Ogni anno, in prossimità del Solstizio invernale, è consuetudine di Simmetria commentare o celebrare il simbolismo del Natale nelle sue diverse componenti, il simbolismo dell’albero, della grotta o del Dies Natalis, ecc.

Quest’anno abbiamo ricevuto un articolo di Edmondo Vittoria che ci propone una sintesi delle leggende tratte dai testi canonici, dagli apocrifi, dagli apologisti, e un confronto con quella tratta da Marco Polo. Ne risulta una lettura assai interessante, avulsa dalle considerazioni d’ordine ermetico o esoterico ai quali i lettori di Simmetria sono abituati; ma, a nostro avviso, è proprio dalla asciuttezza di tale lettura che ognuno potrà trarre utili spunti per un approfondimento ed una ricerca efficaci all’interno di una tradizione vivente. Buon 2010 a tutti.

Simmetria

Magi, temine di origine iranica che sta a indicare individui con funzioni sacerdotali.

Erodoto, Diogene Laerzio, Plutarco avanzano ipotesi in parte contrastanti sulla loro origine. Chi dice appartenessero a una casta sacerdotale dei Medi, anteriore alla riforma di Zoroastro; chi invece sostiene fossero discendenti delle prime comunità zoroastriane: comunque i più sono concordi nel situarli nell’ambito della cultura religiosa iraniana, intorno al 1000 a. C.

Secondo lo storico greco Erodoto ( 485-425 a. C. ), i Magi erano una delle sei tribù dei Medi. Furono molto potenti fino all’unificazione dell’Impero Persiano con quello dei Medi, nel 550 a. C., quando il loro potere fu ridimensionato da Ciro il Grande.

Erano uomini sapienti, esperti di astronomia e di astrologia (distinzione sorta solo dopo il XIV secolo), avevano una cultura matematica caldea. Erano molto abili anche nell’interpretazione dei sogni.

Il loro nome si connette alla radice *mag, indicante dono, potere (da cui il latino magnus) ma con i secoli il termine degenera, fino a diventare dispregiativo: mago = ciarlatano. Così, nel nostro caso, si preferisce parlare di magi e non di maghi.

Nell’Antico Testamento, in più parti, si accenna a loro: per esempio, nel Libro di Geremia, 39:3 e 39:13; in quello di Daniele, 2:2; di Isaia, 60:3; nei Salmi, 70:9-11  e ancora, Salmi 68:30 ( “ A te i Re porteranno doni “.)

Il Vangelo di Matteo, il più antico dei quattro, scritto in Aramaico  forse intorno al 64 d. C.,  è l’unico dei Vangeli Canonici che parli della venuta dei Magi  (2: 1-12):

“ Dopo che Gesù nacque a Betlemme, in Giudea, al tempo del re Erode, ecco giungere a Gerusalemme dall’oriente dei Magi i quali domandavano:” Dov’è il neonato re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo”. All’udir ciò il re Erode fu preso da spavento, e con lui tutta Gerusalemme. Convocò allora tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo e domandò loro:” Dove dovrà nascere il Messia? “ Essi gli dissero: “ A Betlemme di Giudea. Infatti così è stato scritto per mezzo del profeta:

E tu Betlemme, terra di Giuda
non sei la più piccola fra i capoluoghi di Giuda.
Da te uscirà un capo
che pascerà il mio popolo, Israele “. 

Allora Erode chiamò segretamente i Magi e chiese ad essi informazioni sul tempo esatto dell’apparizione della stella; quindi li inviò a Betlemme, dicendo: “ Andate e fate accurate ricerche del bambino; qualora lo troviate, fatemelo sapere, in modo che anch’io possa andare ad adorarlo “.

Essi, udite le raccomandazioni del re, si misero in cammino. Ed ecco: la stella che avevano visto in oriente, li precedeva, finché non andò a fermarsi sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella furono ripieni di straordinaria allegrezza; ed entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e si prostrarono davanti a lui in adorazione. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Quindi, avvertiti in sogno di non passare da Erode, per un’altra via fecero ritorno al loro paese “.

altLa stella che avevano visto in oriente li precedeva: una cometa?; una speciale congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, che sarebbe occorsa nel 7 a.C.? Quest’ultimo fatto, ora accettato dai più, farebbe quindi retrocedere la data di nascita del Cristo a sette anni indietro rispetto alla data canonica.

