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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Il mondo che scorre e dura è smascherato come una costruzione del nostro pensiero, utile solo quando occorre.

(Grazia Marchianò)

 

Graham Hancock ha di recente pubblicato un libro che, nell’edizione italiana, ha assunto il significativo titolo di “Sciamani”. Egli, con la consueta abilità di saggista che lo contraddistingue, ha unito in questo suo scritto fenomeni disparati inerenti il mondo psico-spirituale sciamanico, che ai suoi occhi apparirebbero collegati da un filo rosso e che adesso si andrà brevemente riassumendo.

Il tema è in sintesi quello degli stati di coscienza e la loro modificazione rituale o occasionale. In primo luogo Hancock ha posto in evidenza la presenza, in una serie di illustrazioni che ci giungono dall’arte preistorica, di immagini di teriomorfi che vengono feriti in vario modo da armi contundenti che provengono dal “nulla”. Lo scopo di queste immagini sarebbe stato, nelle intenzioni degli aviti realizzatori, quello di mostrare episodi di torture sciamaniche. Si tratta di quei cruenti rituali, variamente descritti nei resoconti etnologici, in cui il candidato sciamano, ormai prescelto dagli spiriti, è letteralmente fatto a pezzi dagli “invisibili”. Dopo questo atroce smembramento il soggetto è poi ricomposto e ricostituito con organi derivati  prevalentemente da materiali non organici, assumendo, in seguito a questa trasformazione, alcuni poteri straordinari conseguiti i quali  si mette al servizio della comunità. A ben pensarci si tratta di un mito arcaico che funziona benissimo nell’immaginario collettivo contemporaneo con alcuni personaggi dei fumetti della Marvel, divenuti successivamente films di successo, dove si racconta che individui prima insignificanti “deboli”, “malati”, “timidi” (come la tipologia umana sovente vocata allo sciamanesimo), subiscono identica sorte e sviluppano (come gli sciamani), oltre che poteri sovraumani, anche vocazioni altruistiche.

Hancock ha supposto che proprio queste arcaiche testimonianze di “intrusioni” di figure di iniziatori provenienti da un mondo “altro”, potessero affiancarsi a quelle testimonianze, tutte moderne, di rapimenti di persone, comunque reputate sane di mente, da parte di esseri presuntivamente alieni che, in imprecisati laboratori, sostituiscono e/o integrano organi corporei con materiali altamente tecnologici.

L’interrogativo base della ricerca di Hancock si focalizza sul tema della realtà degli accadimenti raccontati. Ci si domanda: il cervello, in peculiari condizioni di stimolo, è in grado di accedere come un’antenna a livelli diversi di percezione oppure, contrariamente, le esperienze di visione e contatti con creature “aliene”, comunque esse si mostrino ininterrottamente dalla preistoria ad oggi, sono solo frutto di stati psicotici sia pure momentanei?         

A distanza di diverso tempo sull’argomento è tornata la saggista italiana Enrica Perucchietti, la quale nel suo libro Terzo occhio o inganno dello spirito,  credendo di fare un buon servizio alla Tradizione, ha impostato una ricerca che prende le mosse praticamente laddove Hancock termina, ossia dalla dimetiltriptamina (DMT) verosimile responsabile di questi spostamenti del fuoco della coscienza. Si tratta di un “allucinogeno” prodotto da ogni organismo vivente che nell’uomo pare sia sintetizzato dalla ghiandola pineale durante la giornata in quantità variabile. Se per una qualsiasi circostanza questo dosaggio viene alterato ecco che si producono alcuni fenomeni “allucinatori” tra cui quelli descritti, davvero sommariamente, nelle righe precedenti (ma il contenitore della mente potrebbe ospitare qualsiasi fenomeno “mistico” che si propone alla mente in relazione alle tendenze individuali).

