Lo studio pubblicato nel 2012 dal prof. Carlo Tedeschi dell’Università di Chieti-Pescara e dal gruppo di ricercatori da lui coordinati, “Graffiti templari - Scritture e simboli medievali in una tomba etrusca di Tarquinia” (sui cui risultati lo stesso Tedeschi terrà una conferenza il giorno 8 Ottobre alle ore 18 presso il Comune di Tarquinia), porta nuovi argomenti su quella che si può definire la “religiosità parallela” dei Templari.

Senza fare ipotesi sensazionalistiche, come è proprio di Simmetria, gli elementi emersi dai graffiti di una tomba etrusca di Tarquinia portano a considerare il significato di quella che sembra essere una ritualità organizzata intorno a rapporti sessuali intercorsi tra Cavalieri templari e donne forse di un certo ceto sociale, ritualità di cui finora non si avevano tracce, neanche nelle accuse rivolte ai Templari nel processo iniziato nel 1307, di cui quest’anno ricorre il 710° anniversario proprio il venerdì 13 Ottobre 2017, lo stesso giorno in cui i Cavalieri vennero arrestati per ordine del re di Francia.

L’articolo di Galiano, dopo aver riassunto i dati emersi dalle ricerche di Tedeschi, espone alcune possibili interpretazioni, sottolineandone il carattere di ipotesi in attesa di ulteriori ricerche e confronti che possano emergere da altre fonti.

1037 Galiano1I graffiti della Tomba Bartoccini

La Tomba Bartoccini fa parte della necropoli dei Monterozzi, celebre per la bellezza delle sue tombe, situata ad est dell’attuale Tarquinia, la Corneto del Medioevo: risalente al VI sec. a. C.,presenta una ricca decorazione pittorica in cui spicca la presenza di ampie superficie dipinte a scacchi bianchi e rossi, disegno che forse ha come vedremo una sua particolare importanza.

Nella prima metà del XIII secolo sulle sue pareti vennero eseguiti decine di graffiti, da tempo conosciuti ma solo recentemente studiati con metodo scientifico, i cui risultati sono stati pubblicati in Graffiti templari[1], raccolta di saggi multidisciplinari sull’argomento a cura del prof. Carlo Tedeschi dell’Università di Chieti, graffiti che con molta probabilità sono stati incisi da un gruppo di Templari della Precettoria di Corneto, i cui possedimenti si estendevano fino a comprendere la necropoli dei Monterozzi.

Quale sia l’argomento del saggio pubblicato cinque anni or sono ma ancora poco conosciuto lo descriviamo con le parole dell’Introduzione scritta dallo stesso Tedeschi:“Il lettore ha fra le mani un libro che si occupa di temi per più motivi ‘scomodi’ dal punto di vista sia metodologico che contenutistico: le fonti primarie sono costituite da graffiti, rinvenuti in una tomba etrusca, che rinviano ad atti rituali di natura sessuale da riferire a personaggi d’area templare. Questa prima frase potrebbe essere sufficiente per consigliare a più d’uno di richiudere in tutta fretta il volume appena aperto. L’ambientazione etrusca, i templari, la ritualità sessuale sono argomenti fin troppo frequentati da una letteratura pseudo-storica e da filoni documentaristici e persino mediatici” (Graffiti templari p. 1).

Sono sufficienti queste frasi per dare la misura di come l’argomento debba essere trattato attenendosi alla rigorosa presentazione di una documentazione scientifica per non cadere nel sensazionalismo sfrenato che sempre (purtroppo!) circonda l’argomento “Templari”.È per tale motivo che occorre presentare i risultati delle ricerche effettuate dal gruppo multidisciplinare condotto dal Tedeschi con le parole degli stessi autori, rinviando al testo in questione chi volesse approfondire la conoscenza di questa, diciamolo pure, sconcertante scoperta.

La Tomba Bartoccini, orientata sudovest-nordest (FIG. 1), ha una forma analoga alla croce latina: un lungo dromos conduce ad un ambiente quadrato, una sorta di vestibolo sul quale si aprono i passaggi alle tre camere sepolcrali, due laterali ed una posta al centro esattamente sull’asse del dromos. È sulle pareti di questo vestibolo che si trova la quasi totalità (20 su 21) dei graffiti le cui condizioni hanno consentito lo studio paleografico.

