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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Il recupero di ritmi, di equilibri, di suoni, di strutture che hanno molto da insegnare con la loro semplice “presenza”, consente di ritrovare spesso quell’armonia sapienziale che la laicità del mondo attuale tende a distruggere.

Anche la recente visita alla Farmacia alchimica del monastero di Trisulti e alle mura megalitiche di Alatri, ha avuto questo scopo.

Parliamo di strutture lontanissime tra loro nel tempo. La farmacia (nella sua forma attuale) è del 1700 e le mura megalitiche sono di 3000, o 5000 anni fa, o forse molto più antiche. Una distanza enorme ma collegata dai ricordi di una antica sapienza.

 Riguardo alla farmacia possiamo dire che, a tutt’oggi, non esiste uno studio che ne avalli la dignità simbolica che la distingue da qualsiasi altra. Tutti gli studi che abbiamo trovato, o si limitano a parlare di fregi “pompeiani” o accennano a non meglio identificati simbolismi neoclassici, o a florilegi etici, ad edificazione dei fedeli e dei monaci. Assai poco per una serie di ambienti che raccontano, in maniera sorprendente, alcune delle cosiddette “fasi dell’Opera” e che, a tutti gli effetti, appaiono più come una fucina filosofica che come una “spezieria”.

La cosa interessante è che i pittori che hanno affrescato la farmacia, lavoravano sotto le direttive dei monaci. Il primo, Giovanni Manco lavorò intorno al 1750 e il secondo Filippo Balbi intorno al 1860 e, in uno straordinario connubio fra mistica e spagiria, realizzarono un’opera unica nel suo genere e su cui avremo sicuramente modo di tornare.

Per quanto concerne le mura di Alatri rinviamo all’articolo di Paolo Galiano, che affronta un aspetto interessantissimo delle vestigia megalitiche europee. Anche su questo tema ci riserviamo ulteriori approfondimenti che suppliscano, per quel poco che ci è possibile, ad una plurisecolare latitanza dell’archeologia accademica sulla meraviglia dei megaliti (senza temere di turbare il sonno a tutti coloro che sono ancora malati di darwinismo, o ai maniaci dei dischi volanti).

Come sanno coloro che ci seguono, le visite guidate di Simmetria, anche se abbastanza limitate, hanno sempre avuto lo scopo di cercare, oltre alle tracce storiche delle antiche civiltà italiche, oltre alle testimonianze tangibili degli uomini che ci hanno preceduto su questa terra, il contatto con il sacro che, nelle vestigia più arcaiche, intatte e connesse alla tradizione d’appartenenza, si manifesta in maniera potente e misteriosa. Lo abbiamo fatto a Bomarzo, o nel Palatino, o al Pantheon, o nei Mitrei romani e di Ostia, o nelle chiese paleocristiane e, a Dio piacendo, cercheremo di mantenere tale approccio ancora in molti altri siti.

Noi riteniamo che l’ansia di scoprire, la ricerca affannosa di misteri, la maniacalità storicistica che usa lo scavo come un bisturi senza entrare in contatto con l’anima di ciò che viene scoperto, siano tutti aspetti di una irrefrenabile e assai triste… esorcizzazione dello spirito. E noi cerchiamo, con grande umiltà, di percorrere un sentiero completamente diverso.

Questo suolo italico dispone di una tal quantità di doni preziosi, che per chiunque di noi non basta una vita per conoscerne anche la millesima parte. Entrare profondamente in contatto con alcune di queste straordinarie testimonianze (senza farsi traviare da emozionalismi new-age) può forse aprire, a chi ha voglia di cercare, il vero senso della Tradizione. Siamo certi che ne valga la pena.

C.L

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