altN.B.: Per musica, in questo articolo si intende tutto ciò che afferisce all’Arte, all’Armonia e alla Scienza, nel senso arcaico ed olistico del termine Mousikè.
 
Prima di entrare nell’argomento è necessario premettere alcune considerazioni di carattere “personale” (che in genere non faccio mai) ma che mi serviranno per spiegare alcune scelte che abbiamo operato in Simmetria nel corso degli anni. Per questa ragione anche il titolo si presta volutamente ad un bisticcio: “simmetria” sia come aspetto percettivo sensoriale, esteso a tutte le discipline dell’Arte che come nome della nostra omonima e “arcaica” associazione.
Come molti dei nostri amici sanno bene, dal 1970, congiuntamente alla raccolta di alcuni antichi strumenti a fiato, a corda e percussivi, connessi alle usanze rituali, shamaniche o comunque religiose di varie etnie, iniziai a studiare le radici tonali e armoniche legate sia alla voce umana come alle varie tipologie degli strumenti. In tale entusiasmante ricerca, assai poco erudita in verità, ma estremamente pragmatica, mi fu, inizialmente di grande aiuto l’insegnamento della scuola Shivaita “siddha” facente riferimento a swami Muktananda e anche lo studio dei lavori di Pir Inhayat Khan. T
 
altTale ricerca che si estese presto a tutte le forme di musica sacra, dopo un breve excursus orientale e mediorientale, tornò velocemente in occidente, alimentata dalla grande passione per la geometria sacra, per la danza rituale e per il mondo dei colori e delle proporzioni. Tale “passione”, sviluppatasi inizialmente per… fatale trasmissione familiare (quasi tutti i miei avi sono stati musicisti e lo è anche mio figlio) si aprì alla semantica e ai principi fondanti dei rapporti matematici, grazie all’incontro “fulminante” con il geniale artista e matematico Adriano Graziotti di cui, per molti anni, sono stato indegnissimo allievo e carissimo amico. Ovviamente, all’amore sviscerato per la musica (da quella tibetana, a quella taoista, a quella europea medievale e rinascimentale, a quella più moderna dei nostri secoli) ho necessariamente aggiunto quello per la ritmica architettonica, per le geometrie musive, per le antropometrie medievali e rinascimentali ecc., trattandosi, in realtà di un unico straordinario Universo Arcano. In tale contesto sono confluiti, con gli anni, i contributi di tanti altri ricercatori tradizionali, animati da analoghe passioni ma, scrupolosamente lontani da fantasmagorie psicoenergetiche new age, terapeutico-millenariste o più o meno… fantascientifiche.
 
altCome ascoltare e studiare la musica
Con tale premessa ho spesso aperto la mia casa ad una serie di incontri “dal vivo” con la musica, con la filosofia, la danza, la composizione geometrica senza porre grandi distinzioni specialistiche e stabilire confini settoriali; a tali incontri con l’Arte, abbiamo sempre affiancato i consueti seminari in associazione, aventi invece uno scopo prevalentemente didattico. 
 
Il ripristino dell’antica usanza del “simposio” e della effettiva “musica da camera”, in luogo della più asettica esibizione cattedratica o teatrale (apparentemente democratica, ma in realtà estremamente più estraniante), è sembrato sia a me che ai miei amici e colleghi, assai opportuno per bilanciare almeno un poco, il precipitoso decadere dell’educazione, della “cortesia” (intesa come attitudine propria della corte), del senso della vita, del rispetto, del ricordo della “gens”, della famiglia, dell’armonia: insomma dei “valori” principiali che si rifanno alla Mousiké.
altGli incontri sono sempre avvenuti in totale controtendenza rispetto a tutto ciò che è moderno, fuggevole e transitorio; hanno coinvolto e coinvolgono soltanto amici di Simmetria o persone presentate da amici.
Ogni riunione cerca di svolgersi secondo un preciso codice deontologico e si è ammessi solo se si rispetta e si ama profondamente l’Arte in ogni sua forma, come appunto indica il termine “Mousiché” (cioè la sommatoria delle virtù delle Muse, principio geometrico arcaico, armonico, unificatore di tutto ciò che oggi è stato parcellizzato nelle varie branche narcisistiche e spesso autoreferenti del “sapere”).
Gli ospiti e i protagonisti delle serate sono necessariamente selezionati in base allo spazio disponibile. Per essere invitati bisogna essere conosciuti da altri soci in quanto la sinergia e la condivisione ideale tra i partecipanti è condizione determinante per il buon esito degli incontri.
altOgni riunione è dedicata ad un singolo tema, o ad una esecuzione musicale, o ad una danza, spesso abbinata ad un teorema filosofico, o matematico, o teologico, trattato dagli stessi esecutori o anche dagli ospiti. Colui che esercita l’Arte (filosofo, letterato, poeta, scienziato, attore, musicista, danzatore ecc.) non è separato dal pubblico ma è, per così dire, “ empaticamente avvolto” da chi lo ascolta. Non è un “salotto” letterario… radical-chic, ma un “cenacolo”. Per tale ragione non devono esserci disturbi o movimenti improvvidi in sala, e noi cerchiamo di fare il possibile perché ciò avvenga, educando o ri-educando al rispetto e all’ordine le nostre anime distratte dal caos moderno.
altAll’inizio o al termine di ogni incontro viene sempre offerto un piccolo rinfresco. L’alimentazione del corpo e dell’anima non sono cose scindibili.
 
