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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Il tema dei rapporti tra Cristianesimo –nella fattispecie cattolicesimo – ed “esoterismo”, oltre a quello della “resistenza tradizionalista”alle innovazioni ispirate dal Concilio Vaticano II (ecumenismo e rapporti con le altre religioni, in specie con il Giudaismo, libertà religiosa, liturgia, etc.), storicamente contestualizzabile, al suo principio, nell’ambito di quell’autentico turning point che furono gli anni ’60, costituisce una questione abbastanza dibattuta ed altrettanto problematica, sulla quale non si è ancora giunti ad una conclusione che sia unanimemente condivisa. Tutto ciò rimanda anche ad un significativo capitolo di “storia intellettuale”europea, certamente minoritario rispetto agli orientamenti mainstream, ma non marginale né privo di significative –talora cruciali –ricadute sul piano degli equilibri culturali e spirituali di Occidente.  

Tra gli altri, alcuni intellettuali credenti –spesso “convertiti”, ovvero timorosamente “sulla soglia”della Chiesa –si sono distinti nell’ambito della complessa temperie storico-culturale di questo arco temporale, che data, orientativamente, dall’inizio degli anni ’60 - quando, dopo il boom degli anni ’50, e forse come suo necessario “contraccolpo”, si andava chiaramente profilando, all’orizzonte della societàoccidentale,  una autentica “crisi” strutturale - alla prima metà degli anni ’70; è questo –lo notiamo en passant –un lasso diacronico indubbiamente degno di particolare attenzione, in specie per quanto concerne la nascita e lo sviluppo di gruppi afferenti al composito e “sommerso” arcipelago della cultura italiana “non conforme”(di segno, per cosìdire, “spiritualista”).

Al fine di proporre alcuni punti di riferimento cronologici, forniamo come “coordinate” tre eventi: la chiusura del Concilio Vaticano II (8/12/1965), la proclamazione della Institutio generalis della “nuova messa”da parte di Paolo VI (marzo 1970, nella sua seconda versione) e la consacrazione dei seminaristi ad Ecône da parte di Mons. M. Lefebvre (1975, cui seguìrà sospensione a divinis dell’arcivescovo francese). Inizieremo con l’analizzare compendiosamente alcuni aspetti dei rapporti –intellettuali e/o personali –tra Cristina Campo (Bologna, 1923-Roma, 1977), eminente e sfuggente figura di scrittrice, poetessa e traduttrice, e l’ambiente battagliero, certamente ristretto ma non ininfluente –allora forse più compatto di oggi, anche a motivo della necessità di costituire un fronte comune contro le innovazioni conciliari e, in particolare, la riforma liturgica: ma anche, forse, per l’inessenzialità delle componenti “politiciste” del cattolicesimo integrale di allora –, dei “tradizionalisti”cattolici; vari riferimenti saranno inoltre dedicati agli influssi di un’altra forma di “tradizionalismo”–quello che per comoditàdefiniremo “guénoniano”–sul pensiero della Campo stessa (influenza molto probabilmente mediata da E. Zolla e dal suo “circolo”). Mentre, nel primo caso, le relazioni tra la scrittrice e quelli che successivamente saranno chiamati “lefebvriani”o “sedevacantisti”(nelle loro varie espressioni) sono abbondantemente documentate (noti sono, ad es., gli strettissimi contatti tra la Campo e, tra gli altri, Monsignor M. Lefebvre e Padre M.L. Guérard des Lauriers), meno concrete –ma non prive di fondamento, sebbene spesso fondate su discrete “allusioni”–sono le “convergenze”tra quest’ultima e i cdd. “perennialisti”(a parte, ovviamente, il caso dell’appena menzionato Zolla, che, comunque, costituisce un capitolo a parte). La Campo, infatti, seppure in modo non sistematico, appare convergere verso una tendenza intellettuale che, in forme elitarie ma discretamente pervasive (anche in ambiente accademico), costituisce un parto intellettuale relativamente recente della storia intellettuale di Occidente: un “tradizionalismo interno”che accoglie l’idea della “unità trascendente delle religioni”, paradossalmente integrando (o forse “sovrapponendo”) al cattolicesimo tridentino una prospettiva “universalista”che considera le altre tradizioni come espressioni formalmente diverse ma sostanzialmente “equivalenti”al Cristianesimo.    

