Estratto dalla conferenza in Simmetria del 26 Ottobre 2008

Il termine italiano "corona" proviene dall’omonimo latino e dal greco korone, che vuol dire curvatura, ma stranamente anche… cornacchia, chissà, forse per il tipo di volo circolare ad ali aperte che spesso le cornacchie fanno in cielo, o forse per il becco giallo ricurvo, duro come un corno (cfr. la radice ker).
Corno deriva invece sia dal latino cornu che dal greco kèras.
Entrambi gli etimi si rifanno forse alla radice indoeuropea ker.
Gli studiosi di etimologia pretendono, forse a ragione, che anche il termine coro, che deriva dal latino chorus e dal greco choròs (col senso di danza in tondo accompagnata da canto) derivi dalla stessa radice indoeuropea.

altIndubbiamente tali termini sono collegati alla circolarità, alla curvatura, e quindi il primo aspetto simbolico che può essere evocato è proprio quello geometrico, quindi il cerchio come nel caso della corona o l’arco di cerchio o la spirale come nel caso del corno e del coro. A tal proposito rinviamo ai nostri due articoli sugli anelli apparsi sul sito  (Il potere degli anelli e Anello anello). 

Restando in ambito geometrico ricordiamo che la circolarità è legata al concetto di perfezione e anche al concetto d’incommensurabile, a causa della sua non calcolabilità facendo uso esclusivo dei numeri razionali.

La corona, così come le corna, può esser "conferita" da terzi (cfr. l'immagine di Ruggero II) o può nascere spontaneamente come strumento di difesa e di offesa e di dignità. Entrambi i simboli sono collegati a un'elevazione a potenza della dignità e indicano potere e luce sulla calotta cranica.
In genere è un’autorità religiosa che incorona un’autorità civile, ma l’incoronazione elimina qualsiasi rapporto di sudditanza e sotto un certo aspetto può equiparare il conferente e il conferito. Quando nel Medioevo l’insorgere del conflitto fra le autorità preposte a ricevere o a dare tale privilegio si fece particolarmente aspra, si ricorse sempre più frequentemente ad autolegittimazioni o a usurpazioni pure e sempliciDel resto, a partire dai collegi sacerdotali egiziani nei confronti di Akenaton, per arrivare a quelli romani nei confronti del Pontifex, è dimostrato come la ricerca di un rapporto con l’autorità divina che “garantisca" la qualità del regnante diventi determinante.

Caratteristici emblemi cristiani di tali "conferimenti" sono le corone d’alloro o d’altro materiale vegetale o minerale che scendono dalle nubi, sostenute dalla mano destra del Padre, sulla testa della Vergine o del Cristo (cfr. San Clemente).alt

La corona rappresenta dunque un riconoscimento o una promessa.  In tutti i templi a base quadrata, facendo un'estensione a quanto commentato nel nostro Ritmi e Riti, possiamo dire che la cupola sostenuta da più archi circolari o da volte a crociera rappresenta la "corona" del tempio, il passaggio dall'immanenza alla trascendenza.
Il Pantheon romano è uno degli esempi più arcaici di cupola forata e sapientemente orientata, per cui anche nelle corone dei re o dei filosofi  la corona con una cupola che sovrasta la calotta cranica (spesso di color rosso porpora) rappresenta la sovranità assoluta.
Sempre facendo riferimento al testo sopracitato ricordiamo che il foro (ottagonale e poi circolare) sulla cupola rappresenta appunto il passaggio dell’axis mundi, il trasferimento nella dimensione verticale di quanto viene assolto, per omologia, dalla croce orizzontale che caratterizza l’orientamento della base del tempio.
Nelle splendide corone medievali tale punto è rappresentato spesso dalla croce o da altra insegna che viene installata sul punto d’incontro di due semicerchi ortogonali. Tale "incoronazione" equivale quindi all’incoronazione del mondo che appare sul "globo" sostenuto dal Cristo bambino in molte raffigurazioni rinascimentali.
Il collegamento con l’axis mundi rappresentato dal Cristo è più che evidente.
Ma lo splendore o la fiamma, o comunque l’insegna radiante sulla cima della testa si collegano anche a quel simbolismo ermetico che "accende" una luce sul cranio in corrispondenza della zona che nell'albero sephirotico kabbalistico si situa fra Kether e l'Ain Soph e che nella tradizione pitagorica corrisponde alla cosiddetta "fontanella".
Il buco della corona che collega il regnante ai cieli è assai ben rappresentato dalle tonsure, più o meno grandi, degli ordini monastici. Non si tratta solo di umiliazione, ma di omologia con un segno circolare assai più importante (l’aureola) e con la corona filosofica stessa. Del resto si parla spesso del peso della corona, e sappiamo che la vanagloria di coloro che ambiscono a qualsiasi tipo d'incoronamento (di "laurea”" che avviene proprio attraverso un’incoronamento di foglie di lauro) rende poco affidabile la qualità di tale corona.
La "laurea" dell’atleta, del vate, del filosofo e del re, è quindi a una delle forme d'incoronamento più arcaico, quello tramite la ghirlanda di fiori e di bacche: è la natura che "vegeta" sul cranio del laureato e lo protegge.  Le corone di mirto o d'alloro indicano specificamente due diverse qualità di tale incoronamento.
L’alloro, pianta solare per eccellenza, è sacro ad Apollo. Etimologicamente risale a dauro o a tauro (sasso, o monte) sui quali tale pianta sorgeva. Fin dall’antichità si credeva che l’alloro proteggesse dai fulmini e dalle sciagure in genere. Nel Medioevo era una delle piante in grado di scacciare streghe e demoni.
La corona di mirto aveva invece un carattere più "venereo", spesso coronava le teste dei soldati che raggiungevano la vittoria senza spargimento di sangue. Invocata dagli amanti, Erato, sesta tra le muse, protettrice e ispiratrice della poesia lirica ed erotica, era coronata di mirto e rose.

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La famosa corona-calotta sulla testa di Merlino che presiede poi a tutti i cappelli conici di maghi e streghe è assai simile a quella dell’egizio Ptha e stranamente anche a quella dei flamini romani. È di certo un collegamento perenne coi cieli, che ha una veste di tipo più magico-sacerdotale che regale.
Le punte delle corone sono spesso come i raggi del sole, e ovviamente possono essere radianti o fiammeggianti (raggi dritti, triamgolari o a forma di fiamma).
Anche la corona di spine di Cristo ha le punte ed è contraddistinta da una doppia radianza. Una radianza interna che porta allo sprigionamento del sangue e una esterna. Il sangue di tale corona, nella liturgia cristiana, è sangue dell’Agnello sacrificale. Alchimicamente è un particolare esempio di corona rossa.
Kether, la corona, è in cima all’albero sephirotico, sottosta solo all’ineffabile Ain Soph ed esprime la cima del tempio celeste, sorretto dalle due colonne della giustizia e della clemenza.
La doppia corona egizia o  “pshent” mostra la corona bianca incastrata sulla rossa.
Se il significato antropologico è la riunione dei due regni (alto e basso Egitto) alchemicamente rappresenta l’unione, il completamento e il governo dell’Opera. Il serpente si erge sulla corona e supera il cerchio che circonda il cranio mentre il cappello a forma di bocca di pesce punta verso il cielo. Tale ultima forma di corona sarà poi ripresa dai vescovi cristiani.
 E a proposito di radianze ricordiamo che anche la corona tibetana ha 5 punte o radianze, tese a rappresentare i 5 Dhyani Budda (o Buhha che verranno).
Emblema splendido della radianza della corona è quel particolare diadema piumato dei Nativ Americani. Piume come raggi solari, come volo e come identificazione celeste.
Per scendere a un livello assai comune in Occidente e ormai alquanto pasticciato, riccordiamo che anche i chakra sono corone, con tanti petali rappresentati dalle sillabe sacre. Ci richiamiamo a questo proposito a quanto detto da Nuccio D’Anna nel precedente incontro sul Simbolismo della rosa e del rosario. alt

Il rosario non per nulla viene chiamato corona. Dunque la circoambulazione o la rotazione di particolari corone risponde a un percorso ascetico. Far girare il rosario fra le mani, così come far girare la corona non è impresa da sottovalutare. Le antiche giaculatorie che mettono in moto il rosario sono una delle forme più antiche e sapienti di recitazione sacra. Proiettano la radianza delle sacre sillabe intorno al praticante.
Corona è anche un punto d'arrivo dell’iniziato o del filosofo che riceve una ghirlanda
Come ricorda Apuleio ne L'Asino d’oro) nei culti mitraici il passaggio al grado di Miles è contrassegnato dalla frase "Mitra è la mia corona".
Nell’Ecclesiaste la sapienza di Dio è paragonata a "Stolam gloriae indues eam et coronam gratulationis superpones tibi" ossia "nella "sapienza" indosserai quella veste di gloria e porrai sul tuo capo la corona della gioia".
Nei riti bizantini gli sposi si scambiano la corona oltre agli anelli, in un doppio congiungimento delle due anime in cui ognuno attribuisce dignità "divina" all’altro.
Nelsimbolismo liturgico medievale occidentale sposarsi vuol dire incoronarsi reciprocamente secondo il mistero. Il velo rappresenta la verginità,  l’anello l’unione degli sposi alla fede (e tra loro tramite la fede) e la corona il procrastinarsi di questa gloria per l’eternità.

Non dimentichiamo infine  le quattro più grandi corone di cui dispone l’umanità:
1) la corona delle dodici stelle sapienti che adorna Maria;
2) la corona celeste o grande corona-anello dello lo zodiaco;
3) il coro di esseri umani o di angeli o di santi che si riuniscono nel canto delle gerarchie celesti e che rappresentano una corona vivente. Tale corona è caratteristica del simbolismo di molte tradizioni oltre a quella cristiana ed è presente sia nei mandala indo-tibetani sia nei paradisi raffigurati nei battisteri e nelle cupole cristiane; e infine
4) la corona-piazza centrale della città, dove si sviluppa il vortice della potenza divina e l’omologia col vortice celeste (Siena col suo Palio è un esempo classico di tale simbolismo).

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Il corno è segno d'elevazione, di potenza. Amon Ra, Apollo, Giove e tanti altri dei o dee, in determinate "manifestazioni" della loro potenza hanno le corna. Corna lunari o corna solari.

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In genere quelle bovine appartengono al regno lunare e quelle arietine a quello solare (anche in parziale corrispondenza coi segni zodiacali e alchimici).
Alcuni animali realmente esistenti e altri immaginifici o comunque mitologici hanno un solo corno. Fra questi il rinoceronte, che nella cultura africana è spesso legato ai miti della fertilità.
Nelle leggende mediorientali come in quelle occidentali il più famoso è sicuramente l’unicorno, con la sua spirale eburnea che si rastrema in alto e che ha creato infinite leggende sia sulla purezza che sull’inverecondia. Un'altra sua caratteristica è che il suo corno si restringe in un percorso spiraloide. Ciò ha dato luogo a molte ipotesi para-spirituali sui rapporti fra "energia" ascendente e corno, inteso come elemento meta-fallico che nasce sulla fronte dell’animale.

"Et exaltabitur sicut unicornis cornu meum" (in seguito alla conoscenza) recita il salmista.

La furia dell’animale che attacca con le corna basse (cervo o toro che fosse) è sempre stata collegata alla virilità e alla potenza guerriera. Sia i Galli che i Vichinghi indossavano elmi cornuti.   alt

Le grandi corna di cervo o d’alce, con la loro vegetazione arborescente, erano spesso corredo degli shamani. In tali vesti, le corna ramificate si collegano a una natura primitiva, a metà strada tra il vegetale e l’animale, dove l’estendersi della ramificazione verso i cieli aumenta la potenza, come una raggiera, ma soprattutto come le radici dell’albero cosmico, che vanno in ogni direzione e si riallacciano alla radianza della corona.

Un aspetto particolare delle corna decidue del cervo è la loro connessione alla ciclicità dell’anno. Il loro cadere e rinnovarsi annualmente ne fa un simbolo solare per eccellenza. Proprio per questo fra le corna del cervo nella leggenda di San Placido compare una croce salvifica e il cervo cacciato, da animale selvaggio, legato alla sessualità e alla terra, diviene animale salvifico, guida e emblema solare.

Sulle ragioni delle differenze fra corna solari (dell'Ariete) e corna lunari (del Toro) vorrei metterne in luce una d’ordine geometrico.
Le due fasi lunari intermedie hanno infatti la forma di doppio corno bovino. Forse anche per questo erano collegate a Iside sotto l’aspetto di Vacca celeste. Ovviamente tali corna lunari, che con la loro doppia curva indicano un ciclo ascendente e discendente, sono rappresentative della fertilità e del ciclo mestruale.
Ma nel contempo le corna sono anche simbolo fallico per eccellenza, duro e penetrante e si relazionano con la potenza divina (cfr. Bibbia). Non per nulla  Mosè, disceso dal Sinai, viene descritto come aureolato di corna radianti.
E la mitologia greca ci ricorda che la capra Amaltea che allatta Giove, perde un corno e lo stesso viene da Giove trasformato in corno dell’abbondanza, rivolto verso l’alto.
In fondo, se proseguiamo la curvatura delle corna ai lati della fronte, otteniamo un grande cerchio sopra la testa. Un compimento, una sovracorona. Un'aureola.