C’era un gioco che si faceva da bambini e che, forse a causa della sostituzione in blocco di tutti i giochi tradizionali con play station e simili, allucinatori rimbambimenti per l’infanzia, non so se si fa ancora, o se si farà mai più.

Aveva varie versioni e vari nomi; la modalità più comune consisteva nel mettersi tutti in fila, ognuno con le mani giunte, quasi “in preghiera”, mentre un bambino o una bambina passava con le sue mani chiuse fra le mani di tutti gli altri bambini in fila. Le mani si schiudevano e abbassavano leggermente e un anello poteva essere furtivamente introdotto tra le dita di qualcuno. Ma la mossa doveva esser fatta abilmente in modo che non si capisse il destinatario; bisognava star attenti che l’anello non cadesse e sia il “donatore” che il destinatario del dono prezioso dovevano restare impassibili. Se il destinatario veniva scoperto, pagava pegno e quello che l'aveva individuato diventava il nuovo detentore dell’anello. Se invece non veniva scoperto diventava il nuovo donatore e il nuovo custode dell’anello e acquisiva potere e poteva chiederevari “pegni” ai bambini presenti.

Il simbolismo del gioco è evidente: il del potere dell’anello può disporre liberamente della successione (che non è ereditaria) e il destinatario viene insignito del nuovo potere. I custodi si tramandano l’anello, ma il segreto della trasmissione può essere scoperto. Il potere segreto va tenuto nascosto ed esercitato con giustizia e non va fatto cadere in mani sbagliate. Questa era, più o meno, l’essenza del gioco.[1] Essenza che contiene, al pari di tanti altri giochi una volta celebri e oggi dimenticati, tante piccole perle di antica saggezza.

Le fiabe abbondano di anelli magici che fanno volare, fanno sparire, fanno diventare grandi o piccoli, fanno apparire cose o persone, danno la preveggenza, ecc., ma qui vorremmo fare qualche accenno ad alcuni aspetti della mitologia degli anelli.

Iniziamo dalla forma geometrica. L’Anello è un cerchio (dal lat. anus, dim. anulus ), o meglio un toro o una sezione di cilindro, di spessore e altezza variabili, composto di tutti i materiali possibili, vegetali, minerali e perfino animali, e viene generalmente portato al dito. Ma assume significati assai diversi a seconda del dito che l'accoglie e di quale falange viene interessata. L’anulare, dito apollineo e solare per eccellenza, è da sempre stato il prescelto per infilare anelli d’ogni genere, ma si conoscono varianti per tutte le altre dita. Il rapporto fra le sostanze planetarie e gli anelli è sempre stato particolarmente sentito, soprattutto in epoca arcaica egizia, ma anche in India e in Cina. Per cui un dito dedicato a Giove come l’indice, sarà particolarmente adatto alle pietre gioviane, il mignolo a quelle mercuriali, il pollice a quelle veneree e così via.

altI metalli scelti nell’antichità e fino al Medioevo erano principalmente il ferro o il bronzo, a volte l’argento e frequentemente l’oro, soprattutto per anelli con funzione sacra o destinazione principesca. Gli Egizi usavano spesso il famoso electro, sbrigativamente definito da noi moderni come lega d'argento e oro, ma in realtà mai ben compreso. La ritualità magica arrivata fino al Rinascimento prevede un abbondante uso di anelli, opportunamente preparati e dotati d'iscrizioni o addirittura di rispostigli dove conservare formule, o veleni, o elisir, o amuleti, ecc...

Agrippa e Lullo ce ne danno ampie testimonianze e in tutta la storia dell’ermetismo non esiste mago o filosofo o alchimista che prima o poi non abbia dovuto faticare per realizzare il suo anello o, forse, per trovare la natura segreta nascosta nel particolare significato proprio dell’anello.

Antesignano di tutti gli anelli magico-terapeutici è forse quello che riporta Cartari nel suo Immagini degli Dei degli Antichi (fig 1).

Cartari parla dell’Antro Trofonio e del fatto che alcuni credevano che Esculapio fosse il primo vate della grotta, insieme a sua figlia Higeia (Salute); altri pensavano che fosse Trofonio stesso. Il simulacro di Higeia veniva particolarmente onorato. La Donna veniva raffigurata nell’atto di sfamare un serpente sopra un'ara, ma la rappresentazione geometrica e quindi astratta della Salute era mostrata dal sigillo che compare in figura e poi, come sappiamo, adottato sotto i più terribili giuramenti di segretezza, dalla scuola pitagorica. Tale sigillo, a detta di Pausania, era stato consegnato in sogno ad Antioco dallo stesso Alessandro Magno, assicurandolo che, se i suoi soldati l'avessero portato addosso, non sarebbero stati feriti e avrebbero vinto la battaglia contro i Galati.
Nella versione riportata da Cartari le lettere di Higeia si alternano a quelle latine di Salus.

Da Cagliostro a Nostradamus, da Lebano a Kremmerz, non c’è ermetista che non si soffermi sugli aspetti particolari di tale sigillo. Alcuni ne esaltano le virtù terapeutiche, altri le virtù terrifiche o evocative. Tutti hanno particolari suggerimenti sulle modalità di preparazione  o attivazione del medesimo. I pochi che volessero sapere cosa ne pensa anche il sottoscritto sotto il profilo della geometria sacra possono rifarsi a Ritmi e Riti o al bellissimo libro di Graziotti.

Alcuni anelli dell’antichità sono diventati celebri: quelli che i Cartaginesi, secondo Aristotele, conferivano ai comandanti che avevano ottenuto molte vittorie; quello famosissimo dei Nibelunghi, a cui era associata una maledizione terribile o una possibile benedizione; quello che Prometeo, dopo esser stato liberato da Eracle, fu costretto a portare perennemente come segno d'obbedienza permanente a Zeus.
Ancor più famoso fu quello del pastore Gige. Secondo la versione di Platone (Repubblica), Gige, dopo un terremoto che spalanca le viscere della terra e mostra un varco per entrare nelle profondità dell’Ade, trova un anello d’oro al dito di un morto gigantesco, nascosto nel ventre di un cavallo di bronzo pieno di fori. Gige scopre che tale anello rende invisibili quando il castone è rivolto verso l’interno della mano. Egli non farà buon uso di tale strumento, ma simbolicamente evidenzia come il fatto di “girare l’anello” sia connesso al volgere ineluttabile del tempo e delle situazioni.
Tale episodio ci ricorda, a nostro avviso, anche l’ineluttabilità dell’anello della “ruota degli inganni” che compare nei rosoni gotici e nei Tarocchi. La tradizione ermetica ci dice che l’uomo comune è fatalmente legato a tale ruota ma che, se iniziato, ha il potere di accelerare o ritardare il volgersi degli eventi, influendo sul movimento della ruota stessa. Con tale atto se ne assume ovviamente tutte le conseguenze e i pesi karmici.
La magia degli anelli si collega così allo zodiaco e al più grande degli anelli: l’eclittica celeste, dove ruotano le stelle che orientano i destini dell’uomo.

L’anello si accompagna ad altri cinque monili circolari: la corona, la collana, la cintura, il bracciale e la cavigliera. Consideriamo infatti sia l’orecchino che l’anello sul naso o in altre parti del corpo come appartenenti alle famiglie precedenti.
Ognuno di tali oggetti ha una lunghissima storia simbolica su cui ci ripromettiamo di tornare. In comune hanno la forma circolare, motivata fisiologicamente dalla necessità di aderire al corpo.
altIn particolare la cintura che, coi suoi lacci o nodi può rappresentare gli obblighi, le dignità, le prerogative di una regola o di una fratellanza sia religiosa che esoterica, ha molti collegamenti con l’anello. Ci permettiamo di offrire un piccolo stimolo di riflessione, apparentemente banale che, a coloro che non l'avessero già chiaro, sicuramente suonerà come un invito ad approfondire interiormente le valenze del simbolo: la cintura si porta stretta intorno alla Vita

Come sappiamo, tra i significati geometrici archetipali del cerchio[2] abbiamo: il vuoto, il caos primordiale (l’allume dell’alchimia), lo zero metafisico, il cielo, il ciclo cosmico, l’ouroburos, ecc...
Dal cerchio ideale di raggio r, in cui il cui limite dell’area è rappresentato da 2pr, si può passare a due cerchi concentrici, dove l’area vuota centrale può essere determinata da un qualsiasi cerchio inscritto di raggio inferiore al primo.

Tutte le tradizioni pongono spesso a confronto l’elemento quadrato con l’elemento rotondo attribuendo in genere al primo il significato di terra e al secondo quello di cielo (fig 2). Quando le due figure sono entrambe presenti in un solo oggetto ci troviamo di fronte a qualcosa che ha un significato rituale assai antico (come negli yantra asiatici o nelle monete cinesi, o nelle piante di edifici religiosi che hanno entrambe le configurazioni).

Un particolare gioiello cinese (Pi), spesso in giada, è costituito da un cerchio con un piccolo foro centrale (fig 3). altTale gioiello ha la caratteristica di avere il foro di un diametro uguale o proporzionale allo spessore della lastra. Il Pi  rappresenta appunto il cielo e la giada la terra, mentre il foro centrale è connesso all’asse cosmico, al passaggio tra determinato e indeterminato: è la porta vuota. Si tratta di uno dei simboli più profondi che sia il Confucianesimo che il Taoismo hanno ereditato dalla sapienzialità della Cina primordiale. Abbiamo infatti reperti antichissimi raffiguranti il Pi in epoca precedente sia Lao Tzu che Confucio. In realtà un gioiello con funzioni analoghe sembra fosse presente anche in area celtica e mesopotamica.

Anelli di qeusto tipo potevano essere semplicemente esposti o a volte portati con un laccio speciale, appesi al collo, perché ovviamente non era possibile portarli sulle dita.

L’anello con pietra incastonata o griffata assolve spesso il duplice archetipo simbolico. L’anello ha infatti il cerchio rotondo per poter essere infilato al dito ma esternamente la forma può diventare lineare per sorreggere la pietra di forma quadrata o rettangolare. altEsiste una bibliografia vastissima sulle tipologie di anelli e sulle pietre più adatte alle varie occasioni. I Romani, i Greci e gli Egizi avevano grande cura nella scelta degli anelli. Oltre a contraddistinguere l’appartenenza a una collettività, a una gens, ecc, avevano assai spesso funzioni protettive, apotropaiche. Ad esempio l’anello etrusco istoriato dietro uno scarabeo di fig 4 rappresenta Ercole armato di clava vicino a una fonte con evidenti funzioni magiche.

Questa particolare funzione degli anelli prosegue nei miti e nelle fiabe di tutta l’umanità.

Citeremo una storia poco conosciuta in Occidente, ma famosissima in Oriente, quella di Callimaco e Crisorroe, attribuita addirittura al principe Andronico, nipote di Michele VIII. All’inizio di tale storia ci sono tre fratelli che vengono inviati dal padre-re in cerca di gloria e avventure. Uno dei tre fratelli che costituiscono l’ossatura del racconto si deve separare dagli altri per andare ad affrontare draghi e orchi terribili e per salvare una bellissima fanciulla. Ma il fratello maggiore gli dice: "Eccoti questo mio anello d’oro, te lo regalo a modesto sollievo e consolazione tua. Se sarà necessario, ricordati che potrai trarne conforto. Se te lo metterai in bocca ti darà le ali ai piedi e potrai sfuggire ad ogni pericolo".

Abbiamo citato questo episodio in quanto vi compare un uso non troppo frequente dell’anello. Questo rito del mettere in bocca l’anello per assimilarne le virtù, pur provenendo dalla raffinata corte bizantina, ha un evidente sapore magico-sciamanico. L’occultamento dell’oggetto di potere consente contemporaneamente di assorbirne le qualità per osmosi, ed è anche un evidente suggerimento ermetico, da valutare a nostro avviso con attenzione, soprattutto perché si svolge in contesti fiabeschi dove il simbolismo astrologico alchimico è continuamente invischiato in sensualissime storie d’amore e guerra.[3]

Al di là delle fiabe d’Oriente o d’Occidente, l’anello può esser parte di una successione. La catena di anelli, oltre a suggerire nefaste situazioni di prigionia, rappresenta un giogo simbolico antichissimo: è un nodo che non può esser sciolto in quanto ogni anello ha, come mobilità singola, quella consentita dallo spazio vuoto dell’altro. L’unione di due o più anelli è uno dei segni più arcaici per indicare l’indissolubilità, spesso con una connotazione fortemente positiva, come nel matrimonio. Lo scambio degli anelli forma una catena simbolica dove la materia dell’uno passa all’interno del vuoto dell’altro.