È stato asserito che Cristina morì, letteralmente, di agonia per la Messa antica. Nelle parole del padre domenicano Guérard des Lauriers, futuro estensore, alla fine degli anni ’70, della famosa “Tesi di Cassiciacum”–che distingue tra “materia”e forma” del papato -, il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, firmato dai cardinali A. Bacci e A. Ottaviani (ma non da Monsignor Lefebvre) su sollecitazione della stessa Campo, e presentato a Paolo VI il 20 (o 21) ottobre 1969 da Ottaviani (con una lettera di accompagnamento), costituì un “intervento il cui onore deve essere attribuito a colei che ne concepìil progetto, ne portò il peso e ne morì d’agonia”. Il testo in oggetto fu messo a punto dalla Campo a partire da note scritte in francese e da lei vergato direttamente in italiano (sotto dettatura di Guérard des Lauriers) tra l’aprile ed il maggio del 1969 (soprattutto di notte); quindi, esso fu lungamente e scrupolosamente analizzato da Ottaviani, e da questi firmato il 13 settembre (alla firma di Ottaviani seguiràquella del card. Bacci il 28 seguente). Lo storico documento fu poi tradotto in francese dalla Campo e da Guérard des Lauriers, su domanda di Mons. Lefebvre; ovviamente, parallelamente a ciò, senza quartiere fu anche la lotta della Campo contro la “nuova messa”, che ella definì perentoriamente come “l’orrore”. Ad ogni modo, in “Una immensa vittoria”(“Una Voce Notiziario”2, 1970, 3-4), la Campo scrisse significativamente: “Per la prima volta –se non erriamo –nella storia della Chiesa, la Santa Sede ha corretto, a meno di un anno dalla sua apparizione, un documento pontificio ufficiale. Si tratta del sinistro paragrafo 7 della Institutio generalis che apre il nuovo messale di Paolo VI, pubblicato nell'aprile 1969. Questo paragrafo, nella edizione del marzo 1970, è radicalmente trasformato. Poiché esso contiene la definizione stessa della messa, non sarà difficile misurare l'importanza della trasformazione. Vittoria grandissima dei Cardinali Ottaviani e Bacci e della Fondazione ‘Lumen Gentium’, le cui critiche al nuovo messale si sono mostrate così pienamente giustificate, contro il parere di tutti quei cattolici per i quali l'obbedienza è divenuta una droga e che sostenevano l'illegittimitàdelle osservazioni dei Cardinali”.

Subito dopo, la Campo procede a comparare “le due definizioni”; in effetti, si può facilmente rilevare che nella versione del 1970 fu aggiunto sia che il sacerdote “rappresenta il Cristo”, “realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola sostanzialmente e in maniera ininterrotta sotto le specie eucaristiche”, sia il carattere sacrificale della Messa, “nella quale si perpetua il sacrificio della Croce” (l’A. sottolineava significativamente entrambe le aggiunte, neppure implicite nella prima versione): ciò che induce la Campo a qualificare la “differenza dei due testi” come “una differenza di religione”. Anche se sulla definizione originale, nonostante il suo “emendamento”(!), rimase costruito il messale paolino, “la vittoria dei Cardinali sul paragrafo 7” dimostrava la liceità e l’utilità della critica “là dove fede e tradizione siano in gioco”, della “richiesta di correzione dei testi che diano adito a tali critiche”. 

