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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(da "Ritmi e Riti)

Porfirio, Giamblico, Marziano Capella ed altri, confermano l’impiego della musica, a fini terapeutici, nella scuola di Pitagora. Dagli stessi autori, da Platone, dalla decodificazione degli aspetti rituali mostrati nei papiri e nelle tombe Egizie, sappiamo per certo che in Egitto avveniva la stessa cosa. E’ lecito supporre che, qualcosa di simile, sappiano fare i saggi Vedantini. Con varie modalità, tutti gli sciamani usano la musica a tal fine e, praticamente,non esiste una cultura tradizionale che non abbia tecniche di guarigione musicali.

A tale proposito bisogna notare che la musica, soprattutto se di tipo modale, è:

  • incantamento, cioè percezione cosciente od incosciente del ritmo e della successione armonica:
  • ritmo, cioè divisione proporzionale periodica del tempo, così come nello spazio tale operazione è realizzata dalle simmetrie.

Ne deriva che una variazione di stato è una variazione di ritmo. Ecco perché, un cuore che cambia ritmo produce anche un cambio di stato (emozionale) oppure, da un influsso emozionale, segue un cambio di ritmo.

Anche noi moderni, e con tale parola avvicino occidente e oriente ugualmente brutalizzati dalla sedicente civiltà, ci stiamo inventando delle psicoterapie, con musiche elettroniche, con audiovisivi psichedelici, con procedimenti mediali di tipo cibernetico che, certamente, non hanno nulla a che vedere con alcuna scienza iniziatica.

Nella musica sacralmente intesa, oltre ad una scansione dei tempi del rito, si perviene ad un’apertura della Porta del cuore. E non solo del cuore.

Nella tradizione tibetana, la maggior parte dei riti inizia con uno spettacolare suono di trombe o di tamburi che spazzano le cosiddette negatività dell’ambiente e degli uomini che presenziano al rito, eliminano le maculazioni dell’anima e preparano ad ascoltare, attivamente, il messaggio spirituale che è, sempre e comunque, cantilenato e ritmizzato.

Ogni attività umana superiore, ogni contatto reale con la trascendenza è e può essere soltanto musica.

Che questa poi sia espressa con il carme, con la danza, con i ritmi ieraticamente cadenzati del rito o con la poesia mistica, non fa grande differenza. Si tratta di vari stati di vibrazione armonica della materia, attivazione cicliche di stati energetici. Pause di silenzio, successioni di stati qualitativi e quantitativi, aventi rapporti armonici con i precedenti e con i successivi. E’ evidente che ogni uomo, in base alla sua storia genetica, alle sue esperienze, ecc. ha una sua particolare sensibilità, o meglio, emotività musicale. (…)

La particolare costituzione emozionale e genetica fa sì che un uomo si senta più coinvolto da armonie maggiori, da minori, da scale cromatiche, ecc..

Nella cultura musicale occidentale, che ha sviluppato moltissimo la polifonia, realizzando melodie confluenti le une sulle altre, si è creata una codificazione emotiva. Per ciò, anche oggi, certi accordi musicali in tonalità minore vengono, per così dire, ritenuti più melanconici di altri in maggiore.

Questo tipo di percezione emotiva è, in gran parte, dovuto ad educazione ed abitudine.

(…) In tale chiave la musica costituisce un supporto ipnotico, in grado di intrappolare la mente in suggestioni ed allucinazioni deleterie che non ci sentiamo proprio di considerare terapeutiche. Non parliamo poi degli effetti connessi alle cosiddette realtà virtuali.

(…) L’impatto con la tecnologia, con sostanze psicotrope e con ulteriori supporti visivi allucinogeni, ha prodotto quanto ognuno può riscontrare sulle masse, sempre più acefale, dei giovani fruitori.(…) Va tenuto presente, infatti, che l’ossessività ritmica elementare condotta in modo totalmente desacralizzato, porta ad una costante agitazione dei centri sottili più bassi e ad una compressione di quelli più alti. Tale sistema, a causa delle conseguenze a volte perniciose sulla lucidità dei partecipanti, è stato molte volte analizzato, sia dal punto di vista medico che sociale, riscontrando che non si ottiene alcuna liberazione dell’energia. Anzi, mentre l’energia fisica viene più  o meno dissipata nel moto, quella psichica viene sacrificata e compressa.

Salvo casi particolari, frutto di ricerche assai sofisticate, riteniamo che in questo caso la musica, che è forse meglio definire rumore, abbia l’interessante funzione di chiudere ogni possibilità di comunicazione tra sfera spirituale e sfera istintuale. Oltretutto, i fruitori di tale trattamento sono in genere del tutto impreparati di fronte al massacro animico al quale si sottopongono, e non hanno alcuna idea sulle sue reali conseguenze, fisiologiche e psichiche.

Le distorsioni continue e violente della forma d’onda, il suono ai limiti delle possibilità fisiologiche d’ascolto, possono somigliare ad una evocazione di forze non propriamente angeliche.

(…) Nelle colline crotonesi, ne siamo certi, c’erano silenzi lunghissimi e bisognava tacere per poter ascoltare sia il canto dei grilli che, forse, quello dei cuori. Se non recuperiamo tali silenzi, non c’è speranza di recuperare una esecuzione ed un ascolto della musica in chiave realmente terapeutica.

Ritmi e Riti, di Claudio Lanzi

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