altQuesto articolo fa seguito al precedente, “Anello anello”, nel quale ho cercato di introdurre alcuni dei significati simbolici dell’anello, partendo proprio da uno dei più noti giochi dell’infanzia, ed estendendo poi il discorso alle modalità d’uso, di preparazione e alle storie degli anelli magici e rituali.
In queste note, che riportano quasi integralmente quanto sviluppato nella affollatissima conferenza del 13 gennaio 2007, vorrei approfondire alcuni dettagli relativi alle geometria dell’anello (parliamo ovviamente, sempre, di anello sacro) e alla sua connessione con la potenza che tale oggetto conferisce a chi lo indossa o a chi, per merito o per avidità, se ne impossessa.

Da sempre l’umanità ha attribuito la “concentrazione” del “lignaggio”, della “casta”, e del potere gerarchico, a tre oggetti rituali, intimamente correlati: l’anello, lo scettro (con le varianti spada, flabello, lituo, bastone) e la corona.
Altri paramenti simbolici come le cavigliere, gli orecchini, la cintura, le fibule, le collane o i mantelli, (o in oriente i ventagli) e poi le mostrine e i vari labari, fanno parte ugualmente delle attribuzioni proprie della categoria sociale-iniziatica, ma sono più connesse al concetto d’investitura che a quello della individuzione di uno specifico potere.  

altOgnuno di questi oggetti si suddivide a sua volta in varie categorie su cui ci ripromettiamo di tornare.

L’anello è il più piccolo fra tali oggetti ma ad esso sono state dedicate, per millenni, le attenzioni di sacerdoti, astrologi, maghi. Attenzioni rivolte alla sua preparazione, alla sua forma, e alle sue funzioni. Teofrasto, nel 315 a .C è il probabile autore di uno dei primi trattati sulle pietre e anche Dioscoride produsse una classificazione sulla loro funzione magico-terapeutica (v anelli egizi di fig. 2 e fig 4). Ovviamente anche Plinio nella sua Storia Naturale ne tratta diffusamente e lo stesso Plutarco sembra abbia affrontato il problema in un piccolo trattato detto “Intorno ai fiumi”. In occidente lo studio degli anelli e della litica ad essi connessa, si sviluppa dopo il IV sec. D. C. con una proliferazione di “Lapidarii”  che approdano al più famoso tra essi: Il “De mineralibus” di Alberto Magno.
Non sempre l’oro rappresenta il minerale d’eccellenza dell’anello (fig. 1). altSpesso il ferro, soprattutto per gli anelli conferiti a caste guerriere, lo sostituisce. A volte gli anelli con funzione magica sono dei monoblocchi di pietra, o di resina fossile, o di corno con incisioni interne ed esterne. L’elemento fossile o la pietra in cui sono intagliati, hanno spesso funzione apotropaica o terapeutica. Idem dicasi della pietra incastonata. Gli antichi, assai spesso, non fanno grandi differenze fra uno smeraldo e un dioptasio, fra una tormalina e un pezzetto di “faillence” verde (fig. 2). Più importanti sono il colore, la provenienza o il trattamento (con soluzioni, erbe, esposizioni alla luce, o altro) della pietra stessa e la preparazione (che a volte richiede mesi) del metallo.
Ma per quale ragione ad un oggetto, a una pietra, al di là del significato mitologico (vedi quello celebre del Silmarillon luciferino, o dell’anello dei Nibelunghi, fino ad arrivare al rapporto con le origini divine, come quello concesso ai “pignora” della Roma arcaica,  ecc.) dovrebbero essere conferiti determinati poteri, a volte benefici, altre terrifici?
Questo è un argomento assai complesso che, da una parte confina con la più sciocca superstizione e dall’altra col senso stesso della religiosità e del divino.
Il limen, tradizionalmente, è stabilito dalla dignità dell’officiante e dalla conoscenza di colui che opera; la definizione delle prerogative del magus o del sacerdos e la loro distanza dalla… fattucchiera o dai codiddetti “operatori dell’occulto” ci porterebbe assai lontano.

Per ora basti effettuare una divisione in due grandi classi.

La prima comprende l’immensa quantità di amuleti d’ordine popolare, elaborati in ogni epoca e in ogni regione del mondo, pressoché in serie, con funzione genericamente magica-protettiva.
altLa seconda comprende una piccolissima quantità di oggetti misteriosi, trattati con estrema prudenza e rispetto, sovraccaricati da secoli o millenni di riti e le cui origini si perdono nel mistero. A tali oggetti viene spesso attribuita una provenienza celeste o una nascita dalle folgori (celebre è la venerazione in Tibet, ma anche a Roma, delle pietre meteoriche) o una generazione per la virtù dell’acqua sacra dei fiumi (come gli shiva-lingam dell’India centrale). Spesso tali oggetti, protetti da forzieri, nascosti in sacelli, inseriti nei penetrali dei templi, o sotterrati e custoditi da specialissimi sorveglianti, diventano elemento di culto quando non di venerazione o fanatismo, e attraversano le normali dimensioni spazio-temporali, provocando una vera e propria catarsi in colui che per fortuna o per disgrazia, ha la ventura di avvicinarli. L’indegno, infatti ne resta spesso…incenerito; il degno ne trae salute e conforto o trasformazione e, comunque, rivoluzione della propria esistenza.
Questa è la ragione per cui, ad alcuni “signa” caratteristici di scuole iniziatiche, è stata data una caccia spietata, come se il semplice possesso conferisse autorità e diritto.
altQuesta è anche la ragione per cui certi anelli (come quello pontificale) vengono spezzati alla morte del possessore ed altri, come quello di famiglia o del “capo” dell’ordine iniziatico, vengono invece trasmessi “ad personam”. Sulle “usurpazioni” che spesso sono state fatte di tali “segni” di potestà potremmo aprire un altro doloroso capitolo che però ha soprattutto un interesse storico e quindi esula dalla nostra conversazione.

Le origini dell’Anello come ciclo cosmico.

Come già detto in altre occasioni l’anello più “grande” visibile sulla terra è quello costituito dalla fascia zodiacale[1]. E se c’è un archetipo, antesignano di tutti gli anelli magici, dobbiamo considerare proprio il cerchio dell’eclittica. In tale cerchio il pensiero magico dell’homo religiosus, ha proiettato la scienza delle sue origini e, attraverso l’osmosi fra la ritmica cosmica e quella fisiologica, ha compreso e ascoltato e celebrato l’orma della Grande Omologia fra i Cieli e la Terra. 
A tale magico anello si affianca come noto, il celebre mito dell’Ouroburos, caratteristico di una visione “ciclica” del tempo e delle ere, e che contrassegna buona parte delle cosmogonie primordiali. Per cui il serpente di Ajon, o quello che avvolge tante altre sconcertanti divinità primordiali in uno o più anelli, come quella rappresentata in fig. 3, (relativa ad un ritrovamento ligneo del primo secolo ad Anghiari)[2], è sempre intimamente connesso alla successione delle ere. Per la stessa ragione le ritmiche anulari che contrassegnano i rosoni romanico-gotici, gli zodiaci pavimentali e i labirinti, sono assai spesso riconducibili a questo meraviglioso “viaggio primordiale” del Sole nell’anello degli abissi del cosmo[3]. altTale viaggio, che sia rappresentato dalla barca di Ra, che sia svolto dall’operosa marcia dello scarabeo stercorario (fig 4), che sia indicato dal preciso puntamento delle gallerie delle piramidi, che si distenda nei multicolori graffiti dell’impero dei Maia, o che sia segnato dal dodecagono della Via Crucis[4] si rifà costantemente ad un cerchio, ad un anello magico, che contrassegna le precessioni equinoziali e la successione dei cicli cosmici.

L’anello e i poligoni

Ovviamente la partizione della grande fascia zodiacale in zone si riflette, analoga, sulla terra. Ma sulle divisioni in 3, 4 o 12 parti dell’anello zodiacale, così come nel templum o nella città sacra, abbiamo abbondantemente trattato in vari testi.[5]
Dobbiamo solo ricordare che, come nel “pomerium” romano (sorretto dal cardo e dal decumanus maximus che ne rappresentano gli assi) esiste una profonda differenza fra ciò che è fuori dal solco primigenio e ciò che è dentro, anche nel piccolo anello che viene portato al dito esiste una differenza. Nella parte esterna viene, infatti, mostrato ciò che conferisce autorità, ciò che va reso palese ad amici e nemici. Nella parte interna si trovano spesso i simboli occulti, la vera protezione per colui che lo porta (vedi figg. 1-2-4-5-6))[6]
Per tale ragione l’usanza recente di scrivere all’interno degli anelli i nomi degli sposi (un tempo i nomi erano scritti esternamente, come nell’anello ostrogoto riportato in fig. 1, risalente ai tempi di Alarico) riprendeva il concetto della “conoscenza del nomen” e quindi, per omofonia, del noumen che sovrintende lo sposo o la sposa. Forse una volta si scriveva non tanto il nome ordinario quanto quello “angelico” o connesso all’anima del compagno e il conferimento dell’anello era esclusivamente da uomo a donna, non ad indicare un possesso ma un’assunzione di ruolo nella sacralità della famiglia.
altNell’interno degli anelli, per lo stesso principio, venivano riportate delle formule rituali (Tolkien ha reso celeberrimo l’anello pre-runico trasportato dal povero Frodo) che potevano essere incise direttamente sulla fascetta o addirittura sul castone (come nell’anello in calcare del 1500 a .C. di fig.6).
Gli anelli, soprattutto quelli di tipo magico, avevano spesso una griffa con un perno, che rendeva la pietra  libera di girare su se stessa (come negli anelli egizi riportati a margine). In tal modo il simbolo mobile, e ciò che in essa era inciso o rappresentato, diventava, per così dire, vivente, soprattutto se animato dalla formula magica adatta, correttamente trasmessa (fig.2).

La pietra fissa e la pietra mobile

altIl castone porta la “pietra” e può essere tangente o secante nel senso che, come mostrato nei disegni in figg. 8 e 9, può comportare una interruzione della circolarità dell’anello o prevedere un vero e proprio “annegamento” della pietra nella fascia metallica.
La pietra di un anello sacro, iniziatico, magistrale, sacerdotale, ecc,, così come abbiamo anticipato nel precedente articolo, era generalmente collegata ad un complesso sistema di preparazione, connesso a sua volta con i colori e le proprietà dei pianeti e dei paranatellonta del ciclo zodiacale.
Ma esiste una grande importanza nella “interruzione” del percorso anulare, causata dalla inserzione della pietra nel cerchio metallico.
altNel disegno stilizzato di fig.7, un anello aperto accoglie una pietra rossa. L’apertura rappresenta, dal punto di vista ermetico la creazione di un “bipolo magnetico”, similmente a quanto accade aprendo una calamita (l’argomento è assai delicato e prego tutti gli ex colleghi… ingegneri e non, esperti di elettricità, di perdonare questa forzatura che non ha alcun riscontro plausibile in qualsiasi moderna teoria sull’elettromagnetismo). Diciamo dunque che la pietra si trova, per così dire, sospesa fra due polarità “metafisiche” e, per tale ragione la sua “mobilità” risulta quanto mai importante. Ovviamente si tratta di “polarità” fuori da ogni norma scientifica corrente, in quanto stiamo trattando, nello stesso modo, sia materiali conduttori, come quelli a base di ferro o di oro, come quelli assolutamente isolanti.
Per aggiungere un ulteriore stimolo a coloro che si interessano scientificamente di determinati argomenti, vorrei ricordare che il piano di rotazione della pietra di un anello “magico” come quelli in figura, risulta in genere ortogonale a quello dove giace l’anello stesso. E forse qualcuno sa che la “fuga” delle stelle dalla galassia di appartenenza avviene secondo un principio analogo….

Le combinazioni di anelli

L’anello congiunto ad altri anelli forma una catena.