 
Esecuzione musicale e ascolto
Come alcuni sanno, 20 anni fa, forse per Amore ma sarebbe più giusto dire a causa del… magico e impertinente intervento di Kairos, Simmetria si è “trovata” a stampare libri coerenti con i propri interessi filosofici, simbolici, spirituali, senza però averne mai avuto la benché minima intenzione né la preparazione tecnica (da cui la gran fatica per cercare mantenere elevata qualità ed eleganza delle pubblicazioni). Ma nonostante il salto nel buio, ormai, grazie al volontariato e all’entusiasmo dei soci e di tutti coloro che hanno offerto i loro prestigiosi contributi, esistono le “edizioni Simmetria”, che hanno prodotto più di 110 testi divisi in 8 collane che coprono tutti gli indirizzi di ricerca della nostra Accademia.  
Nello stesso modo, oggi, Simmetria si trova a produrre o a distribuire anche alcuni CD di musica classica o di jazz. Produzioni, come al solito, con tirature limitatissime; diciamo pure… omeopatiche, realizzate per specialisti, per appassionati; con una particolare ricerca dei testi, delle sonorità, degli scopi. Musica particolare, musica per Amici, musica da raggiungere e da cui essere raggiunti, non per l’iperbolica abilità degli esecutori (che sono comunque assai bravi) ma per l’anima con la quale viene eseguita. 
 
altPuò sembrare strano ma questa è una delle ragioni per cui a Simmetria abbiamo aperto anche un coro di musica sacra composto (a parte il direttore) da assoluti “ignoranti” in fatto di teoria e pratica musicale. Un coro difficilissimo da portare avanti per questioni tecniche perché in tale coro, albergano anime differenti che imparano ad ascoltare se stesse e l’altro, prescindendo dalla conoscenza del pentagramma. Un esperimento molto interessante, nato non per produrre esibizioni pubbliche ma per con-cordare la voce esteriore a quella interiore di ogni partecipante. Una esperienza particolare e coinvolgente che integra efficacemente le ricerche spirituali personali di ogni “corista”. A tale proposito consigliamo tutti i nostri lettori che non lo conoscessero già, di procurarsi un film straordinario: “Les choristes” del regista Christofer Barratier, con Jan Baptiste Maunier, Gerard Jugnot e un gruppo di ragazzi incredibili.
Un film che aiuta a distinguere la musica dal rumore, perfino a coloro che sono sovrastati dal frastuono collettivo imperante e dal bombardamento del web. 
 
altPer cui niente balere, niente ambienti intellettuali di facciata; e neanche un briciolo di sbandieramenti sociali, di “impegni stentorei” a sinistra o a destra e neanche “installazioni”. E, per quanto riguarda gli ascolti, anche questi ovviamente sono limitati, ricercati, riservati. Non per snobismo ma perché la musica o la poesia si eseguono e si ascoltano in pochi, con grande attenzione, con le “elitarie” orecchie del cuore bene aperte che, nelle nostre intenzioni, non dovrebbero essere mai disturbate dal brusio della voce o dalla distrazione del pensiero. 
Mousiché è la somma delle Muse? Perciò è un mezzo raffinato di comunicazione spirituale ed emotiva. Tra chi ascolta e chi esegue o compone, deve esistere sempre una potente osmosi cardiaca, anzi è assai più pertinente dire sacra. 
Si, a volte, ad interrompere i silenzi o la concentrazione, può anche essere accettata e provvida un’invasione caotica, o meglio “dionisiaca”, utile ad accompagnare e stimolare l’esaltazione e la rottura dei livelli abituali: ma non la confusione o l’acquiscenza verso l’approssimazione, la confusione, lo stordimento fine a se stesso.
Musicisti, artisti e pubblico dovrebbero perciò vivere in una sola atmosfera collegiale, scambievole, profonda, rispettosa e stupita. Ai concerti, seguono colloqui, o anche “silenzi”, scambi di impressioni e considerazioni sul “senso” del suono e del movimento, o dei temi affrontati, senza “personalismi”, senza “divismi”; con la maggior quiete dell’anima possibile.
 
