(parte prima)
 
Dopo l’ iniziale pubblicazione dell’articolo aggiungo queste righe di precisazione in quanto, attraverso le osservazioni dei lettori, mi sono accorto che alcune espressioni introdotte con ironia sono state prese alla lettera: e ciò ha comportato qualche fraintendimento. Vorrei precisare di essere convintissimo della presenza del “Male” e l’articolo a seguire vuol mettere in evidenza come lo scetticismo caratteristico di una visione “laica” abbia emarginato sia il male che la morte, relegandoli, il primo, dietro la scrivania di uno psichiatra e la seconda dietro il paravento di un ospedale.
Il male “moderno” esiste soltanto come minaccia sociale. Per questo le carceri sono piene di persone che vengono considerate male per la società. Ma il vero Male non è sicuramente contenibile in una prigione, né in una seduta analitica né dietro il paravento di un ospedale.
La laicizzazione del Male non lo ha affatto eliminato ma lo ha reso più subdolo e micidiale.
Abbiamo inoltre voluto mettere in evidenza come l’aggressione quotidiana del Male (e perciò del Maligno), all’individuo e alla società, si sviluppi attraverso un “diabolico” processo di separazione dell’uomo dalla sua Origine, si annidi nel cuore e si nasconda dietro le colonne del tempio stesso. Per tale ragione la caccia al “Male esteriore” e al “Nemico esteriore” abilita l’uomo a dimenticarsi del Male e del Nemico che alimenta nel cuore. La “separazione egoica” e il credersi “altro” rispetto al Male rinforza enormemente il Male in sé, come ricordato dal discorso evangelico che propone l’assurdo di colui che è gratificato dall’aver trovato la pagliuzza nell’occhio del vicino e non la trave nel proprio occhio.
 
Del diavolo si dicono un sacco di stupidaggini, sia influenzate dalla paura che tale inquietante personaggio possa esistere sul serio come dall’ironia che caratterizza l’uomo moderno nei confronti di tutto ciò che appare indimostrabile o frutto di superstizione. In un mondo sedicente scientifico che ha trovato nel benessere lo scopo principale dell’esistenza, il diavolo, ovviamente, è stato chiuso nell’armadio dei ricordi, è diventato retaggio delle beghine e dei begardi, delle paure ancestrali indotte dalla religione (sic). La malvagità umana è perciò stranamente diventata un prodotto della psiche malata o compressa (è ovvio che la responsabilità del male è di tutti, genitori, parenti, scuola, società, ecc. ma nostra, MAI). Non esiste il Tentatore, non esiste un’oggettivazione del male e alla fine il tutto è controllabile dall’intervento di un buon psichiatra.
Eppure, chissà perché, mai come oggi, l’industria dei talismani fai da te, delle terapie magiche, delle medicine super-olistiche per l’anima e per il corpo, dei guru americani travestiti da indiani e viceversa, è stata così fiorente. Centinaia di persone corrono a fare percorsi di benessere in centri dove la luce esce a fiotti dalle mani di benefici operatori sfolgoranti di luce, dopo un corso a pagamento di una settimana. Ovviamente non c’è il Male. C’è solo il contatto ineffabile col bisogno di star bene, e di diventare (come minimo) “terapeuti” o qualcosa di presuntuosamente simile e gratificante.
altDel diavolo (purtroppo equiparato, in modo del tutto arbitrario, attraverso i secoli, al “daimon” greco e perciò al demonio) si interessano ormai soltanto gli scrittori di triller televisivi o i giornalisti specializzati nel paranormale1.
Ma si tratta quasi di un vezzo. Si, è vero, ci sono rimasti anche alcuni esorcisti, ma chissà cosa fanno questi preti che la faziosità raziocinante considera residui dell’oscurantismo medioevale? Hollywood ci ha abituato alle “incarnazioni” del male in soggetti potentissimi, in genere economicamente temibili, furbi e ambiziosi: appunto…diabolici; insomma ci hanno assuefatto ad una fiction sensibile del “Male”, a volte inteso come delirio di potenza e ambizione, a volte come delirio economico, a volte come delirio di lussuria.2 Oppure ci hanno proposto riedizioni romantiche dei vampiri, o evocazioni terrifiche di golem tecnologici, il tutto in un calderone dove più orrore, perversione e cattivo gusto ci mettiamo, più audience otteniamo.
