvious come “la più grande rovina dei tempi moderni”. Nel 2008 un’impresa egiziana ha iniziato a pannellarlo con vetrate ma, essendoci grandi timori sulla consistenza strutturale, difficilmente l’edificio vedrà l’alba!
 
bankok.jpg
ryugyong.jpg
Sathorn Unique Tower, Bangkok – Tailandia
Ryugyong Hotel di Pyongyang, Corea del Nord
Ovviamente non può mancare un esempio nostrano, il cosiddetto Ecomostro della Domiziana a Mondragone, (CE), del quale esiste un’interessante testimonianza lasciata sul web da un’internauta, parole sulle quali occorre riflettere: “Mio padre dice che è in questo stato di abbandono totale da sempre, almeno dagli anni '70. Mio suocero si ricorda che forse un tempo in quel palazzone c'erano gli uffici di non sa quale industria che poi fallì miseramente (…) Non so chi sia il proprietario di questo grattacielo infame, non so chi sia l'autore di questo scempio del territorio, probabilmente non si riesce nemmeno ad identificare a chi tocchino le spese per l'eventuale abbattimento, magari è in atto una disputa tra Comune e Provincia con conseguente scarica-barile su qualche altro ente ...”.
A questo punto, dopo questo elenco fallimentare legato alla tipologia del grattacielo, viene da sorridere … o da piangere, al pensiero che il caso coreano possa aver ispirato il tentativo di salvataggio, operato dalla Provincia di Roma: Stando infatti ad un articolo firmato da Fabio Grilli per Roma Today e pubblicato il 1° dicembre 2011, sembra che la Provincia nonostante, il suo inquietante bilancio in rosso, e nonostante la prestigiosa sede di Palazzo Valentini, abbia deciso di dare ossigeno ai promotori della costruzione di uno dei due grattacieli dell’EUR acquistandone 5000 mq. … fin qui la cosa sembrerebbe semplicemente essere l’ennesimo sperpero pubblico motivato anche da ragioni di supporto ideologico verso un certo modo di vedere la “modernità” caro a certi ambienti politici, tuttavia, se fossero vere le cifre denunciate dal senatore Gramazio e riportate nell’articolo in oggetto, l’operazione si sarebbe conclusa alla “modica cifra” di € 263.000.000,00 che, divisa per i 5000 mq, porterebbe ad un prezzo di 52.600,00 €/mq. … praticamente una follia al di fuori di ogni mercato immobiliare su cui bisognerà indagare a fondo!
Visto l’elenco fallimentare di cui sopra, viste le ragioni ecologiche elencate, visto soprattutto che oggi gli USA – il Paese che ha lanciato la tipologia del grattacielo – risultano essersi tirati fuori dall’assurda “conquista del primato in altezza”, perché non più percorribile, visto infine che questa competizione viene “combattuta” solo in quei paesi emergenti i quali, essendo vissuti nel mito americano, oggi pensano, erroneamente e con grande ritardo, di essere il nuovo centro della cultura (consumista), visto tutto questo viene da chiedersi come mai, mentre il resto del mondo si accorge che il grattacielo non sia più sostenibile, il sindaco Alemanno istituisca una “Commissione Grattacieli per Roma”?
Perché mai l’Italia, al pari di quei Paesi ritenuti “arretrati culturalmente” dovrebbe intraprendere questa ridicola corsa verso il fallimento sicuro??
Mi piace ricordare, ai nostri politici e politicanti, che già una volta Roma ha deciso di sposare dei modelli che il resto del mondo stava dismettendo, e il risultato è noto a tutti: il 15 luglio 1972, alle 15,32 venne demolito l'immenso complesso Pruitt-Igoe di Saint Louis in quanto ritenuto "ambiente inabitabile, deleterio per i suoi residenti a basso reddito”; lo storico americano Charles Jencks individuò in quell’evento “la morte di quelle utopie”, … il 20 luglio 1972, ovvero 5 giorni dopo “la morte di quelle utopie”, a Roma venne commissionato il progetto per Corviale!
Evidentemente, i nostri politici, e tanti architetti, non riescono proprio a capire che la storia, anche quella più recente, è fonte di grande saggezza da cui imparare per evitare il ripetersi di errori fatali.
Cari politici romani, è a voi che mi rivolgo, ed è a voi che voglio ricordare la frase errare è umano, perseverare è diabolico … finché siete in tempo, evitiate di fare nuove scelte pericolose, la crisi incombe, teniamoci alla larga!
 

[1] Fonte European Environment Agency e World Resources Institute - rilevazioni 1990-2004
[2] Paved surfaces can worsen air quality, study indicates. AGU Realase n°11-21. June, 7, 2011. Per una completa conoscenza dell’argomento http://www.agu.org/news/press/pr_archives/2011/2011-21.shtml

Commenti  

# ettore maria mazzola 2013-01-20 23:07
grazie Claudio e grazie a tutti, speriamo che aiuti a frenare i "nuovi barbari" che siedono in Campidoglio e nelle "commissioni"
# Amministratore Commenti 2013-01-21 00:09
Bah. Caro Ettore, la vedo brutta: la politica, destrorza o sinistrorza che sia, ha in genere un grosso complesso d'inferiorità nei confronti della cultura per cui: o "copia e incolla" senza capire, oppure si affida ai nomi "pompati" da lobby e da baronie che si autocelebrano a vicenda.
Nessuno ha frenato la... corazzata Potiomkin costruita da Fuksas (leggiadramente chiamata "Nuvola") e neanche le orrende chiese di cui abbiamo riportato tanti esempi nei nostri articoli e in particolare in uno a tua firma.
Ma... la speranza è l'ultima a morire. Noi amiamo Roma e speriamo che chiunque seguiti ad amministrarla la difenda dai continui tentativi di barbarico scempio.
Claudio
# Matteo 2013-01-21 10:19
Grazie Ettore, per la puntualità dell'articolo. Speriamo che il nuovo parlamento che verrà dopo il 24/2 prenda in seria considerazione tutta la problematica urbanistica d'Italia.
# Antal Nagy 2013-01-23 19:11
Innanzi tutto ringrazio molto il Prof. Mazzola per essere il portatore di un linguaggio schietto e semplice, in grado di raggiungere tutti quanti senza limiti alcuni. Al contrario del terribile “architettese” che di solito la fa da padrona non appena si toccano argomenti come questo.
Condivido pienamente tutto quanto detto qui sopra.
Ecco la formula: Umiltà contro Superbia. Giusta misura contro Spreco. Architettura umana contro Architettura retorica.
Allora si che i cieli si andranno a grattare... ops, toccare.
E ridateci il Ponentino.

Antal





La torre di Babele.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti