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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Questa è la prefazione al libro "Corrispondenza Iniziatica-le lettere la vita" di Paolo e Luciana Virio, che curammo, diversi anni fa, su esplicita richiesta di Luciana.
Ci sembra opportuno riproporla in questa sede vista la confusione che, in questo periodo, sembra nuovamente aleggiare sul loro ruolo, sulla loro aspra disciplina e sulla particolare filosofia che ha ispirato il loro passaggio su questa terra.

Nel panorama dell'esoterismo e in particolare dell'ermetismo italiano della prima metà del '900 Virio è stato un personaggio particolare, tra i più incompresi e maleinterpretati, e soprattutto assai scomodo. Scomodo perché modesto, perché realmente riservato, perché umile nella sua fierezza, perché difficile e profondo nei suoi assunti gnostici, perché lontano dalle mode e dalle correnti; ma scomodo soprattutto perché cristiano e perché exotericamente praticante (e forse è questo l'aspetto che ha più infastidito gli assertori della "impossibilità" di un esoterismo cristiano).

altL'Amore di Luciana per Paolo è stato straordinario ed appartiene ad una dimensione ai più totalmente sconosciuta. Proprio per quest'amore, però, e nell'ingenuo anche se nobile scopo di far conoscere all'arcipelago esoterico italiano il pensiero ed il lavoro del marito, fin dai primi anni dopo la morte di Paolo, Luciana iniziò a pubblicare le ricerche che lo stesso Virio aveva tenuto riservate e che, durante tutta la vita, non si era mai mostrato interessato a pubblicare. Molti di tali scritti erano meditazioni personali, appunti, tratti da diari incompleti e non corretti; appartenevano oltretutto ad un lavoro che definiremmo di riflessione giovanile (buona parte dei lavori conosciuti di Virio sono stati elaborati prima del suo trentacinquesimo anno d'età!). Col tempo P.V. mutò opinione su cose, fatti e persone; in Corrispondenza iniziatica e anche nel commento alla vita di Virio, scritto da Luciana, che riporta solo una piccola parte del fiume di lettere da lui scritte, si possono apprezzare tali significativi cambiamenti.

Uno dei temi che costituisce fonte di ambasce da parte di un certo mondo esoterico, è quello dei rapporti fra Erim e Virio. Un altro è costituito da determinati giudizi o pregiudizi espressi da Erim (maestro di Virio) nei confronti del grande e assai più noto ermetista G. Kremmerz (il quale, negli ultimi anni, è stato a sua volta oggetto di altrettanti giudizi, pregiudizi e distorte interpretazioni).

A nostro avviso c'è da considerare che differenze d'impostazione e di opinione tra esseri umani in buona fede (o per lo meno dei quali presumiamo la buonafede), possono derivare sia da non perfetta conoscenza del reciproco pensiero sia da autentiche incomprensioni. Evola contrastò e fu contrastato, anche aspramente, da numerosi e spesso stimabili personaggi; e lo furono anche Kremmerz, Guénon, Schuon e tanti altri che oltretutto si ...criticarono vivacemente più e più volte fra loro. Mentre è normale che ciò sia accaduto è un pò meno normale che ciò venga strumentalizzato; o meglio ciò conferma una attitudine scandalistico-giudicante di alcuni ambienti, tesa a dare dell'untore a tutti coloro che si permettono di dissentire dalla loro opinione.

A proposito dei contrasti fra Scaligero e Virio, abbiamo riportato in “Corrispondenza iniziatica”, la commemorazione (sconosciuta ai più) che Massimo Scaligero diffuse alla morte del cognato, dalla quale appaiono le notevoli concordanze d'intenti, e la grande reciproca stima. Entrambi entusiasti di Roma e del suo primato, entrambi impegnati profondamente in un percorso interiore. Anche se riteniamo che tale lettura possa essere chiarificatoria, non crediamo che ciò possa mitigare l'agitazione di coloro che hanno cercato, in ogni modo, di enfatizzare un "insanabile" contrasto fra i due, giudicando sulla base di conoscenze parziali.

Ma il tema che ha notoriamente sollecitato i maggiori "scandali" e pruriginosi appetiti è stato quello delle famose tecniche della "Via a due", dell'"Ars Regia", del "conseguimento del Rebis"  ecc., tecniche che rappresentano una parte, non la più importante ma certamente significativa, di un percorso ermetico che, per la scuola particolare di Virio, hanno senso e possibilità di sviluppo solo se inserite nel più puro exoterismo sacramentale cristiano. Alcuni disegnini apocrifi o contraffatti, altri originali, qualche appunto, e qualche nota, hanno fatto il resto. Della sintesi gnostica, kabalista ed esicasta di Virio (testimoniata da centinaia di pagine) per i nuovi farisei di questo mondo, hanno interesse pratico solo quelle poche ed incomplete note concernenti un certo uso della sessualità. Il resto (pratiche sofianiche, esicasmo, kabala cristiana, ecc.) che costituiscono il vero corpus operativo: Come se non esistessero!!

