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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Voglio un prete (e se possibile un sacerdote, oppure un monaco)

L’Erba Voglio (quarta puntata)

altQuesta volta ci arrampichiamo su una vetta scoscesa a cercare dei fiori preziosi prossimi all’estinzione: ne sono rimasti alcuni esemplari ed io ho avuto il raro privilegio di conoscerli. Per tale ragione non terminerò l’articolo con la solita frase “esiste un fenomeno paranormale del genere?” in quanto so che ne esistono diversi, anche se è sempre più raro trovarne: ma mi permetterò di ricordare a me stesso, che non sono monaco né prete, e a coloro che hanno deciso di essere monaci o preti, cosa vuol dire essere anche sacerdoti.

Prete deriva da Presbyter cioè colui che è anziano. Ovviamente con tale termine si sottintendono l’esperienza e la saggezza che dovrebbero provenire da tale anzianità. E’ un vocabolo non direttamente connesso alla sacralità della funzione. Il monaco, da monakhos è invece colui che è solo. Nell’ambito della religione indica ovviamente lo stato di chi si ritira in preghiera o in meditazione nell’eremo e che, in tale isolamento, cerca la Verità. Anche in questo caso il termine non è connesso al contatto con la sacralità.

Sacerdote proviene dal latino sacerdos (composto da sacer e dalla radice dhe, la stessa di condere). Per cui il sacerdote è colui che compie cose sacre. Il termine distingue una “funzione” e non uno stato, così come avviene per “prete” o per “monaco”; e si tratta di una funzione assai impegnativa in quanto il “sacro” così come il “santo”, indica ciò che, non può essere contaminato (o al contrario che contamina); indica qualcosa che va “manipolato”, sia metafisicamente che fisicamente, con estrema attenzione perché, come una bomba, può esplodere tra le mani; oppure perché può essere corrotto da mani impure. Vedi le bellissime raffigurazioni sia pagane che cristiane, in cui le offerte di cose sacre venivano sempre fatte coprendo le mani di appositi veli.

Dallo straordinario testo “Notizia de vocaboli ecclesiastici” di Domenico Magri Maltese (1717) ho estratto questa interessante nota:

“Sacerdos, le cui etimologie sono varie, e cioè Sacra dans, Sacra dos, Sacer dux e Sacra docens, li quali significati tutti doverebbe realmente contenere un grado si eminente della Chiesa, perché il sacerdote dà cose sacre, è una ricchezza sacra, e guida sacra con il buon esempio, e insegna con le parole cose sacre. Se il Sacerdote considerasse un tanto sollevato ministero, una così segnalata grandezza, renderebbesi al certo quasi che impeccabile. Quanti, che vissero laici di professione, ma sacerdoti di merito, nel final giudizio saranno unti et onorati con la stola sacerdotale. E per il contrario molti Sacerdoti di nome saranno degradati, e consegnati al braccio di satanasso, come minaccia Crisostomo….”

Domenico Magri, Teologo canonico della Cattedrale di Viterbo agli inizi del XVII secolo, consultore della Congregazione dell’Indice, non ci va leggero, anzi è assai esplicito.

Occuparsi di cose sacre è dunque un compito assai particolare (per chi crede o ha evidenza del sacro) che non può essere fatto da tutti e non consente approssimazioni. Per compiere cose sacre (o sacrum-facere) non solo bisogna essere abilitati o, se vogliamo, “iniziati” a tale funzione, ma bisogna stare attenti a non de-sacralizzare ciò che si compie attraverso un’azione mal fatta, o riprovevole, o contaminata e contaminante. Proprio perché stiamo parlando di un “sacrum facere”, cioè di un’azione sacra, è evidente che l’azione non si compie… da sola ma è necessario un attore; questo comporta una contiguità, una preparazione, un’attitudine, una forma ed una sostanza che coinvolgono ciò che viene fatto e colui che lo fa. L’Opera non è assai spesso distinguibile da colui che la compie in quanto l’azione sacra stessa è composta congiuntamente dall’operatore e dall’opera attraverso il Rito.

Il monachesimo orientale esplicita assai efficacemente questa caratteristica quando, ad esempio, tratta della composizione dell’”icona”. Il monaco che la dipinge diventa esso stesso parte vivente dell’opera. Questo ci ricorda l’ineffabile lavoro nell’ambito dei grandi alchimisti-artisti cristiani, come Lorenzo Lotto o come il Durer o il Parmigianino, che proprio nella rappresentazione della liturgia, hanno esaltato la funzione trasmutativa del Cristo e della Vergine.Il fatto poi che un’azione possa essere talmente potente da trascinare l’operatore nell’opera anche se indegno (ex opere operato), è una cosa che ha coinvolto e stravolto teologi di ogni tipo, soprattutto nell’alveo cattolico. Ma, senza entrare in dettagli teologici che non ci competono, è facile osservare che i confini tra la dignità dell’operatore e la correttezza e validità dell’Opera sono assai complessi e labili, in quanto coinvolgono la forma del rito come la sostanza. Coinvolgono altresì l’intenzione di colui che opera e il modo scelto per operare.

Il Rito e la Liturgia (che sono la forma ma anche la sostanza dell’Opera Sacra) coinvolgono completamente il Sacerdote non attraverso un’esperienza emozionale o meramente rappresentativa, ma attraverso un Atto Significante, simbolicamente perfetto, immodificabile.

Come non ricordare il collegio dei Septemviri della Roma arcaica, dedicato alla conservazione della perfezione del Rito e alla sorveglianza sulla ricostituzione del sulcus primigenius dal quale nessuna zolla poteva andare dispersa? Come non ricordare lo scrupolo delle cerimonie Shinto giapponesi o di quelle Buddiste, o di quelle shamaniche degli Indiani d’America, che prevedevano terribili punizioni verso il sacerdote distratto che contaminava o usciva dalla perfezione del Rito?Perché nella Chiesa cattolica questo dovrebbe essere diverso?

 

Premesso quanto sopra

Voglio un sacerdote che conosca e riconosca il Rito Antico. Non voglio entrare nelle polemiche pre e post-conciliari sulla comprensibilità e validità o meno della liturgia della Messa in italiano o in latino (ne abbiamo parlato in moltissimi articoli) ma vorrei ricordare che il Canone ineffabile tridentino è un coacervo di simboli, un percorso mistico e misterico che non si riduce ad una predica domenicale.

Voglio perciò un Sacerdote che ricordi cosa vuol dire il suo ministero; un sacerdote che sia ovviamente buono, generoso, che si occupi dei poveri, soccorra gli infermi ecc. ecc. (sono tutte cose che do per scontate). Ma il Sacerdote non fa solo questo! Essere buono è un requisito minimo. Essere sacro è invece un requisito indispensabile. Il Sacerdote si occupa di Dio, dei Riti, dei Ritmi, delle Porte Celesti, del contatto ineffabile tra il Suono e l’Armonia Celeste e scusate se è poco!

Voglio un Sacerdote che raccordi la lingua e il tono a ciò che pronuncia. Che celebri ciò che sta compiendo e che si renda conto di cosa deve accadere tramite lui.

Voglio un Sacerdote che conosca perfettamente il senso del Confiteor, perché sappia accogliere l’anima del prossimo nelle sue mani.

Voglio un Sacerdote che conosca le 3 forme principali di preghiera e le pratichi costantemente e conosca i numeri, le fasi, i simboli del rito che celebra e che sia in grado di insegnarmeli.

Voglio un Sacerdote vestito da Sacerdote, non perché l’abito faccia necessariamente il monaco, ma perché, rispettando il suo abito sacro, lui stesso si senta partecipe della sua funzione, e perché chi lo accosta abbia rispetto sia per l’abito che per il monaco.

Voglio un Sacerdote che sappia cos’è la Patena, cosa sono l’Amitta e la Pianeta, che conosca la differenza fra un altare lapideo ed uno ligneo, che conosca perfettamente il significato dei suoi gesti; che sappia consacrare l’altare; che sappia se sopra l’altare ci va una candela o tre candele e perché è così importante l’arredo sacro.

Voglio un sacerdote che predichi brevemente ed efficacemente sul Vangelo del giorno e non divaghi su fatti di cronaca o storie della parrocchia e che, soprattutto, non canti “ma ma Maria ma ma”.

Voglio un sacerdote che scacci i mercanti dal tempio, che non consenta rumori, che non consenta applausi né per i matrimoni né per i funerali; che pretenda da tutti, a partire da se stesso, un comportamento conforme al luogo dove si celebra, che faccia mettere le persone in ginocchio davanti all’altare e che, possibilmente, ci si metta anche lui.

Voglio un sacerdote che conosca il gregoriano, e faccia cantare i partecipanti alla liturgia; che però sappia cosa vuol dire musica sacra e che rispetti e faccia rispettare il silenzio, parte integrante della musica.

Molti anni fa conoscevo alcuni sacerdoti perfettamente coerenti con quanto ho cercato di descrivere. Ultimamente ne ho ritrovati alcuni fra i monaci Benedettini. Mi auguro che ce ne siano ancora. Sarei molto lieto di trovarne uno che volesse accompagnarmi ora, nella vita, e poi nel grande passaggio prima della morte. Insomma vorrei un sacerdote che sapesse bene cosa vuol dire “Ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae”.

Commenti  

# luca salvati 2014-05-12 11:53
Lo vorrei anche io un sacerdote così...uno che capisca che la Tradizione non è il passato che si porta nel presente, ma è l'eterno che scende nel temporale...
Ma ormai vedo che ci si sta appiatendo sul buonismo, sentimentalismo , e il Sacro viene abbandonato o considerato un di più....un qualcosa di non troppo chiaro manco per chi compie i riti...
Già più di 40 anni fa Cristina Campo scriveva " La liturgia, iniziatrice sovrana, splende, lume coperto, soltanto sulle rocce più inaccessibili – il Monte Athos, qualche vetta benedettina – o in minimi colombari perduti, dimenticati nelle metropoli"...
Allora forse qualcosa ancora si salvava, parlando di benedettini penso al Sant'Anselmo a Roma, che ho visitato poche settimane fa, ora non saprei se qualcosa è ancora rimasto...
# Claudio Lanzi 2014-05-22 09:16
Ha ragione. La Campo, che a mio avviso aveva una influenza assai positiva su Zolla, denunciava (ma non era la sola) l'arrivo della degenerazione.
Ma non avrebbe mai potuto immaginare, insieme a tanti altri personaggi dell'universo della cultura spirituale europea e italiana, che saremmo arrivati così velocemente dove siamo ora.
E ovviamente "ludi et circenses" piacciono. A noi no.
# luca salvati 2014-05-22 10:46
Quoto sull'influenza della Campo su Zolla....
Purtroppo sin dai livelli più alti delle istituzioni ecclesiastiche c'è un appiattimento verso il basso , la mondanità e l'orizzontale da far spavento...
E come dice bene, a noi non piacciono.....

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