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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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988 1Architture e sculture del ventennio fascista.

La Fontana di Piazza Mazzini
di C. Lanzi
Assolutamente al di fuori di ogni valutazione e connotazione politica (se escludiamo le considerazioni folli con cui chiuderò questo breve articolo) vorrei ricordare, tra le opere urbanistiche, architettoniche e scultoree del ventennio fascista, una delle piazze di Roma più suggestive, realizzata da un felicissimo connubio fra l’arredo vegetale, la strutturazione geometrica della fontana e l’opera scultorea.
Ricordiamo che le discutibilissime, faraoniche, quando non abominevoli opere delle moderne “archistar”, costate cifre spaventose, sono state portate avanti in decine d’anni di sperperi statali e comunali, e sono rimaste spesso incompiute pur avendo mostruosamente e “democraticamente” arricchito alcuni progettisti, e forse non solo loro.
Ad esse si contrappongono in modo assai interessante una enorme quantità di progetti realizzati, in pochi anni, nel secolo scorso, da architetti, scultori, pittori del ventennio fascista, che hanno sicuramente ricevuto compensi non paragonabili agli sperperi suddetti (vedi gli importanti articoli dell’arch. E.M. Mazzola su questo sito e quelli del dott. Dalmazio Frau).

988 2Piazza Mazzini è stata progettata e realizzata in tre anni (dal 1927 al 1930) da Raffaele De Vico a cui dobbiamo la sistemazione di moltissimi altri giardini pubblici di Roma. De Vico ha una concezione molto sobria degli spazi architettonici, ma sempre elegante, spaziosa, luminosa come si può vedere nel Parco Virgiliano in Via Nemorense, o nel serbatoio del Parco dei Daini di Villa Borghese o nell’Ossario dei caduti della guerra del 15/18 al Verano. Fu attivo fino al 1965 quando completò le due cascate sotto il Palazzo dello sport dell’EUR (nell’ambito del progetto originale di Nervi e Piacentini).

Possiamo dire che De Vico fu il primo e vero “depositario” di una architettura dei giardini squisitamente italiana che risente profondamente dell’impostazione rinascimentale dove però introduce le esigenze strutturali di una città che cambia in seguito all’ingresso di nuove tecnologie e nuove dinamiche dei trasporti.
Le sculture di Piazza Mazzini, in accordo con De Vico, vennero realizzate da Ermenegildo Luppi che oltre ad essere l’esecutore di una enorme quantità di sculture cimiteriali di grandi dimensioni è l’autore (ormai non lo ricorda più nessuno!) di una parte del meraviglioso fregio “antico” che orna la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (la parte dedicata alla Bellezza e alla Forza).

988 3La fontana di Piazza Mazzini tiene conto in modo assai equilibrato (e con una preveggenza abbastanza frequente dell’urbanistica del ventennio fascista) dell’incrocio di ben 8 strade importanti, in un quartiere (Prati) che nel 1930 era ancora in evoluzione; per cui, dal punto di vista dei flussi di circolazione dei mezzi e delle persone, costituiva una enorme “rotatoria”, efficace anche oggi in cui il traffico è diventato 100 volte più intenso di allora.
La fontana e il piccolo parco circostante assumono perciò una forma ottagonale (che, vista dall’alto assume quella di una rosa, in esatta corrispondenza rispetto alle strade che vi confluiscono) e realizza in questo modo un’isola ed un’oasi che, fino al 1960, era frequentatissima dai bambini del quartiere.
Dalle foto riportate è facile constatare come tale saggia proporzione fra gli spazi dia all’insieme una ritmica e un “respiro” che coinvolgono anche chi non capisce nulla di geometria arcaica ma ha un minimo di senso dell’armonia.
Tale forma è la ragione principale per la quale abbiamo deciso di dedicare un piccolo spazio a questa Piazza. Il gioco fra i quadrati, gli ottagoni e le parti di decagono presenti intorno alla vasca è infatti assai sapiente e poiché le forme del parco accolgono anche rapporti per così dire incommensurabili (per i quali rimandiamo ad altri nostri articoli), ciò denuncia una conoscenza approfondita da parte di De Vico, del mondo delle proporzioni continue, fra le quali sicuramente quella aurea, che caratterizza molti degli gli spazi coperti da acciottolati in confronto a quelli relativi al giardino e alla vasca.
nell’immediato dopoguerra il sottoscritto ci ha giocato a nascondino, senza, ovviamente saper nulla di proporzioni e di geometrie, per moltissimi anni, sbucciandosi le ginocchia, correndo e cadendo in tutti gli anfratti possibili.
All’interno del giardino è dimorata l’originale vasca ottagonale, larga bel 25 metri (quasi un laghetto che, fino a 30-40 anni or sono, ospitava modellini di barche a vela e a motore, varate da bambini e da adulti in orgogliosa competizione).
Intorno alla vasca esiste un acciottolato policromo (cosa assai rara in quanto si tratta di ciottoli originali che non è facile trovare in colori così diversi (ora in buona parte divelto e danneggiato senza che nessuno si curi di restaurarlo, forse... perché è “fascista”) dove sono raffigurati segni zodiacali, grandi vele, bellissimi soli radianti e cornucopie.
La vasca è incardinata su quattro fontane, realizzate intorno a delle colonne sormontate da un’aquila prossima a dispiegare le ali, e circondate da tre fasci, come in uso su molte strutture dell’epoca. Le colonne individuano un “cardo” e un “decumanus” in direzione delle 4 vie principali che afferiscono sulla Piazza. L’acqua scende nella vasca centrale con delle piccole cascate, realizzate col il sistema della “catena d’acqua” caratteristico di molte ville rinascimentali (v. Villa Lante, Villa Farnese a Caprarola, ecc.) in mezzo a draghi marini che, a loro volta gettano acqua dalle loro fauci. Questi ultimi sono stati realizzati in cemento, nel dopoguerra e sono ...ovviamente rotti, un po’ per incuria e un po’ per dare un po’ di divertimento ai teppisti dopo le partite di calcio.
Tutte queste meraviglie accadono.... quando la fontana funziona. Insomma: ogni tanto. C’è anche da notare che questi giochi d’acqua (ad oggi ne funziana uno solo) provenivano dall’acquedotto Vergine, quindi da una delle migliori sorgenti potabili di Roma, la stessa che alimenta fontana di Trevi. Ovviamente in questo breve intervento non parliamo della geometria sapiente che forma la vasca, degli ottagoni, dei trapezi e dei pentagoni, non accenniamo alla ritmica numerica delle colonnine disposte sul bordo. Tutte piccole grandi cose per "addetti ai lavori". Ma anche chi non è "addetto" sente l'equilibrio e la bellezza e soprattutto l'amore con cui viene realizzata un'opera destinata ad accogliere i cittadini (tutti) e non può fare a meno di confrontarla con gli ecomostri autoreferenti che hanno distrutto le nostre città.

988 4Dunque, a parte la scarsa manutenzione che possiamo documentare con alcune immagini a fine articolo, che riempiono di tristezza, a parte il bivacco di colonie di extracomunitari che usano spesso la fontana per lavare vestiti o per pulire stoviglie, o per pisciarci dentro, a parte lo scambio di cartine strane durante la notte, a parte qualche siringa dispersa, a parte i teppisti che spaccano tutto, a parte i ciottoli divelti, a parte l’incuria dei giardini sottostanti le piante di leccio e di cipresso e a parte la sporcizia accumulata ovunque....dobbiamo constatare come oggi sia diventato abbastanza problematico passare dai marciapiedi della piazza a quelli che circondano la fontana; un traffico vorticoso ed aggressivo rende tale traversata decisamente rischiosa.

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Beh, non abbiamo scritto niente che non avessimo già segnalato in altre occasioni.
Ed ecco la proposta utopica... e perciò umoristica (che sicuramente cadrà nel vuoto): abitanti del quartiere Prati unitevi!
“Adottiamo” la Piazza e provvediamo noi a manutenzione, pulizia, ripristino e anche sorveglianza. Siamo migliaia e potremmo mettere insieme una barca di soldi da destinare a questa e ad altre opere nell’intero quartiere. Ovviamente in cambio di qualcosa dalle istituzioni: ad esempio l’esenzione dalla tassa sui rifiuti. Potremmo ridare alla fontana e non solo ad essa il rispetto dovuto. Fatevi due conti: moltiplicate le centinaia di euro (per famiglia) che ognuno di noi vede con desolazione dissipati in pulizie e manutenzioni mai viste, per il numero di abitazioni. Sono cifre da capogiro con le quali potremmo dotare il quartiere di una totale autosufficienza risparmiando in modo clamoroso.
Lo so, lo so; non è attuabile. Qualsiasi partito sia al governo, non lo permetterebbe mai!!! sembrerebbe quello che è, cioè una sedizione....a meno che.... a meno che....
Cari amici, lettori ormai da tanti anni degli articoli e degli editoriali di Simmetria, non fatevi venire tentazioni perché l’idea di trasformare il quartire in un enorme condominio autogestito in maniera “aristocraticamente” democratica e addirittura con una amministrazione di tipo pitagorico... per alcuni di noi potrebbe essere irresistibile, e potrebbe portare chissà dove.
Di certo io non ci sarò più quando una sana follia del genere si dovesse rendere praticabile; però mi piace pensare che forse qualcuno di voi potrebbe riuscirci. In un brillante ritorno al medioevo delle città stato... o alla aristocratica democrazia di 2500 anni fa, a Crotone, se preferite.
Altro che vaffa day!!