Il motivo della scelta di una tomba per compiere atti sessuali di natura rituale secondo le conclusioni del Tedeschi, potrebbe trovarsi nella sua quasi perfetta configurazione a croce latina, che ricordava una delle forme della croce del Tempio, ma anche per l’insolita decorazione a quadrati bianchi e rossi, che si trova ripetuta sulle pareti della tomba come descrive il Curzi: “Nella zona dove si concentra il maggior numero di graffiti vi è un’ampia fascia decorata da fiorellini puntiformi rossi a quattro petali disposti in croce e organizzati in file regolari. Questo partito è interrotto al centro di ogni parete da una campitura rettangolare contenente una scacchiera bianca e rossa che sormonta le porte e che, in quelle laterali, scende ad incorniciare anche gli stipiti” (p. 110).

Questi particolari sono prerogativa della Tomba Bartoccini: “È infatti l’unica tomba nota di tutta la necropoli cosiddetta dei Monterozzi ad avere una pianta a croce greca regolare peraltro appropriatamente orientata – quasi una perfetta cripta cruciforme –; inoltre, è l’unica a presentare nella decorazione una dominante rossa e bianca, i colori della divisa dei cavalieri, ed in particolare a risolvere entro questo accoppiamento cromatico il motivo a scacchiera” (p. 117).

I colori del disegno richiamavano non solo i colori dell’abito templare, bianco con la croce patente rossa, ma doveva rivestire per essi un significato particolare, forse in rapporto ad una diversa forma del Baussant, il gonfalone che in altre pitture è raffigurato a bande bianca su nero (come nelle chiese di Cressac nella Charente e di San Bevignate a Perugia).

1037 Galiano2Un riscontro lo possiamo trovare in una miniatura del ms 1002 della Bibliotèque Mazarine di Parigi c. 1v (FIG. 2), nella quale si è autorappresentato il monaco Godefroy de Saint Victoire, quella Abbazia dei Vittorini che tanti rapporti ebbero con l’Ordine del Tempio alla sua nascitae che fu uno dei centri intellettuali della Francia del XII secolo.

Godefroy, vissuto nella seconda metà del XII sec., fu teologo ma anche uno dei fondatori della musica sacra nel Medioevo con le sue composizioni Sequentia Sancti Vittori e Planctus ante nescia, si è ritratto in piedi su di un pavimento a scacchi bianchi e rossi, in piedi tra le cupole del Santo Sepolcro e del Tempio di Salomone a Gerusalemme, la prima sede dei Templari in Palestina, un riferimento esplicito secondo noi ai particolari rapporti intercorsi tra Godefroy e l’Ordine del Tempio[2]. L’utilizzo di questo disegno farebbe ipotizzare una forma grafica di decorazione per qualche motivo cara ai Templari.

Tra tutti i graffiti spicca quello posto sulla parete di fondo, al centro dello spazio che separa dal resto della parete il timpano posto sopra l’accesso che conduce nella stanza principale della tomba (Graffito 14, pp. 53-54 - FIG. 3), la cui posizione lo rende immediatamente leggibile da chi entra nella camera: esso è accompagnato da numerosi simboli, tra cui una grande croce potenziata accompagnata da croci più piccole, stelle a cinque punte disegnate con un tratto continuo, forse una cornucopia da cui sgorga un liquido e la sagoma stilizzata di un pesce. La sua rilevanza si vede anche nel fatto che mentre gli altri sono scritti in volgare questo è l’unico in latino.

La lettura spiega il motivo della sua importanza nel contesto del corpus dei graffiti:

H CRITTA FRAT IOHIS MA

cioè, restituendo le lettere mancanti: H(aec) critta frat(ris) Ioh(ann)is ma(gistri), “questa cripta[3] appartiene al maestro frate Giovanni”, di cui il Tedeschi ipotizza l’identificazione “con buon grado di attendibilità, (con) il noto Giovanni templare, maestro della provincia italiana, documentato nel quadriennio compreso fra il 1218 e il 1222”, cioè all’incirca il periodo a cui può farsi risalire la frequentazione della Tomba Bartoccini sulle caratteristiche della scrittura adoperata nei graffiti.

