Pubblichiamo un articolo del 2001: uno degli ultimi consegnatici da Luciana Virio e che stampammo sul n° 2 della nostra Rivista. Tale articolo ci è stato richiesto da alcuni dei nostri lettori: non è facile da trovare ed è un argomento molto delicato che affidiamo alla discriminazione… di chi può usarla.

Vogliamo solo far presente che dietro le parole di tale articolo si è spesso arroccata la titanica presunzione umana e che molti fra coloro che hanno scelto di pasticciare in tale direzione, sono precipitati nella distruzione della loro anima.

Siamo prossimi a pubblicare alcuni brevi inediti di Paolo Virio ma, prima di farlo, ripubblicheremo la prefazione a "Corrispondenza iniziatica" che ci venne a suo tempo richiesta e che fu revisionata dalla stessa Luciana. Ci sembra un atto dovuto, in un  tempo in cui si fa più accesa la confusione sul lavoro e sul ruolo di Paolo Virio ed aumenta la... compravendita di documenti spuri quando non contraffatti (cosa che, del resto, riguarda ormai buona parte di coloro che si sono interessati di spiritualità ed ermetismo).

IL  MITO  DEL  GOLEM

di Luciana Virio

         Con la tecnica della preghiera il “hasid” tenta sperimentare l’idea, o il sogno, del Golem: cioè, ripetere il miracolo di una parte della creazione dell’uomo, compiuto da Dio, all’alba del mondo.
E’ esperienza segreta che la prudenza talmudica sconsiglia, per gli effetti che può provocare, e i rischi che può apportare.
Il processo centrale è la permutazione delle Lettere sacre, atte a crearlo.
Insieme di lettere, che oggi, pochi, o nessuno, conosce realmente.
Solo Abraham conosceva le appropriate Lettere - rivelategli direttamente dal Signore.
Le Lettere - dal Potere creativo - solo Abraham le conosceva bene; per cui è scritto (nel Talmud):

Quando venne il nostro padre Abramo, guardò, considerò e vide, indagò e comprese, disegnò e incise, combinò e formò, vale a dire, creò, e la cosa gli riuscì”.
Allora, il Signore del Mondo gli si rivelò, e se lo prese in grembo, e lo baciò sulla testa, e lo chiamò suo amico, e fece di Lui, il suo figliolo, e concluse un patto eterno con Lui e con il suo seme”.

Abraham acquistò il potere di creare Esseri viventi, ma lo scopo di tale creazione, per Abraham, era puramente simbolico e contemplativo.
Ma, si narra, che durante l’invasione di Codorlaomer (Genesi, 14), da prudente guerriero, seppe strappare ai re alleati, il nipote Lot, e il bottino rapito, agendo magicamente.
E’ scritto: “Scelse 318 tra i migliori servitori della sua casa e inseguì il nemico”.
Ma i trecentodiciotto uomini, in realtà, era solo Elierer, il servitore fidato, e da Elierer, Abramo, virtualmente operando, fece derivare, e comparire, 318 valorosi uomini, con i quali andò a liberare il figlio del fratello (318 corrisponde al valore numerico di Elierer).
E fu dopo questa vittoria, al ritorno, che avvenne l’incontro con Melkitsedeq, il Re e Sacerdote che lo benedisse, e offrì in sacrificio a Dio, del pane e del vino!

         Ma cosa è, in realtà, il Golem?

“Embrione, corpo inanimato e incompleto” (è il suo significato);
ciò, in riferimento al versetto 15 del Salmo 138, che dice:
Corpus imperfectum meum, viderunt oculi tui,
et in libro tuo omnes scribentur:
dies formabuntur, et nemo in eis”.

Quel “corpus”, è la traduzione della parola ebraica, “Golem”.
L’Essere che è stato creato da Dio con la terra, terra presa dal Centro della Terra - e che tornerà nuovamente alla terra - rimase informe e amorfo, rimase Golem - hyle informe - fino a tanto che l’anima - Neshamah - fosse infusa in lui.
Adamàh, fu chiamato Golem, fino a che il Soffio della Vita, lo Spirito di Dio, non fu in lui.
Nel Talmud, si legge: “Con la parte più pura della terra lo creò, con la parte più nobile della terra lo creò, prelevata dal Centro del Mondo sul monte Sion, dal luogo dove doveva essere eretto l’altare, di cui si legge: Un altare sulla terra mi devi fare” (Esodo).

E nella sua creazione si sono congiunti tutti gli elementi.

Nella Midrash del II e III secolo, Adamo è descritto come Golem di enormi dimensioni e forze cosmiche che riempie l’intero Universo: e solo dopo il peccato originale, Adamo fu ridotto a dimensioni umane, sebbene ancora gigantesche.
E’ a questo Adamo che Dio mostrò tutte le generazioni future fino alla fine dei tempi, quando ancora era inanimato e incapace di parlare:

Et omnes vias meas praevidisti:
quia non est sermo in lingua mea” (Salmo 138, 3-4, traduzione pervenuta a noi).

In una sequenza d’imagini, ebbe così una visione del Creato che passò davanti ai suoi occhi, e fu solo dopo l’infusione dell’Anima, che Dio, concentrò in Lui tutto il Mondo:
Essere primordiale, Tipo, estensivo - in Lui, la Forza dell’Universo intero era raccolta e contenuta (lo dimostra il versetto 4, del Salmo 138):

Ecce, Domine, Tu cognovisti omnia novissima, et antiqua:
Tu formasti me, et posuisti super me manum tuam”.

E come all’inizio fu raccolta la Terra da tutto il Mondo per plasmarlo, così ora tutto il Mondo è concentrato e raccolto in Lui, “Secondo una esplicita formulazione”.
Lettere del Nome divino, o, del Potere creativo delle Lettere della intera Torah.
Poiché le Lettere, che sono formazioni della forza creatrice di Dio, nello stesso tempo costituiscono l’imagine mistica della divinità, così come appare nel Mondo delle Sephiroth.
Un’analoga tradizione sul potere creativo delle Lettere, è in Giobbe (28, 13), dove, pur riferendosi alla Sapienza, il verso viene applicato alla Torah:

Nessuno conosce il suo giusto ordine, poiché le sezioni della Torah non sono date nel giusto ordine. Altrimenti tutti quelli che vi leggono, potrebbero creare un mondo, risuscitare i morti e fare miracoli. Per questo la disposizione della Torah è rimasta nascosta, ed è conosciuta solo da Dio”.

Ma l’idea della creazione del Golem, non è collegata al concetto delle Sephiroth, bensì, hanno invece importanza i nomi di Dio, e le Lettere “che sono le segnature di tutta la Creazione”.
Le Lettere sono veramente gli elementi strutturali; le pietre con cui è stato costruito il creato:

Ventidue Lettere elementari: Egli le disegnò, le sollevò, le pesò, le combinò (e trasformò secondo determinate leggi), e con esse creò l’anima di tutto il creato, e tutto ciò che doveva essere creato” (“Sapienza Arcana”, di P.M. Virio).
E tutte le 231 porte, derivano da un unico Nome”. “E ogni Lettera domina su un membro dell’uomo, e su una regione del mondo esterno”.

E penetrando l’occulto mistero, il versetto 15 del Salmo 138, in riferimento alle Lettere dice:

Non est occultatum os meum a te, quod fecisti in occulto;
et substantia mea in inferioribus terrae”.

Nel versetto è evidente l’affinità con le idee magiche concernenti la creazione per mezzo del potere creativo delle Lettere: e del nome di Dio. Le varie trasformazioni e combinazioni delle Lettere costituiscono una conoscenza misteriosa dell’interiorità della creazione: e come è detto nel versetto che “Dio lavorò nel segreto la sostanza del corpo umano”, similmente l’uomo può, nel segreto, creare “qualcosa di informe ed imperfetto”.
Quel qualcosa di informe ed imperfetto attribuito alla creatura chiamata Golem - essere umano creato artificialmente - in virtù di un atto magico, mediante l’uso dei Nomi sacri, è opera dell’uomo.
Non concordano i passi del Talmud sulle ore in cui permase lo stato informe del Golem, né collocano l’ora della sua “Animazione”. Ma dice: “Tra la prima e la seconda ora sta l’intera opera della Creazione, lo stato informe sta tra la seconda e la quarta ora, e pone solo alla fine la sua “Animazione”.

Diverse e non concordi furono le opinioni dei Kabalisti, circa la natura della creazione del Golem.

Cordovero riteneva che: “l’uomo abbia solo il potere di dare vitalità al Golem, ma non vita, spirito e anima vera”; cioè, possiede solamente l’infimo grado, la Nephesh, perché è capace di muoversi, ma né Ruah, nè Neshamah.
Nella leggenda talmudica, Adamo è chiamato Golem, nel senso di corpo senza anima, nelle prime 12 ore della sua esistenza. Si ignora a quale “Tempo” corrispondano quelle 12 ore.
Una volta creato dall’uomo, il Golem, non muore, nel senso proprio della parola, ma dissolvendolo con altra “formulazione” ritorna semplicemente al suo Elemento, alla Terra.
Molte furono e sono le leggende, le storie e le rappresentazioni sul Golem. In Paracelso, l’idea dell’”homunculus” può essere paragonata alla fabbricazione del Golem.

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