Avete presente il “contrario” delle baraonde da stadio dove si assembrano i cercatori di frastuono e di emozioni facili (quelle con accendino nella notte, e con sciabolate di luce e cori da stadio) o quelle, magari più raffinate, dove il grande esecutore “classico” smercia (ad alto prezzo ovviamente e non sempre con alta qualità) le sue performaces, qual fosse un Mozart reincarnato, aspettandosi adorazioni divistiche? Ecco: quella roba li non fa per noi.
Per cui è evidente che se un musicista “moderno” dovesse sopravvivere con i concerti di Simmetria…sarebbe fatalmente spacciato. Soldi niente, gratificazioni di massa ancor meno. Ma una certezza si: l’incontro con un ambiente speciale, sapientemente privo di blasoni altisonanti “precotti”, ma  pronto a farsi coinvolgere sottilmente ed empaticamente; impegnato a restituire quello che riceve, a farsi attraversare dal suono e a ricambiare con la poesia, con la filosofia, con la meditazione, con tutto ciò che ogni cultore di Scientia et Prudentia, è in grado di donare, seguitando sempre a stupire e a stupirsene. E, a mio avviso, tale scambio è prezioso, per tutti coloro che, lontani da trionfalismi, da autocelebrazioni e comunque dalla sterile superbia dei moderni “gestori della cultura”, cercano invece  quella “Minne” di cui parlavano Trovadori, che è il mezzo, il solo mezzo, per far crescere le ali alla Bellezza.

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Osservazione: Con questo non neghiamo che la musica, la danza e l'arte in genere possano essere "fruite" come spettacolo ma vorremmo distinguere le due modalità e richiamare il fatto che in questo mondo rutilante e denso di manifestazioni centrifughe, appariscenti e frastornanti, un ritorno ad una dimensione centripeta, meditativa e contemplativa non ci sta affatto male.
 
Gli strumenti
Non è questo lo spazio per fare un trattato sulla musica e sui mezzi per eseguirla, anzi, per viverla, ma vorrei accennare ad alcuni aspetti che crearono molti problemi all’interno delle comunità pitagoriche di 2500 anni fa e che sono alla base del modo per esperire, studiare e, nel nostro piccolo, eseguire la “musica” anche in Simmetria. Uno per tutti il complesso rapporto tra numeri primi, i numeri irrazionali e poi la loro conciliazione proporzionale negli strumenti a fiato e a corda.
Molti sostengono, ad esempio, che l’arpa (la lira, la cetra ecc) nascano dall’arco, primo strumento a corda che, nello scoccare la freccia emette un suono particolare ma con frequenza determinata, mentre il flauto consente passaggi, per così dire, irrazionali, connessi alla variabile e discontinua emissione del soffio. Ma indipendentemente dalle origini mitiche di ogni strumento (basti pensare al simbolico contrasto fra l’orfica lira (di Mercurio e Apollo), e i dionisiaci flauti (di Marsia e Pan) su cui ci siamo trattenuti in alcuni testi, possiamo differenziare l’emissione del suono (esteriore e acusticamente udibile) in 5 categorie fondamentali (a cui sono riconducibili le infinite sottocategorie): 
alta) La percussione (come i tamburi, i cimbali), 
b) Il pizzico (come la lira, la chitarra), 
c) Lo strusciamento (come il violino con l’archetto), 
d) L’agitazione (come il sistro, le sonagliere)
e) Il soffio (come la voce, il flauto)
 