Il termine frater si trova anche in altre iscrizioni, in particolare in una che potrebbe costituire la chiave di interpretazione sia di chi fossero questi fratres, sia di cosa accadesse nella crypta. Si tratta del Graffito 13 (p. 49) posto nello spazio del timpano alla sinistra (per chi guarda) del precedente (FIG. 4):

SI FOTEO QUESTA GROTA F

RAINERI RANIERIUS OTEM

leggibile: Sì foteo questa grota f(rate) Raineri Ranierius O(rdinis) Tem(pli), “Frate Ranieri ha avuto rapporti carnali in questa cripta. Ranieri dell’Ordine del Tempio”.

Le lettere TEM sono sovrastate da un tratto orizzontale abbastanza evidente, in termini paleografici detto titulus e significante un’abbreviazione della parola, che Tedeschi scioglie in O(rdinis) Tem(pli): “Considerando che il termine frater, che anticipa il nome di persona,presuppone l’appartenenza ad un Ordine religioso, la locuzione abbreviata non potrà che precisare l’affiliazione istituzionale, normalmente espressa in genitivo. Perciò, la sigla O può essere opportunamente sciolta con O(rdinis), secondo un’abitudine grafica che, seppure non diffusissima, è comunque attestata nella documentazione medievale fin dal XIII secolo… Circa le rimanenti tre lettere, non resta che lo scioglimento Tem(pli) o Tem(plariorum), certificante l’appartenenza di frate Ranieri al ben noto Ordine militare” (p. 50).

La prima riga del graffito consente di comprendere quale fosse la ragione della presenza dei fratres nella tomba: il termine foteo si ritrova più volte nelle iscrizioni accompagnato da un nome maschile[4] e in minor numero di casi femminile[5] e sempre accompagnato dalla specificazione “in questa cripta”.

Secondo Tedeschi lo scopo di questi atti sessuali avrebbe avuto una funzione rituale sulla base dell’insieme dei dati: per chi la frequentava la tomba non poteva essere un luogo di piacere (pp. 84-85: “le caratteristiche ambientali della tomba – assenza di luce, fortissima umidità, difficoltà di raggiungere – sono inadatte ad un ambiente scelto come ritrovo di piacere”) ma un luogo sacralizzato e frequentato da Templari, come dimostrano diverse evidenze inconfutabili.

In primo luogo si tratta dei nomi di frater e di magister, che si ricavano dai graffiti, la presenza di croci di un tipo riferibile all’Ordine del Tempio, altri segni interpretabili come riferimento al battesimo alla fecondità, ma l’elemento più importante significante la sacralizzazione del luogo è nella presenza di serie di lettere incise sulle pareti (otto nei Graffiti 4 e 5, localizzate sulla stessa parete ovest, e da due a quattro in altri punti della tomba) interpretabili come “il segno – o meglio, uno dei segni – di un rituale di consacrazione che nel corso del Duecento trasformò in ambiente cultuale la tomba etrusca” (p. 82). Risulta infatti che nel XII e XIII secolo questa serie di otto lettere si trovano graffite sulle pareti di un luogo consacrato quale attestazione della sua sacralità, come scrive Tedeschi citando in proposito il lavoro della Treffort (p. 30).

La sacralità del luogo sarebbe anche confermata nel Graffito 6 (p. 34), in cui la scritta è divisa in sillabe che sono state attentamente incise nei quadrati rossi del disegno a scacchiera rossa e bianca della parete:

1037 Galiano3VI IURA QUE STA GRO TA

cioè Vi(ncenço) iurà questa grota, “Vincenzo giura (o ha giurato) in questa grotta” (il nome Vincenzo sembra esser presente anche nel Graffito 12), e “ovviamente, non si può evitare di volgere il pensiero al giuramento più importante per un religioso, quello che si presta al momento della professione” (p. 86) o nel caso di un Templare più correttamente “accoglienza nell’Ordine”.