Ai fini di una accurata ricostruzione della vita della Campo, v’è da dire che le frequentazioni “religiose” della letterata bolognese –sebbene di ben altro segno rispetto alle successive amicizie “tradizionaliste”, posteriori di circa un decennio –risalgono alla metàdegli anni ’50: a questo periodo, infatti, rimanda la conoscenza di P. D.M. Turoldo e di P. G. Vannucci (tutt’altro che ascrivibili, comunque, al fronte dei futuri “tradizionalisti”). Subito dopo il suo trasferimento a Roma, nel 1957, ella fece pure la conoscenza di Zolla, tramite la poetessa M. L. Spaziani, che stava per sposare l’intellettuale torinese; i due convissero poi, in forma “mai completa”, dal 1959 alla morte di Cristina, con un sensibile deterioramento del loro rapporto negli ultimi anni. La fervida attività di difesa della Messa romana da parte della Campo –ciò che peraltro, come si vedrà, costituì l’elemento di “rottura”con lo stesso Zolla –si ebbe, in primis, tra il 1965 ed il 1970: la scrittrice fu infatti fondatrice non ufficiale di “Una Voce-Italia”, l’organizzazione sorta per la salvaguardia del rito romano antico (e del canto gregoriano ad esso connesso), la cui prima “incarnazione”si ebbe nel 1964, a Parigi; tale organizzazione si costituì giuridicamente il 7 giugno 1966. I primi numeri di “Una Voce-Italia”furono quasi interamente scritti o curati da Cristina stessa. È proprio nel 1965, dopo i decessi, avvenuti nel volgere di circa un anno, dei due genitori e che la Campo iniziò significativamente a criticare S. Weil; inoltre, il suo rapporto con Zolla entrò in crisi, proprio a motivo della difesa della Messa romana (connessa alla conversione della Campo). Secondo Zolla, si trattava di una “battaglia persa”: la Chiesa cattolica, apocaditticamente, “era morta” proprio nel 1969, con la “nuova messa”: ciò che, peraltro, interruppe il suo avvicinamento, abbastanza verosimile, al cattolicesimo. La frequentazione di religiosi ed esponenti “tradizionalisti” da parte della Campo si fa ovviamente fitta, anche per ragioni “logistiche”, proprio in questo torno di tempo. I medesimi religiosi, a loro volta, contribuirono all’allontanamento di Cristina da Zolla, certamente già ben avviato nel maggio del 1969: ciòconferma, da un lato che la liturgia, e la battaglia che vi fu connessa, costituìuna sorta di “approfondimento”della conversione della Campo, e dall’altro che la difesa dell’intera tradizione cattolica fu la ragione che segnò un punto di non ritorno nell’ambito delle relazioni sentimentali con Zolla e “intellettuali” con la Weil. Peraltro, la risposta alla “Lettera a un religioso” della Weil, scritta su suggerimento della stessa Campo da Guérard des Lauriers, costituì un ulteriore passo della Campo verso l’”ortodossia”cattolica: la Weil, infatti, apprezzava la liturgia, la mistica cattolica ed il Nuovo Testamento, ma non l’orientamento “tridentino”(tomista) della Chiesa, ed aveva a suo tempo formulato dubbi inerenti ad alcuni dogmi cattolici. Ad ogni buon conto, ciò che ècerto è che la Campo morì cattolica, a differenza della Weil, mentre Zolla, negli ultimi anni della sua vita e dopo una produzione di grande valore letterario e significativo per lo studioso di religioni comparate, si interessò addirittura di “realtà virtuale”, mettendone in luce il supposto carattere “mistico”. Secondo alcuni, tuttavia, il progressivo “approfondimento”della fede cattolica da parte della Campo costituì un “percorso incompiuto”(anche se sincero e per molti versi ammirevole); inoltre, il rapporto con Zolla, non si sarebbe mai spezzato del tutto. Certamente, gli anni successivi al 1970 costituirono per Cristina un periodo di crisi, sia dal punto di vista personale che da quello “sacramentale”: Guérard des Lauriers lasciava Roma nel 1970, mentre il suo confessore, P. B. Lenzetti, era nel frattempo deceduto; la Campo, nel frattempo, cominciava a frequentare i riti russo-cattolici del “Russicum”. In questo torno di tempo, “l’ultimo servizio alla causa tridentina fu la pubblicazione –per le edizioni Rusconi –del libro di Mons. Lefebvre, Un Vescovo parla, proprio del 1974”. Se l’interesse per la liturgia romana e bizantina, insieme a quello per la poesia –tra le quali è facile notare gli stretti legami, messi in luce dalla stessa Campo –, fu il più significativo della vita della Campo, e, per gli ultimi 15 anni circa della sua vita, quasi “totalizzante”, è chiaro che “l’interlocutore privilegiato di C. fu –almeno per la liturgia stessa –Mons. Lefebvre, nel quale ella vide l’intemerato custode dell’ortodossia”.  

Oltre alla citata lettera presentata a Paolo VI, l’attività della Campo in difesa della Messa romana partorì due altri importanti documenti. Il primo, voluto dalla Campo e firmato, tra gli altri, da R. Amerio, J.L. Borges, G. De Chirico, A. Del Noce, C.T. Dreyer, J. Maritain, E. Montale (pochi mesi dopo eletto vicepresidente di “Una Voce-Italia”), S. Quasimodo, M. Zambrano, E. Zolla, fu sommamente significativo in quanto influenzò il papa nella preservazione del latino nella liturgia romana (cfr. la Lettera Apostolica di Paolo VI Sacrificium laudis, del 1966). Il secondo manifesto, anche questo attribuibile alla Campo e pubblicato prima dal Times e poi, in traduzione italiana, ancora da “Una Voce Notiziario” (6, luglio 1971, 4), fu firmato, tra gli altri, da R. Amerio, A. Del Noce, E. Paratore, J. L. Borges, M. Luzi, E. Montale, M. Zambrano, A. Christie, ed ebbe un altro importante effetto: l’”indulto”, concesso da Paolo VI il 5-11-1971 per quanto concerne l’uso della Messa tridentina in Inghilterra e Galles.

Dopo aver compendiosamente esposto gli innegabili meriti della Campo, sono tuttavia da renderne note alcune “contraddizioni”, probabilmente inevitabili nelle condizioni complesse della modernità: ciò che evidenzia, da un lato, i conflitti di chi si appassiona alla conformità del rito con la tradizione della Chiesa –che però, almeno in questo caso, non è possibile ridurre a mero estetismo –, e dall’altro mette in luce certe aporie interne allo stesso cattolicesimo (certamente postconciliare, senza dimenticare certi “abbassamenti”, forse necessari, di quello preconciliare: ciò che giustificherebbe la tesi di un “circolo vizioso”, e di un Vaticano II e di un postconcilio “reazioni”all’”enfasi definitoria”, peraltro anche storicamente motivata, del cattolicesimo tridentino). In questo senso, la Campo è certamente accostabile a due altri importanti personaggi, di cui sono noti la profondità ma anche certi “squilibri” determinati per l’appunto da una ricerca forse “ossessiva” della verità: R.P. Coomaraswamy (1929-2006), figlio di Ananda Kentish e convinto sedevacantista “totale” statunitense di origini indù (oltre che chirurgo, psichiatra e, in tarda età, sacerdote), e la celebre S. Weil (1909-1943), già citata (che però, a differenza della Campo e di Coomaraswamy, non si convertì al cattolicesimo). Ci pare molto significativo, ad es., che le critiche della Campo e di Coomaraswamy jr furono dirette in buona misura contro il novus ordo, mentre furono molto più elusive in riferimento ad altri classici targets tipici degli ambienti cattolici “tradizionalisti”(ad esempio, l’ecumenismo e la libertà religiosa, su cui superficialmente, e talvolta de facto, vi è una paradossale convergenza tra “perennialisti”e “modernisti”); tuttavia, se la Campo e soprattutto Coomaraswamy “osano” (soprattutto il secondo, anche in virtù dell’importante eredità paterna) forse troppo in materia di “unità trascendente delle religioni”, vi èanche da dire che alcuni ambienti sede privazionisti –presso i quali, pur in una parziale “convergenza”sulla pars destruens, essi non godono, generalmente, di buona fama –sembrano “ossificare” la tradizione cattolica, riducendola talora a formule interpretate in senso restrittivo; se certe “reazioni” furono probabilmente una risposta eccessiva ad un problema reale, e si continuano, in forma diversa, nel settarismo fondato su di una reinterpretazione in qualche modo “sclerotizzata” (e “semplificatoria”) della tradizione, irrigidita su moduli certamente autorevoli, ma letti in termini iperesclusivistici, v’èpure da riconoscere che alcuni problemi sostanziali interni al cattolicesimo postconciliare permangono.

Per tornare alle “aporie”della Campo, è evidente che l’amicizia (comune con Zolla, che fu discepolo addirittura del rabbino Heschel, per almeno un decennio) e le “convergenze intellettuali” della Campo con il rabbino A.J. Heschel, colto studioso della filosofia ebraica medievale, kabbalah e chassidismo –che la stessa Campo presentò in traduzione italiana per Rusconi nel 1970 (Luomo non èsolo: una filosofia della religione), dunque parallelamente alla battaglia per la Messa romana! –non costituisce un atteggiamento usuale per un cattolico “tradizionale”: a maggior ragione se l’A. in oggetto, definito dalla Campo “come ogni mistico […] homo liturgicus”, fu uno degli ispiratori di uno dei documenti più avversati in ambito cattolico-tradizionale, Nostra Aetate. Deduce da ciò F. Ricossa: “Quindi anche nel 1970 C. [Cristina Campo] non difendeva tanto la Tradizione ma le tradizioni, non l’Ortodossia ma, ma il ‘Sacro’, non tanto la Messa ma il ‘Rito’…”.