Ogni emissione vibrante è resa possibile solo quando esiste una materia che la raccolga e la trasmetta nello spazio e nel tempo: senza aria, o acqua o terra (metalli, roccia), la vibrazione dell’oggetto non si trasforma in suono ma si soffoca. In assenza di un elemento adatto alla trasmissione della vibrazione (come avviene nel “vuoto”) l’energia (che i fisici mi perdoninino la semplificazione “poetica”), si concentra e nasconde nell’oggetto vibrante e perciò non è udibile, anche se può essere “visibile”. Questo strano riscontro fra la visibilità di una vibrazione e la sua udibilità affascino’ gli antichi (e affascina ancora i moderni della fisica quantistica) dando luogo a tutte le leggende sull’armonia delle sfere e sulla loro percettibilità. 
altQuesto dovrebbe anche far comprendere come il confinare al singolo organo una determinata percezione sensoriale (la vista agli occhi, il gusto alla bocca, l’udito alle orecchie, ecc.), rappresenti una visione assai ristretta, limitata da un approccio scientista, che necessita di categorie e classifiche non derogabili.
Ma se gli egiziani distinguevano il cuore in varie forme e lo rappresentavano, nella sua forma più sottile, come un… vaso con le “orecchie” ci sarà pure stata una ragione. E se in tanti testi ermetici o mistici si parla spesso del sentire con gli occhi o vedere con le orecchie, in un apparente bisticcio fisiologico, ci sarà ugualmente una ragione. O no?
 
altDunque, nei metodi di emissione del suono sopra riportati è fondamentale la modalità, l’intensità, diremmo quasi l’emozionalità, con cui viene toccato, abbracciato, accarezzato lo strumento.
Praticamente ognuno di questi “metodi” di stimolazione della vibrazione (v. Intelletto d’Amore del sottoscritto) si integra perfettamente con le infinite variabili del suono nella natura (ad esempio il “picchiare” o “percuotere”, come la grandine; lo strusciare come le fronde degli alberi o l’acqua sulla spiaggia o nel torrente; il pizzicare, come l’urto lieve dei rami secchi fra loro, o della pioggia sulle diverse superfici; l’agitare come le onde sugli scogli o lo scuotimento della terra con i terremoti o dell’aria con i temporali; il soffiare come il vento tra le fessure delle rocce ecc.).
altOgnuna di queste modalità “sonore” è connessa con quella che, nelle varie “cosmogonie” (v. Ritmi e Riti), viene chiamata l’origine della manifestazione, la evidenza fonetica del logos, l’emergere della forma ordinata e numerabile dal caos primigenio, il fiat, ecc.. 
Per cui possiamo anche dire che la vibrazione udibile e percepibile, nella oscillazione perpetua di tutto ciò che ha vita (organica o inorganica nel mondo) è omologica al Principio stesso della Vita stessa: è, per così dire, la traduzione acustica del Suono e del Principio vitale primordiale. La morte, l'assenza di vibrazione, crea ovviamente il disagio comune a tutto ciò che perde il principio vitale animante.
 
altIl corpo umano, con la voce, singola o corale, con il percuotere delle mani fra loro ecc, può integrare tutti questi suoni, a volte imitandoli a volte armonizzandone le frequenze e consentendo il passaggio dal disordine all’ordine.
Gli strumenti, infine, dilatano tale possibilità all’infinito.
Ma non bastano gli strumenti e non basta qualcuno che li sappia suonare per realizzare ciò che noi chiamiamo Musica. 
Ci vogliono le Muse. Ci vuole l’elemento ispirativo, contemplativo, meditativo, ascetico, estatico, mistico e anche tecnico ovviamente, che consenta di passare dall’idea musicale primigenia, indefinibile ed ineffabile, a qualcosa di esprimibile: ad una Simmetria vivente. 
Se manca il collegamento fra queste due entità (il cielo dove cantano le sfere pitagoriche e la terra dove si riflette la temperie umana) la musica non esiste.
Se manca il senso del sacro, non importa come sia espresso, non c’è anima ad accoglierlo, e si mortifica lo scopo attraverso il quale sorge l’esperienza musicale.
altPer questo abbiamo sempre ferocemente distinto il rumore dalla musica, l’ossessione ritmica dalla metafisica euritmica, ecc. ecc.
Nelle figure che accompagnano queste note si possono vedere alcuni degli strumenti raccolti in tanti anni di studio. Alcuni strumenti naturali antichissimi, come le conchiglie, meriterebbero una trattazione apposita. E anche i vari tamburi, che non sono solo pelli da percuotere per stabilire la ritmica, ma assolvono una funzione complessa, hanno un linguaggio articolato, stabilito dalle dita, e moltissime tonalità per esprimerlo.
Gli strumenti non stanno li soltanto per essere esposti. Vanno resi alla vita, vanno suonati con coerenza e consapevolezza. Hanno una ragione filosofica, simbolica, mistica e rituale, che ne giustifica la forma e il suono. Per cui tenerli in una stanza o nelle vetrine di un museo non ha alcun senso. 
Una esperienza meravigliosa di “antimuseo” l’abbiamo vista a Bologna, nella collezione Tagliavini di San Colombano, dove decine di clavicembali e di pianoforti vengono costantemente accordati e suonati: ognuno racconta la sua storia ed esprime la sua voce. Questo è un modo intelligente (e rispettoso della musica), per dare un senso alle raccolte di oggetti “viventi”. Andateci: ne vale la pena!
 
 
altAlcuni degli strumenti da me raccolti in tanti anni, sono (cioè, spero che possano essere) destinati ad entrare in uno spazio vivente, spiritualmente e dimensionalmente adatto ad accoglierli; ciò avverrà qualora Simmetria riesca a trovare un’amministrazione municipale o comunale che offra il luogo giusto. Come si può vedere dalle immagini, si tratta di antichi tamburi africani, di altrettanti antichi damaru tibetani, di cimbali nepalesi, di gong tailandesi, di tibie mongole, di conchiglie, trombe e “tazze” tibetane, di campane cinesi e tanti altri. Sono tutti strumenti abbastanza antichi (XVII e XVIII sec), alcuni molto "rari" (la rarità è una cosa che impressiona molto l'occidente) che vengono “suonati” periodicamente, che sono perfettamente funzionanti e che hanno partecipato più volte ai riti propri della etnia di provenienza, delle liturgie condotte da monaci o da laici. Perciò conservano la loro specificità o potremmo dire, senza rischiare spero di essere fraintesi, la loro “memoria musicale”. Inoltre ognuno di tali strumenti ha anche un apparato testuale e sapienziale a corredo (le preghiere, i canti, e anche le icone e i riferimenti liturgici regolarmente trasmessi) che lo rendono utilizzabile in modo “ortodosso” e rispettoso della tradizione di provenienza. Un monaco tibetano può trovarli pronti, in qualsiasi momento, per accompagnare una “puja”. Ma anche un semplice studioso può soffermarcisi seriamente e cercare in tali oggetti arcaici, il filo sapiente che si ricongiunge alla famosa “tradizione perenne” o “all’unità trascendente delle tradizioni” di cui si parla e straparla. 
E’ straordinario suonarli, soprattutto in conformità allo scopo sacro per cui sono nati e non farne, come spesso accade, un disastroso gioco new age di tipo “terapeutico”. Ma, anche questo, è un discorso vecchio.
 
Nota: hanno partecipato alle nostre riunioni musicali: l'ensemble di musica barocca Aerochorda; il chitarrista e tenore Franco Todde; il liutista e chitarrista Simone Vallerotonda;  il gruppo di musica celtica Fimm; la danzatrice indiana e insegnante Marzia Colitti; l'insegnante e danzatrice Marialuisa Sales; il coro di musica sacra di Simmetria;  la pianista, bassista e cantante Letizia Lucchesi; lo studioso di armonici etnomusicologo Antonello Colimberti; il compositore e docente di lettere e filosofia Pierluigi Gallo, il chitarrista e compositore Adriano Lanzi; la cantante Flavia Pasqui; il polistrumentista e liutista Franco Todarello e molti altri che ringraziamo.

Commenti  

# Dalmazio Frau 2014-12-12 08:31
D'accordissimo con te, però per complementarietà armonica e dunque "simmetrica" - non per pubblicità - mi permetto di riportare questa se lo ritieni:
http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=6266&categoria=5&sezione=&rubrica=
Che vuol dire: ad ogni movimento "interno" dovrebbe accompagnarsi un movimento "esterno" - non contrastante ma complementare per dare a chi non ha, a chi non sa, a chi è meno "fortunato", non per vanità ma "per donare" a chi ha "fame e sete".
# Claudio Lanzi 2014-12-17 19:31
Hai ragione: sono necessarie entrambe le cose. Ma di azione centripeta e diffusiva ce ne è... uno sfascio. Di quella centripeta non c'è rimasto quasi nulla.
# Dalmazio Frau 2014-12-18 03:34
Purtroppo c'è troppa azione centrifuga caotica, distruttiva solipstica, psicotrofa, quando ce ne vorrebbe di più in senso psicotropo e costruttivo
# Antal Nagy 2014-12-20 23:29
Io mi sento in dovere di ringraziare anche per la meravigliosa esperienza didattica di canto armonico organizzata da Simmetria e offertaci dal Prof. Colimberti. E' stato forse l'esempio più concreto per sperimentare la tridimensionalità dei suoni emessi con la voce. Un piccolo mistero "a portata di mano".

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