Ulteriore conferma della funzione sacrale del luogo verrebbe dal fatto che tutte le iscrizioni, tranne una sola, appartengono alla stessa mano, un personaggio che avrebbe svolto una funzione quasi notarile nella registrazione degli atti compiuti nella tomba-cripta, secondo un formulario che si ripete più volte: “Per tutte queste iscrizioni si ritiene opportuno proporre l’attribuzione, seppure con la cautela imposta da un’ipotesi non dimostrabile, a un’unica mano che dovette gestire unitariamente – dal punto di vista grafico e testuale – la registrazione delle azioni descritte e la realizzazione delle sequenze alfabetiche. Un dubbio investe, invece, l’attribuzione alla stessa mano dell’unico graffito in latino (nr. 14), posto al centro della parete di fondo e destinato a tramandare la notizia relativa all’appartenenza dell’ambiente ipogeo ad un magister” (p. 76).

Per concludere, torniamo alle parole del Tedeschi riportate all’inizio di questo articolo: tutto porta a pensare come ragionevole ipotesi “ad atti rituali di natura sessuale da riferire a personaggi d’area templare”, anche se, come sottolinea con onestà il Tedeschi alla fine del suo lavoro, non è possibile pronunciare una parola definitiva ma solo riportare i dati così come sono stati raccolti, mantenendo una corretta asetticità scientifica in attesa di nuovi riscontri che ci dicano se “il caso cornetano potrebbe riflettere nulla più che una realtà locale o, al contrario, fornire indicazioni più generali” (p. 88).

Fin qui il lavoro del prof. Tedeschi, il quale correttamente, essendo un paleografo, non si pronuncia sulle possibili interpretazioni dei risultati raggiunti dal  gruppo di studiosi che hanno collaborato alle ricerche sulla Tomba Bartoccini.

Quale il significato dei graffiti?

L’ambiente della tomba-cripta sarebbe quindi da considerare un luogo ritualmente consacrato in cui si tenevano forse cerimonie di accoglienza nell’Ordine e si intrattenevano rapporti sessuali (ad esse connessi?). Questo porta a due domande: perché questi rituali, se di cerimonia di accoglienza si può parlare, si svolgevano al di fuori del loro luogo naturale, una chiesa o una cappella o comunque una sede dell’Ordine? e perché erano (probabilmente) accompagnati da atti sessuali, i quali ne costituivano parte integrante o solo secondaria?

Diciamo subito che nella Regola e negli Statuti templari, è ovvio, non si fa il minimo cenno a usanze del genere: la Regola proibiva ogni rapporto con donne che non potevano nemmeno essere castamente baciate, neanche la propria madre[6], e gli Statuti in più punti[7] comminano la pena gravissima della perdita dell’abito, seconda solo all’espulsione dall’Ordine, a chi avesse avuto rapporti carnali sia con il proprio che con l’altro sesso.

Negli atti del processo ai Templari fra le accuse loro rivolte vi è quella di rapporti omosessuali ma non di rapporti con donne[8]. In realtà esistono almeno due casi nei resoconti processuali studiati a fondo dalla Frale in cui si parla della presenza di donne alla cerimonia di accoglienza di un cavaliere nell’Ordine: in un caso a Cipro[9], dove però non si fa cenno di rapporti sessuali, e in un altro in Linguadoca.

Questo secondo caso è stato approfondito dalla studiosa[10], la quale ha notato che le deposizioni riportate nel manoscritto si susseguono in un crescendo con aggiunte di particolari sempre più forti, passando dall’affermazione della presenza alla cerimonia di donne, che certamente per l’inquisito erano diavoli “perché le porte erano chiuse”, alla descrizione di un’orgia in cui ogni frate aveva a disposizione una donna con la quale si era accoppiato. Giustamente la Frale sottolinea che in quel periodo l’Inquisizione a Tolosa era retta dal noto domenicano fra’ Bernardo Guy, esperto in stregoneria ed eresia e autore della Practica Officii Inquisitionis Hereticae Pravitatis, il quale di certo adottò ogni mezzo per far dire con la tortura ciò che voleva sentirsi dire.