Per dimostrare la bontà della tesi cospirazionista, che la giovane autrice caldeggia in quasi tutti i suoi scritti, viene supposto che esista una regia nella diffusione delle droghe e nello specifico LSD e DMT, molecole che sono asseritamente veicolate come passpartout naturali verso il reame psichedelico, di cui ogni uomo sarebbe re (psichedelico in sé è un termine neutro significa solo: “che attiva la psiche”). Questa anarchia psichedelica proposta dai personaggi, che poi sono eroi del mondo giovanile e che in realtà sarebbero totalmente controllati da uomini ombra del “sistema”, produrrebbe un mutamento antropologico generazionale, una vera e propria contro iniziazione di massa così che l’oppressione indotta sarebbe astutamente mascherata da una “libertà” della coscienza. L’autrice, in diversi passaggi del testo, che qui non si stanno a chiosare puntigliosamente, associa questi sconfinamenti dall’ordinario all’ingresso nel mundus imaginalis, un territorio mediano posto tra il sensibile e lo spirituale letteralmente ripescato dall’oblio da H. Corbin nelle sue ricerche, nonché all’universo sciamanico sul quale esiste una letteratura universale davvero sterminata. La differenza tra il mondo psichedelico e quello sciamanico-immaginale consisterebbe nel mancato addestramento rituale degli psiconauti che sarebbero indotti a guidare un mezzo pericoloso senza nessuna istruzione di guida. La conseguenza del “fai da te” psichedelico, prodotto manipolando sostanze pericolose ma “naturali”, produrrebbe l’accesso incontrollato in territori altrettanto pericolosi e, viceversa, l’intrusione di entità pericolose nell’universo “ordinario” dalle quali l’umanità farebbe meglio a tenersi alla larga. 

Con il presente scritto, pur nella brevità espositiva connessa allo spazio di un articolo, vorremmo focalizzare diversamente l’argomento, di cui condividiamo la tesi di fondo, per precisare più correttamente alcuni aspetti che l’autrice sembra aver tralasciato, se non addirittura travisato nella sua disamina, che ci sembra discreditino la prospettiva esperienziale del mundus immaginalis e del trimondo sciamanico.

 

·       Realtà ordinaria e non ordinaria secondo il pensiero tradizionale.

 

Come si può definire uno stato di coscienza “ordinario” dell’uomo, secondo il pensiero tradizionale?

La coscienza dell’uomo contemporaneo è risultato storico della sua evoluzione fisica e/o sociale o, diversamente, è espressione di una colossale menzogna antropologica formulata circa la sua identità?

Per rispondere a questi interrogativi utilizzeremo qualche passo tratto da alcune sparse riflessioni di R. Guénon, soffermandoci sui passaggi nei quali l’autore denuncia il mutamento filosofico subito dal termine “reale” nel corso delle ere. “Reale”, nel tempo, è andato a coincidere con “sensibile” da qui scaturirebbe la pretesa, propria del mondo moderno, per cui la realtà sarebbe solo il sensibile.  Scrive Guénon:“ Per giungere fino a questo è necessario che l’uomo abbia perduto a causa della “materializzazione” di cui abbiamo parlato l’uso della facoltà che normalmente gli permetterebbe di oltrepassare i limiti del mondo sensibile, perché, anche se quest’ultimo è realmente circondato da pareti divisorie più spesse, si potrebbe dire che non lo era nei suoi stati precedenti.Non è men vero che si potrà mai avere da nessuna parte una separazione assoluta fra diversi ordini di esistenza; una tale separazione avrebbe per effetto di rescindere dalla realtà stessa il dominio ch’essa così racchiuderebbe, sicché persino l’esistenza di tale dominio, vale a dire in questo caso del mondo sensibile, svanirebbe immediatamente”.