Nel Rinascimento l’alchimia cristiana, soprattutto attraverso il Kircher, fece grande uso del simbolismo degli anelli, e della catena in particolare, a indicare il magnetismo o il magnete stesso che consente la Grande Opera.
Comprendere la reale portata di tale gioco simbolico non è semplice; vuol dire comprendere qualcosa sul potere primigenio degli anelli che hanno tanto affascinato Tolkien.

Un'ulteriore magica successione di anelli compare nell’ultimo canto dell’Odissea. Ulisse, dopo esser stato portato dai Feaci nell’antro delle Ninfe e aver subito l’ultima trasformazione d’ordine iniziatico, arriva finalmente nella sua reggia occupata dai Proci. Dissimulando inizialmente la sua Vera Natura e coprendosi di stracci, può finalmente rivelare il suo esser rex e il suo indiscutibile collegamento con la Potenza legittima. La sfida è infilare tutti gli anelli delle asce con la freccia scoccata dall’arco, che può esser teso solo da chi "ha il potere sull’arco". Anche Telemaco, in quanto erede d’Ulisse, sarebbe riuscito nell’impresa, ma viene dissuaso dal padre, che può quindi rimpossessarsi del suo strumento. Riportiamo, secondo la traduzione del Monti (che resta, a nostro avviso, insuperata), l’istante in cui Ulisse compie l’impresa:

Posto su l’arco e incoccato il dardo
Traea seduto, siccom’era, al petto
con la man destra il nervo: indi la mira
tra i ferrei cerchi prese, e spinse il telo
che senza quinci deviare o quindi
passò tutti gli anelli, alto ronzando”

Come si vede, gli anelli ferrei e terribili delle asce di guerra costituiscono in questo caso una magica catena e non solo uno strumento per un esercizio d’abilità. Attraverso di essi passa la freccia dell’eroe che ha compiuto il ciclo delle sue imprese e che può finalmente iniziare la sua vendetta o meglio, il ripristino della giustizia e dell’ordine nella sua Casa. Il vuoto dell’anello dell’ascia viene per così dire fissato dal potente ronzio causato dal passare della freccia.

altSolo colui che sa flettere l’arco e che sa centrare i fatidici bersagli allineati è in grado di ripristinare l’ordine. E crediamo che Omero in questo passo abbia lasciato una delle più belle e luminose tracce della sapienza arcana.

Anche l’anello del principe o del sacerdote ha questa funzione unitiva nei confronti del divino. Il primo nel dito dell’uomo con l’opportuno siybolon identificativo; il secondo è nelle mani di Dio, che lo offre all’uomo, come ad esempio nell’abside della bellissima chiesa di S. Cosimato, piccolo capolavoro d'ermetismo cristiano medioevale.

Oppure possiamo avere anelli che uniscono rotondo a rotondo, come in quello sufi palestinese in fig 5 (risalente al 1300) oppure rotondo ed ellissoidale, come in quello pakistano in fig 6 (del XVII sec). Il nodo presente sulla pasta vitrea rossa è un piccolo mysterium trasmesso, da bocca a orecchio, ai nomadi dalla saggezza tribale: un segno che rappresenta contemporaneamente un nodo isiaco e la metafora dell’infinito. Anello come potere sulle cose, dunque, o come collegamento ai cieli.

altCome dimenticare, a questo punto, fra gli anelli-sigillo di grande potere, quello pontificale, detto anche del Pescatore, in omaggio a Pietro, ma anche alla funzione particolare di collegamento con la Chiesa e i fedeli: Tale anello viene spezzato alla morte del papa e per il successivo se ne prepara un altro. La cerimonia ci ricorda da lontano quella del Rex Nemorensis. Il ciclo del Vicario in terra del potere celeste non s'arresta. Ma anche in questo caso è necessario spezzare il potere ciclico di colui che ha regnato perché un nuovo regno possa partire.