Oltretutto c'è da considerare che di Erim nessuno sa molto (faceva parte di coloro che, direttamente, non hanno scritto nulla, o quasi). Anche il "Conseguimento", fonte di tante curiosità, è in fondo una rielaborazione parziale degli appunti di Virio, durante gli incontri con Erim. Quindi di opere direttamente scritte dal Conte di Catenaia non c'è rimasto praticamente nulla.  A questo punto comprendere e giudicare metodi e percorsi operativi adottati da una persona o addirittura giudicarne la intera vita e la statura spirituale, attraverso alcuni appunti sparsi, ci pare pretestuoso ed eccessivo, così come crediamo eccessivo far coincidere l'opera e il percorso di un uomo con una parte del suo percorso.

E, del vero percorso binomiale di Erim, non si conosce quasi nulla. La parte realmente esoterica è stata trasmessa a voce; in maniera completa soltanto a Virio, designato quale suo continuatore. Ma, in maniera completa, Virio non ebbe più occasione di ritrasmetterla ad alcuno.

Anzi, come si evince chiaramente dalle lettere, rinunciò a farlo per la assoluta impreparazione ed inadeguatezza degli... adepti, interessati, in genere, a carpire chissà quali segreti egemonici in via magica e poco propensi ad un reale affinamento, ad un cammino che prevede, dura preparazione e pratiche purificatorie impegnative.

Dice Virio in una lettera del 3-febbraio-1951:

"Un'altra cosa che devo chiarire è che "non vado in cerca di riconoscimenti". In tanti anni non ho voluto iniziare alcuno, non ho palesato ad alcuno le dottrine proprie, in particolare alla scuola, né il suo frasario."

I pochi che, confidando nella generosa ingenuità della moglie si appropriarono di alcuni elementi rituali, in realtà ebbero a disposizione solo mezze verità e riti parziali.

Per quanto concerne Virio dovremmo inoltre considerare che, per la seconda ed ultima parte della sua Vita egli si chiuse in una ascesi solitaria e asprissima (il periodo di Isola Farnese e il successivo a Roma). Abbandonò completamente qualsiasi pratica binomiale e si separò nettamente anche dalle consuetudini rituali. Si isolò da tutto e da tutti e si aprì (sempre più interiormente) ad una visione universale della Tradizione, pur senza mai scivolare in sincretismi e facilonerie, e senza sconfessare il lavoro giovanile.

Vorremmo a questo punto precisare che da alcuni anni, ci siamo accollati l'onere (sia per amicizia con donna Luciana che per interesse specifico nei confronti delle scuole Sofianiche orientali ed occidentali) di riordinare e ristampare alcune fra le principali opere di Virio. Onde evitare confusioni, vorremmo ribadire che sia lo scrivente come l'editrice, non hanno entusiasmi zeloti nei confronti di una Via particolare, sia nei suoi aspetti cristiani gnostico kabalistici, come in quelli binomiali, né hanno alcun interesse conflittuale nei confronti di primati esoterici.

Riteniamo semplicemente che riportare brandelli di testi di qualche autore (come qualcuno si ostina a fare) per dimostrare o sfasciare una tesi o un'altra sia ingiusto e ingeneroso nei confronti di chiunque. Se si vuole cercare di comprendere un autore (senza peraltro averlo mai direttamente incontrato) bisognerebbe, a nostro avviso, prima studiarlo nella sua interezza e poi, se possibile, passare per il suo stesso sentiero.

E il sentiero di Virio non è certo fra i più agevoli: proprio per questo comprendiamo ancora di più la incredibile scomodità quest'uomo. Scomodo, ovviamente, anche per la Chiesa. Virio è sincero, diretto, complesso ma diverso da tutti gli ermetisti suoi contemporanei ad un punto tale che, personalmente, abbiamo più volte pensato che sarebbe stato meglio che il suo lavoro non fosse...mai stato pubblicato, convinti come siamo che questo mondo sessuomane o sessuofobo lo avrebbe maleinterpretato (e così si è puntualmente verificato e seguita ad accadere).  

Ma la sua consorte decise molti anni or sono diversamente e, forse, questo è stato l'unico modo per far conoscere una scuola e un ermetista dei quali, altrimenti, non si sarebbe saputo nulla; ora non resta che recuperare correttamente (per gli studiosi ai quali ciò interessa)  i principii spirituali ai quali si riferiva Virio cercando di riordinare i testi e i successivi commenti e le testimonianze di Luciana.

Ognuno sarà poi libero di apprezzarli o rifiutarli. Virio, infatti, non voleva convincere nessuno né aveva smanie di potere o proselitismo (a parte il breve periodo in cui pensava di poter costituire un Centro iniziatico a largo respiro, insieme a Scaligero e ad altri). Non giudicava mai con acredine il prossimo. E i suoi commenti sulle sue esperienze interiori (per la maggior parte assolutamente indipendenti da pratiche binomiali ma semplicemente ancorati al perfezionamento esicasta e gnostico) sono realmente difficili, sono per pochi e richiedono qualificazioni (v.Orientamenti iniziatici, presente in collana) che pochi possono avere. Proprio per questo siamo certi che seguiterà ad essere incompreso, offeso e strumentalizzato.

Luciana aveva un carattere diversissimo da Paolo; aveva un "lunare" formidabile, ancora fortissimo anche a tarda età. Ma il "lunare" di L.V. subì un durissimo colpo con la scomparsa della "fissità" solare del marito. I lunghi anni di solitudine furono accompagnati da un continuo e disperato grido di dolore, in attesa di una ricongiunzione che tardava a compiersi. Nonostante ciò Luciana conservava un temperamento esuberante, entusiasta e, nella volontà di propugnare e difendere la Via sofianica del marito, fu più volte, per suo stesso giudizio, precipitosa e sicuramente ingenua. A novant'anni ne era consapevole ma non avrebbe potuto modificare il passato.

A questo punto non riteniamo che possa servire a nulla esprimere una nostra opinione sulla efficacia o praticabilità della Via cristiana dei Virio ma di una cosa siamo certi: è assurdo e folle avventurarsi su un percorso iniziatico interrotto e mai completamente trasmesso ed è altrettanto assurdo fare miscellanee fra operatività diverse e incompatibili. Consigliamo perciò agli studiosi dell'argomento (non i faziosi o i pruriginosi, per i quali ogni consiglio è superfluo), la lettura o rilettura attenta di "Esoterismo cristiano" e di "Orientamenti iniziatici". Entrambi i libri sono utili per chi vuol meditare sul percorso gnostico dei Virio senza pregiudizi, ma sono totalmente inadatti a chi vuole "usarli" quali strumenti per procedere verso riti o esperienze, senza praticare i lunghi anni di purificazione e metodica preparazione previsti.

Possono inoltre, a nostro avviso, ingenerare pesanti equivoci in chi ha ambizioni egemoniche di qualsiasi tipo, cioè in chi sconsideratamente considera l'esoterismo come un mezzo per cercare di ottenere potere sul prossimo.

Costoro non possono comprendere. E non è un problema di...logica o di presunzione gnostica ma è proprio un ostacolo iniziatico operativo e invalicabile. Non è questa una affermazione dello scrivente ma una constatazione di Virio più volte presente in questo e in altri testi. Chi vuole potrà leggersi anche il nostro "Sentieri Spirituali-La Danza delle Ore", che pur senza avere particolari assonanze col percorso cristiano gnostico dei Virio, può offrire alcuni commenti sulle qualificazioni preliminari, cosa che riguarda qualsiasi autentico cammino iniziatico. Fu forse anche per questo che il nostro lavoro piacque tanto a L.V.

Nel libro “Corrispondenza iniziatica” da noi pubblicato ormai sette anni fa, abbiamo voluto ripubblicare e giustapporre due vecchi testi stampati per la prima volta negli anni '60 da Luciana, poco dopo la morte di Virio. Per gli studiosi d'esoterismo tale ristampa, riordinata e corretta dalla stessa L.V., ha un interessante valore come testimonianza storica e confronto dottrinario.

Da tale giustapposizione risulta infatti una immagine più chiara dei presupposti e delle qualificazioni proprie della Via percorsa dai Virio ed una lucidità di proposizioni ed obiettivi che forse non compare in altri testi. Inoltre, entrambe le parti, rappresentano una piccola miniera di informazioni su personaggi, incontri, scontri, e posizioni delle scuole esoteriche dal '30 al '60. Sono interessanti i confronti con Evola e quelli con Guénon, entrambi contrappuntati da fasi di ammirazione e altre di delusione. Risulta inoltre evidente la differenza fra la personalità calma, puntuale e riflessiva di Paolo e quella più emotiva di Luciana.

La scelta delle lettere, che costituiscono la prima parte del testo, venne operata appositamente da L.V. e dal prof. Pizzighelli quaranta anni fa, spigolando in un coacervo di documenti. Abbiamo mantenuto lo stesso ordine e la stessa impostazione.

Tali lettere, soprattuto quelle a "Goffredo", rappresentano una testimonianza di vita spirituale che, a nostro avviso, va benissimo come esempio e guida per un percorso omogeneo, sia per i "cristiani" come per i "non cristiani". Stupisce la dignità di Virio, il suo costante mettersi da parte, ad eccezione di quando sente aggredita o messa in dubbio la autentiticità o sincerità del suo operare.

Dalle lettere emerge sempre una posizione aperta, universale, distaccata, anche quando commenta, osserva o critica posizioni di autori "blasonati" che compaiono ad esempio nella rivista Studi Tradizionali. Virio accetta, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, tutte le tradizioni e le considera equipollenti. In linea con i grandi filosofi rinascimentali Pico e Ficino, riserva a quella cristiana la facoltà d'essere Via diretta, e come Pico recupera l'alchimia e l'ermetismo alla tradizione cristiana arcaica. In questo differisce da Guenon, da Evola ed anche da Scaligero.

Anche la sua posizione nei confronti dei Veda e delle dottrine reincarnazioniste è originale e, per quanto ne sappiamo, fortemente meditata in anni di confronti personali, di pratiche e di riscontri con alcuni noti orientalisti che compaiono citati sia nelle lettere che nella testimonianza di Luciana.

C. L.

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