Per conseguenza se ne ricava che è proprio nel momento in cui l’interesse dell’uomo è stato deviato forzatamente sul mondo sensibile, che è iniziata la “fabbricazione” del mondo e della correlativa civiltà delle macchine, che  trasforma i simboli di questo mondo, che riflettono la realtà superiore da cui essi derivano, in “cose inanimate”, operazione di cui tanto ci si compiace perché aumenta il prodotto interno lordo, Idolo Supremo della Nuova Religione. Scrive ancora Guénon: “…mai il mondo e l’uomo si sono trovati così ristretti, al punto da dover essere ridotti a semplici entità corporee, private, per ipotesi, della minima comunicazione con un altro ordine di realtà”.

Le evidenziate parole di Guénon sono di esemplare chiarezza in ordine a quel mutamento antropologico che si è antecedentemente prospettato ma che si è già da tempo prodotto. I supposti registi della controiniziazione non agiscono su una materia vergine ma su materiale già fortemente corrotto. Dalle osservazioni guénoniane sembra discendere con evidenza il fatto che la percezione ordinaria è sta già deprivata della possibilità della “visione”. Si propongono diverse definizioni per catalogare gli “stati alterati di coscienza”, non si prende però in considerazione che nel definire ciò che “altro da noi” e quindi “non reale” (come può esserlo il mondo degli spiriti) si parte da un “apriori” indiscutibile, ossia che il territorio esperibile della coscienza sia un dato consolidato e il resto invece materiale idoneo per la compilazione di un catalogo di nosologie psichiatriche. Il florilegio di definizioni che discende dalla catalogazione di tali nosologie non tiene conto che, per l’ottica tradizionale, ciò che è oggi è “normale” dovrebbe essere denominato stato mutilato di coscienza. Esso, senza infingimenti, esprime lo stupro sostanziale che si è consumato nei secoli per rendere extra-ordinario, ciò che invece appartiene di diritto alla costituzione psico-spirituale dell’uomo.

In quest’opera di “mutamento antropologico” il cristianesimo ha avuto, da una certa epoca in poi un ruolo via via più egemonico. L’esordio di questo isolamento può, infatti, individuarsi grossolanamente in coincidenza con la persecuzione delle religioni dei Gentili e con il rifiuto della stessa gnosi pneumatica cristica, conseguente alla condanna degli “apocrifi”.  Nel corso del tempo, al di la delle “ovvie” persecuzioni “ereticali”, si tenne d’occhio anche la mistica casalinga, che fu sempre sospettosamente osservata e sovente fu anch’essa decisamente re-indirizzata (quando possibile) sui binari del dogma. Dove non fu possibile ci pensò il rogo. Si pensi fuggevolmente a Margherita Porete, bruciata viva a causa del suo libro “pernicioso” Lo specchio delle anime semplici e a Meister Eckhart, di cui furono condannate 14 proposizioni con la bolla In Agro domenico, stavolta senza conseguenze per il teologo domenicano perché questi era già defunto.

Si tratta di misfatti secolari che le operazioni mediatiche vaticane d’oggidì, oltretutto di pessimo gusto, quali l’esibizione di disabili urbi et orbi, non potrà certo compensare. Proprio qui s’innesta il tema del mundus imaginalis e del mutamento antropologico, tanto per ripetere nuovamente un’espressione cardine della Perucchetti, che è conseguito alla sua dogmatica eliminazione dalla dottrina cristiana. E’ sempre Guénon che ci ricorda che l’investitura cristica da parte dei tre re Magi, che, con i loro doni, lo qualificano come re, sacerdote e profeta, rispecchia  quella dei tre regni nei quali si estende il suo dominio,  il mondo terrestre, il mondo intermedio e il mondo celeste.

