altPoiché questo è un sito che si occupa di tradizioni noi andremo a indagare su di una efferatezza assai sottile, una di quelle che fanno un “salto di qualità” e che agiscono sui principi ontologici, sugli archetipi metafisici dell’umanità; quegli archetipi della tradizione che sostengono invisibilmente non solo la speranza di una ascesi ma di un briciolo di permanenza di sacralità nella vita dell’uomo. Quegli archetipi, concretamente tangibili ma potentemente connessi alla trascendenza, che se aggrediti, deprivano il canto di Mnemosine del fondamento simbolico del Mito. Dal limitato punto di vista del sottoscritto, tale deprivazione è estremamente più devastante delle stragi, dei massacri stessi perpetrati nei confronti di uomini, animali, piante. Strage e massacro sono l’effetto.

La causa, anzi il “perché della causa” è altrove ed è assai più terribile, perché l’ignoranza del perché (la cui essenza spirituale è sempre trascendente rispetto a quanto appare nel mondo visibile) consente il tradimento del Principio che esso manifesta.

Ovviamente aver individuato tale efferatezza come una colossale vittoria Satanica nei confronti dell’uomo e trascurare altri orrori come quelli che avvengono attraverso le guerre e che determinano crudeltà inaudite verso uomini o animali potrebbe risultare incomprensibile per alcuni, o per altri addirittura paranoico. Ma tali voli pindarici fanno parte del ristretto campo di benefici consentiti (ancora) dalla vecchiaia (la mia).

Dunque: la storia degli olivi e della xylella immagino la conosciate tutti.

Se volete vederla dalla parte dei coltivatori di olivi, oppure dalla parte degli estirpatori, o infine da tutte le altre parti, potete andare nei seguenti siti:

 

Al momento a noi, della diatriba sugli ulivi malati, che coinvolge mostruosi interessi economici, importa poco; e non perché la cosa non sia grave, anzi gravissima, ma perché, a nostro avviso è come preoccuparsi della morte dei pesci, delle balene spiaggiate, degli uragani, prendendosela col riscaldamento globale.

Il problema non è nella ricerca del colpevole ma nel perché è colpevole (cosa questa che sfugge regolarmente a qualsiasi ipotesi legislativa).

Sappiamo solo che dopo centinaia di secoli di felice convivenza tra le meravigliose colline del Salento e i prodigiosi ulivi millenari, qualcuno ha deciso di interrompere tale equilibrio.

Tale rottura si sta perpetrando in un periodo della storia umana in cui sta verificandosi una epocale distruzione di tipologie biologiche, in cui l’uomo sta modificando tramite la genetica, le colonne naturali della perpetuazione della vita, umana, animale e vegetale.

 

Ma perché me la prendo tanto per l’Ulivo e non mi agito altrettanto per il granturco, o per i pomodori o per le altre migliaia di stupri effettuati metodicamente sulla natura? Perché non me la prendo sugli assurdi “brevetti” effettuati sulle piante medicinali?

Perché in questo caso si tratta appunto di un’aggressione ontologica, di difficile comprensione ma di portata universale.

Cercherò di spiegarmi con le parole di Ulisse, così come portate in versi nella vetusta traduzione di Vincenzo Monti, che a me seguita a piacere (forse perché mi ricorda la giovinezza e la scuola).

Siamo nel canto XXIII dell’Odissea. Ulisse finalmente, ritemprato, lavato e profumato da Eurinome dopo il terribile conflitto con i Proci, viene interrogato da Penelope, ancora dubbiosa sull’identità dell’eroe; per avere l’assoluta certezza di trovarsi realmente di fronte al suo sposo, gli tende una sottile trappola, un dolce inganno su un argomento segreto, sacro, inviolabile, affermando che il loro letto nuziale era stato spostato dal luogo originale.

Ed il discorso che segue dovrebbe essere posto a guardia degli Ulivi di tutto il mondo e potrebbe costituire, se ben fissato nelle coscienze, il migliore… antiparassitario mai usato.

 

 

“Chi altrove il letto collocommi?

Dura al più saputo tornerà l’impresa.

Solo un nume potrebbe agevolmente

scollocarlo: ma vivo uomo nessuno.

Benché degli anni in sul fiorir, di loco

mutar potria senza i maggiori sforzi

letto così ingegnoso, ond’io già fui.

Né compagno ebbi all’opra, il dotto fabbro.