La stella di Giacobbe, quella che guida i Magi al riconoscimento messianico di Gesù, era già stata predetta da un altro mago orientale, Balaam (Numeri, 24:17):

“ Lo vedo, ma non ora, / lo guardo, ma non da vicino: / una stella si muove da Giacobbe, / si alza uno scettro da Israele…”

Tertulliano, filosofo e scrittore cristiano ( 155 ca., 222 d. C. ), fu il primo a dire che i Magi erano re, e Origene, teologo di lingua greca della Scuola di Alessandria (185-253), ne fissa il numero in tre. Infine nel VI secolo d. C. Cesario di Arles parla di Re Magi chiamati Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

In un testo siriaco del V secolo i Magi, sempre tre, hanno nomi diversi. In altre tradizioni di influenza iranica, i Magi sono dodici e si dice vengano dall’Iran.

I Magi, in quanto sacerdoti e astrologi, conoscono le antiche scritture e quindi sanno che l’evento celeste della stella  da loro vista cambierà la storia dell’uomo. Vanno incontro al Cristo seguendo la stella, e lo riconoscono come Dio, come l’unico Dio, venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. Hanno piena coscienza dell’importanza universale della nascita del Cristo. I Magi sono le prime autorità religiose che adorano il Cristo, l’Unto del Signore. Anche se nel Corano non si ritrova alcun riferimento a questi fatti, in Arabia il racconto dei Magi era ben conosciuto. Ne parla lo scrittore del VI secolo d. C. Wahb ibn Munabbih, che riferisce dei doni – oro, incenso e mirra – e del loro usuale simbolismo.

Nel Vangelo dell’Infanzia Armeno, fra i non-canonici forse uno dei Vangeli meno “apocrifi”, e che fa frequentemente riferimento a Luca e a Matteo, si parla estesamente dei Re Magi.

Dal testo si ricava che la nascita di Cristo è posta al sei Gennaio, giorno dell’Epifania, il cui significato è “manifestazione di Dio tra gli uomini”; come è noto la data del 25 dicembre si impose in seguito in occidente, per sovrapposizione al culto allora molto diffuso fra i pagani del Dies Natalis Solis Invicti, festeggiato al 25 Dicembre. Inoltre in questo Vangelo appare, per la prima volta nella tradizione cristiana, la credenza che i Magi fossero tre e anche Re. 

“….Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisan (cioè il 6 Aprile), un mercoledì alla terza ora.
Subito un angelo del Signore si recò nel paese dei Persiani, per avvertire i Re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre.
In quel tempo il regno dei Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i tre Magi erano tre fratelli: il primo, Melkon, regnava sui Persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli Indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli Arabi.
Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre. Essi avevano affrettato il passo e si trovarono là al tempo preciso della nascita di Gesù “.

altTre giorni dopo la nascita del Signore, in una grotta nei pressi di Betlemme…

….. tre giorni dopo, il 23 di Tebeth (cioè il 9 Gennaio), ecco che i Magi d’Oriente, i quali erano partiti dal loro paese, mettendosi in marcia con un folto seguito, arrivarono nella città di Gerusalemme…………..I comandanti del loro corteggio, investiti della suprema autorità, erano dodici. I drappelli di cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno. Tutti venivano, per ordine di Dio, dalla terra dei Magi, dalle regioni d’Oriente, loro patria. Infatti allorché l’angelo del Signore ebbe annunciato alla vergine Maria la notizia che la rendeva madre, come abbiamo già riferito, nello stesso istante essi furono avvertiti  dallo Spirito Santo di andare ad adorare il neonato. Essi pertanto, messisi d’accordo, si riunirono in uno stesso luogo, e la stella precedendoli, li guidava, con i loro seguiti fino alla città di Gerusalemme, dopo nove mesi di viaggio.
Essi si accamparono nei pressi della città e vi rimasero tre giorni, coi rispettivi principi dei loro regni. Benché fossero fratelli, figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente.
Melkon, il primo Re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.
Il secondo, il Re degli Indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino nardo prezioso, mirra, cannella, cinnamomo, incenso e altri profumi.
Il terzo, il Re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini “.

Erode li riceve e chiede loro informazioni:

Dissero i Magi: La testimonianza che noi possediamo non viene né da uomo né da altro essere vivente. E’ un ordine divino concernente una promessa che il Signore ha fatto in favore dei figli degli uomini, che noi abbiamo conservato fino ad oggi.
“E dov’è questo libro che solo il vostro popolo possiede, ad esclusione di tutti gli altri?“, domandò Erode.
I Magi risposero: “Nessun altro popolo lo conosce né per sentito dire, né per conoscenza diretta. Solo il nostro popolo ne possiede la testimonianza scritta. Quando Adamo dovette lasciare il Paradiso, e Caino ebbe ucciso Abele, il Signore Dio diede ad Adamo, come figlio della consolazione, Seth e con lui questo documento scritto, chiuso e sigillato dalle mani di Dio. Seth lo ricevette da suo padre e lo trasmise ai suoi figli, e i suoi figli ai loro figli di generazione in generazione. E fino a Noè essi ricevettero l’ordine di custodirlo con somma cura. Noè lo diede al figlio Sem, e i figli di questo ai propri figli, i quali come lo ricevettero lo trasmisero ad Abramo, ed Abramo lo affidò al sommo sacerdote Melchisedec, e per questa via giunse al nostro popolo ai tempi di Ciro, re della Persia. I nostri antenati l’hanno deposto in una sala, con grande onore, e così è pervenuto fino a noi, che avendo ricevuto questo scritto, abbiamo conosciuto in anticipo la nascita del nuovo monarca, figlio del re d’Israele“.

Erode cerca di impossessarsi del libro, ma il Palazzo reale trema e crolla facendo una strage. Tutti sono presi da terrore e pregano Erode di lasciare andare i Magi. I Magi ripartono ed Erode si informa dagli scribi sul luogo della nascita di Gesù. I Magi giungono a Betlemme, adorano il Bambino e gli offrono i loro doni.

Infine il Re Melkon, preso il libro del testamento, che egli aveva in eredità dai suoi antenati, come già abbiamo detto, lo portò in dono al bambino, dicendo: “ Ecco lo scritto in forma di lettera, che tu hai lasciato in custodia, dopo averlo chiuso e sigillato. Prendi e leggi il documento autentico che tu stesso hai scritto (il Cristo-bambino è considerato, in quanto Dio, già in grado di intendere, di parlare e di leggere).
Questo è il documento il cui testo scritto era stato conservato in plico segreto e che i Magi, non avevano mai osato aprire né dare a leggere a qualche sacerdote, né far conoscere al popolo, perché essi (gli Ebrei) non erano degni di divenire i figli del Regno, essendo destinati a rinnegare e a crocifiggere il Salvatore.
Or dunque, quando Adamo dovette lasciare il paradiso, il Signore Iddio fece nascere ad Adamo, il figlio della consolazione, Seth. E come dapprima Adamo aveva voluto diventare un dio, Dio stabilì di diventare uomo, per l’abbondanza della sua misericordia e del suo amore verso il genere umano. Egli fece promessa al nostro primo padre che, tramite suo, avrebbe scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole:

“Nell’anno 6000, il sesto giorno della settimana, io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella tua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai come noi, discernere il bene dal male“.

I Magi adorano Gesù, poi avvertiti dall’angelo, ripartono per il loro paese, senza tornare da Erode, conformemente al Vangelo di Matteo.

S. Elena – “ la splendente “, in Greco – ( 257-330 d.C. ), madre dell’Imperatore Costantino, nel 326, oramai anziana, a 78 anni,  intraprende un pellegrinaggio nei luoghi Santi della Palestina, presa da un grande fervore religioso. In Palestina, potendo disporre di grandi mezzi e grazie anche alla sua potenza regale, riuscì ad avere i giusti contatti con i quali si narra che sia arrivata al ritrovamento della tomba di Cristo scavata nella roccia, e alla scoperta della Santa Croce.

altSi narra inoltre che riuscisse a venire in possesso dei corpi mummificati dei tre Magi, barattandoli, pare, con alcune reliquie di San Tommaso Apostolo.
I corpi dei tre Magi, furono sistemati nella cattedrale di S. Sofia in Costantinopoli, in una grande arca di pietra fatta costruire appositamente. Una tradizione popolare vuole che tali reliquie giungessero a Milano da Costantinopoli, nella loro pesante arca, su un carro trainato da buoi, come dono personale dell’imperatore di Bisanzio, Costante, a Sant’Eustorgio, dotto e combattivo vescovo di Milano del IV secolo.
Sant’Eustorgio, regalò le reliquie dei  Re Magi alla sua diocesi e per questo fece costruire la Basilica romanica che da lui prese il nome, fra il 315 e il 331.
Questo fatto fece per alcuni secoli la fortuna spirituale – ma anche economica – della diocesi milanese. Ma nel Marzo del 1162, con l’occupazione di Milano da parte degli eserciti di Federico Barbarossa, le preziose reliquie prendono la strada del nord, verso Colonia, grazie al cancelliere dell’Imperatore, l’Arcivescovo Rainaldo di Dassel, il quale era “interessato al prestigio della sua cattedrale in Germania e ai Re Magi in particolare, come capostipiti della monarchia di investitura divina. … Invano nei secoli successivi tre papi, S. Carlo Borromeo e un re di Spagna interposero i loro buoni uffici per il ritorno dei Magi dalla cattedrale di Colonia alla basilica milanese “ (Guido Lopez). 

All’inizio del ventesimo secolo, nel  Gennaio 1904, grazie all’amicizia personale tra il Cardinale Ferrari, Arcivescovo di Milano, e il Cardinale  di Colonia, Fischer, parte di quelle spoglie tornano in San Eustorgio e vengono poste in un’urna di bronzo, accanto alla vecchia urna vuota, con la scritta “Sepulcrum Trium Magorum” (F. Belotti, G. Margheriti).

Come giustamente fa rilevare il Cattabiani, questa tradizione occidentale non si concilia con quella orientale testimoniata da Marco Polo ne “Il Milione”, secondo il quale i corpi dei tre Re sarebbero stati conservati al suo tempo ancora in Persia.

 “In Persia è la città di Sava dalla quale partirono i Re Magi quando andarono ad adorare Gesù Cristo. In quella città esistono ancora le tre tombe e sono grandi e belle……Sono vicine l’una all’altra e ancora si vedono i tre re imbalsamati con i capelli e la barba. Si chiamavano Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. A molti cittadini messer Marco domandò di quei Re Magi ma nessuno seppe rispondergli: dicevano che erano tre re sepolti lì da tanto tempo. Ma poi riuscì a sapere cose che vi dirò subito.

A tre giorni di cammino da Sava, egli trovò un borgo chiamato Cala Ataperistan, che vuol dire castello degli adoratori del fuoco. Nome veritiero perché gli abitanti di questa terra adorano il fuoco. E spiegano così perché lo adorano. Raccontano quelli del luogo che tanto tempo fa tre re della loro regione andarono a visitare un profeta nato da poco; e portarono con loro tre offerte, oro, incenso, mirra, per poter riconoscere se quel profeta era Dio, re o sapiente.
Pensavano: se prende oro è un re, se prende incenso è un Dio, se prende mirra è un sapiente. Arrivati al luogo dove era il bambino nato da poco, il più giovane dei tre re andò a vederlo da solo: e lo trovò che somigliava a lui stesso e che pareva avesse la sua età e la sua fisionomia. Uscì stupefatto. Dopo di lui entrò quello di media età e il bambino gli parve come era apparso all’altro, della sua età e della sua fisionomia. Anche lui uscì fuori stupefatto. Poi entrò il terzo, che era di età maggiore e gli accadde la stessa cosa che agli altri due. Uscì fuori tutto pensoso.
Quando si ritrovarono insieme i tre re si raccontarono quello che avevano visto e, dopo essersi molto stupiti, decisero di andarci tutti e tre insieme. Eccoli ora tutti insieme davanti al bambino e lo trovano nell’aspetto e dell’età che egli aveva essendo nato da tredici giorni. Lo adorarono e gli offrirono oro, incenso e mirra e il bambino prese tutte e tre le offerte; poi dette loro un bossolo chiuso. E i tre re partirono per ritornare ai loro paesi” ( Cap. XXXI ).