In tutto il cristianesimo gli anelli ebbero grande importanza dal punto di vista rituale e identificativo. L'hanno perso solo a partire dal secolo dei Lumi, quando sono diventati per lo più elementi decorativi. Clemente Alessandrino consigliava di avere gemme o castoni con un'ancora, un pesce, o una colomba. Questi segni, assai più della croce, erano i sigilli identificativi della appartenenza alla comunità.
Un ultimo anello che in queste brevi note vorremmo ricordare è quello del Flamine di Giove (come ci dice Aulo Gellio nelle Notti Attiche). Era un anello spezzato. Ciò potrebbe sembrare contraddittorio nei confronti di quanto detto finora, ma bisogna pensare che il Flamine era già unito alla potenza divina e l’anello l’avrebbe circoscritta, contenuta al volere del Flamine stesso, invece di permetterle di manifestarsi in tutta la sua immensità di cui il Flamine era solo un mezzo e un interprete.

Sulla preparazione degli anelli

Lungi da noi l’idea di parlare operativamente dell’uso degli anelli: le indicazioni, per gli incoscienti e i fricchettoni di tutto il mondo, si trovano in bella mostra su centinaia di libri di magia più o meno seri in vendita a ogni angolo di strada. Su tali libri manca spesso un avviso: pasticciare con le pietre e gli astri, con gli angeli e i demoni è cosa pericolosa e ci si può fare seriamente del male. Grazie a Dio si tratta di operazioni estremamente difficili quindi, nella maggior parte dei casi, tutto si conclude con un po’ di scenografia per gonzi, e con le solite sensazioni, vibrazioni, emozioni che riempiono di sussiego tutti coloro che non sanno ciò che fanno. Però gli Antichi sapevano e, come abbiamo succintamente visto in precedenza, l’uso delle pietre è scienza arcana, che riempie trattati di medicina ajurvedica, che coinvolge colossi come Paracelso o Ippocrate. Dunque non va sottovalutata l’opera degli scavatori e di tutti coloro che si sono industriati a sgrezzare i metalli e a lavorare le pietre. Perché un anello, per chi ha orecchie per intendere, è per l’appunto composto di pietre e metalli.

Premesso quanto sopra e aggiungendo che quanto andremo a dire è solo un accenno, spendiamo poche parole sui rapporti tra metalli, pietre, pianeti, ciclo zodiacale e profumi. Quanto segue è reperibile in forma assai più vasta in testi abbastanza famosi (da Lullo, ad Agrippa, a Bruno, a Valentino). Noi ci accolliamo la responsabilità di alcune esemplificazioni e schematizzazioni e forse di qualche suggerimento.

Sappiamo che gli astronomi caldei relazionavano sempre le "risposte" del mondo vegetale e animale alla situazione astrologica. Nel senso che il passaggio di un pianeta in determinati gradi del segno, il passaggio di una cometa, l’influenza di una costellazione in una certa ora erano tutti eventi che potevano favorire o disturbare la preparazione di un "gioiello alchimico". Per questo la preparazione di un anello che doveva fare da "scudo spaziale" in situazioni eterogenee poteva richiedere giorni, o mesi o addirittura anni. Bisognava infatti aspettare, per la fusione, l’incastonatura e la benedizione, che fossero arrivate le giuste situazioni celesti.

Ricordiamo i più elementari abbinamenti planetari:

  • Marte: ferro, rubino, diaspro, magnetite
  • Venere: zaffiro chiaro, perle, agata, smeraldo turchese, corallo
  • Mercurio: mercurio, agata, topazio, corniola
  • Luna: argento, cristallo, berillo, perle.
  • Sole: oro, diamante, rubino, carbonchio
  • Giove: stagno, zaffiro blu, turchese, ametista, lapislazzulo
  • Saturno: piombo, onice, corniola, zaffiro, perle nere.

Sarebbe molto lungo spiegare il rapporto fra certe pietre e i rispettivi pianeti, e quasi nessuno ne dà spiegazioni esaurienti. Gli abbinamenti sono in genere in funzione del colore, della lucentezza, degli elementi naturali che circondano il "pianeta-Dio", della sfaccettatura cristallografica, della preziosità, ma soprattutto delle combinazioni alchimiche che sono possibili tra i vari elementi minerali; inoltre sono determinati anche dalla loro risposta ai vari agenti aggressivi (acidi, ossidi ecc) della trasparenza e del sapore (quest’ultima cosa è poco conosciuta, ma molto importante).