 Bella d’olivo rigogliosa pianta

sorgea nel mio cortile, i rami larga

e grossa molto, di colonna in guisa.

Io di commesse pietre ad essa intorno

mi architettai la maritale stanza,

e d’un bel letto la coversi, e salde

porte v’imposi e fermamente attate.

Poi, vedovata del suo crin l’oliva,

alquanto su dalla radice il tronco

ne tagliai netto, e con le pialle sopra

vi andai leggiadramente, v’adoprai

la infallibile squadra e il succhio acuto

Così il sostegno mi fec’io del letto;

E il letto a molta cura io ripulii,

l’intarsiai d’avorio e argento

con arte varia, e di taurine pelli

tinte il lucida porpora il recinsi.

Se a me riman, qual fabbricailo, intatto,

o alcun, succiso dell’ulivo il fondo,

portollo in altra parte, io donna, ignoro”

 

E dopo questa minuziosa e sapientissima descrizione del letto, Penelope, dopo varie lodi al ritrovato sposo, dichiara:

 

“Ma tu mi desti della tua venuta

certissimo segnale: il nostro letto

che nessun vide mai, salvo noi due

e Attoride, la fante a me già data

dal padre mio, quand’io qua venni e a cui

dell’inconcussa nuziale stanza

le porte in guardia son, tu quello affatto

mi descrivesti; e al fin pieghi il mio core,

ch’esser potria, non vo negar, più molle.”

 

 

 Ho voluto riportare queste poche righe, che meriterebbero un lungo commento simbolico a parte, in quanto Odisseo, il maestro d’ascia, l’esecutore del Cavallo ligneo con cui i greci entrano a Troia, colui che costruisce zattere partendo dall’isola di Calipso, il forgiatore della terribile lancia di legno con cui viene accecato Polifemo ecc. è il grande fabbro e nel contempo falegname, l’esperto di legni e di metalli che è alla base della civiltà mediterranea (indipendentemente dalle legittime ipotesi che vogliono l’avventura di Ulisse spostarsi nel nord Europa).

Ora questa specifica destrezza “ingegneristica” di Ulisse non va confinata come un esclusivo primato della ragione, ma come effettiva sapienza della natura rerum. Ulisse congiunge l’elemento vegetale a quello umano, scala il grande albero del suo piccolo Eden e vi pone il suo talamo nuziale.

Questo letto verrà da lui stesso edificato, come un’ara sacrificale, come un tempio, e sarà costruito in modo segreto, occultato ad occhi profani, alcova mistica ed operativa del matrimonio con la bella Penelope, tessitrice sapiente di tele, di merletti cosmici, di ricami labirintici, che saprà proseguire e disfare progettando, tra l’ordito e la trama, il suo stesso destino.

Ulisse scelse l’Ulivo, non a caso. E sul talamo trasse a se la sua sposa. Vir ascendit, mulier trahitur.

 

L’Ulivo non solo per Ulisse ma per tutta la civiltà mediterranea è l’albero sacro per eccellenza. Alcune leggi in Grecia punivano con la morte chi osava danneggiarlo e, nel mito di Ulisse diventa un novello axis mundi, il luogo magico dove si celebra la sacralità dell’eros, l’unità fisica e metafisica della famiglia tradizionale, formata da padre madre e figlio.

Ulisse parla chiaramente dell’avorio e dell’argento e dell’arte dell’intarsio con cui lui stesso lo decora, quale tempio perfetto. Ulisse è un re, un re… falegname che non può non ricordarci un altro discendente di re, e falegname anche lui, capostipite della tradizione cristiana.

L’Ulivo, che come già detto ha vissuto in santa pace per alcune migliaia d’anni sulle coste del Salento e in mezza Europa, oggi, improvvisamente viene aggredito da una gorgone improbabile chiamata xylella. Ma dov’era prima costei? E perché è uscita ora allo scoperto proprio ora?

 

Si è vero, molti hanno interesse a piantare ulivi transgenici, soia transgenica, pomodori transgenici, insalata transgenica e, se fosse possibile, invece che un mondo di trans-genici farebbero un mondo di plastica o di cemento armato, inattaccabile da qualsiasi parassita.  Mostruosità? No per alcuni, ormai sarebbe auspicabile. Per lo meno per tutti quelli che vivono la vita in una stanza, dietro un computer a vedere storie virtuali, a giocare giochi virtuali, a intessere rapporti umani virtuali, sesso virtuale, ecc.

