In prossimità dell’avvento della celebrazione di una delle Divinità più arcaiche del mondo Romano e più vicine al senso del ciclico rinnovamento, ospitiamo questo breve e sentito articolo di Domizia Lanzetta, nella speranza mai sopita che quell’antico culto stimoli un rinnovamento degli animi e delle coscienze che, al momento sembra assai lontano dal verificarsi.

 
Con le Idi di Marzo ha inizio la primavera. La popolazione Romana munita di tende, cibo e soprattutto anfore di vino, oziava sulle rive del Tevere, dove erigeva capanne di frasche e di canne, forse come allusione a una dimensione fluidica. Era quello il giorno di Anna Perenna, una divinità indecifrabile che affonda le radici nell’età più remota dell’Urbe.
Ovidio nei Fasti ce ne parla diffusamente, senza però farci capire chi in realtà sia Anna Perenna. E’ possibile che il nome derivi da “amnis” fiume e” perennitas”, vale a dire quel che è indistruttibile. Pertanto in lei si può contemplare la perennità del fluire della vita stessa. Ovidio, nel presentarcela ci dice che, per alcuni, essa è la Luna, intesa come cioè colei che dispensa ritmicamente nutrimento e forza agli esseri viventi. Va aggiunto che, nei calendari più antichi, le Idi corrispondono alla metà del mese e al plenilunio quindi al momento in cui la Luna dispiega tutta la sua potenza quale madre di tutto ciò che deve crescere.
Tuttavia esistono dei miti, o per meglio dire delle leggende su Anna Perenna che assumono significati distanti e complementari. Ovidio racconta che un tempo c’era una vecchietta di Bovillae che, mossa a compassione dei plebei ritiratisi sul Monte Sacro per opporsi alle vessazioni dei nobili, prese ad impastare pani e a distribuirli a quella folla di disperati, priva di mezzi di sussistenza. In suo onore e in memoria di ciò che lei fece, le fu dedicata una statua alla quale veniva tributata una venerazione entusiastica. Ma in un'altra versione del mito, Anna Perenna, è detta sorella di Didone che, costretta a fuggire da Cartagine dopo la morte di questa, approdò sulle coste del Lazio. Qui fu ospitata da Enea ma, a motivo delle vessazioni inflittele da Lavinia, fuggì di nuovo e venne accolta dal fiume Nunico che fece di lei una Ninfa e la rese immortale. A questi racconti Ovidio aggiunge i nomi di altre divinità che potrebbero assimilarsi ad Anna Perenna, ma, prescindendo dall’elenco dèe che Ovidio ci propone, quel che richiama l’attenzione è il fatto che in entrambe le leggende brevemente presentate, Anna Perenna è originariamente una donna: una vecchietta bonaria in un caso; una principessa perseguitata nell’altro.
Nella religione romana, assai più che in quella greca, le divinità più potenti si celano spesso come esseri umani. Osservando in filigrana uno dei racconti di Ovidio, la vecchietta di Bovillae appare connessa al pane e quindi alle biade e al frumento. Essa protegge i plebei del Monte Sacro, come Cerere protegge la plebe Romana. Nessuna divinità più della Cerere Romana è legata alla plebe. Il celebre santuario dell’Aventino, dedicato a Cerere, Liber e Libera, fu eretto per commemorare la vittoria dei Plebei sui Patrizi, e gli edili plebei ebbero per sempre i loro uffici nel santuario della dèa.
Non a caso su una medaglia consacrata ad Anna Perenna, è incisa la figura di una Vittoria su una quadriga che avanza veloce come il vento, verso un orizzonte sereno. Sull’altro lato della moneta,sembrano essere effigiati un Càduceo che germoglia dalla terra e una stadera.
Ma potremmo domandarci: perché è attorno a una vecchietta che si articola la salvezza della plebe? Difficile a dirsi. Spiegazione probabile è quella che individua in Cerere l’estrema antichità del culto,il suo none è spesso preceduto dal termine “Antica” e da ciò potrebbe derivare anche l’anzianità “fisica” della benefattrice dei plebei.
Nell’altra versione della leggenda si va indietro nel tempo. Anna Perenna è la sorella di Didone e la vicenda viene connessa ad Enea. Questo ci riporta alla moneta, sulla quale nasce e germoglia un càduceo, perché Dionigi di Alicarnasso racconta di un sacello fatto innalzare da Enea per custodirvi i Penati e che conteneva anche una gran quantità di Càducei in bronzo. Poi c’è il fiume Numico, un fiume speciale, le cui acque trasformano i mortali in dèi.
Un fiume forse connesso al mondo dei morti; mondo che, però, è anche alle radici della vita, intesa come rinascita in una dimensione sovrumana. Infatti, non molto lontano dalle rive del Numico, fu innalzato un cenotafio consacrato ad Enea non più Eroe, ma assurto al grado di essere divino. Un Enea immortale, divenuto partecipe della potenza di Iuppiter Si tramanda infatti che il cenotafio recasse un’iscrizione dedicata a Giove Indigete, oppure, come attesta Aurelio Vittore “Al Dio Padre Indigete”. Quindi un Giove che connesso a Enea, viene ad essere il più eminente dei Penati, che tutelano e proteggono i discendenti dei Troiani.
Fu sempre nelle acque del Numico che anche Anna Perenna cessò di essere una donna e si tramutò in dèa, e questo fa di lei una figura collegata ai primordi delle genti Latine. Si racconta anche che il Numico che correva impetuoso, all’avvicinarsi di coloro che cercavano Anna, placò la sua furia e le sue acque divennero miracolosamente tranquille.
A questo punto è Anna Perenna a presentare se stessa: “ Son Ninfa del quieto Numico, dentro l’onda perenne son detta Anna Perenna” . Il momento in cui Anna viene ricercata e chiamata dalle profondità delle acque, è simultaneo a quello del chetarsi della corrente del fiume; invocandola, la furia delle acque si placa così come per sempre dovrà essere gioioso e trionfante il giorno a lei consacrato, che sancisce la fine delle tempeste invernali.
Si tratta del primo giorno di primavera e i Romani lo accolgono nel nome di Anna Perenna. La cerimonia che le dedicano è quella della gioia per il ritorno della stagione più bella. Il popolo la invoca sulle rive del Tevere, così come nell’età di Enea fu invocata sulle rive del Numico. Al centro dei festeggiamenti c’è un gaio tracannare di vino, datore di letizia, di forza e di perennità. Si diceva, infatti, che ad ogni bicchiere bevuto si guadagnasse un anno di vita.
Anna Perenna come la Luna è legata al fluire delle acque al germogliare e allo sgorgare di tutto quanto vive. Suoi santuari sono le riva di un fiume e un bosco sacro. Così come invocando lei, si placano le correnti dei fiumi, altrettanto diventa dolce e serena la vita. Il  susseguirsi di giorni felici è evocato dallo scorrere del vino. E questo ci riporta al santuario di Cerere dell’Aventino, dove la plebe Romana, onorava una triade divina, costituita dalla dèa delle messi, che in questo caso, secondo il Dumezil, era contemplata come protettrice della”Annona”, cioè del cibo, da Libera e da Liber Pater, il cui nome deriverebbe dall’’indoeuropeo “leudh”, e quindi il significato sarebbe “ quello della germinazione e della nascita delle messi”. In realtà estendendo il significato di tale radice, questo abbraccerebbe tutto quello che concerne il vivere. A questo punto il cerchio si chiude attorno alle immagini della moneta di Anna Perenna, dove ai lati del volto della dèa, troviamo una stadera sulla quale si soppesa il cibo, ma anche il corso del sussistere, e un Càduceo che sboccia dalla terra che allude allo schiudersi di quel che partecipa allo scorrere della vita...

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