Il racconto così prosegue.

Quando ebbero cavalcato per diverse giornate dissero che volevano vedere il dono del bambino. Aprirono il bossolo e trovarono dentro una pietra. Si fecero gran meraviglia di questo dono e ragionarono a lungo perché non capivano che cosa potesse significare. Il bambino aveva dato loro la pietra intendendo dire che dovessero essere fermi come pietra nella fede che avevano intravisto. Infatti, quando i tre re avevano visto che il bambino aveva preso tutte e tre le loro offerte, avevano concluso che egli era Dio, re e sapiente; e il bambino, sapendo che nei tre era nata la fede, aveva dato loro la pietra significando che restassero fermi e costanti in ciò che avevano creduto.
Ma i tre re non essendo riusciti a capire bene il significato di quel dono, presero la pietra e la gettarono in un pozzo; e appena ebbero gettata la pietra, scese dal cielo un fuoco ardente e calò dritto sul pozzo. A vedere il prodigio i tre rimasero addirittura stupefatti e si rammaricarono per aver gettata via la pietra; avevano capito che quello era un grande e mirabile segno. Così presero di quel fuoco e lo portarono al loro paese per custodirlo in una Chiesa bella e ricca dove da allora arde perennemente, adorato come un Dio.
Ardono su quel fuoco i sacrifici alla divinità e, se per caso la fiamma si spegne, se ne fanno dare da quelli che professano lo stesso culto e riaccendono il fuoco; mai lo riaccenderebbero in altro modo; per trovarlo sono capaci di viaggiare dieci giorni. Ecco l’origine di questo culto; e vi assicuro che questi adoratori del fuoco non sono davvero pochi. Ciò che vi ho raccontato è stato detto dagli abitanti di quel borgo direttamente a messer Marco Polo ed è la pura verità. Aggiungo che dei tre Magi, uno era di Sava, un altro di Ava, il terzo di Casan“. (Cap. XXXII).

Cristo, manifestandosi ai tre Magi secondo l’aspetto di ciascuno di loro, vuol significare che, se si è in comunione con Lui, si partecipa della sua natura divina. Inoltre, quando insieme lo vedono per ciò che è, un neonato, significa che solo in lui si rinasce alla vita eterna.
Attraverso i secoli, storia e legenda si legano indissolubilmente e ne nascono narrazioni fantasiose e spesso allegoriche, che peraltro nulla tolgono all’originale evento storico.
Ireneo di Lione ( 140-200 d. C. ) scriveva: “Per mezzo dei loro doni essi mostravano chi era colui che si doveva adorare. Essi gli offrivano la Mirra (pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa con cui si preparano unguenti religiosi e per la sepoltura), perché egli doveva morire per il genere umano; l’oro perché è il re il cui regno non avrà mai fine; l’incenso perché è Dio”.

La radice *mag di Magi significa come si è detto “dono”, ma nella religione di Zoroastro – che i Magi professavano – indica anche il potere che nasce dalla separazione dello spirituale dal corporeo ”portandolo in diretto contatto con le energie divine; sicché il Mago è colui che partecipa del “Mag”, acquisendo un potere per mezzo del quale può ottenere una illuminazione, una conoscenza fuori dell’ordinario” (Cattabiani); insomma una visione che travalica i limiti corporali e sensibili.

