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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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altStefano Boer è un musicista, (suona il contrabbasso) ed è un artista straordinario che, grazie a Dio, non vuole esser considerato tale. E’ nato nel 66, ha due figli, una moglie e lavora nel settore della movimentazione merci. Abbiamo deciso di… strappargli i suoi disegni (che la moglie conservava gelosamente in un album e che una nostra amica ci ha mandato in anteprima) e di farne una piccola “esposizione” nella sezione dedicata alla “scienza sacra” in quanto Stefano, è un “tracciatore” nato, come lo erano i costruttori di cattedrali, ma… non lo sa.

Tutti noi, a scuola, ci siamo esibiti in elucubrazioni grafiche incrociando cerchi e poligoni, magari quando annoiati, ascoltavamo una lezione di storia barbosissima.

Quello di formare archetipi geometrici, apparentemente “astratti”, è un modo in cui la mente di ogni uomo si riposa e nello stesso tempo torna alle sue origini semplici, ad un universo composto di luci, ombre, direzioni, organizzate per formare schemi meravigliosi, per esplodere nelle simmetrie poliedriche di un fiocco di neve, di una sfaldatura di un cristallo.  Ma Stefano ha portato questa attitudine naturale verso una fantasia e una progettualità ordinata straordinaria.

A Simmetria, nell’arco di 10 anni di conferenze, abbiamo più volte spaziato nel mondo dei frattali, delle teorie del caos e dei tassellati. Graziotti, nel suo bellissimo testo sulla geometria piana, ne ha dato una teorizzazione assai efficace e semplice.

Ma nei disegni di Boer è espresso, in modo istintuale, quello che a volte viene spiegato attraverso la complessità di algoritmi. E’ proprio osservando delle modulazioni cromatiche come queste che s’intravede il sottile filo dell’ordine nascosto nel caos apparente e, viceversa, si scopre la discontinuità e il disordine in uno schema che appare invece perfettamente ordinato. 

Da moltissimi anni Stefano produce questi disegni usando solo penne biro, carta riciclata e, come supporti per la tracciatura, dei fondi di barattoli, delle chiavi, degli oggetti qualsiasi, di cui ripete i contorni raccordandoli a mano libera: piccoli gioielli di grafica che vanno ben al di la della semplice decorazione.

Usa le mani, il cervello e il cuore (e non il computer, grazie a Dio), così come pretendeva Adriano Graziotti, e ascolta dentro di se (assai prima di calcolare) la divisione armonica dello spazio, i ritmi delle forme e dei colori. Stefano è un musicista e si “sente” anche nei suoi disegni che hanno quel vivace genio “pitagorico” (quella “mousiké”) che si sviluppa naturalmente in alcuni individui e che altri, nonostante anni di studi non riescono ad avere.

Trasformare un algoritmo in arte (fregandosene del fatto che sia…. un algoritmo) è un modo di sentire lo spazio magicamente, ritualmente e poeticamente.

Alla fine, i disegni di Boer sono solo grafi primitivi (nel senso più nobile e tradizionale del termine), ai quali ha aggiunto lo sviluppo euritmico consentito dalla geometria e dall’equilibrio fra la interpenetrazione di elementi poligonali e elementi curvilinei rispettando intuitivamente la teoria delle proporzioni.

Come può capire facilmente chi si interessa un poco di partizioni dello spazio euclideo, tutto inizia con un cerchio, con la tracciatura di uno o più poligoni formatori di base e con la individuazione di un certo numero di punti di fuga; e il resto diventa un supporto per delle tassellature che potrebbero svilupparsi in un continuum frattale (e a volte, senza alcuna strategia matematica,… lo fanno). Noi ne siamo rimasti incantati, per la semplicità, la spontaneità e l’efficacia delle forme, per la povertà dei mezzi di esecuzione, e per l’assoluta estraneità da qualsiasi ampolloso “calcolo” preventivo.

Bravo Stefano, se Adriano Graziotti ti avesse conosciuto, ti avrebbe voluto come allievo. E questo, ti giuro, è il complimento migliore che io potrei farti.

C. L.

 

 

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