 

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Commenti  

# Claudio Lanzi 2016-10-06 22:53
Riceviamo da Antonio Bonifacio questo graditissimo commento
Il tuo nostalgico articolo sul giardino di Pzza Mazzini mi ha fatto ricordare una cosa
Mia madre, da giovane, lavorava come sarta, in un laboratorio prossimo alla chiesetta "gotica" che è sulla via, chiesa dove spesso terminato il lavoro si recava.
Altrimenti, con le sue amiche, faceva una passeggiata al Colle Oppio dove, così mi raccontava, ha trascorso molti momenti felici a gustarsi i bei tramonti romani.
Molti anni fa (e mi commuovo davvero a pensarlo), ormai anziana, volle ritornare in quei luoghi perchè rappresentavano il meglio della sua semplice giovinezza.
Ne tornò piangendo, tanto era il degrado che quel suo "castello dell'anima" aveva subito negli anni.
Questo racconto me lo fece certamente più di trent'anni fa e mi dolgo ancora tremendamente di non averla accompagnata e lì consolata, lasciandola sola, immersa nell'amarezza della sua frustrazione.
Il mondo non era affatto diventato migliore e quell'orrore stava lì a testomoniarlo.
Invecchiando mi capita sempre più spesso di desiderare di voler tornare indietro nel tempo ad aggiustare le cose che ho lasciato rompere per incuria: questa è una di quelle.
Sono stato qualche volta al Colle Oppio alcuni anni fa, e non vale la pena di commentare con parole di costernazione le condizioni in cui si trova il luogo, la cronaca le ha usate tutte e io posso solo copiare.
Il punto è che, parlando di anima bisogna constatare che proprio una razza dell'anima è scomparsa dalla dimensione umana, quella dei padri con le barchette e dei ragazzini felici con l'aeroplanino di carta
Perché questa è stata (anche) la mia infanzia e di queste (piccole) cose sono vissuto sentendomi così ingenuamente felice, felice come non sono più stato perchè non si può essere felici in questo mondo ormai talmente laido, tanto che ormai neanche più se ne accorge nessuno, impegnati come sono a guardare le smutandate del grande fratello.

Auguro ogni fortuna alla tua iniziativa, ma credo che essa non potrà andare oltre una testimonianza di estenuante resistenza, un forte Alamo in dimensione capitolina.
Il primlo vandalo, preso da irrefrenabile disgusto, alla vista del pulito, dell'ordinato, del sistemato, del bello , si ribellerà al sopruso e risistemerà tutto nella condizione caotica pregressa.
Perchè infine anche lui è un agente inconsapevole di questo piano scellerato che ci costringe ad auspicare la fine del mondo pur di non sopportare più questa bruttura.
La bruttura di un paese che non vuole avere più un'identità. un paese che comunque "guelfi" e "ghibellini" fecero bello, come fu tanto bella Roma che Goethe quasi non ne poteva sopportare la vista per l'emozione troppo forte che gli produceva.
Ora, progredendo, siamo oggi nel mondo in cui tranquillamente ai giardinetti la gente (le "risorse" bodriniane per prime ) spaccia, si buca, urina, defeca e scopa alla luce del sole e al lucore della luna e questo con oieno diritto anche perchè la polizia non si incazza (e che gli lo fa fare?) e quindi meglio non mettere bocca nei "fatti degli altri" altrimenti si finisce all'ospedale e magari si viene poi indagati per violazione della "privacy".
Comunque auguri.

Antonio

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