Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere questo articolo del prof. Ridolfi, che si riallaccia sia all’articolo di Luciana Virio “Il Mito del Golem”, sia alla prossima proiezione del film omonimo, con commento musicale dal vivo, di Domenica 24 Gennaio 2010.

altLa parola “Golem” ricorre una sola volta nella Bibbia, e precisamente nel Salmo 139, che si ritiene faccia riferimento ad Adamo:

“Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
E tutto era scritto nel tuo libro”.

Nel TalmudGolem” starebbe  indicare uno stadio incompiuto nella creazione dell’uomo, (“ancora informe”), ossia una massa di terra (“intessuto nelle profondità della terra”) in forma umana ma ancora priva di vita.

In un passo del Talmud (Sanhedrin 38b) vengono descritte le prime 12 ore del primo giorno di Adamo:
“Nella prima ora fu ammucchiata la terra; nella seconda ora egli divenne un golem, una massa ancora informe; nella terza furono stese le sue membra; nella quarta fu infusa in lui l’anima; nella quinta si alzò in piedi; nella sesta diede un nome (ad ogni essere vivente); nella settima gli fu data in compagnia Eva; nell’ottava si misero a letto in due e lo lasciarono in quattro; nella nona gli fu impartito il divieto; nella decima lo violò; nell’undicesima fu giudicato; nella dodicesima fu scacciato e uscì dal Paradiso”.

E’ interessante notare che in alcuni testi del II e III sec. (Bereshit Rabbah) Adamo ha dimensioni cosmiche: “Nell’ora in cui Dio creò il primo Adamo lo creò come Golem, ed egli si estendeva da un capo del mondo all’altro”. Secondo altri testi, l’enorme mole di Adamo si sarebbe ridotta in dimensioni umane dopo il peccato originale.

Successivamente, negli ambienti cabbalistici tedeschi del XII sec. la parola golem venne utilizzata per la prima volta per indicare un uomo artificiale che un saggio è in grado di creare grazie al sapere contenuto nei libri sapienziali. Vennero altresì messe a punto le tecniche necessarie alla creazione di un essere artificiale; i requisiti indispensabili sono due: la materia prima deve essere la polvere o la terra; una volta formato il corpo, si devono pronunciare diverse combinazioni di lettere.

Delle combinazioni di lettere si parla nel Sefer Yesirah, un trattato di cosmogonia e cosmologia, sulla cui antichità i pareri sono discordi ma che sembra riflettere delle concezioni risalenti al II sec. d.C. Associando ciascuna delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico a tutte le altre, si ottiene un totale di 231 combinazioni, che vengono chiamate “porte”. Ma la combinazione più importante e più nota è quella che forma la parola emet (verità) che va scritta sulla fronte del golem. Per distruggere la creatura si deve cancellare la prima lettera di emet in modo che rimanga met, che significa morte.

Nel Sefer Gematriot, una raccolta di tradizioni risalente al XIII sec. si legge:
“Ben Sira voleva studiare il Sefer Yesirah. Ma una voce celeste disse: “Non puoi farlo da solo”. Egli andò da suo padre Geremia. Essi lo studiarono e dopo tre anni crearono un uomo che aveva scritta sulla fronte la parola emet come sulla  fronte di Adamo. Allora l’uomo che avevano creato disse loro: “Soltanto Dio ha creato Adamo, e quando volle che Adamo morisse cancellò la aleph di “emet” ed egli restò “met”, morto. Così dovete fare anche voi con me, e non dovete più creare un altro uomo, affinchè il mondo non degeneri nell’idolatria”.
L’uomo creato disse loro: “Invertite la combinazione delle lettere”. Ed essi cancellarono la lettera aleph dalla sua fronte e immediatamente egli crollò e si dissolse in polvere”.

altMolto più tardi, nel 1674, la leggenda si arricchisce di ulteriori e più drammatici particolari:
“Dopo aver recitato certe preghiere e osservato alcuni giorni di digiuno fanno con l’argilla la forma di un uomo, e la figura prende vita quando sulla sua fronte scrivono “emet”, e cioè verità. Ma questa figura cresce di giorno in giorno, e alla fine è più grande di tutti quelli che abitano in casa. Per poterlo privare della sua forza cancellano rapidamente dalla sua fronte la prima lettera, la aleph, in modo che resti solo la parola “met”, morto. Quando accade questo il Golem crolla a terra e si dissolve nell’argilla di prima.

Raccontano che un certo Baal Shem, di nome Rabbi Elias, costruì in Polonia un Golem che crebbe a tal punto che il rabbino non potè più arrivare alla sua fronte e cancellare la prima lettera. Allora escogitò questo espediente: nella sua qualità di servitore il Golem doveva togliergli gli stivali; pensava infatti di poter cancellare la lettera dalla fronte quando il Golem si fosse chinato, e così accadde effettivamente; ma quando il Golem divenne nuovamente argilla, tutto il suo peso cadde sul rabbino seduto sulla panca e lo schiacciò”.

Descrizione dei principali testi ebraici citati

Il Talmud è il complesso dei commenti e delle interpretazioni della legge orale, derivata dalle codificazioni rabbiniche delle norme bibliche. Si suddivide in due compilazioni dette Talmud Palestinese o di Gerusalemme (IV sec. d.C.) e Talmud babilonese (V sec. d.C.). In essi ad un’ampia casistica etico-rituale si affianca un cospicuo materiale folklorico-narrativo.

Il Sefer Yesirah, o Libro della Formazione, è il testo più antico dell’esoterismo ebraico, e tratta della creazione del mondo attraverso la manipolazione e la combinazione delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. La tradizione ne attribuisce la stesura al patriarca biblico Abramo; alcuni dei temi di fondo del testo potrebbero avere un’origine babilonese, mentre l’idea del potere creatore dei suoni e delle parole potrebbe essere risalire all’Antico Egitto. La suddivisione delle lettere in vocali, consonanti mute e consonanti sonore è di origine greca. Le forme grammaticali ebraiche nelle quali il testo è redatto lo fanno attribuire, secondo la maggioranza degli studiosi, al II sec. d. C.

La leggenda del Golem nel film di Paul Wegener

Nel 1915 appare sulle scene del cinema muto una commedia di Wegener e Galeen che si rifà alla leggenda ebraica del Golem.
Questo film verrà ripresentato Domenica 24 Gennaio 2010 a Simmetria con un particolare commento musicale dal vivo di Adriano Lanzi.
La prima versione del film narra di alcuni operai che, scavando un pozzo in una vecchia sinagoga, rinvengono un’ antica statua d’argilla. Ignari del fatto che si tratta del Golem, vendono il cimelio al proprietario di un negozio d’antiquariato. Quest’ultimo viene però in possesso di un libro cabalistico dove s’insegna a trasformare la statua in un perfetto automa. E’ così che l’antiquario riesce ad animare il Golem ed a renderlo schiavo dei suoi desideri. La statua d’argilla prova, tuttavia, dei sentimenti e s’innamora della figlia dell’antiquario, che ovviamente lo respinge provocandone la furiosa pazzia. Il Golem insegue la ragazza distruggendo ogni ostacolo che trova davanti a sé e precipitando infine da una torre.
Nel 1920, all’indomani della Grande Guerra, Wegener ripropone del Golem una nuova versione, direttamente ispirata alla leggenda che vede come protagonisti rabbi Löw e la comunità ebraica di Praga.

Siamo all’epoca di Rodolfo II. Rabbi Löw scruta il cielo notturno e ne interpreta i segni. Le stelle gli rivelano che una grande catastrofe sta per abbattersi sulla comunità ebraica di Praga. Al fine di scongiurare l’evento, egli stabilisce perciò di riunire gli uomini in preghiera per tutta la notte. Intanto, a palazzo reale Rodolfo II ha preparato un decreto che intima agli ebrei di lasciare la città prima della luna nuova, poiché sono accusati di praticare le arti magiche e di violare in questo modo la pace dei sudditi. L’incarico di comunicare il decreto agli ebrei e di divulgarlo anche oltre i confini dello Stato viene affidato al conte Floriano. Il pianeta Venere, intanto, sta per entrare nella costellazione della Bilancia ed è il momento in cui può accadere il disastro pronosticato da rabbi Löw.