Per quanto concerne gli eventi registrati nei graffiti della Tomba Bartoccini, alcuni elementi sembrano essere in contrasto con l’ipotesi esposta dal Tedeschi: ad esempio non siamo certi della natura religiosa del giuramento di Vincenzo (Graffito 12), considerato che nel glossario del Du Cange il verbo jurare ha anche il significato di bestemmiare (come l’odierno, anche se poco usato, sacramentare, che nulla ha a che vedere con i Sacramenti).

Così ci sembra anche difficile far rientrare nel quadro generale di un’azione rituale il Graffito 16 (pp. 58-59):

1037 Galiano4ẸGO MELIOSUS SI F[.] TEO IN QUẸSTA [..]TA MARIA DE BALIGIU

FEC[.] A MALG A MAL GRADU DI B[.]RNABO

leggibile con le dovute aggiunte Ego Meliosus sì f[o]teo in questa g[ro]ta Maria de baligiu.  Fec[.] a malg a mal gradu di B[.]rnabo: “Io Melioso ho avuto rapporti in questa grotta con Maria del balivo, e lo feci a malgrado di Barnaba”.

La presenza del termine balivo nella frase confermerebbe il nesso dei graffiti con i Templari perché “il baliato è,nella suddivisione territoriale dell’Ordine del Tempio, una circoscrizione intermedia tra la precettoria e la provincia e ‘balivo’ veniva chiamato chi era chiamato a presiederla” (p. 58), ma il fatto che Melioso abbia avuto rapporti con Maria a dispetto (mal gradu) di Barnaba non ci sembra un’azione molto sacrale ma piuttosto una sorta di vanteria da parte di Melioso.

La documentazione graffita degli eventi accaduti nella Tomba Bartoccini, che non sono da considerare la descrizione di banali atti erotici (i quali sarebbero non solo fuori luogo in un posto scomodo come la tomba ma anche risultano associati con numerosi simboli sacri che non avrebbero ragione di esservi), fanno ipotizzare che possa essere ricondotta ad una sorta di ritualità parallela alla religiosità ortodossa templare, che potrebbe forse trovare unico, e peraltro incerto, riscontro con gli eventi della Linguadoca di cui si è detto.

È difficile avanzare come possibile ipotesi, che si dovrebbe basare su conoscenze esoteriche di cui non abbiamo alcuna prova che i Templari o una ristretta cerchia di essi all’interno dell’Ordine fossero in possesso, che si potesse trattare di una forma di ierogamia che doveva completare l’iniziazione del cavaliere, indirizzandolo verso pratiche che certamente in ambienti dell’esoterismo medievale erano conosciute e realizzate[11] ma di cui non abbiamo alcun possibile riferimento nel caso dei Templari (e il Graffito 16, che sembra sottolineare più una bravata che un atto rituale, contrasterebbe con tale ipotesi).

Invece questo sarebbe in maggiore sintonia con quanto sappiamo della cerimonia di accoglienza nell’Ordine sulla base delle numerose testimonianze riportate negli atti del processo da cavalieri appartenenti a differenti Province (e non ad una sola, come nel caso dei cavalieri di Linguadoca): ci riferiamo al rinnegare Dio e il Cristo[12] e all’atto di sputare e/o calpestare il Crocefisso, azioni che venivano, secondo molte deposizioni, ordinate a chi era accolto nell’Ordine e interpretate dagli studiosi come una prova della disponibilità all’obbedienza o una preparazione a quanto poteva accadere se il soggetto fosse caduto nelle mani dei mussulmani, se non addirittura una sorta di “nonnismo” nei confronti del nuovo arrivato[13].

Se queste erano pratiche tranquillamente accettate e considerate a volte dai cavalieri inquisiti nel processo non semplice consuetudine ma addirittura prescritte nella Regola e negli Statuti (pochissimi erano coloro che ne avevano effettiva conoscenza per averli letti[14]), le azioni realizzate nella Tomba Bartoccini potrebbero essere una “variazione sul tema” ancora più complessa o, forse una parodia blasfema, con la quale si intendeva infrangere, in un luogo ritualmente consacrato, gli obblighi di castità del cavaliere.

 

[1]Graffiti templari - Scritture e simboli medievali in una tomba etrusca di Tarquinia (a cura di C. TEDESCHI), ed. Viella, Roma 2012.

[2] Su questo rimandiamo a GALIANO La Regola primitiva dell’Ordine del Tempio, ed. Simmetria, Roma 2004 (II ediz.).

[3] La tomba non è mai definita con questo nome nei graffiti, ma è chiamata critta, cioè cripta, o grota o horrore.

[4] Ranierus si trova di nuovo nei Graffiti 7 e 8, Gregorius nel Graffito 17, Meliosus nei Graffiti16 e18, nomi in alcuni casi accompagnati dalla lettera f, cioè frater.Altri nomi maschili non sono accompagnati dal verbo foteo: Ranierus in altre occasioni,Faustus o Faustinus nel Graffito 1, Emanuel nel Graffito 10, Vincençus nei Graffiti 6 e 12; tenendo conto delle condizioni attuali dell’intonaco delle pareti non se ne può per altro avere la certezza

[5]Maria de baligiu nel Graffito 16insieme al nome di Meliosus, Ga(n)freduça di Iacoma nel Graffito 17 insieme al nome di Gregorius e forse una d(omina) Pisa (?) Ricci nel Graffito 15 (se fosse nome di città, Pisa era in strette relazioni con Corneto; quello che potrebbe essere il nome del casato, Ricci, è però scritto separatamente nell’ultima riga in caratteri molto minori per dimensioni).

[6]La Regola primitiva cit. art. 70 della edizione dello Schnürer (intitolato “Non ci si soffermi a guardare il volto delle donne”), corrispondente all’art. 72 dell’edizione del Mansi (“Si rifugga dal baciare qualsiasi donna”). La proibizione è confermata dal precedente art. 71 ed. Schnürer “Nessuno faccia più oltre il padrino”, proibizione che è anche motivata per “evitare il bacio femminile, sommo peccato”.

[7]Per quanto concerne gli atti eterosessuali gli artt. 236 e 594 comminano la perdita dell’abito se “il fratello risulta colpevole di aver giaciuto con una donna in un luogo di malaffare o in un postribolo”, specificando per altro che questo “è già avvenuto altre volte in passato”  (MOLLE I Templari – La Regola e gli Statuti dell’Ordine, ed. ECIG, Genova 2000, p. 97 e p. 209). Nella deposizione processuale del cavaliere Gerard de Caux circa la propria accoglienza nell’Ordine è esplicitamente riferita la pena della perdita dell’abito “se avessero avuto rapporti carnali con una donna o fossero andati con lei in luoghi malfamati” (BARBER Processo cit. p. 318).

[8] BARBER Processo ai Templari, ed. ECIG, Genova 1988, p. 310.

[9] FRALE L’ultima battaglia dei Templari, ed. Viella, Roma 2001, p. 244.

[10] FRALE L’ultima battaglia cit. pp. 242-249.

[11] Si vedano i possibili riscontri in molte opere di Alchimia, come le Dodici chiavi di Basilio Valentino.

[12] Origene nel Contra Celsum VI, 28 riferisce alla sètta gnostica degli Ofiti o Naasseni l’azione di “maledire Gesù”.

[13] Frale L’ultima battaglia cit. pp. 170-185.

[14] Gli Statuti art. 326 proibivano esplicitamente che questi documenti venissero portati al di fuori delle Precettorie: “Il convento ha stabilito che nessun fratello debba portare con sé [la Regola e gli Statuti] ad eccezione del balivo… poiché è accaduto che siano finiti nelle mani degli scudieri che li hanno letti e rivelati ai laici, esponendo l’Ordine a gravi rischi”. Per questo il caso di Goffredo di San Vittore, di cui si è detto all’inizio, costituisce un fatto molto interessante per la sua irregolarità.

 

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