Nelle Catacombe di Priscilla in Roma vi è un affresco della prima metà del II secolo d. C., dipinto sull’arco della cappella greca, che ritrae i tre  Re Magi in adorazione del Bambino. I  Re Magi, in S. Vitale (547 d. C. ) a Ravenna, in un mosaico sono rappresentati col costume tipico dei sacerdoti di Mithra, in epoca romana: pantaloni aderenti, mantello e berretto frigio. E così in S. Apollinare in Classe, sempre a Ravenna.

Nell’anno 614 d.C., i Persiani occuparono la Palestina e distrussero quasi tutte le chiese cristiane, meno la Basilica della Natività di Betlemme – fatta erigere da S. Elena -  perché, così si racconta, sulla facciata vi era un mosaico che raffigurava i Magi col tradizionale abito persiano. (Giovanni di Hildesheim, XIV secolo ).

Cominciano ad essere raffigurati come re solo dall’ XI secolo.

Gaspare, dall’armeno Gathaspar –“ forza-splendore del fuoco “ -, all’inizio è un giovane imberbe col vasetto dell’incenso in mano. Nel Medio Evo diventa un negro, secondo una tradizione che vuole i  Re Magi rappresentanti dei tre continenti allora conosciuti: Europa, Asia e Africa. In un suo quadro Rubens raffigura Gaspare con le fattezze di un negro.

Melchiorre, in ebraico “il mio re è luce”, è il vecchio con la barba bianca che offre l’oro.
Baldassarre, dall’assiro-babilonese “ Bel-shar-uzur “, “ Dio protegge il re “, è un uomo maturo che reca la mirra.

La pietra che secondo il racconto di Marco Polo Gesù dona ai Magi, può anche essere interpretata come un pezzo di cielo, visto che nella “Avesta” zoroastriana il cielo è indicato con la parola “Asman”, pietra, capace di evocare il sacro fuoco, luminoso come la stella divina: è quindi una teofania, come il fulmine di Zeus e il fuoco iranico. Così, quando parliamo di “illuminazione”, intendiamo in genere significare che Dio si manifesta nel nostro spirito, sua emanazione, come una grande luce. Ricordiamo, per inciso, che la volta della grotta del mitreo è fatta di pietre perché nella religione mitraica il cielo è considerato fatto di tale materiale.

Nel “Protovangelo di Giacomo”, anche questo apocrifo, del IV secolo d. C.,  la nascita di Gesù è così descritta:

Si fermarono (Giuseppe e la levatrice) nel luogo dove era la grotta ed ecco una nuvola luminosa adombrava la grotta… E subito la nuvola si dissipò dalla grotta e apparve una grande luce nella grotta, tanto che i nostri occhi non la potevano sopportare. Ma a poco a poco quella luce si attenuò finché non apparve il bambino e andò a prendere la poppa da sua madre Maria”.

In tutte le religioni orientali e anche nel paganesimo greco-romano, le teofanie avvengono sempre per mezzo di nubi splendenti e di luminosità abbaglianti.
In questo stesso Protovangelo di Giacomo viene detto ”… poiché arrivarono dei Magi”: ancora non si sa che essi sono re e sono tre; queste notizie compariranno come si è detto nel “Vangelo Armeno dell’Infanzia”, del V secolo.
Storia o leggenda, quella dei Re orientali, Magi, sacerdoti e sapienti, è rappresentativa di coloro che, nel neonato Cristo, riconoscono la nuova luce di speranza; I Magi seguendo  le loro antichissime profezie riconoscono e seguono la stella, la luce che li guiderà attraverso migliaia di chilometri a individuare il Salvatore, a Betlemme di Giudea, una realtà che vive da duemila anni e, come un fuoco divino, non può essere spenta.

Bibliografia

  • Marco Polo, Il Milione, a cura di M. Bellonci, ERI, 1982.
  • I Vangeli apocrifi, a cura di M. Craveri, Einaudi Tascabili, 1990.
  • Alfredo Cattabiani, I Magi, in Santi d’Italia, Rizzoli, 1993.
  • Guido Lopez, Milano in mano, Mursia, 2000.
  • Bibbia Emmaus, San Paolo, 1998.
  • Enciclopedia Europea, Garzanti.
  • Giovanni di Hildesheim, History of the three Kings, di H.S. Morris

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