A proposito del mondo intermedio, o mundus imaginalis nel corso della storia avvenne che un movimento di pensiero trasversale mise in moto un meccanismo di abrogazione del mondo intermedio nelle coscienze degli uomini, facendo si che l’universo dell’anima “scomparisse”. In un certo momento “fatale” si produsse quindi nell’orbe mediterraneo un movimento sincronico operante quasi a tenaglia. Da una parte, nel mondo islamico, si affermarono le tesi aristoteliche di Averroè, che ebbero per conseguenza lo scomparire della seconda gerarchia angelica, quella degli angeli celesti. Questi presidiavano la soglia dell’Immaginale. Con la loro eliminazione si obliò il potere sovrano dell’Immaginazione attiva e di percezione sottile derivante dai sensi soprasensibili, cancellando, per conseguenza, l’intero mondo dell’anima e, per riprendere l’espressione di cui sopra, con ciò all’anima fu preclusa la contemplazione diretta dei mondi superiori. 

Dall’altra parte, nel mondo cristiano, tale abrogazione non discese dalle cogitazioni di un isolato se pur grandissimo filosofo, sostenuto da una scuola, ma da una decisione dogmatica. Fu, infatti, il concilio di Costantinopoli nell’869 che spezzò, la struttura triadica degli universi che aveva precisa corrispondenza con quella antropologica. Al trinomio corpo, anima, spirito è subentrato il dualismo anima-corpo o spirito-corpo.

Il nostro intelletto angelico, o, altrimenti, spirituale non è più riconosciuto come una qualità che inerisce alla natura umana, una qualità, evidentemente, indipendente dalla ragione e recante una specifica potenzialità spirituale. Da tale forma di intelletto discende, infatti, la facoltà della percezione visionaria delle realtà divine e soprannaturali, ossia degli universi spirituali altrimenti irraggiungibili, ottave di universi nei quali si riunifica la nostra antropologia assumendo le sembianze della Natura Perfetta, e il ruolo di Figli della luce. Da entità spezzate in più parti si riacquista la beatitudine dell’unità, in uno stato dell’essere il cui significato può essere colto nelle parole sgomente che Maddalena rivolge a Cristo nella Pistis Sophia:” La potenza che è scaturita dal Salvatore e che è adesso l’uomo di luce all’interno di noi...Mio Signore! Non soltanto l’uomo di luce in me (Phos) ha orecchie ma la mia anima ha inteso e compreso tutte le parole che tu hai pronunciato…L’uomo di luce in me mi ha guidata; egli si è rallegrato e ha palpitato in me come se desiderasse uscire da me e passare a te”.

    Ormai, immersi nel buio, non potremo mai comprendere la portata e i limiti di questa catastrofe che coincide con l’affermarsi dell’ego- consapevolezza, ossia quella fissità ipnotica che ci impedisce di volgerci alla luce. Per questo scambiamo le ombre caliginose proiettate sulle pareti della platonica caverna per… “realtà”. Chiusa alla luce e alla vita divina la coscienza riflette l’autoinganno e l’autoillusione che caratterizzano il nostro radicato sé. In questa coscienza obnubilata si spalancano quei varchi della grande muraglia, giusta l’osservazione guénoniana, da cui penetrano quelle forze erranti che conducono alla profanazione e alla secolarizzazione dell’esistenza e che rappresentano la quintessenza della concezione propria della modernità.

Detto ciò appare del tutto evidente che confondere il mondo dell’anima con la parte invisibile dell’universo soggetto alla sfera psichica, dove di tutto si può trovare, costituisce un errore davvero rilevante. Il mondo invisibile delle sfere, ossia i sette cieli o climi planetari, ospita sicuramente entità soccorrevoli, benevole e benefiche, ma, allo stesso modo, è soggetto all’azione di quelle entità che Guénon ha definito influenze erranti, quei conglomerati psichici su cui si eserciterebbe l’azione dei medium (e non degli sciamani che non cadono mai un una trance incontrollata) o meglio quelle entità che per vivere necessitano di un medium che le nutra di cibo psichico per ottenere il quale sono disponibili a qualunque travestimento.