Per salvare il proprio popolo dalla disgrazia, quest’ultimo decide perciò di strappare ad Astaroth, antica divinità appartenente alla schiera delle creature demoniache, la parola magica che darà vita al Golem, il mostro d’argilla a cui è delegato il compito di salvare la comunità. Mentre il conte Floriano raggiunge il ghetto, Rabbi Löw si reca in una grotta per modellare il Golem. Giunto a destinazione, il conte chiede d’incontrare il rabbi, a cui comunica il contenuto dell’editto. Rabbi Löw preoccupato per le sorti della sua gente prega tuttavia Floriano di fissargli un’udienza con l’Imperatore. Questi è infatti debitore nei confronti del rabbi che, interpretandone l’oroscopo, l’ha salvato dalla catastrofe per due volte. Floriano acconsente alla richiesta del vecchio rabbino, anche perché ha conosciuto sua figlia Miriam ed è rimasto colpito dalla sua bellezza
Mentre il conte Floriano reca la risposa dell’Imperatore, la posizione delle stelle diventa favorevole per la buona riuscita dell’incantesimo che serve ad animare il Golem. Il messaggio che Floriano ha recapitato è un invito dell’Imperatore per rabbi Löw. Ricordandosi del suo debito di riconoscenza, lo vuole con sé alla festa delle rose affinché gli mostri un saggio delle sue arti magiche.

Rabbi Löw si appresta nel frattempo a risvegliare il Golem, scolpito in epoche remote dal mago Tessalia e da lui animato inserendo nel corpo della statua la parola magica che serve per l’incantesimo. In un libro di incantesimi, rabbi Löw legge che Astaroth è il guardiano della parola che soffia la vita nelle cose inanimate. Colui che possiede la chiave di Salomone e conosce la parola magica può costringere Astaroth a pronunciarla, però deve prima accertarsi che i pianeti siano in congiunzione favorevole. Al centro di un cerchio magico, Löw invoca Astaroth, che compare in forma di maschera e pronuncia la parola magica Emet. Collocando un pentacolo con la parola magica sul petto del Golem, il rabbino riesce così ad animare la statua ed a servirsene per i suoi scopi. Alla festa delle rose, musiche e danze allietano l’Imperatore. Recandosi al castello per l’invito del sovrano, rabbi Löw porta con sé il Golem. Il conte Floriano manda intanto un messaggio alla figlia del rabbi, dicendole che la raggiungerà di nascosto, non appena suo padre sia giunto al castello. Alla festa, rabbi Löw esibisce ai presenti la sua statua animata e dice che proietterà sulla parete, con un incantesimo, la lunga storia delle tribolazioni del suo popolo, affinché il sovrano possa meglio conoscere la stirpe degli ebrei. La sola condizione che pone è che nessuno si deve azzardare a ridere o a parlare durante l’incantesimo, altrimenti potrebbe accadere una catastrofe. Come su di uno schermo cinematografico, allo sguardo dei presenti compare una fila interminabile di gente in peregrinazione.

Quando improvvisamente appare sullo schermo Assuero, l’ebreo errante, una risata squarcia la sala del castello e contamina tutti gli spettatori. A questo punto la visione scompare ed il soffitto della reggia cala improvvisamente come un sipario sulle teste dei presenti minacciando di schiacciarli. L’Imperatore chiede a rabbi Löw di salvarlo, in cambio risparmierà il suo popolo e ritirerà il decreto di espulsione. Rabbi Löw chiede allora al Golem di sostenere il soffitto che incurvandosi frena la sua caduta. Di ritorno alla sua comunità, rabbi Löw annuncia che l’Imperatore ha risparmiato gli ebrei, ma proseguendo la lettura del libro di magia che gli ha permesso di animare il Golem si trova di fronte ad un avvertimento. Sebbene Astaroth abbia portato in vita ciò che era inanimato, quando Urano avrà compiuto il suo percorso, questi richiederà indietro la propria creatura, che si rivolterà contro il suo padrone, seminando morte e distruzioni. Rabbi Löw vorrebbe far ritornare argilla la creatura, poiché teme la vendetta delle forze del male. Ma queste stanno già tramando. Il servo di rabbi Löw va a svegliare Miriam per avvertirla di recarsi al tempio a ringraziare Dio per lo scampato pericolo, ma scopre che in camera sua c’è Floriano.  Pazzo di gelosia, il servo rianima il Golem con il pentacolo e gli ordina di cacciare l’intruso, che ingaggia col mostro un’impari lotta, finendo scaraventato dall’alto di una torre. Dopo avere appiccato il fuoco alla casa di rabbi Löw, il Golem fugge portando con sé Miriam svenuta. Il servo raggiunge però il rabbino che sta pregando con gli altri ebrei nella sinagoga e lo avverte del pericolo. Rabbi Löw dopo una disperata ricerca ritrova sua figlia ancora viva, ma del Golem non c’è alcuna traccia. Questi ha infatti valicato le porte del ghetto ed ha incontrato sulla sua strada un gruppo di bambini. Dopo aver preso in braccio il più piccolo di loro, lo avvicina al proprio petto quel tanto che basta a sfilargli la stella pentacolare con la parola Emet. Il Golem crolla a terra, con gran sollievo del rabbi e di tutta la comunità ebraica, che ringrazia Dio per averli salvati.