La "logica" operativa è la seguente: i metalli e le pietre sopraindicati "rafforzano" le qualità del pianeta. Poiché il metallo è proprio del segno zodiacale, è evidente che il "segno" verrà enfatizzato da tutti i metalli e le pietre che lo rappresentano. Ora ci sono due teorie, apparentemente contrastanti:
- la prima spinge a usare le pietre proprie del pianeta come protezione nei confronti degli influssi negativi del pianeta stesso;
- la seconda porta a usare le pietre complementari (ad esempio neutralizzare Marte con Venere, Giove con Saturno ecc.). Questa seconda modalità è decisamente più "guerriera" e pericolosa.
Usare la pietra propria del segno ha un effetto "omeopatico" (similia similibus curantur), mentre usare le pietre complementari ha effetto allopatico e decisamente più impegnativo.

Altrettanto importante è l’abbinamento tra pietre e aromi. Un metallo e un anello non si preparano senza gli opportuni aromi, per cui sarà interessante questa seconda serie di abbinamenti:

  • Marte: aglio, cardo, cipresso, euforbia, ortica, senape, fiele, sangue, zolfo
  • Venere: ambra, aloe, capelvenere, coriandolo, laudano, mirto, muschio, rosa, verbena, viola
  • Mercurio: acacia, cannella, incenso, maggiorana, prezzemolo, ibis
  • Luna: canfora, incenso, issopo, mirto, papavero 
  • Sole: alloro, ambra, cedro, frassino, garofano, ginepro, incenso, menta, sandalo rosso
  • Giove: agrifoglio, benzoino, mandorlo, mastice, pino, quercia, viola, storace
  • Saturno: aconito, asfodelo, cipresso, mandragora, mirra, sedano

Un terzo abbinamento riguarda i giorni della settimana. Ora, anche se tale abbinamento concerne il calendario solare e non lunare (per cui i giorni sono ormai una pura convenzione non essendo dettati dal ritmo planetario, ma dalla convenienza del tempo degli uomini) risulta interessante l’abbinamento tra i pianeti del giorno e le profumazioni "consigliate":

  • Domenica: zafferano, balsamo, incenso
  • Lunedì: papavero, canfora, mirra
  • Martedì: euforbia, elleboro
  • Mercoledì: mastice, garofano
  • Giovedì: frassino, storace, benzoino
  • Venerdì: muschio, ambra, aloe
  • Sabato: papavero, mandragora, magnetite

Ora, a parte il fatto che la “mandragora” non si trova dietro l’angolo, i suffimigi adatti per il giorno sono anche adatti per la preparazione della relativa pietra e per la fusione dell’anello. A questo punto sarebbero necessari i suffimigi dell’ora. Questi sono più complessi in quanto le ore sono mobili e l’influenza planetaria è connessa ai cosiddetti Angeli. La materia si fa assai complessa in quanto si entra nella magia rituale, quella delle evocazioni e delle invocazioni, delle preghiere e delle purificazioni e ogni tradizione ha le proprie.

C’è chi va matto per tali opere e pretende o crede di modificare gli eventi del mondo. C’è chi si accosta con grande rispetto alla materia e prima di fare, cerca di capire e soprattutto di rendersi degno. Ma il rapporto con gli elementi offerti dalla natura, usati con semplicità e senza presunzione, è già un grosso beneficio. Per cui possiamo dar per certo che il rapporto naturale con certe sostanze vegetali o minerali aiuta sicuramente la natura umana a ritrovare i suoi equilibri e riteniamo che solo leggendo fra le righe di quel poco che abbiamo detto si possa già fare un ottimo uso di alcune sostanze, senza disturbare piani sottili che, senza qualifiche, possono provocare solo guai, ma tanti.


[1] Potremmo trarre dalla successione delle varie fasi, delle indicazioni assai più particolari, diciamo pure esoteriche, ma la soddisfazione di raccontare qualcosa di strano non ci compenserebbe dalla preoccupazione di aver straparlato; per cui ci si consenta di lasciare nella curiosità alcuni e nella voglia di sapere gli affamati di gloria e nell’indifferenza o gli ignoranti o coloro che già sanno

[2] Cfr. C. LanziMisteri e simboli della croce e anche Ritmi e riti 1° vol.

[3] Cfr. J. Bury, Romances of Chivalry on Greek Soil,Oxford 1911 e R. Beaton, The Medieval Greek Romance, in Cambridge Studies in Medieval Literature, Cambridge, 1989.

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