 

·       I tre mondi dello sciamanismo

 

L’argomento appena sopra tratteggiato ci introduce nell’universo sciamanico. Per quanto ci è dato sapere mai una figura di operatore sacrale è rimasta intatta per un periodo temporale così lungo (almeno trentamila anni) riuscendo a giungere faticosamente anche ai nostri giorni. Questo patrimonio sapienziale può ancora fornirci indicazioni operative circa i tracciati da osservare per percorrere le vie dell’anima, seguendo le tracce del suo peregrinare nei vari regni che la stessa può raggiungere, a seconda delle condizioni nelle quali si trova a agire, eludendo, al contempo, le trappole disseminate da numerosi e poco amichevoli vigilanti. Per conseguenza, nonostante la tenaglia repressiva mondialista (lo sciamanesimo è fenomeno sicuramente ubiquitario) con cui governi “laici” e materialisti da una parte e alcune grottesche “autorità” religiose dall’altro (non solo cristiane, si badi!), hanno tentato di reprimere/sopprimere il fenomeno (tuttora diffusamente ostacolato nelle sue espressioni rituali) esso, ostinatamente, tuttora perdura. Si può anzi affermare che lo sciamanismo si è di recente rivitalizzato laddove, infine, lasciato libero a se stesso, come la natura non più oppressa dalla mano omicida dell’uomo, ha ripreso i suoi spazi operativi. In un vecchio articolo dedicato in parte allo sciamanesimo e che risale al 1937 (“A proposito di animismo e di sciamanismo”), Guénon scriveva che il fenomeno sciamanico si contraddistingue per la sua cosmologia assai sviluppata, tanto che esso si poteva legittimamente accostare alle tradizioni arcaiche più riconosciute. Si tratta di un’affermazione assai importante in ordine al carattere, comunque tradizionale, che contrassegna le operazioni sciamaniche. Si pensi inoltre che la fonte delle informazioni di Guénon è uno scritto di A. Coomaraswamy risalente al 1924 per comprendere la portata anticipatoria della sua visione. Gli studi sono poi proseguiti e oggi la fonte prioritaria degli studi sullo sciamanesimo è ancora da ritenersi il lavoro dell’Eliade “Lo sciamanesimo e le tecniche arcaiche dell’estasi”, che pure ha molti anni sulle spalle.  

Dopo Eliade uno dei maggior esperti contemporanei sul tema è da riconoscersi nell’antropologo Michael Harner che, pur stimando massimamente il lavoro dell’Eliade, non si è limitato solo a studiare lo sciamanesimo ma ne traduce in pratica gli insegnamenti da diversi decenni. Harner, come Eliade, è piuttosto scettico in ordine all’utilità dell’impiego di “facilitatori spirituali” (tipo ayahuasca) per favorire un’estasi cosciente. Egli preferisce ricorrere soltanto all’impiego di alcuni indispensabili strumenti rituali. Non entriamo in questa sede in un simile spinoso argomento. Per Harner il metodo estatico “doc” si fonda sull’azione del tamburo sciamanico in sede rituale. Esso, oltre a essere strumento di percussione reca su di sé, omologicamente riprodotta, la topografia dei tre mondi o zone cosmiche che lo sciamano dovrà percorrere per le sue operazioni a seconda delle necessità. Al momento ci interessa solo questo.

I tre mondi sono il “mondo di mezzo” (il nostro) il “mondo di sotto” e il “mondo di sopra”. Gli ultimi due sono mondi spirituali a tutti gli effetti divisi al loro interno da membrane permeabili e perciò strutturati in una verosimile gerarchia. Tuttavia, anche in questi mondi, gli esseri si mostrano in forme riconoscibili. Tra i due mondi spirituali e il nostro vi sono due corpi intermedi che formano due piccoli mondi di transizione che stanno a sé.

Il mondo di mezzo ha un aspetto percepibile ai sensi, ma anche una realtà impercepibile e ciò genera il grossolano equivoco che la materia e l’energia oscura del mondo di mezzo, per usare un parallelo con l’astrofisica, coincidano con lo spirituale, dimenticando la menzione dell’Invisibile nel Genesi, in cui si dice che Dio creò sia la realtà visibile, sia quella invisibile. Questo “mondo di mezzo”, che comprende anche le più remote galassie, è soggetto al dolore e alla sofferenza, sia nella sua parte visibile che in quella invisibile, esso è sottoposto a una condizione di impermanenza che è invece esclusa negli altri due mondi. Lo sciamano, pertanto, in caso debba aiutare delle anime sofferenti, catturate nel modo di mezzo, è costretto a instaurare combattimenti animici con “arconti” variamente disseminati nelle sfere per riprendersi le anime strappate anzitempo alla salute e/o alla vita. Oltre le sette sfere si individua l’ottavo clima. Qui si colloca, sia il mondo immaginale dell’anima, sia i mondi spirituali dello sciamaesimo da cui questo singolare operatore sacrale trae le forze per sostenere i suoi pericolosi combattimenti. Lo smembramento sciamanico, che costituisce adeguamento operativo della sua persona alle previste battaglie animiche, si svolge in uno dei due mondi spirituali. In conseguenza di ciò, nonostante le descrizioni da grandguignol che accompagnano gli accadimenti della cruentissima iniziazione (estrazione delle ossa, bollitura degli organi, asportazione con gli uncini del cervello, strappo degli occhi etc.), le “ferite” non provocano alcun dolore al neofita. Anzi, l’esperienza che accompagna tali eventi assume contorni peculiarmente estatici (come testimonia Harner per sua stessa esperienza) e ha, come conseguenza principale, un radicale cambiamento interiore dell’iniziato sciamano.  Insieme agli organi corporei e sensibili si verifica un mutamento di prospettiva, Il nuovo essere, formatosi nell’iniziazione, non vede più la realtà nell’ottica dell’ego individuale, piuttosto ha una visione degli accadimenti a 360° e, per conseguenza, appare come se i sensi carnali si fossero mutati in sensi spirituali. Nulla di tutto ciò si verifica nel caso di addotti che invece ricordano con terrore le esperienze di “smembramento”, che recano contenuti anche moralmente umilianti e questo può suggerire con chi si siano davvero imbattuti questi sfortunati.

In uno spazio così modesto non si poteva dire di più e per questo consigliamo il lettore interessato all’argomento la consultazione della bibliografia allegata a queste note. Riteniamo tuttavia che per comprendere la crisi del mondo moderno, con tutte le sue disastrose fughe verso paradisi artificiali, che si trasformano in inferni concreti per masse sempre più cospicue di individui, è bene riferirsi primariamente, nell’ordine delle cause del disastro che procedono, a nostro avviso, dalle mutilazioni che il territorio esplorabile della coscienza ha subito nel corso dei secoli.    

Pensiero di chiusura:” ”Noi non siamo caduti a causa di un errore morale, siamo caduti a causa di un errore intellettuale: quello di assumere il mondo fenomenico come reale. Perciò siamo moralmente innocenti… Noi ipostatizziamo le informazioni in oggetti, la riorganizzazione di oggetti significa la trasformazione nel contenuto dell’informazione ” (da P. K. Dick: Trilogia di Valis)        

                                                                                                             

Bibliografia

Henry Corbin: Corpo spirituale e terra celeste, Adelphi

Henry Corbin: L’immagine del Tempio, Boringhieri

H. Corbin: L’uomo di luce nel sufismo iranico, Mediterranee   

René Guénon: La tradizione e le tradizioni, Edizioni mediterranee.

Graham Hancock: Sciamani, Corbaccio

Michael Harner: Caverne e cosmos, Mama edition

J. Narby: Il serpente cosmico Venexia 

Enrica Perruchietti: DMT terzo occhio o inganno dello spirito, Terre sommerse 

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