APPENDICE: UN GOLEM EGIZIO ?

Nel 1973 apparve sul mercato antiquario parigino un papiro, risalente alla fine del VI o al V sec. a. C., che suscitò notevole interesse tra gli studiosi. Scritto in caratteri ieratici e in discreto stato di conservazione, dopo un accurato restauro il papiro venne acquistato nel 1975 dall’Istituto di Papirologia dell’Università di Lille. Jean Vercoutter lo intitolò a Jacques Vandier in omaggio all’illustre egittologo scomparso. Il testo, pubblicato nel 1985 da Georges Posener (Le Papyrus Vandier, IFAO, Cairo 1985), narra la vicenda di un mago, chiamato Merira, che dal mondo dell’aldilà dove si trova plasma un “uomo di terra” e lo invia nel nostro mondo con il compito di vendicarlo dei suoi nemici, dei maghi di corte con i quali presumibilmente aveva avuto dei contrasti.  Compiuta la missione, nei termini che vedremo, l’uomo di terra ritorna nell’oltretomba per riferire a Merira.

Un altro personaggio che appare nel racconto è il faraone Sisebek (sa sbk), il cui nome è inesistente nelle fonti storiche; egli viene inoltre definito pr aa e mai hm.f (Sua Maestà) come è prassi costante nei testi letterari egizi. E’ stato ipotizzato che Sisebek sia la deformazione di un nome reale storicamente conosciuto o che si tratti di un nome immaginario. Nell’aldilà, teatro della vicenda, sono presenti varie divinità con le quali il mago entra in contatto: Hathor (definita hnwt imntt, Signora dell’Occidente), Ptah, Thoth, Ra Harakhte, Sekhmet, e un dio definito Grande Dio Vivente (pa ntr aa ankh), identificato con Osiride.

La trama si svolge secondo le seguenti modalità: Merira plasma un uomo di terra e lo anima (Posener richiama qui altri esempi di infusione della vita in oggetti inanimati: il coccodrillo nel racconto di Ubainer nel Papiro Westcar e il serpente di argilla nella Leggenda di Iside e di Ra); giunto nel mondo dei viventi, l’uomo di terra chiede al faraone di inviare i maghi di corte alla “fornace di Mut”. Il faraone li fa uccidere e bruciare nella fornace. L’uomo di terra, che assiste alla cremazione, si assicura così che la volontà di Merira è stata rispettata e ritorna da lui portandogli in omaggio un mazzo di fiori.

Riportiamo ora alcuni passaggi del testo:

“Merira prese un blocco di argilla, la modellò e disse: Tu farai la cosa che ti dirò”
“L’uomo di terra disse al faraone: manda i tuoi maghi alla fornace di Mut. Il faraone fece chiamare tutti i suoi maghi. I suoi nemici non rivolsero parola all’uomo di terra. Egli disse di nuovo al faraone le parole che gli aveva detto in precedenza….il faraone fece condurre tutti i suoi maghi e andò con essi a Eliopoli….li fece uccidere…li fece mettere nella fornace davanti a Mut”.
“L’uomo di terra andò nel luogo dove era Merira; gli raccontò ciò che era accaduto e gli donò un bouquet. Merira esultò come un uomo che ritorna sulla terra nella sua casa. Merira offrì il bouquet che gli aveva portato l’uomo di terra al Grande Dio Vivente, che gli chiese: sei andato sulla terra? Merira rispose: mio grande signore, chi è andato sulla terra è l’uomo di terra poiché vi era stato inviato e ha portato questo bouquet per il Grande Dio Vivente”.

N.d.r: Indubbiamente questa versione apre il campo a molte congetture e a strani paralleli fra la storia dell’uomo di terra della tradizione ebraica e quelle egizie. Le vicende sono diverse ma i contenuti simbolici hanno delle stupefacenti consonanze. Tutta la tradizione kabalistica che parla dell’Uomo Rosso e su cui più volte siamo tornati in questo sito offre contenuti ermetici che, con ogni probabilità, affondano le loro origini in tradizioni precedenti. Un raffronto sistematico su tali tradizioni andrebbe fatto e lo  suggeriamo ai nostri numerosi amici e collaboratori interessati all’argomento.

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