Si tratta sempre di un male cinematografico, che fa leva sulle paure ataviche, primordiali e quindi può essere facilmente riprodotto e risvegliato tramite effetti speciali. Infatti, una volta usciti dalla sala, “quella” rappresentazione diventa un’opera teatrale, viene esorcizzata dalla coscienza e il nostro mondo telematico e asettico ci ingoia di nuovo, ci protegge ed… esorcizza da quei contenuti fumettistici.
 
Ci sembra importante porre in evidenza come, proprio nella sua accezione separativa, nella precipitazione (usiamo scientemente tale termine alchimico) dell’uomo verso il “basso”, il termine diavolo si presti ad accentuare il significato dell’io che si separa da quel che, nella filosofia vedantina, individua così efficacemente lo stato primigenio dell’anima, identica alla coscienza emanatrice: (Tat Tvam Asi- tu sei quello)
In tal senso l’elemento diabolico si presta efficacemente a rappresentare anche la potenza separativa illusoria, fonte suprema di ogni dotta ignoranza che, sia in ambito teologico come alchimico viene spesso identificata con la “scimmia”. Proprio tale illusione, ampiamente ripresa dalla filosofia neoplatonica per tutto il rinascimento, è assimilabile alla caduta dell’uomo nella spirale dell’ego, che lo avvolge superbamente nella ripetizione ciclica e fantasmagorica dell’allontanamento dell’Uno, dal semplice o dal Principio3.
Anche in alcune delle dottrine gnostiche l’io-male, che si materializza sempre più, è la radice stessa del vizio; il vizio diventa la coagulazione stessa dell’errore separativo (cioè dell’allontanamento dalla Verità e dal Principio primo), la precipitazione nel particolare, nella necessità, nel bisogno.
E, senza voler azzardare semplificazioni sincretistiche, risulta abbastanza immediato fare dei paralleli con la spirale dolore-necessità-soddisfacimento della necessità-privazione del necessario-dolore4 del buddismo: li dove la filosofia del superamento del dolore individua come la ruota ciclica delle “rinascite” sia sanabile solo attraverso il distacco dal dolore e dal bisogno.
Se trasferiamo filosoficamente questa spirale in un’ottica cristiana (e tralasciamo la dottrina karmica), constatiamo che essa è, purtroppo, realmente… perversa e diabolica; inizia con una separazione dall’albero della Vita, con il gusto dei frutti dell’albero della conoscenza, prosegue con la caduta nella fame inesauribile della necessità, esi chiude solo attraverso il distacco dalla catena delle necessità. E, a tale sublime distacco si perviene (come recitano l’esichia ortodossa e anche il misticismo renano) solo attraverso l’umiltà, l’amore e la Verità.5
In realtà è proprio il concetto di Male che, nel passaggio dalla religiosità etrusca, greca e romana, a quella cristiana e subendo probabilmente notevoli influenze da parte dei culti orientali e nord europei, ha subito una forte personalizzazione ed è entrato il quel dualismo oppositivo che poi ha creato tante dispute d’ordine teologico, a partire da quelle manichee.
altIl Male, gestito da un solo e potente separatore (il diavolo) è infatti un bel problema per i razionalisti, ed è quasi sempre insopportabile ed incompatibile con un Dio buono): è il cono d’ombra che si estende sotto la Croce; è la costante presenza delle tenebre ogni volta che si manifesti la luce6.
Tale personalizzazione, nel contempo, ha il pregio di individuare le coordinate, il cronotopo in cui si muovono le schiere nemiche. Il che semplifica l’idealizzazione del “nemico” ma a volte conduce verso l’oltranzismo e l’intolleranza nei confronti di tutto ciò che esce dai canoni prefissati di una dottrina generalmente arida.
Gli gnostici fecero della dottrina del male, quale separazione dalla luce, uno dei capisaldi per la ricerca della Via, del riscatto della Pistis. Nel paganesimo etrusco romano, invece, gli Dei “sfavorevoli” abitano una determinata regione celeste. Non rappresentano il Male, ma solo la contrarietà realtiva, l’ostacolo, eventualmente il caos.
Per la stessa ragione nel paganesimo non esiste un vero e proprio “ispiratore” del male. Tutti gli Dei partecipano al cammino dell’anima, a volte favorendola a volte ostacolandola. Un Dio “buono” come Giove può produrre rovine inenarrabili, così come un Dio imprevedibile e cieco come Marte può diventare, in alcune occasioni, salvifico, come ad esempio nei destini di Roma. Gli stessi Titani, in opposizione agli Dei, a volte si uniscono ai medesimi e danno luogo a stirpi per metà divine e per metà umane. Il paganesimo realizza perciò il percorso d’ascesi verso i piani dell’immortalità, permeando la vita dell’uomo con la presenza costante, anzi immanente, del sacro nel quotidiano, con l’azione che diventa costantemente “rito” (e questo soprattutto a Roma) con l’intervento espiativo e, sotto un certo verso, “contrattuale” esercitato costantemente dall’uomo pio.
Ovviamente, nelle filosofie ascetiche più raffinate, come quelle degli stoici, o più pervase di platonismo come quelle di Porfirio, al disopra di questa proliferazione di “forme del Divino, esiste un “Assoluto” in cui ogni manifestazione trova la sua ragione e la sua causa.
Questo “immanentismo” è assai presente nel protocristianesimo (soprattutto nel monachesimo dei primi secoli) ma, nel tempo e seguendo l’apporto giudaico e mediorientale in genere, l’apparato giuridico e temporale della Chiesa attribuisce all’ingannatore (quindi al procacciatore d’ignoranza) una sua potente autonomia, atta a rinforzare il suo regno, quello dell’ombra e della menzogna (cosa che, per esempio, non avviene nell’esicasmo)7.
Alcuni considerano tale variante filosofica come una specie di caduta rispetto alla religiosità pagana occidentale (genericamente intesa) ed anche una porta aperta verso il dualismo. A nostro avviso, l’ingresso di questo Male individuato ci appare come una logica conseguenza dell’ingresso di un Bene individuato nella storia dalla figura del Cristo e dalla sua dottrina innovativa (anche se filosoficamente preannunciata nei culti misterici orfico pitagorici più arcaici, consolidati a Roma a partire dagli ultimi anni della repubblica).
L’ingresso del Cristo rappresenta, evidentemente, un terribile problema filosofico, per non parlare di quello misterico; rovescia infatti nella filosofia e nella religiosità mediterranea la responsabilità umana della scelta, nel doppio binomio Verità-Amore, Menzogna-vizio. Le schiere dei filosofi pagani che, sia dalla scuola Alessandrina, come dalle propaggini nordiche, avevano abbracciato con entusiasmo questo straordinario culto, si trovarono di fronte al Cristo che “incrinando” l’asse della manifestazione con la Croce, “divide” il tempo metastorico da quello storico, e propone un nuovo finale ingresso in un tempo prima del tempo (e in questo richiama le straordinarie cosmologie dell’orfico Ferecide). E’ uno schema filosoficamente grandioso, parzialmente soffocato, a mio avviso, dalle elucubrazioni aristoteliche della scolastica che finirono per esasperare la costruzione di una logica connessa al potere, a scapito di una metafisica e di un approccio misterico, connessi all’ascesi. L’ingresso delle dottrine misteriche cristiane nell’ascetismo mediterraneo condizionerà definitivamente anche gli aspetti più importanti delle dottrine ermetiche, a partire dall’alchimia.8
Infatti il veicolo principale d’ascesi cristiana, anzi l’unico veicolo d’ascesi proposto, ha una natura sconcertante, eroica e terribile: l’Amore. Un amore che comprende l’Eros pagano, il Kairos greco, l’Aion misterico orientale, e introduce i concetti di perdono e riscatto, che modificano, interiormente, la stessa Via della conoscenza, annichilendo la ricerca della Fama e della Gloria e recuperando prepotentemente il motto epigrafico dell’oracolo di Delfi.
Nel percorso ascetico e guerriero entrano improvvisamente la Grazia, la compassione, il riscatto e il perdono, la volontà che diventa carità.
(Che poi tali principi siano stati totalmente misconosciuti o traditi da buona parte della chiesa e della milizia cristiana …è un altro paio di maniche).
Indubbiamente, un male così dichiarato, così individuato, così appariscente in opposizione al Bene, potrebbe sembrare… più facile da confinare o, eventualmente, da combattere.
altAvere un ostacolo dai contorni definiti (che esso sia il famigerato “ego” come il cavaliere nero d’ogni ciclo eroico) potrebbe aver drasticamente recintato il campo di battaglia. Potrebbe aver ridotto la Grande sfida ad una giostra paesana da cui non è possibile uscire, e aver escluso d’indagare più interiormente (nell’anima del combattente) o esteriormente (nell’universo delle possibilità, illusorie o reali che siano) rispetto al nemico così drasticamente idealizzato.
Infatti, una delle prerogative degli oltranzisti, di tutti difensori della purezza di un pensiero o di un’idea, di tutti i gruppi politici estremi (sinistri e destri), di tutte le religiosità fanatiche, di tutti i ripristinatori e rifondatori del culto unico e perfetto, è proprio quella di avere ben chiaro chi sia il “nemico”.
Tale nemico idealizzato possiede, ovviamente, una connotazione diabolica (e come potrebbe essere diversamente?) e rappresenta il famigerato male assoluto, da schiacciare e da estirpare o addirittura…da esorcizzare. Invece, ovviamente, il recinto ideale nel quale abbiamo confinato la nostra “piccola guerra santa” diviene esaustivo, difende il Sancta sanctorum, il Templum primordiale nel quale noi siamo certi di abitare. Il resto…è roba da mentecatti e ovviamente tutti possono essere mentecatti…escluso Noi.9
La nostra idea è perfetta e noi siamo ovviamente le Forze (vecchie o nuove) del bene che, quando sarà possibile, ordineranno nuovamente il Mondo. Amen!!
Ma, rifacendoci a quanto detto poco sopra, ci sembra che tale impostazione messianico-millenarista sia invece… leggermente diabolica, e forse questo spiega perché, nell’arco dei millenni, il ciclo della superbia abbia costantemente prodotto dei formidabili Ordinatori e Legislatori, che hanno regolarmente assommato, nel loro ego smisurato, l’ideale del ripristino dell’Ordine. Insomma: il piccolo diavolo, diffuso tra i presunti eletti, ha sempre incastrato l’ego nelle meraviglie del mondo, nel potere e nell’ottenimento dei beni mondani, alimentando la “bestia sociale” che abbiamo già richiamato negli articoli precedenti.
E la bestia sociale è figlia della paura.
Le roccaforti dove il clan si rinchiude vengono costruite per paura che il nemico esteriore rapisca le certezze del clan medesimo. Ed è dimostrabile come la maggior parte dei castelli (fatti di pietra o di ideali) siano stati distrutti per colpa di un nemico o un traditore, nascosto all’interno e non all’esterno della fortificazione.
E’ dunque evidente che la mancata individuazione del nemico interiore denuncia la paura che impedisce d’individuarlo. Trovarlo vuol dire ammettere l’esistenza delle proprie fragilità e dei propri bisogni. Questa è la causa principale di tutti gli estremismi che privilegiano la filosofia dell’andare contro qualcosa, a quella di comprendere qualcosa.
Il separatore è abilissimo: Dipinge continuamente orribili orchi da massacrare, draghi da infilzare, paesaggi ieratici da percorrere per salvare le principesse, iniziazioni cavalleresche, realizzazioni veloci, e soprattutto privilegi e riconoscimenti accumulabili, “schierandosi”. Egli, il separatore così definito, è il creatore dei partiti, delle fazioni, dei sindacati, delle lobbys, di tutti gli strumenti di potere materiale e purtroppo anche di quello pseudo-spirituale.
Sotto un certo aspetto questo diavolo non è né cattivo né buono, ma torna ad essere quello che è stato, nell’universo della caverna platonica: la coagulazione del mondo delle illusioni, delle ombre, della paura del Vero: insomma, dell’ignoranza10.
 
Il diavolo in persona
Il diavolo decaduto, personificato in Satana, insieme alle sue schiere di angeli ribelli dovrebbe essere quello che da luogo alle “manifestazioni” diaboliche sensibili, quelle che affascinano sia gli esorcisti che i neurologi, quelle che mettono in crisi la psichiatria e stupiscono per gli effetti speciali, abnormi, mostruosi e realmente malvagi. Non parlo di quelle che sviluppano le efferatezze singole o collettive alle quali ci ha ormai abituato il circuito mediatico, ma di quelle, più occulte, che devastano l’anima di alcune persone.
Io mi sono spesso stupito che il Male possa essere così “ingenuo” da coagularsi in manifestazioni così primitive come quelle delle “possessioni”. E mi sono altresì domandato quale potesse essere la differenza fra una possessione dionisiaca (ad esempio) ed una diabolica. Ovviamente come non pensare anche alle meravigliose “estasi paniche” delle affascinanti streghe medievali e rinascimentali, e a quante di loro abbiano fatto una… pessima fine a seguito di una scarsa disponibilità da parte dei magisteri ecclesiastici a distinguere di quali estasi si trattasse.
Ma poi ho pensato che anche il Bene ha la stessa… attitudine. Si coagula a volte in personaggi modestissimi e apparentemente inaffidabili e scombinati, in esseri che non desiderano affatto esser scelti a tale scopo. E, in tali personaggi, il Bene si manifesta sia con espressioni eclatanti come, soprattutto, in modo silenzioso e poco visibile alla massa.
Indubbiamente il confine tra l’estasi del santo e quella dell’indemoniato non è sempre così netta. Quanti “combattimenti” con le tentazioni, di santi noti e meno noti, visti dall’esterno, assomigliano a possessioni diaboliche?
Indubbiamente (e questo lo troviamo nelle confessioni di tutti i “mistici” come assai spesso anche, mutatis mutandis, nei racconti degli ermetisti, mediati da un lessico diverso) l’incontro con la luce, non è mai separato da quello con le tenebre. L’incontro con la Verità, ce lo racconta ogni sincero ricercatore della sapienza, passa ad un capello da quello con la menzogna. La fede va a braccetto con l’angoscia del dubbio. E potremmo continuare a lungo. Senza una materia a creare l’Ombra, la Luce non avrebbe superficie su cui posarsi e risplendere.
altPer questo l’ingresso nella ineffabile Luce senza ombre è un tuffo nella fornace della trascendenza e interessa soltanto colui che ha realmente trasformato ogni parte di se, così come magistralmente raccontano le esperienze del bardo, sia in oriente che in occidente11.
Ma per tornare alle possessioni spirituali (nel bene o nel male) devo ammettere di aver sempre pensato che il vero santo sia quello che nessuno conosce o che pochissimi conoscono; per cui mi ha sempre dato un gran fastidio il santo strombazzato, il “santo subito” così come il miracolato da esporre sui giornali. Ho sempre pensato che la dose di male che passa attraverso tale mediaticità sia quasi uguale a quella di bene.
Per cui il diavolo che si espone, il diavolaccio …assatanato, lo sporcaccione che si fa vedere…mi è sempre sembrato un po’ ingenuo e quindi assai poco “diabolico”.
Con ciò vorrei dire che l’uomo riesce ad essere una formidabile carogna, senza mobilitare la possessione diabolica. Invece quello che non si vede, quello che si maschera da benefattore o da filantropo, quello che costruisce il grande sistema di potere economico e non appare mai, quello si, mi spaventa realmente.
Però tutto questo non toglie che la malvagità non possa cercare di alimentarsi, depredando energia dagli essere più fragili ed agendo sul principale motore delle azioni umane: la paura.
Per cui ho cercato spesso nelle paure, mie e del mio prossimo, le ragioni della coagulazione che le trasforma in mostri temibili, che soffocano colui che ne è assillato e lo fanno quasi impazzire.
La paura (quella vera) può sicuramente far emergere (secondo un processo simile ma perfettamente inverso rispetto all’estasi mistica) i contenuti più abietti, ma anche le conoscenze più arcaiche, più strane, sprofondate negli abissi dell’anima (gli psicologi direbbero nell’inconscio).
Quale è il terreno animico che consente tale disastro? Quante nevrastenie sono state scambiate per possessioni e quante (e questo mi pare assai più inquietante) possessioni sono state scambiate per nevrastenie e magari curate e apparentemente guarite, con grande soddisfazione dello psicologo?
E, tanto per essere terroristici fino in fondo, quanto può essere opportuno, oggi, in questo mondo globalizzato, patinato e totalmente affascinato dal sesso e dal denaro (vedi editoriali precedenti) che il Male faccia rumore? Non è forse meglio che agisca fornendo a profusione proprio quelle “libertà” che ci separano dai…secoli bui?
Perché il “Male” o le forze titaniche, o il mondo degli orchi, dovrebbero scatenarsi nell’anima di un singolo individuo quando hanno a disposizione intere comunità, pronte e servite in un piatto d’argento.
Per quale ragione preoccupare un prete di parrocchia con dei rari casi di ipotetica possessione quando all’interno della stessa parrocchia lo spazio per la distruzione dell’ordine e per il “volemose bene” ha sostituito la disciplina, la regola e l’armonia?
 
Dov’è il confine in cui l’architettura razionale della mente cede alla pressione del conflitto? Dov’è che l’anima cede al vizio e, invece di esercitarlo, come fa tranquillamente qualsiasi carogna non “posseduta”, si squassa nel tormento ed esercita “scientemente e gustosamente il male” contraddicendo tutte le posizioni filosofiche di tipo “socratico” che vogliono il male come nescienza del bene e del bello.
 
Ecco, a volte queste coagulazioni del male possono invadere più o meno massivamente una persona. Io credo che un tempo tale invasione fosse assai più esternabile ed in grado di impressionare gli uomini “sani”. Oggi, ne sono convinto, tali possessioni possono essere assai più striscianti e, per questo, assai più pericolose.
 
1 Il termine diavolo è notoriamente derivato da diabolus e dal greco diaballo (metto in mezzo, separo, calunnio) mentre il demonio, dal greco daimonion indica qualcosa che “appartiene alla divinità” cioè al daimon. Famoso è il daimon ispiratore dell’etica e della metafisica socratico-platonica.
2 A questo proposito può essere interessante la rilettura del breve racconto “Il pollo alla diavola” tratto da “Storie di un filosofo molto stanco” di Al Cudi On Nahali- Simmetria ed.
3 Sotto questo profilo è facile rendersi conto come l’ipertrofia “culturale” che oggi gonfia gli opinionisti mediatici e assai spesso anche i partecipanti alla convegnistica accademica, sia a volte un potentissimo… strumento diabolico: un grande sistema per coprire la verità con la molteplicità delle notizie, con il dibattito, con il dialogo: con quel relativismo che apparentemente “smonta” gli assolutismi e democraticamente confronta le opinioni…di tutti gli “addetti ai lavori”, ma in realtà separa coloro che credono d’incontrarsi sul piano della logica e della definizione, in un florilegio di manifestazioni di quello che viene considerato in ogni tradizione il peggiore tra i vizi: la superbia. (E lo dico a ragion veduta, avendo più volte, in gioventù, partecipato a questi orgasmi collettivi di vanità)
4 A questo proposito risulta straordinaria la drastica e rivoluzionaria interpretazione della razionalità e della volontà che Guillaume de Saint Thierry fa nella sue Lettere ai fratelli di Mont Dieu (lett. 201-202): “La liberazione della volontà avviene quando essa diviene carità… Allora veramente la ragione è la ragione, cioè disposizione dello spirito in tutto conforme alla verità”.
5 V., ad esempio, il noto Commento alla Sapienza di Meister Eckhart (per la mistica renana, che è assai riduttivo chiamare mistica) o le altrettanto efficaci Omelie di Gregorio Palamas (per l’esichia del Monte Athos)
6 Ci permettiamo di rinviare a “L’anima errante, l’arte della guerra per imparare ad arrendersi”, nostro piccolo testo frutto degli incontri e delle esperienze condotte vicino ad alcuni straordinari filosofi e mistici del secolo scorso.
7 Evagrio Pontico, (Epistole 28-2), ci regala questo piccolo florilegio sulla “Non consistenza del Tentatore in sé: “A quel dragone sfuggente non dovete neppure pensare: non prendetelo per qualcosa e non temetelo. Non è altro che uno schiavo fuggitivo, che ha vissuto male e si è sottratto al suo padrone. Non dategli spazio fino alla morte. Nostro Signore vi ha dato il permesso di caspeltare i serpenti e gli scorpioni e voi tremate nell’udire la voce dei demoni perché sibilano?...Il drago sa solo minacciare”.
8 Abbiamo cercato di trattare questo argomento sia in “Misteri e Simboli della Croce” che in “Sedes Sapientiae” (Simmetria ed.)
9 Dice Severino Boezio “Che dire poi del fatto che le tradizioni e le leggi delle varie genti sono si diverse fra loro che quello che presso alcune è ritenuto degno di lode presso altre è ritenuto meritevole di supplizio” (Consolazione della filosofia II-VII)
10 V. L’Anima Errante - Simmetria
11 In un bellissimo libretto sul Gchod (comunità Dzo Chen di Merigar) di Chogyal Namkhai Norbu Rimpoche esiste una minuziosa descrizione del significato dell’offerta del proprio corpo in sacrificio per gli altri e in particolare si dice come per conquistare il demone della morte sia necessario aver in precedenza conquistato il demone dell’ego. E in seguito si spiega come sia necessario conquistare i demoni della passione e del corpo. E tutti questi demoni andranno offerti in sacrificio all’interno del teschio, trasmutando (similmente a quanto accade nel miracolo di San Giovanni) il veleno in nettare.

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