E questo scenario, che ancora ad alcuni, grazie a Dio, appare orribile, è semplicemente un effetto secondario, connesso all’egoismo, al bisogno, alla paura e al potere; connesso perciò all’economia priva di qualsiasi interesse per ciò che non sia monetizzabile. Ma è solo uno scenario, e non rappresenta il perché ma solo un effetto.

Insomma, mi domando con angoscia, può essere che non si veda, in tale misteriosissimo attacco, un’aggressione dal valore simbolico devastante!!

Può essere che non si veda il potentissimo input controiniziatico di tale opera?

Può essere che non si veda come tale aggressione che si confonde con le migliaia di altre perpetuate ogni giorno, si inserisca all’apice di una scalata diabolica verso la distruzione della famiglia (famiglia umana, famiglia biologica, famiglia spirituale)?

Può essere che non si veda il collegamento satanico che confonde il sesso con l’eros, e l’eros con l’amore, che confonde il maschio con la femmina, equiparando tutto, eliminando le meravigliose diversità dei colori della natura, le specificità genetiche e portando tutto verso il colore grigio?

Una società di grigi, di meticci schiavi dell’uniformità, schiavi dell’incertezza, schiavi della morte di Pan, incapaci ormai di ribellarsi perché non più in grado di apprezzare la sottigliezza delle infinite differenze.

Resi succubi della grande Madre, introdotti in un complesso d’Edipo collettivo, castrante e devirilizzante. Mortificante per l’uomo e ancor più per la donna.

Può essere che non si comprenda come l’Ulivo sia stato da sempre il generoso produttore di ogni balsamo, il fornitore dell’olio per le lampade votive, per le consacrazioni e le unzioni rituali (arcaiche, romane e greche e poi in seguito cristiane)?

Bene: distruggiamolo pure e mettiamo al suo posto un bell’ulivo “cinese”. Un ulivo ogm, magari un pochino cancerogeno ma sicuramente a prova di xylella.

E mi raccomando, a scuola, oltre che spiegare ai bambini che devono “scegliere” se essere maschi o femmine, spieghiamogli anche che la natura è un optional modificabile, e che qualora decidano di sposarsi (con uno dello stesso sesso, o di un sesso diverso, o di un sesso mutante) il letto nuziale se lo costruiscano tra i rami d’acciaio delle antenne dell’EXPO, e non tra quelli degli ultimi ulivi del Salento rimasti. Perché gli Ulivi potrebbero incazzarsi orribilmente, come gli Ent, gli alberi apparsi nel mondo insieme agli Elfi, e quindi assai prima degli uomini!!

Commenti  

# Antal Nagy 2015-05-05 10:39
Volevo approfittare di questo spazio per aggiungere una riflessione sceintifico-filosofi ca sul tema degli ulivi e della Xylella.
All’università, i miei professori di botanica e selvicoltura, spiegavano che in natura, un sistema ecologico perfetto bastava a sé, in quanto tutti i processi biologici che lo componevano, dai microrganismi, passando per le piante, fino all’ultimo animale in cima alla catena alimentare, chiudevano un cerchio ideale in cui tutto si reggeva in assoluto equilibrio. Ogni forma di vita quindi, si cibava, campava, e poi morendo offriva il proprio involucro a sostegno delle altre creature. Questo circuito perfetto è continuamente disatteso dalle pratiche agricole moderne, basti pensare che anticamente il paesaggio agricolo italiano, oltre alla preponderanza dei latifondi dove si esercitava per lo più il pascolo del bestiame, era costellato dentro e fuori le mura delle città, di tanti piccoli appezzamenti di terra in cui prevalevano le colture miste. Nell’orto in cui si piantavano i legumi e le verze, si trovavano tranquillamente gli alberi da frutto. C’erano appezzamenti in cui non solo si coltivavano alberi utili per il loro legno, ma si faceva la cosiddetta “vite maritata”, ovvero, sotto alle piante d’alto fusto si metteva a dimora l’uva, i cui tralci riuniti a festoni, venivano issati molto in alto e appoggiati sui rami più alti di questi alberi, una meraviglia assoluta . Tornando al dato scientifico, cosa hanno osservato i naturalisti? che in un sistema multi-specifico, ossia dove convivono più specie viventi, le aggressioni patogene hanno più difficoltà a svilupparsi. Se pensiamo che nell’agricoltura attuale si predilige ormai la monocoltura per una questione di profitto, senza poi contare il tipo di specie impiegate, ormai tutte frutto di incroci genetici, la debolezza dell’ecosistema di un campo di ulivi, o di qualsiasi altra coltura mono, è evidente. Spesso ci colpisce la bellezza di un paesaggio, come quello del Salento, in cui si vedono tutti questi ulivi circondati da una meravigliosa terra rossa. Purtroppo va considerato che nella maggior parte dei casi, questi terreni vengono abbondantemente irrorati dagli stessi contadini che si battono per salvare il proprio ulivo, con i diserbanti, in modo da facilitare il lavoro di potatura delle piante e anche per preparare la raccolta delle olive stesse. Se la Xylella ha attaccato il Salento, sarà forse colpa dei laboratori da cui pare essere scappata, ma forse è anche “colpa” del contadino che ha dimenticato che l’ulivo, va messo a dimora accanto ai suoi amici, il fico, la vite, la rosa e tutte le erbe di campo che gli crescono intorno, con i suoi insetti e mammiferi.
# Claudio Lanzi 2015-05-05 11:33
Dalla cara amica prof Francesca Antonacci riceviamo e pubblichiamo
Caro Claudio, ho letto con passione il tuo articlo sulla malefica xylella e sull'ulivo. Sarà anche perché per me l'olio e un legante familiare naturale. All'inizio degli anni 30, il mio bisnonno ha piantato in un piccolo appezzamento in Puglia, con devozione e umiltà fuori dall'ordinario, alcuni ulivi scelti uno a uno, di qualità differenti, perché producessero un olio che oggi potremmo dire eccezionale, ma che allora aveva i semplici contorni della consonanza con le cose, dell'armonica relazione tra la terra, il lavoro dell'uomo. Tra la saggezza "antica" e il disegno divino riguardo al "giardino" e alla qualità umana di soggiornarvi.
La nostra piccola terra, che in famiglia si chiama la "vignarella" (anche questo è a suo modo un segno), ospitava anche una piccola vigna che poi è stata abbandonata con la morte del bisnonno, perché quasi tutti i suoi figli (tra cui mia nonna) sono andati a Milano a lavorare nelle fabbriche del nord. L'unica rimasta a custodia dell'uliveto è una mia zia di 88 anni che ogni anno vado a trovare in estate, facendo un tuffo nel passato preindustriale del sud italia e facendolo fare ai miei figli. La vignarella è data in mezzadria a un contadino del paese e mia zia, che non riesce più ad andare alla vignarella (fisicamente, ma ancor più psicologicamente, o meglio per una sofferenza d'anima), soffre per il fatto che una mano prezzolata gestisca la sua terra. Sente profondamente e semplicemente che in quelle mani non c'è cura e vuole che io vada a "controllare" che lui abbia "pulizzato" le piante e arato bene in campo.
L'ultima volta che è venuta con me 4 anni fa era china col falcetto a potare gli ulivi dei germogli scuotendo la testa e maledicendo il mezzadro!!! E non riuscivo a riportarla a casa!
Con lei mangiamo le zuppe di cocozza longa, con il pane vecchio (che ormai anche sua sorella, mia nonna, butta via preferendogli il pane fresco). Siamo gli unici noi che la seguiamo nel suo mondo, mentre mio padre e gli altri suoi nipoti si ostinano a portarle ogni anno qualcosa di nuovo con cui sostituire le sue cose vecchie (posate, bicchieri, tovaglie).
Con lei scherziamo dicendo che un giorno butteranno via lei, credendo di gettare le cose vecchie, loro che non capiscono.
Con lei ridiamo tantissimo e ascoltiamo le sue mille storie a cavallo tra la fantasia e la realtà, e facciamo i giochi che faceva lei da piccola: il topo nel panaro, gallo galluccio, gallina toppa toppa. Lei è un'autentica puella ludens, complice il fatto, forse, che non si è mai sposata perché voleva "andare suora". Ed è rimasta sempre un po' bambina magica.
Leggendo il tuo libro pensavo spesso al tempo con lei, che pregusto ogni anno.
Spero di non averti sommerso, ma ho sentito il desiderio di condividere con te, anche perché, senza saperlo, anche tu hai assaggiato il nostro olio.
Un abbraccio
Francesca

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti