Cerca nel sito

poliedro home2

 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

Login (per commenti o acquisti)

Registrazione Newsletter

Abstract del seminario del 14-12-2008 

Relatori: Anna Maria Partini, Claudio Lanzi, Riccardo Garbini

Introduzione – C. Lanzi

Ci siamo chiesti più volte se sia opportuno, ai nostri giorni, fare convegni, seminari o conferenze di Alchimia e di Ermetismo quando trattasi, in fondo, di argomenti che, a nostro avviso, poco si prestano ad una divulgazione, anche se limitata a pochi aspetti storico-filosofici. Ne abbiamo trattato più volte in questo sito (vedi editoriali 6, 16 e 18) sostenendo come non esista un discorrere d’Alchimia o d’Ermetismo senza una purificazione, un’ascesi, una pratica e un’operatività che vanno attentamente cercate, nella speranza… in genere fasulla, d’essere trovate.

Esistono moltissimi libri e un vero diluvio d’articoli e riviste su tali argomenti che sono diventati una moda, uno sfoggio, prima esotico e poi fascinoso, e assai spesso confinabile nel pressappochismo quando non nella cialtronaggine. A che serve aggiungere parole ad un minestrone già talmente sovraccarico da risultare tutt’altro che esoterico? Anche di questo abbiamo già parlato più volte (v. editoriale n° 5 e n° 15) e crediamo che l’unica ragione che può dare un senso ad un incontro sull’ermetismo e l’alchimia, può essere la voglia di fare un minimo di ordine, anche se in un contesto discorsivo come quello di una conferenza.

Però cosa vuol dire Ermetismo? Tutti sanno che il termine sottintende tutto ciò che si riferisce a Ermes/Ermete, che è per eccellenza il dio delle… trasmissioni, della comunicazione, della divulgazione. Ma ciò avviene in modo apparentemente contraddittorio: infatti tutto ciò che riguarda  Ermete è, di per sé, “ermetico”, chiuso e, per sua natura, riservato a pochi. Quindi ogni volta che se ne “parla” così, pubblicamente, come può avvenire in una sala come quella di Simmetria o in un sito web, bisogna mettere bene in chiaro che non si sta facendo nulla di “ermetico” né, tanto meno, di esoterico.

Il discorso di oggi è perciò una introduzione, assai semplice, che riguarda principalmente alcuni aspetti storici della tradizione alchimica; aspetti, però che, come vedremo nel corso della trattazione, portano verso alcuni orientamenti di base che possono essere utili per chi ha deciso di addentrarsi, con cuore sincero e un coraggio da leoni, in questa foresta misteriosa.  Dico misteriosa in ogni senso arcano del termine.

L’Alchimia è, sotto un certo aspetto, una “categoria speciale” dell’Ermetismo perché non si può fare Alchimia senza una conoscenza ermetica, mentre è possibile studiare i testi che trattano d’Ermetismo senza operare con l’Alchimia. Ma sia l’uno che l’altra non possono avere un approccio eminentemente “libresco”. Sono scienze non democratiche, per quanto i vari assalti che si tenta di fare da più parti ai loro “segreti” ne abbiano fatto degli strumenti di un presupposto potere. Dico presupposto nel senso che senza virtù e qualificazioni spirituali non si va assolutamente da nessuna parte. Per questo ci viene una grande malinconia nel vedere le continue “scalate” a documenti, anelli, strumenti, sigilli, incarichi e papiri vari, da parte di sedicenti capi di confraternite, sette, logge, ecc., tutti tesi a mostrare un “pedigree” da “maestro”. 

altIndipendentemente da tali esponenti poco edificanti, l’Alchimia è stata sempre perseguita da ricercatori onesti che, segretamente, umilmente e silenziosamente, hanno effettuato il loro cammino senza sbandierare risultati o primati d’alcun genere. Alcuni hanno perseguito un filone di tipo spagirico, produttore anche di “medicine” a  vario titolo, altri un filone più “spirituale” senza che l’uno, ovviamente abbia mai rinnegato l’altro. E’ esistita poi un’Alchimia legata ovviamente all’elemento magico nel senso che il “mago alchimista” fa spesso una ricerca che si occupa delle scienze della “natura” estesa al visibile e all’invisibile. La trasformazione e purificazione degli elementi, che converge verso la ricerca della famosa pietra filosofale, richiede l’uso non solo di elementi reperibili in natura ma delle Virtù proprie di colui che opera, senza le quali il lavoro si traduce in una blasfemia incoerente.

Magia, Alchimia ed Ermetismo spesso vengono confuse, sovrapposte, equivocate tra loro e anche la psicologia, quando si è interessata del simbolismo alchimico, ha creato non pochi pasticci che affronteremo in uno dei prossimi incontri.

L’ Alchimia, come scienza della natura e come imitazione dell’opera divina, è un mezzo, uno strumento, che riguarda il corpo, la Mente e lo Spirito. E’ dunque la Scienza per eccellenza che… si occupa di tutto: nulla a lei sfugge sia sul piano fisico, sia su quello psichico, che su quello spirituale; ma non esiste scienza che abbia prodotto un tal numero di imbonitori e di falsi profeti.

Origini e formazione della scienza Alchimica –  Anna Maria Partini

Possiamo dire che l’Ermetismo è la filosofia e l’Alchimia è la pratica.

Entrambe risalgono al mondo mediterraneo, a Ermete Trismegisto e sono ritenute scienze sacre, riservate ai soli iniziati.
Ermete viene spesso identificato con il dio egiziano Toth, “inventore” della scrittura e delle scienze.

Al mitico Ermete Trismegisto s fa risalire una vasta letteratura greca che pur contenendo elementi dell’antica tradizione egiziana, risale al II° - III° secolo a.C.. Questi testi si possono dividere in due gruppi: uno di tipo filosofico, il Pimandro e l’Asclepio, in forma di dialogo, dove la divinità parla all’iniziato, al discepolo, l’altro di tipo più operativo /pratico che contiene dottrine magiche, alchimiche e astrologiche: tutto ciò che nasce sulla terra è messo in relazione con ciò che è nei cieli.
Tutto il processo alchimico converge dal molteplice all’Uno. L’universo è considerato come un vasto organismo animato da forze sottili; fili invisibili uniscono Cielo e Terra uomo e Cosmo. (Vedi testo della Tavola di Smeraldo, il più antico documento attribuito a Ermete).

L’Alchimia  non è da confondere con la Spagiria, madre dell’odierna chimica.

Il ”conseguimento” dell’alchimista è una conquista spirituale. Non si tratta di trasmutare  i metalli minerali, ma di trasformare le qualità fisiche psichiche dell’uomo in qualità spirituali, per raggiungere una coscienza integrata.

Jung tratta l’Alchimia sul piano psicologico. L’Alchimia, come altre Tradizioni, invece, presuppone uno stato trascendente primigenio edenico, da cui l’uomo è decaduto e, per riottenere questo stato, si devono affrontare rischi e pratiche speciali che nella mitologia sono le fatiche di Ercole, la lotta di Teseo con il Minotauro, Giasone alla conquista del Vello d’oro, ecc.. Oggetto della pratica è la materia prima che…. non si capisce bene quale sia. Viene detto che è “quella che si calpesta”, che sta sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede. Scopo dell’alchimia è “nosce te ipsum”, cioè la conoscenza dell’uomo dal punto di vista fisico, animico e spirituale:corrisponde allo Zolfo che è il nous/ Sé Superiore; il Mercurio è l’anima, intesa come psiche (dove avviene la purificazione dei pensieri e delle emozioni: è il “camminare sulle acque”); e infine il Sale è il corpo, parte fisica, anch’essa da lavare e purificare.

alt

L’Alchimia, anche se a volte viene detta “scienza per fanciulli” è in realtà una Via irta di difficoltà, che richiede un grande impegno ed una grande conoscenza dei principi e delle “operazioni” della Natura; non è solo Arte, ma anche scienza, filosofia e religione, e necessita di qualità speciali tra cui applicazione, costanza, pazienza.
Non basta studiare i libri, ma c’è bisogno della guida di un Maestro, che il discepolo incontrerà al momento opportuno (se lo incontrerà e lo riconoscerà).

Si tratta di trasmutare la pietra grezza in pietra levigata. Il Piombo (Corpo) in Oro (vittoria dello Spirito sulla Materia).

Il linguaggio usato è spesso astruso e difficile, un po’ per non farsi capire dai non iniziati e un po’ perché gli argomenti trattati non sono sempre traducibili con un linguaggio comune.. Un tempo era tutto molto più segreto, non si conoscevano tra loro neanche gli stessi Alchimisti. Oggi è tutto molto più esplicito e forse a volte troppo.