altLo spessore degli anelli determina i gradi di libertà di ogni anello rispetto agli altri della catena (fig 10). Degli anelli il cui spessore sia quasi uguale al rispettivo spazio vuoto, uno dell’altro, restano perfettamente incastrati fra loro, e possono semplicemente scorrere, ruotando su piani ortogonali. Se invece lo spessore dell’anello è irrisorio rispetto allo spazio vuoto abbiamo una possibilità di reciproca rotazione sullo stesso piano dullo stesso asse di rotazione di circa 360° (a meno dei pochi gradi impediti dallo spessore stesso di ogni anello). Tali ovvie considerazioni geometriche ci conducono verso una interessante considerazione che…geometrica non è: mentre se uniamo due anelli, abbiamo ovviamente che nella sezione “vuota di uno entra la sezione “piena” dell’altro, in una catena ogni singolo anello accoglie, nel suo spazio “vuoto”, due “pieni”. Questa banalissima considerazione fisica ha, in realtà, numerose implicanze sul concetto stesso di catena magnetica sotto il profilo ermetico.
Il termine catena non è perciò stato usato dall’ermetismo solo per indicare un certo tipo di vincolo ma perché il particolare oggetto si prestava a rappresentare una molteplicità di funzioni sapienti.
Seguendo Kircher (v. articolo di A.M.Partini) la catena magnetica rappresenta lo stesso Mercurio o il magnete, o il potere di collegare fra loro e “attivare” degli stati dell’essere o dei componenti dell’Opera.
altMa la catena indica anche il collegamento iniziatico, quindi la filiazione regolare di un determinato corpus tradizionale. Infine la catena rappresenta anche il gruppo, l’insieme di adepti visibili che formano il circolo iniziatico. Il suo funzionamento è dato dal grado di mobilità di ogni anello rispetto agli altri e dalla sapienza con cui l’insieme si mantiene stabilmente vivo, operativo.
Questo ci fa comprendere che, sia simbolicamente che fisicamente, non può formarsi una catena chiusa se non esistono almeno tre anelli ed ognuno di questi ha necessariamente due connessioni con gli altri.
Una particolare figura geometrica anulare o semicircolare che può essere considerata come un continuum o come una catena di anelli (fig 10 e fig 11), aperta da una sola parte, è il “coro”. Parliamo ovviamente di quello disposto in maniera circolare o semicircolare nell’abside del tempio, ma anche di quello composto da qualsiasi gruppo di persone che si tiene circolarmente per mano. Il “coro” è una catena particolarissima. E’ un insieme di anelli…. che cantano e girano e forse questo ci può ricordare quei particolari anelli che segnano le eclittiche delle sfere celesti, di cui Pitagora ascoltava l’armonia… e alle quali Dante ascendeva nel suo viaggio celeste. 
La radice di coro (che sia angelico o terreno, al momento non importa) è simile a quella di corona anche se quest’ultima viene in genere collegata al corno o alle corna (altro argomento su cui torneremo in futuro).
Anche i due anelli matrimoniali rappresentano una “catena”. Anzi esplicitano più che mai il senso del simbolo, cioè delle due parti di uno stesso insieme. In fondo l’anello longobardo in figura, che riporta i due nomi, assolve una funzione assai simile, simbolicamente, a quella dei due nomi su due anelli distinti, di tradizione assai più tarda.
altL’anello matrimoniale (fig 12) è chiamato anche “fede”. Termine terribile e impegnativo questo, proprio come l’omonima virtù teologale. E’ un impegno- una catena- una protezione, un vincolo, una congiunzione, che interfaccia il divino fra due cerchi che, uniti, formano un nuovo sigillo.

Una catena divertente e particolare è quella formata nel girotondo: un circolo sapiente di fanciulli mette in moto le rinascite e dona, giocando sulla magica filastrocca, la vita e la morte. E ’ un ricordo ancestrale, comune a molte tradizioni occidentali, su cui forse torneremo in occasione di un prossimo incontro sui giochi infantili.
Ma la corona più nota, sia in ambito cristiano, che islamico, che indiano, è quella del rosario. Una corona straordinaria (fig.11) che, secondo una ritmica ed una simbologia ancestrale, se opportunamente “svolta”, completa l’opera alchimica. Per coloro che possono intendere, ovviamente.


[1] V. F. Pacini, La Ruota degli Dei-Simmetria.
[2] L’oggetto, identificato inizialmente con l’etrusco Atargatis Fasolo è poi stato individuato come similare al misterioso Ajon gianicolense.
[3] V.  C. Lanzi:  De Santillana, Il Mulino di Amleto Adelphi e C. Lanzi, Ritmi e Riti- Simmetria
[4] C. Lanzi: Misteri e Simboli della Croce, Simmetria
[5] C. Lanzi: op. Cit..
[6] Tali anelli provengono quasi tutti dalle raccolte dell’egittologo prof. Boris de Rachewiltz, che ne ha per anni studiato le funzioni magiche e che, assieme al sottoscritto, ne ha anche analizzato alcune particolari ritmiche geometriche.

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