Lo stesso interesse per l’alchimia, variamente documentato, non è certo comune presso gli ambienti “tradizionalisti”; ad integrazione di quanto appena detto, nello stesso periodo la Campo scrive l’”Introduzione”a Chögyam Trungpa, “Nato in Tibet”(tr. it. Torino 1970), nella quale si evidenziano “aperture” caratterizzanti il pensiero –certo non sistematico –della Campo in materia di “convergenze” tra diverse religioni (in questo caso tra Cristianesimo e Buddhismo tibetano). A volte, queste aperture sono esplicite: la Campo afferma infatti, nella stessa introduzione, che “l’ortodossia può parlare all’ortodossia” (riferendosi rispettivamente all’ortodossia cattolica ed a quella buddhista tibetana); e tuttavia, al di fuori del piano “spirituale” in senso stretto, la Campo paragona le riforme conciliari alla occupazione cinese del Tibet (cui si potrebbe aggiungere lo sterminio degli indiani d’America). In ultima analisi, la “tenaglia” che stupra la “tradizione” è resa operante dall’azione convergente dell’ala “liberale”e di quella “socialista”, se vogliamo usufruire di un’immagine che, in altro contesto, fu usata da J. Evola.

Commenti  

# Antonello Colimberti 2015-10-28 15:53
Sempre preciso e competente l'amico Toti (a parte la frase finale: oltre all'ala "liberale" e a "quella "socialista" ci sono state e ci sono ancora ben altre "tenaglie", anche più pericolose, ma Evola non poteva parlarne...).
Venendo al "garbuglio" (come direbbe il grande Gadda) forse basterebbe accettare che esiste una pluralità di cattolicesimi, fra cui uno "tradizionale", o, se si preferisce, "perennialista" (illustri esponenti nel nostro Paese sono stati Paolo Virio e Silvano Panunzio, cui aggiungerei, negli anni Sessanta, Elemire Zolla che in quel periodo era piuttosto su quel versante) ed uno "tradizionalista" o, se si preferisce, "integralista" (propaggini estreme ne sono il lefebvrismo e il sedevacantismo). Grandi personalità come Cristina Campo e Rama Coomaraswamy erano indubbiamente di sensibilità "perennialista", ma l'odio per il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica in particolare, li ha portati sull'altra sponda (forse sfiorata anche da Zolla, che però se ne è subito ritratto per seguire un percorso aautonomo, che forse fatichiamo a comprendere ancora oggi...). Il cattolicesimo o i cattolicesimi più diffusi, a loro volta, resta estraneo ad ambedue i cattolicesimi indicati...
# Claudio Lanzi 2015-10-29 06:48
Forse ci sono tanti cattolicesimi... così come ci sono tanti buddismi o tanti induismi ecc.
Al di la dell'ortodossia religiosa, dei perennialismi o dei tradizionalismi più o meno oltranzisti, esiste l'esperienza diretta, quella per così dire "mistica" che riguarda il singolo uomo. Sotto questo profilo nessuna esperienza è paragonabile ad un'altra in quanto ogni uomo tocca, comprende, assimila, si inebria, si stravolge o si purifica di fronte ad una autentica esperienza spirituale. E a volte l'esperienza religiosa, dal punto di vista dottrinale, teologico e filologico, è assai distante da quella mistica che, fatalmente non può essere sottomessa ad alcun cappello dottrinale.
Rare sono le persone che riescono a fondere entrambe le esperienze in un solo afflato metafisico.
Forse la Campo, nonostante l'apparente difficoltà a comprenderne alcuni atteggiamenti, può esser stata una di queste così come, a mio avviso, nonostante le ingenuità che caratterizzarono la sua vita e la differenza culturale con la Campo, fu probabilmente Luciana Virio.
# Marco Toti 2015-10-30 12:58
Grazie per i commenti a Antonello e Claudio.
Qualche breve riflessione:
1) La dottrina dovrebbe essere una base per la mistica. Non credo ci dovrebbe essere contraddizione tra le due: di fatto, spesso non c'è stata;
2) Più che "integralista"; io definirei il cattolicesimo della San Pio X e dei cdd. "sedevacantisti" (dizione non corretta) "integrale"; non si può essere cattolici, ovviamente, se non integralmente (cfr. S. Agostino, oltre che il buon senso);
3) Ricordiamo che sia CC che RC furono "organici" alla SPX e, il secondo, ai sedevacantisti "totali" statunitensi; questo significa che ne accettarono premesse ed esiti teoretici e pratici, e che, in qualche modo, ne furono accettati (si sapeva delle loro tendenze "perennialiste");
4) Zolla rimane un grandissimo letterato e un bravo studioso di religioni comparate: ma la curiosità ed un certo spirito incompatibile col cattolicesimo lo resero, secondo me, sempre essenzialmente estraneo alla adesione concreta ad esso. E' solo un'impressione, ma non credo sia errata.
Cari saluti
# Antonello Colimberti 2015-11-02 18:16
Caro Marco, ecco qualche piccola aggiunta, a mo' di replica:
1. "Dottrina base per la mistica": e la dottrina non sarà, a sua volta, il deposito parziale e incompleto di una esperienza mistica, lasciando pure da parte per ora le distinzione fra misticismo ed esoterismo?
2. "Integrali" sono, o almeno si propongono, tanto il cattolicesmo "perennialista" che quello che ho definito "integralista, ma in modo differente. Per il primo, "inclusivista", più si approfondisce una tradizione spirituale e più si incontrano tutte le altre tradizioni; per il secondo, "esclusivista", al contrario più si approfondice la propria tradizione e più ci si separa da tutte le altre.
3. CC e RC hanno fatto una gran confusione, perché hanno cercato di tenere i piedi in due modalità di cattolicesimo che hanno ognuna la propria legittimità, ma sono agli antipodi.
4. Che Zolla sia un grandissimo letterato è fuori discussione; quello che però sottolineavo è che negli anni Sessanta era tutt''altro che incompatibile col cattolicesimo, almeno nella versione "perennialista". Oltre ai suoi testi, lo dimostrano vari carteggi, con Maria Zambrano in particolare. Poi ha seguito un'altra strada, ma solo dopo...
Chiedo lumi anche al dott. Lanzi!
# Claudio Lanzi 2015-11-02 23:26
Si, sono perfettamente d'accordo con il punto 1. Per il punto 2, dove dici "al contrario più si approfondice la propria tradizione e più ci si separa da tutte le altre" non lo so.
Quando si approfondisce seriamente una tradizione, a mio avviso, dilaga necessariamente sulle altre: altrimenti non sarebbe un approfondimento ma una difesa settaria delle proprie idee. In realtà questo può accadere. Ma se si passa dall'esperienza intellettuale a quella "mistica" i confini diventano labili: e un uomo misticamente perfetto può apparire dottrinalmente eretico...e viceversa.
Riguardo Zolla io l'ho conosciuto assai superficialmente, per cui la mia opinione vale assai poco, ma ho sicuramente notato, negli ultimi anni della sua vita, un cambiamento drastico, di orientamenti, di idee l'accettazione di certe teorie che un tempo avrebbe forse considerato new age.
# Marco Toti 2015-11-03 08:56
Per Antonello:

P. 1: Credo di sì, anche se non direi "incompleto": in nuce, è completo, se è integralmente trasmesso. D'altra parte, questo deposito è espresso necessariamente per via del linguaggio scritto. A me pare che la chiesa di Bergoglio (del Vaticano II ridotto alle sue estreme conseguenze) non solo lo "trasmetta" in maniera distorta (a parte tutte le enormi e inquietanti problematiche legate alla Messa ed ai sacramenti), ma anche rovesciata.


P. 2: Entrambe le posizioni hanno frecce al loro arco, ma la seconda ha maggiore saldezza e prove. Tutti i grandi santi non credevano nella unità trascendente delle religioni. D'altronde, Pio IX ha condannato infallibilmente questa proposizione (n. 16): "Gli uomini nell’esercizio di qualsivoglia religione possono trovare la via della eterna salvezza, e conseguire l’eterna salvezza.".


P. 3: Forse non agli antipodi, ma molto difficilmente conciliabili (sul piano del cattolicesimo, inconciliabili). Cristina non era una studiosa sistematica, quindi le sue ingenuità non sono colpevoli come le assurdità dell'ultimo Zolla, che però non è mai stato un "vero" perennialista e soprattutto non ha mai praticato seriamente una religione.


P. 4. Sì. Avevo capito che tu intendessi che era conciliabile col cattolicesimo "integrale" (alla Lefebvre).
# Antonello Colimberti 2015-11-03 12:23
Caro Marco, Caro Claudio, scusate se non la faccio finita, ma è cosa rara trovare su questi temi gli interlocutori "giusti". E allora:
1. A Marco: dissento totalmente quanto al giudizio su Bergoglio e sullo stesso Vaticano II. "Maniera distorta" e addirittura "rovesciata". Beh, stiamo attnti alle parole. Consiglio vivamente la lettura sul blog "Corriere metapolitico" della reprimenda dell'amico Aldo La Fata alle ultime considerazioni di De Turris su Bergoglio.
2. A Claudio: se rileggi bene quanto ho scritto riferivo la posizione "esclusivista" a quella che ho anche chiamato "integralista". Per la posizione "perennialista", che non nascondo di condividere, é evidentemente tutto l'opposto. Che la prima posizione sfoci nel settarismo mi sembra vada da sé...
A Marco: la posizione "esclusivista" ha maggiore saldezza e prove? Saldezza e prove in cosa? Forse nella dimostrazione di un cattolicesimo "anagrafico", come lo chiama un mio amico gesuita e mistico che vive a L'Aquila, non certo in quello "etimologico", che ben conosciamo. Pio IX? Penso ci sia più spiritualità nel cardinale Cusano, se vogliamo restare in ambito ecclesiastico.
3. "Antipodi" o no, i due modi di esporre e praticare il cristianesimo, e il cattolicesimo in particolare, hanno piena legittimità, come del resto altri modi ancora, i più numerosi. Solo che questo lo si può affermare pienamente solo in una prospettiva "perennialista", le altre, mi si passi il gioco di parole, sono condannate a condannare gli altri...
# Antonello Colimberti 2015-11-03 12:24
4. Ancora Zolla.
A Claudio: "cambiamento drastico" in Zolla? Non lo credo, è certamento cambiato il suo riferimento tradizionale principale di un tempo, ma non scorgo rinnegamenti, quanto "allargamenti" verso prospettive nate nel corso degli anni, la psicologia transpersonale per esempio, e "raffinamenti" su alcuni temi prima affrontatti più sommariamente, le sostanze stupefacenti per esempio. "New age"? Se adepti del New age lo hanno apprezzato, niente di male, ma non scorgo vere affinità. E per una volta non ritiriamo in ballo il giudizio sulle "realtà virtuali": comunque la si pensi, i maggiori pensatori, o del secolo, o considerati tali, hanno espresso nel corso del tempo giudizi molto più pericolosi...
A Marco: "assurdità" di Zolla, "mai stato un vero perennialista" e "non ha mai seriamente praticato una religione"? Beh, qui mi meraviglio un po', perché stimo nell'amico Marco la competenza che abitualmente esercita nei suoi scritti. Quanto alla "pratica", religiosa o spirituale, e le due cose possono non sovrapporsi, che sia, bisogna astenersi dal giudicare, ognuno di noi sa il suo...Ma che non sia mai stato un vero perennialista è una calunnia bella e buona, basta rivolgersi, fuori del nostro Paese, alle varie comunità perennialiste e ai suoi diversi esponenti , chiedendo cosa pensino di Zolla, a cominciare da Seyyed Hossein Nasr...Grave svista, caro Marco...
# Claudio Lanzi 2015-11-03 14:03
Cari amici:scusatemi ma io ho una allergia congenita verso gli "isti" e gli "ismi". Se un giorno qualcuno mi desse del perennialista o dell'esclusivista mi innervosirei parecchio e gli direi:.... "perennialista sarà 'a soreta".
Ritengo, a torto o a ragione, che la definizione di personaggi della portata di Zolla o anche della Campo, all'interno di una "categoria" sia estremamente mortificante.
La mia osservazione sul "cambio" di Zolla è dovuta alla differenza di letture, di interessi e di giudizi (legittima) che ha mostrato nel corso degli ultimi anni della sua vita e anche alle poche parole che ci siamo scambiati. Se questo suo cambio sia stato un ampliamento o un restringimento d'orizzonte è un problema di Zolla e non mio. Sinceramente mi trovo più a mio agio con il primo Zolla e non con il secondo ma questo non cambia di un capello il mio rispetto per il suo enorme lavoro.
La mia modesta posizione cerca di essere tradizionale (non tradizionalista) ed è difficilissimo esserlo oggi a causa proprio degli "ismi" e degli "isti".
Qui le... çathedre traballano di brutto così come le parole e le dottrine. L'esperienza personale dell'anima è l'unica cosa che spiritualmente non traballa e, quel poco che si può capire dell'anima della Campo parla senza parole, "sull'orlo del visibile parlare".
# Marco Toti 2015-11-03 14:52
Antonello:
1) I fatti restano, mentre le dichiarazioni di principio non sono prove. Bergoglio ha negato formalmente almeno due dogmi cattolici, oltre a varie pagliacciate quasi quotidiane. Se vuoi, ti mando un elenco parziale.
Vogliamo giocare a fare i tradizionalisti sostenendo Bergoglio? Neanche de Mita o Moro, pace all'anima sua, ci riuscirebbero, credo!
2) Non credo esistano molte persone in Italia che conoscono il perennialismo statunitense come me. Quindi, so quel che dico anche perchè i perennialisti li ho frequentati in USA per un anno, non limitandomi a leggerli. Quindi, caro Antonello, la svista è la tua: a parre il fatto che dire "non sei perennialista" non è una calunnia (io stesso non mi considero tale), ma una semplice constatazione. Tutti i perennialisti americani non lo considerano tale: ci potrà essere stata qualche convergenza negli anni '60-'70, ma se vai sul sito della WorldWisdom ci sono anche Merton e S. Francesco: che non erano perennialisti. E comunque, nell'aldilà il perennialismo, come l'inglese, non servirà a niente: cosa chiara perfino ai perennialisti.
3) Il sito corrieremetapolitico non sa cosa sia il cattolicesimo, se ha scritto quello che ha scritto. Sono certo siano in buona fede: ma il cattolicesimo si impara, oltre che pregando e assistendo alla Messa (vetus ordo), leggendo la Scrittura, i Padri e il Magistero. Panunzio non basta.
4) "Pio IX? Penso ci sia più spiritualità nel cardinale Cusano, se vogliamo restare in ambito ecclesiastico". Ecco il vero problema: "io penso". Il Sillabo è un documento infallibile: quindi, se uno si dice cattolico, gli deve dare l'assenso. C'è poco, grazie a Dio, da pensare!
# Antonello Colimberti 2015-11-03 16:28
Beh, adesso siamo alla reazione un po' scomposta tipica dell'"esclusivismo" in tutte le sue forme. Vediamo:
1. Conosco il tuo elenco parziale, inviato anche al blog "Corriere metapolitico". Rinvio alla saggia risposta dell'amico Aldo La Fata. Quel che poi si scrive qui è una sequela di invettive e insulti. Forse sarà difficile conciliare "tradizione" e Bergoglio, ma deve essere ancor più difficile conciliare cattolicesimo e odio versi i papi, almeno da Pio XII in poi, come fai tu...
2. Mai messa in dubbio la tua competenza e lo sai, l'ho detto all'inizio del primo messaggio, ma su Zolla non "vero" perennialista andavi ripreso. Concediamo ora "qualche convergenza"? Va beh...
3. Sull'ignoranza del cattolicesimo presso il "Corriere metapolitico" lascio la parola all'amico Aldo, che lo cura con tanta dedizione. Da parte mia la penso all'opposto e sono appena andato ad iscrivermi al blog fra i lettori fissi, cosa che finora non avevo ancora fatto...
4. Va benissimo così: a te il Sillabo di PIo IX, a me il pensiero, possibilmente "tradizionale", "perennialista" e "inclusivista", come quello del grande monaco cistercense Elie Lemoine.
# Claudio Lanzi 2015-11-03 19:33
Carissimi Antonello e Marco.
Mi spiace ma stiamo trasferendoci da un territorio di piacevole confronto intellettuale su temi assai importanti ad uno di scontro su principi dottrinali. Insomma stiamo rischiando di fare anche noi una piccola guerra di religione che rischia di diventare assai... poco "santa": e questo non aiuta né la tradizione, né la religione. Per cui chiudo per ora questo incontro e vi ingrazio per i preziosi contributi. Riprenderemo il tema con i nuovi articoli che pubblicheremo a breve.
Un saluto anche ad Aldo. Mi sarebbe piaciuta una sua partecipazione al tema.

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