Il più antico filosofo ermetico, secondo Plinio, fu Democrito, che, afferma, fu  iniziato dal persiano Ostane; Sinesio, seguace della dottrina neoplatonica e ermetica pervasa da elementi di cristianesimo (nel 409, fu nominato Vescovo di Cirene) precisa che Democrito, non avendo ricevuto una iniziazione completa a causa della morte di Ostane, lo evocò con un apposito rito:da lui avrebbe avuto il consiglio di cercare i libri nascosti nel Tempio. Pur non avendoli mai trovati, si afferma che durante un banchetto si staccasse una pietra dalle mura nella quale erano incise le seguenti parole:

La Natura gode della Natura
La Natura vince la Natura
La Natura domina La Natura (sè stessa)

Tale detto è citato dal Vescovo Alberto Magno e ripreso poi da tutti gli altri adepti d’Alchimia, per indicare l’importanza che in tale scienza ha lo studio della Natura e delle sue operazioni.

Altro alchimista bizantino fu Zosimo di Panepoli, noto per le sue visioni oniriche; altro ancora fu Morieno Romano da cui il principe arabo Khalid avrebbe ricevuto l’insegnamento ermetico. Il trattato di Morieno fu uno dei primi testi tradotti nel XII° secolo e fu l’inizio della diffusione dei testi alchemici in Occidente attraverso l’intermediario arabo.

Il più famoso alchimista arabo fu Geber che scrisse numerosi libri tra cui La Scienza della Bilancia e la Summa Perfectionis. Da mondo arabo nascono i primi alchimisti medievali.

Nel Rinascimento, grazie alla traduzione di Ficino, nel 400 inizia a rifiorire lo studio sistematico dei testi ermetici: Ermete viene considerato contemporaneo di Mosè e il suo insegnamento come “Prisca Theologia”.

Due altri importanti studiosi di ermetismo cristiano sono Annibale Roselli, francescano, e Francesco Patrizi, insegnante di dottrine platoniche, che volle tentare di inserire (con scarso successo, in verità) l’insegnamento ermetico all’Università di Ferrara.

Un secolo dopo, questo filone ermetico, arriva al grande gesuita, padre Athanasius Kircher professore di matmatica presso il Collegio Romano. Kircher riprese gli studi sui geroglifici egiziani (di alcun valore, da un punto di vista interpretativo perché la stele di Rosetta non era stata ancora scoperta), e ne approfondì molti aspetti simbolici. Ha, comunque, il merito di aver riportato l’attenzione sulla religione egizia e sui miti legati alla triade: Iside, Osiride, Horus, che può essere paragonata alla successione delle fasi alchemiche: nero, bianco e rosso.

Importante è lo studio del  Kircher sulla Mensa Isiaca che è una tavola di bronzo, con incisioni ispirate alla tradizione egizia, sulla quale è raccolta tutta la cosmologia .  Kircher fu un esperto conoscitore anche di musica, colori e ritmi.

Nella Roma della metà del Seicento erano attivi:

  • il laboratorio del Kircher presso il Collegio Romano
  • il laboratorio alchemico di Cristina di Svezia al palazzo della Lungara
  • Il laboratorio di Massimiliano Palombara che ci rinvia alle raffigurazioni presenti sugli stipiti della porta Magica di Piazza Vittorio su cui erano scolpite le formule per… realizzare l’oro. Massimiliano forse riuscì a produrre l’oro  (vedi Introduzione all’Alchimia e la Visita alla Porta Magica di Piazza Vittorio, in questo stesso sito) e comunque si interessò di Alchimia dal punto di vista filosofico e volle lasciare il suo messaggio inciso sulla porta, unico monumento del genere.

Chiudo questa breve introduzione con le parole di Cristina di Svezia, che trovo straordinariamente pertinenti al tema di questa sera:

L’Alchimia è una scienza bella, essa è l’anatomia della Natura, la sola e vera chiave che apre tutti i tesori. Questa scienza regale, anzi divina, ultimamente in disprezzo presso coloro che credono di sapere tutto e non sanno nulla.”

Confronto con l’India - Riccardo Garbini

Quello che è conosciuto col termine di Alchimia nel mondo indiano è detto “rasayana” termine che si incontra spesso negli studi filosofici e storici.

Nel mondo indiano il termine rasayana significa letteralmente veicolo del “rasa” e “rasa” ha molteplici significati, tra i quali quello di mercurio, che assume però soltanto a partire dall’ epoca medievale.

Il termine rasayana appartiene alla classe grammaticale dei tatpurusha o “composti determinativi” e il suo significato  al maschile (rasayana), si riferisce nei lessici ad una spezia (Embelia Ribes) adoperata come vermifugo, e significativamente è anche un nome di Garuda (il veicolo alato di Vishnu), ma sta anche ad indicare un alchimista.

Al femminile (rasayani), indica un canale per i fluidi corporei, nelle opere del materialista Caraka e di Suhruta, mentre nei lessici sta ad indicare anche i nomi di varie piante (Solanum Indicum; Cocculus Cordifolius, ecc.).
Al neutro (rasayanam) significa l’elisir di lunga vita, ma anche l’impiego terapeutico o magico del mercurio.

“Rasa” nella letteratura vedica significò principalmente il succo, la linfa, se riferita a piante, oppure l’umore, la secrezione e per estensione l’essenza, la parte più interna. Nelle opere posteriori il suo significato comprese anche “nettare”, “mercurio”, “metallo o minerale in stato di fusione”, “oro”, “gusto”, “facoltà gustativa”, quindi “lingua” come strumento e “sapore” come proprietà gustativa, “assaporamento” come azione gustativa, da cui “intonazione prevalente di un’opera”, “sentimento prevalente”.

Sin dai tempi dei Veda, il rasa - l’elemento fluido presente nell’universo, nel sacrificio e negli esseri umani - è stato più o meno chiaramente identificato dagli Indiani con la fonte della vita. Nell’ Atharva Veda, tutti i fluidi, compresi i fluidi vitali nell’uomo, le resine vegetali, la pioggia, le acque e l’offerta del sacrificio, sono altrettante manifestazioni di rasa

altPer tutto il corso della storia indiana, la triade rasa-agni-vayu è stata oggetto di riprese e di nuove formulazioni. Con l’interiorizzazione del sacrificio, principale punto di svolta, concettuale e pratico, della letteratura upanishadica, il rasa fu identificato con il “corpo come oblazione”, le cui essenze fluide venivano cotte e trasformate dai fuochi ben regolati dell’ardore ascetico (tapas), fuochi ravvivati dai venti dei soffi vitali (prana). A partire dall’epoca in cui il microcosmo corporeo fu trasformato nella sede del sacrificio (a detrimento del sacrificio esteriore, che già dal settimo secolo a.C. era in declino in India), l’interesse per le funzioni interiori del corpo conobbe una enorme espansione. La speculazione e la ricerca presero due direzioni, una mistica e l’altra medica.

In epoca medievale, la “via del rasa” diventa un sentiero basato sul mercurio, e solo con i tantra alchemici diffusi dal decimo secolo in poi, appaiono descrizioni sistematiche dei metodi di laboratorio per la trasmutazione, sotto il titolo comprensivo di rasayana. In questo contesto si presenta anche la testimonianza di Alberuni (973-1048) che nel suo lavoro storico sull’India menziona un Kitab Patanjal (= Libro di Patanjali), ascrivendo al celebre grammatico e filosofo indiano anche la paternità del concetto di rasayana, invero del tutto assente negli originari Yogasutra.

Il forte influsso delle dottrine proveniente da occidente risulta evidente nel termine hindi moderno adoperato per l’alchimia, ossia kimiya: un prestito tardo dal persiano, nonché la stessa parola (aksir) adoperata ad indicare la “pietra filosofale” è ugualmente termine di provenienza arabo-persiana, non certo sanscrita.

Nel graduale spostamento di accento, a partire dal tredicesimo secolo, dalla finalità dell’immortalità corporea verso un impiego più terapeutico dei preparati a base di mercurio e degli altri “elisir”, possiamo immaginare il ruolo svolto dall’avvelenamento da mercurio cui si andava soggetti nel nord dell’India. Ecco allora che il rasa shastra (“scienza mercuriale”) cominciò ad applicare le scoperte scientifiche - ed alcune di quelle mistiche - nonché le tecniche dell’alchimia tantrica alla disciplina ayurvedica, la quale parallelamente aveva coltivato una sua branca (terapeutica) con il nome di rasayana.

Conclusione – Claudio Lanzi

Per concludere questo brevissimo excursus preliminare, vorrei proporre delle modeste riflessioni su alcuni aspetti che sono stati messi in evidenza dai relatori che mi hanno preceduto.

La disciplina alchimica, nelle radici più antiche, arabe persiane o europee o cinesi che siano, si interessa di di un argomento particolare. Un argomento che è anche “rito” in quanto costituisce la base di alcune pratiche iniziatiche della tradizione orientale (Buddismo – Bhon – Induismo). Parlo delle pratiche cosiddette di “Lunga Vita” che possiedono una molteplicità di significati spirituali e che non sottindendono esclusivamente la ricerca di un modo per…campare a lungo.

Per ottenere questo elisir di lunga vita l’Alchimia, e questo è importante, è anche medicina. Se voglio ottenere una “lunga vita”, qualunque sia lo scopo (materiale o spirituale) per cui m’industrio per raggiungerla, mi devo anche curare, cercando di prevenire il dolore e la malattia.
Quindi il termine medicina, che sia di carattere spagirico o spirituale, ha la stessa radice semiologica (mederi, da med) della parola meditazione. Dobbiamo quindi riflettere sulla omologia tra la cura e la meditazione.
L’Alchimia è perciò medicina in un senso assai più vasto. L’elemento finale della trasmutazione alchimica è anche l’elemento curativo per eccellenza; trasforma ciò che è imperfetto, malato e oscuro in sano e luminoso. E, appunto, il Pharmaco Catholico

L’Alchimia trasforma i metalli in oro, con ampio uso di secrezioni vegetali, “vive”. Ciò che serve inserire nel processo e nelle trasformazioni dell’atanor è l’elemento vivente, altrimenti il metallo, di per sé, non avrebbe vita, e resterebbe senza vita.

E’ perciò importante distinguere l’Alchimia, dall’Alchimista.

L’Alchimista è colui che opera sulle cose della natura. Senza Operatore non c’è l’opera, perché tutta l’Opera che c’è nell’Universo si avvale di particolari trasformazioni (sia pure avviate dal Primo Alchimista).

L’Alchimia è la scienza delle triplici omologie per eccellenza: confronta stati diversi, e la conoscenza avviene solo attraverso l’integrazione della triplicità:

  • dell’Essere: Corpo, Anima, Spirito
  • delle tre corone di Ermete
  • del Fuoco nel suo triplice sigillo
  • e nella natura di Zolfo, Mercurio, Sale

Vorrei concludere osservando che la parola ci “imprigiona”, così come il tempo. Le date e i nomi delle cose ci aiutano infatti a definire le origini delle scienze in un tempo lineare.
Per tale ragione situiamo le cose secondo le nostre informazioni cosiddette “testuali”, o attraverso i “documenti”.
In realtà nulla possiamo dire del passato protostorico della nostra umanità. Chi, infatti,  può dire che la civiltà megalitica non abbia avuto una sua alchimia; e quanto possiamo dire che lo shamanesimo preistorico non abbia avuto una spagiria consolidata?

A noi uomini moderni e documentati ci serve datare e mettere in conseguenza storica eventi e nomi, ma probabilmente l’uomo antico, nel momento in cui ha volto lo sguardo al cielo, ha iniziato a meditare, ed ha iniziato a fare meravigliosi intrugli alchimici o dentro di sé o con i prodotti della natura… e si è anche reso conto che gli mancava Qualcosa e ha deciso di fare il possibile per ritrovarLa.

Domanda: Possiamo fare un parallelo tra la sintropia di Fantappiè, e l’Alchimia?
R: Forse possiamo dire che Fantappiè, sostendo un universo organizzato e finalistico, nascosto dal caos, segue lo stesso principio per il quale i famosi frattali nascondono l’ordine nel disordine. Uno dei fini dell’Alchimia è quello di ritrovare un ordine, sia che unifichi cose disperse cercando la pietra occulta nella profondità della nostra miniera, sia che le perfezioni progressivamente, per renderle oro; ecco, forse lo stesso accade per l’universo di Fantappiè che si muove verso una spiritualizzazione della materia e verso una sempre maggiore intelligenza di se.  

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti